[Video] Il deserto di Giudea

Documentario di France 5 sul deserto di Giudea, la sua fauna, la sua flora e la sua storia.

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il deserto di Giudea, parte 1

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il deserto di Giudea, parte 2

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il deserto di Giudea, parte 3

Giudea
La regione corrisponde grosso modo al territorio dell’antico regno di Giuda. All’epoca dell’Esilio d’Archelao, la Giudea venne annessa alla provincia romana di Siria e l’imperatore romano nominava i procuratori incaricati di governarla. Il regno di Erode Agrippa (41-44 d.C.) interruppe per breve tempo il succedersi dei procuratori. Sede dei procuratori della Giudea era Cesarea, porto del Mediterraneo. Immediatamente al di sopra di questo magistrato v’era il proconsole (specie di governatore generale) della Siria, risiedente ad Antiochia (Luca 3:1; Ant. 17.13,5; 18.1,1). Così era governato il paese durante il ministero terreno di Gesù. Il N.T. parla spesso della Giudea (Luca 23:5-7; Giov. 4:3; 7:3; Atti 1:8). La frontiera settentrionale della Giudea si stendeva indubbiamente da Ioppe sul Mediterraneo a un punto del Giordano a 16 km ca. a N del Mar Morto. Se ne può rifare il limite meridionale a partire dallo Uadi Ghuzzeh, posto a ca. 11 km a S-O di Gaza, passando per Beer-Sceba per arrivare al S del Mar Morto. La Giudea misurava, 88 km ca. da N a S e da E ad O. Tratto da: René Pache, Nuovo Dizionario Biblico, Napoli 1981, pag. 402,403

 

Tessuti e abiti a Qumran

In Israele i primi studi su tessuti antichi sono stati condotti negli anni ’50 da Grace Crowfoot e più tardi da sua figlia Elizabeth Crowfoot, che ha analizzato i tessuti provenienti dalla Grotta 1 di Qumran e da Murabba’at.

Crowfoot ha catalogato 77 tessuti rinvenuti nella Grotta 1. Circa 130 frammenti trovati nelle Grotte 8Q, 11Q, nella Grotta di Natale, e altri di provenienza incerta sono stati pubblicati da M. Bélis nel 2003.

Prima di essere puliti i tessuti sono stati esaminati. Elizabeth Crowfoot ha posto in risalto la relazione tra questo materiale e i manoscritti.

Solo nell’agosto del 2003 questi tessuti, insieme a circa duecento altri pezzi provenienti da altre grotte, sono stati puliti da Raya Vinitski della Israel Antiquities Authority e restaurati presso le Israel National Collections.

Dei 228 pezzi di tessuto del periodo romano 176 sono di lino, 52 di lana e 5 di peli di capra. Altri 53 pezzi risalgono al periodo calcolitico ed alcuni a quello medievale. E’ probabile che pochi altri siano d’epoca moderna.

Tra i tessuti del Calcolitico vanno segnalate delle strette fasce adoperate, secondo un’ipotesi attendibile, per legare o per fasciature.

I coloranti adoperati per i tessuti ritrovati a Qumran erano : per il blu indaco l’Indigofera tinctoria di origine asiatica o l’Isatis tinctoria, guado di provenienza locale ; per il rosso robbia la Rubia tinctorum. La robbia mescolata con l’indigo dava un color porpora che imitava il porpora regale di Tiro.

I resti di tuniche e mantelli rinvenuti a Qumran in genere sono di seconda mano.

Durante il periodo romano e bizantino, anche presso gli ebrei, il capo di vestiario più diffuso era la tunica di lana o di lino che indossavano uomini e donne. Dalle spalle scendevano delle fasce di stoffa davanti e alle spalle (in latino clavi, in ebraico imrah).

Al di sopra della tunica si portavano altri tipi di abiti tra cui il mantello, anch’esso indossato da uomini e donne chiamato talit nelle fonti talmudiche, in greco himation, palium in latino ad indicare un particolare tipo di mantello.

Le donne usavano coprirsi i capelli con delle reticelle. Talvolta il loro colore si adattava a quello dei capelli, e si nota come questo tipo di ornamento era prodotto per armonizzarsi con i capelli di chi l’indossava. Alle reticelle trovate a Qumran erano attaccati dei capelli.

I tessuti erano troppo costosi per essere buttati via, per cui, quando un indumento non poteva più essere rattoppato, lo si tagliava in pezzi e si adoperava o per riusarlo in un nuovo capo di vestiario o come toppa.

I tipi di tessuti ritrovati a Qumran comprendono anche gli involucri contenenti i famosi rotoli, coperchi di giare, e bende.

Gli involucri dei rotoli sono di lino e portano decorazioni a fasce blu e strisce che formano rettangoli il cui disegno rappresenta la pianta di edificio religioso. Questa pianta corrisponde a quella del tempio descritta nel Rotolo del Tempio.

Il numero dei tessuti in lino provenienti da Qumran è in contrasto con gli altri siti. Sono circa 2000 i pezzi di tessuto del periodo romano esaminati e di essi il 35% è di lino. Altri materiali usati sono lana, peli di capra e di cammello.

Secondo J. Magness (2002:193-204) ed altri gli Esseni indossavano esclusivamente tessuti di lino non colorati che consideravano puri. Ciò è indice dell’atteggiamento anti-ellenistico dei membri della setta.

Siccome l’ampiezza del mantello segnalava il rango sociale di chi l’indossava, l’adozione degli Essenii di abiti interamente bianchi si interpreta come un rifiuto della società contemporanea.

Fonte: SBF Taccuino / Israel Antiquities Authority

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[Archeologia Biblica] L’iscrizione di Siloam

Nel 2008 ritorna a Gerusalemme una testimonianza dell’affidabilità della Bibbia risalente a 2700 anni fa

In occasione del 60° anniversario della fondazione dello Stato d’Israele, che sarà celebrato quest’anno, la Turchia ha dichiarato di essere pronta a concedere in prestito per un anno allo Stato ebraico la cosiddetta “Iscrizione di Siloam” scoperta nel 1880, al tempo della dominazione ottomana della Palestina e per questo finita nel Paese islamico.
L’iscrizione, intagliata nella pietra, usa l’alfabeto paleo-ebraico e si riferisce alla costruzione di un tunnel per l’acqua scavato nella roccia sottostante la città di Davide, il nucleo originario di Gerusalemme.
Il tunnel è risalente al tempo di Ezechia, re di Giuda, che lo fece scavare probabilmente il 701 a.C. La Bibbia si riferisce a quest’opera quando dichiara che Ezechia “…turò la sorgente superiore delle acque di Ghion e le convogliò giù direttamente attraverso il lato occidentale della città di Davide” (2 Cronache 32:30; cfr. 2 Re 20:20).
Il re di Giuda, in questo modo, voleva tagliare l’approvvigionamento idrico agli assiri guidati dal re Sennacherib (704-681), prossimi ad assediare Gerusalemme, e assicurare quello della sua città.
Lo scavo è lungo ca. 533 metri e convogliava l’acqua, tramite un leggero dislivello tra le due terminazioni della galleria, dalla sorgente di Gihon, posta all’esterno delle mura cittadine, al pozzo di Siloam.
Nonostante dopo la scoperta il tunnel di Ezechia fosse stato subito esaminato da eminenti archeologi, a causa delle sedimentazioni calcaree che ne rendevano difficile l’individuazione, l’iscrizione fu scoperta soltanto successivamente, quasi per caso.
Nel 1891 l’iscrizione, una lastra di pietra alta 50 cm. e larga 66 cm., durante un tentativo di furto, fu estratta in maniera impropria dalla parete e ridotta in pezzi, ma grazie agli sforzi del console britannico di Gerusalemme, i frammenti vennero ricomposti e conservati nel Museo dell’Oriente Antico di Istanbul.
L’incisione dichiara che il tunnel fu scavato da due gruppi differenti di operai, i quali lavorarono separatamente, partendo da entrambe le estremità, per incontrarsi a metà: Riga 1 – “[…] il tunnel […] e questa è la storia dello scavo. Quando […] Riga 2 – i picconi scavavano ancora l’uno contro l’altro e restavano ancora tre cubiti da scavare […] la voce di uno […] Riga 3 – si sentiva chiamare dall’altra parte, [perché] c’era una fessura nella roccia, a destra e a sinistra ed il giorno che Riga 4 – il tunnel [fu terminato] i tagliatori di pietra scavarono ognuno verso l’altra parte, piccone contro piccone e Riga 5 – fluì l’acqua dalla sorgente fino al pozzo per 1200 cubiti. E di [100?] Riga 6 – cubiti era l’altezza dalla testa degli scavatori”.

Fonte: Cristiani Oggi, 16-31 gennaio 2008, pag. 7

Nella foto: L’iscrizione di Siloam

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Trovato a Gerusalemme un mezzo siclo per il Tempio

Prima di leggere il Rotolo di Ester, tutti gli ebrei devoti offrono una somma in denaro “in ricordo del mezzo shekel” che veniva pagato da tutte le famiglie nell’antichità per il mantenimento del Tempio. Oggi, questa somma viene cambiata in valuta locale e donata ai bisognosi.
Una rara moneta d’argento, del tipo usato nell’antichità per pagare la tassa pro capite di mezzo shekel, è stata recentemente scoperta in uno scavo archeologico condotto nelle Mura intorno al Parco Nazionale di Gerusalemme, vicino alla Città di David, in quello che era il principale canale di scolo di Gerusalemme durante il periodo del Secondo Tempio.
Gli scavi, diretti da Eli Shukron dell’Israel Antiquities Authority e dal professor Ronny Reich dell’Università di Haifa, vengono effettuati su incarico dell’Israel Antiquities Authority, della Nature and Parks Authority e della Ir David Foundation.
Spiega l’archeologo Eli Shukron: “Proprio come oggi, quando le monete a volte ci cadono dalle tasche e rotolano nei tombini delle fognature ai lati delle strade, così quasi duemila anni fa, un uomo era diretto al Tempio e la moneta che intendeva usare per pagare la tassa di mezzo shekel andò a finire nel canale di scolo”.
L’origine del comandamento di pagare la tassa di mezzo shekel al Tempio si trova nella lettura settimanale biblica “Ki Tisa”, nel libro dell’ Esodo (30:12-16): “Quando per il censimento farai la rassegna dei figli d’Israele, ciascuno di essi pagherà al Signore il riscatto della sua vita…, pagherà un mezzo siclo, computato secondo il siclo del santuario… Il ricco non darà di più e il povero non darà di meno… Prenderai il denaro di questo riscatto ricevuto dai figli d’Israele e lo impiegherai per il servizio della Tenda del convegno. Esso sarà per i figli d’Israele come un memoriale davanti al Signore per il riscatto delle vostre vite”.
Al tempo della costruzione del Tempio, ad ogni ebreo era comandato di fare una donazione obbligatoria di mezzo shekel. Questa modesta somma permetteva a tutti gli ebrei, di ogni livello economico, di partecipare alla costruzione del Tempio. Dopo il completamento della costruzione, continuarono a raccogliere la tassa da tutti gli ebrei allo scopo di fare acquisti per i sacrifici pubblici e per altre necessità del Tempio. La raccolta cominciava tutti gli anni il primo giorno del mese di Adar, quando avveniva la “proclamazione degli shekel”, e finiva il primo giorno del mese di Nissan, inizio del nuovo anno fiscale per il Tempio, quando venivano rinnovati gli acquisti per i sacrifici pubblici.
Era molto probabilmente uno shekel di Tiro quello che Gesù e Pietro usarono per pagare la tassa del Tempio (mezzo siclo ciascuno): “Ma perché non si scandalizzino, va’ al mare, getta l’amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te». (Matteo 17:27).
Inoltre, le monete d’argento di Tiro comprendevano probabilmente il famigerato pagamento a Giuda Iscariota, quando “si accordarono con lui per trenta denari” (Matteo 26:15).
La tassa annuale di mezzo shekel era data in monete da uno shekel e da mezzo shekel della zecca di Tiro, dove furono coniate dall’anno 125 a.e.v. fino allo scoppio della Grande Rivolta nel 66 e.v. Al tempo della sollevazione, la tassa era pagata usando gli shekel di Gerusalemme, appositamente coniati per quello scopo.
Nelle fonti rabbiniche, la Tosefta (Ketubot 13:20) dice: “L’argento menzionato nel Pentateuco è sempre argento di Tiro: Che cos’è l’argento di Tiro? E’ gerosolimitano”. Molti hanno interpretato che solo gli shekel di Tiro potessero essere usati per pagare la tassa di mezzo shekel al Tempio.
Lo shekel che è stato trovato negli scavi pesa 13 grammi, raffigura sul diritto la testa di Melqart, il dio principale della città di Tiro (equivalente al dio semitico Baal), e sul rovescio un’aquila sulla prua di una nave. La moneta fu coniata nell’anno 22 e.v.
Nonostante l’importanza della tassa di mezzo shekel per l’economia di Gerusalemme nel periodo del Secondo Tempio, solo altri sette shekel e mezzi shekel di Tiro erano stati finora rinvenuti negli scavi a Gerusalemme.

(Da: Israel Antiquities Authority, 20.03.08)

Fonte: Israele.net

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Ritrovata a Gerusalemme una moneta d’argento dell’epoca del Secondo Tempio

Degli archeologi israeliani di Gerusalemme hanno indicato di aver scoperto una moneta antica che avrebbe avuto un ruolo nel rituale ebraico all’epoca del Secondo Tempio. La moneta d’argento si chiama shekel (n.d.r. siclo). I Giudei dovevano portare al Tempio un mezzo shekel per partecipare alle spese per il mantenimento del culto. Gli archeologi affermano che la moneta scoperta vicino alla Città Vecchia è dello stile di quelle usate all’epoca per pagare questa tassa. Essa è stata trovata in un sistema di fosse vecchio di 2000 anni. Vi sarebbe caduta dalla tasca di qualcuno all’epoca del Secondo Tempio.
YA

Fonte: Arouts Sheva, 23-03-2008 19:12

Foto: Israel Antiquities Authority

La didramma (doppia dramma), corrispondente all’epoca di Gesù a mezzo siclo ebr. (2 danari romani). Questo tributo giudaico personale equivalente a mezzo statere, serviva per le spese del culto (Matteo 17:24).
Mosè aveva ordinato che ogni israelita di più di 20 anni pagasse all’Eterno mezzo siclo come riscatto per la propria vita, in occasione d’un censimento (Esodo 30:11-16). Al tempo di Nehemia, i Giudei si imposero un tributo annuo di un terzo di siclo per il servizio del Tempio (Nehemia 10:32,33). Più tardi tutti gli Ebrei di 20 anni e più, anche quelli della dispersione, dovettero pagare annualmente mezzo siclo (Ant. 18.9.1). Gli esattori di Capernaum domandarono a Pietro se il Maestro pagava questo mezzo siclo (Matteo 17:24,25). […] Tratto da: René Pache, Nuovo Dizionario Biblico, Napoli 1981, pag. 838

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