Israele, Gerusalemme: Rinvenuto a Ras el-’Amud un antico manico di vaso con inciso il nome ebraico Menachem

manico-vaso-nome-menachemRecentemente, in uno scavo archeologico che l’Israel Antiquities Authority sta conducendo nel quartiere di Ras el-’Amud, è stata scoperta un’iscrizione in ebraico antico che menziona il nome di “Menachem”.

I resti dell’insediamento sono riconducibili a diverse fasi del periodo cananeo medio (2200-1900 a.C) e agli ultimi anni del periodo del Primo Tempio (VIII-VII sec. a.C.). Tra i resti provenienti dal periodo del Primo Tempio vi è un manico su cui è inciso in ebraico il nome di Menachem ל)מנחם). Secondo l’archeologo Ron Beeri, direttore dello scavo, questa è un’importante scoperta che collega nomi simili trovati negli scavi nell’antico Oriente e in particolare in Israele. I nomi di Menachem e Yinachem sono espressioni di condoglianza – probabilmente collegati alla morte dei membri della famiglia.

Il Dr. Beeri aggiunge che tali nomi già sono apparsi in precedenza nel periodo cananeo: il nome Yinachem è stato trovato scritto su un frammento in ceramica egiziano che data alla diciottesima dinastia ed è anche menzionato nelle lettere di El-Amarna (del quattordicesimo secolo a.C.) quale nome di un governatore egiziano delle coste libanesi.

Questa è la prima volta che un manico con questo nome viene rinvenuto a Gerusalemme. Il nome Menachem si conosce dal corpus di nomi ebraici e fenici. Sono stati trovati in Israele, Assyria, Cipro ed in Egitto sigilli che recano lo stesso nome.

Menachem Ben Gadi è menzionato nella Bibbia. Regnò come sovrano di Israele per dieci anni in Samaria e fu uno degli ultimi re del Regno di Israele. A quanto si legge nel secondo libro dei Re Menachem Ben Gadi ascese al trono nel trentanovesimo anno di Uzziah, re di Giuda.

Menachem, re di Israele, è anche citato nei testi del re di Assyria, Tiglath-Pileser III, come “Menachem di Samaria”, uno dei re da cui il sovrano assiro ricevette il tributo.

Adattamento: R.P.
Fonte: SBF Taccuino / IAA ( 20 maggio 2009 )

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Apertura del Museo del Buon Samaritano nella West Bank

Fonte: Jerusalem Post édition française – riprodotto con autorizzazione

Il Museo del Buon Samaritano, vicino a Maaleh Adumim, sulla strada che collega Gerusalemme a Gerico, è stato aperto ufficialmente giovedì dopo scavi archeologici durati nove anni. Vi si potranno ammirare dei mosaici provenienti dalla Giudea-Samaria e da Gaza.

“L’apertura del museo in questo luogo è un progetto fresco in questi giorni in cui gravi minacce pesano sugli insediamenti, e la legittimità della nostra presenza è rimessa in questione”, ha detto Reuven Rivlin, un membro del Likud alla Knesset.

“L’apertura di un sito di tale importanza è un segnale chiaro: non abbiamo abbandonato questa regione e non smetteremo di sottolineare che le nostre radici nazionali e storiche sono in questi luoghi”, ha aggiunto.

Il ministro del Turismo Stas Misezhnikov ha espresso il desiderio che il sito, che si potrà visitare gratuitamente tutti i giorni, tranne il sabato, sia molto frequentato dai turisti cristiani che si recano in Terra Santa. “Credo che questo luogo diventerà un luogo di pellegrinaggio per milioni di cristiani”, ha detto.

Il luogo, conosciuto come la Locanda del Buon Samaritano, è stato chiamato così nel periodo bizantino, quando si è scoperto che il luogo menzionato nella parabola del Buon Samaritano del Nuovo Testamento era qui.

Gli archeologi,  durante gli ultimi dieci anni, hanno scoperto nel sito dei resti risalenti al periodo del Secondo Tempio.

Durante il periodo bizantino, il sito è diventato un punto di passaggio per i pellegrini cristiani, e una locanda – comprendente una chiesa, una cisterna, degli alloggi residenziali ed una fortezza per proteggere i pellegrini dai briganti – è stata costruita.

La struttura che ospita il museo è stata costruita durante il periodo ottomano ed era allora un posto di guardia.

I mosaici che sono esposti sono stati trovati in sinagoghe e in chiese della Giudea-Samaria e di Gaza.

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Francia: Ritrovato un frammento della Bibbia di Gutenberg

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foto da France 3.fr

Una pagina della Bibbia di Gutenberg trovata per caso sul retro di un vecchio breviario a Colmar.

La scoperta è stata fatta da una assistente di conservazione della biblioteca municipale di Colmar che cercava per conto di una ricercatrice dei frammenti ebraici che avrebbero potuto trovarsi nelle rilegature.

Si tratta di due pezzi di carta velina, utilizzati nel XVIesimo secolo da un rilegatore come contreplat sul rovescio della rilegatura di un vecchio breviario del XIIIesimo secolo, stampati con il carattere tipografico gotico specifico della bibbia di Gutenberg.

Grazie a un facsimile della bibbia di Gutenberg la pagina ha potuto essere identificata. Si tratta di un estratto del libro del profeta Michea, stampato su due colonne.

Capitare su questo “frammento di un tesoro dell’umanità” è stata “l’emozione della mia vita”, ha detto la scopritrice. Esistono ancora in tutto il mondo una cinquantina di queste bibbie realizzate a Magonza tra il 1452 e il 1455 sotto la responsabilità di Gutenberg, fra cui una decina su carta velina.

La biblioteca di Colmar, le cui collezioni sono state largamente arricchite alla Rivoluzione con le opere confiscate nelle chiese e abbazie della regione, conta un migliaio di manoscritti e 2.200 incunaboli, il che ne fa una delle biblioteche più ricche della provincia.
La biblioteca si rivolgerà ad un esperto per distaccare questi frammenti e restaurare il breviario.

Via | France 3.fr

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Rinvenuto a Gerusalemme un sigillo in osso recante il nome Saul

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foto da: Israel Antiquities Authority

Il presidio della Knesset, il cui Presidente è Reuben Rivlin, ha visitato la città di Davide a Gerusalemme. Durante la visita è stato esposto per la prima volta un sigillo riconducibile al periodo del Primo Tempio. Il sigillo è stato trovato durante uno scavo condotto presso le Mura del National Park di Gerusalemme, a nome dell’Israel Antiquities Authority e in cooperazione con la Nature and Parks Authority, sotto la direzione del Professor Ronny Reich dell’Università di Haifa e di Eli Shukron dell’IAA, e finanziato dalla ‘Ir David Foundation’. Il sigillo, in osso, è rotto ed è mutilo di un pezzo nella parte superiore. Due linee parallele dividono la superficie del sigillo in due registri dove sono incise delle lettere ebraiche :

לשאל ]ריהו

Alla fine dell’ultimo nome vi è uno spazio seguito da un’immagine floreale o piccoli frutti. Il nome del possessore del sigillo si è perfettamente conservato ed è scritto nella forma abbreviata לשאל ‘(di) Saul’. Il nome è noto sia grazie alla Bibbia (Genesi 36,37 ; 1 Samuele 9,2 ; 1 Cronache 4,24 e 6,9) che ad altri sigilli ebraici.

Secondo il Professor Reich questo sigillo è legato ad un altro sigillo ebraico ritrovato in precedenza e a tre bullae ebraiche (pezzi di argilla con impressa l’impronta di un sigillo) trovate vicine. Questi cinque oggetti rivestono una grande importanza cronologica nello studio dello sviluppo dell’uso del sigillo, mentre le numerose bullae ritrovate presso le rocce della piscina adiacente insieme a frammenti di vasi della fine del nono e l’inizio dell’ottavo secolo a.C. non recano lettere semitiche.

Del resto i cinque manufatti epigrafici ebraici sono stati scoperti nel suolo scavato al di fuori della piscina e contengono frammenti di vasi databili all’ultima parte dell’ottavo secolo. A quanto pare lo sviluppo del disegno dei sigilli è avvenuto in Giuda nel corso dell’ottavo secolo a.C. In quel periodo si incominciò a incidere figure su sigillo e ad un certo punto anche i nomi dei possessori. Sembra che questo ebbe inizio quando si sentì la necessità di identificare il possessore del sigillo col suo nome piuttosto che con qualche rappresentazione grafica.

Sembra anche che “l’ufficio” che amministrava la corrispondenza e riceveva i beni che venivano tutti sigillati con le bullae continuò ad esistere e operare con regolarità anche dopo la costruzione di un’abitazione residenziale nei pressi della piscina scavata nella roccia. Sicché la terra e gli scarti, che contenevano molte delle summenzionate bullae, rimasero bloccati nel fondo della piscina.

Questo “ufficio” continuò a produrre scarti che comprendevano le bullae aperte e rotte, come pure sigilli che, quando non venivano utilizzati, andavano a finire nel cumulo dei rifiuti nelle vicinanze.

Adattamento : R.P.

Fonte: SBF Taccuino / Israel Antiquities Authority (19 maggio 2009)

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