Gerusalemme espone il rotolo di Isaia

Importante esposizione fino al 15 Agosto presso il Museo del Libro di Gerusalemme: viene messo in mostra al pubblico il rotolo di Isaia, il meglio conservato tra i 220 manoscritti trovati nelle grotte di Qumran, sulle rive del Mar Morto. Il papiro dopo la scoperta (1947) è stato sempre tenuto in un ambiente oscuro, a temperatura ed umidità costanti, a protezione della precaria integrità. Il voluminoso rotolo (7,5 metri), vergato in ebraico, risale al II sec. a. C. e costituisce la testimonianza più antica del Libro veterotestamentario del Profeta Isaia (conserva tutti i 66 capitoli); fu esposto solo nel 1967 ma venne ritirato dopo sole due settimane per il timore di deterioramento. In mostra sono anche attrezzi agricoli e la spada di un soldato.
(Ar. Maln.)

Fonte: Avvenire.it – 26.06.2008

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Israele: Il Rotolo di Isaia di Qumran esposto al Museo del Libro

Per quarant’anni, dopo la sua scoperta, il Rotolo di Isaia, datato nel primo secolo a.C., è stato conservato in un ambiente oscuro a temperatura e umidità costanti. In occasione del 60o anniversario dell’indipendenza il Museo di Israele ha deciso di esporre il rotolo di pergamena nelle sale del Museo del Libro per due mesi. Dei 220 rotoli biblici scoperti a Qumran quello di Isaia è l’unico completo.

Il prezioso rotolo era già stato esposto ma, dopo soli due anni, nel 1967 fu ritirato per timore che si deteriorasse. Ci sono studiosi per il quali il testo contenuto nel rotolo fu copiato dagli Esseni da un testo più antico. Altri sostengono che fu portato nel deserto con gli altri rotoli nell’imminenza della distruzione di Gerusalemme per essere nascosto in una grotta.

Il Rotolo di Isaia fu scoperto nel 1947 insieme ad altri sei rotoli in una grotta vicina alle rovine di Qumran sul versante nord-ovest Mar Morto. La scoperta fu del tutto casuale e si deve ad un pastore beduino, Mohammed al-Dib. Nel tentativo di far uscire una delle sue capre da una grotta, al-Dib vi gettò all’interno una pietra. Quando dal rumore capì di aver colpito e rotto un oggetto di ceramica, entrò per controllare di cosa si trattasse e si trovò di fronte alle giare contenenti i rotoli.

Al-Dib vendette i rotoli a due commercianti di antichità di Betlemme, che a loro volta ne cedettero tre a Eliezer Sukenik, direttore del Dipartimento di Archeologia dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Sukenik era il padre di Yigael Yadin. I commercianti di Betlemme vendettero altri quattro rotoli, tra cui c’era anche il Rotolo di Isaia, ad Anastasius Samuel, metropolita della chiesa siriana ortodossa a Gerusalemme est. L’ecclesiastico riuscì a trasportare i quattro rotoli negli Stati Uniti, dove, per diversi anni, tentò inutilmente di venderli.

In quel periodo Yigael Yadin, il ben noto archeologo, si trovava negli USA. Venne a sapere che il metropolita non avrebbe ceduto i rotoli ad un acquirente ebreo, così alzò l’offerta a 250.000 dollari e ne venne in possesso tramite un intermediario.

Nel 1955 il primo ministro Moshe Sharett annunciò alla nazione che i rotoli, più antichi di ben mille anni rispetto al codice di Aleppo, si trovavano in Israele in mani israeliane. Furono esposti per la prima volta al Terra Sancta College, che era stato ceduto in affitto dalla Custodia di Terra Santa all’Università Ebraica di Gerusalemme.

Il Dr. Adolfo Roitman, direttore del Museo del Libro e conservatore dei Rotoli del Mar Morto, sostiene che Isaia fu il profeta più popolare nel periodo del Secondo Tempio, come attestano le ventuno copie del rotolo scoperte a Qumran. L’unico ad essere completo, tuttavia, è quello ora in esposizione.

Nella mostra sono esposti anche attrezzi agricoli e una spada ricurva. Nell’antichità alla morte di un guerriero la sua spada veniva curvata e sepolta con lui. Il Primo Ministro Menachem Begin donò una riproduzione della spada al Presidente dell’Egitto Anwar Sadat quando venne in visita in Israele nel 1977. E’ una scoperta recente un sigillo d’epoca romana che reca l’immagine di una colomba con un ramo d’olivo nel becco.

Adattamento: R.P.
Fonte: SBF Taccuino / Nadav Shragai, Haaretz.com ( 13 maggio 2008 )

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I Rotoli del Mar Morto. Comunicato stampa ufficiale della IAA (Israel Antiquities Authority)

Un frammento di un rotolo di 2000 anni contenente il testo di un salmo è stato messo in mostra a Gerusalemme in occasione della President Conference per i 60 anni di fondazione dello Stato di Israele (13 maggio 2008).

Siccome i Rotoli del mar Morto sono patrimonio culturale non solo degli Ebrei ma del mondo intero, l’Israel Antiquities Authority (IAA), a cui compete la cura e la conservazione di questi preziosi testimoni di testi biblici ed extra-biblici, attribuisce una notevole importanza all’esposizione dei Rotoli.

Il frammento di cui si parla fu trovato nella caverna 11 nel Deserto di Giuda e fa parte di un testo più lungo datato tra il 30 e il 50 d.C.

Il Rotolo è una raccolta liturgica di salmi ed inni disposti in una successione diversa da quella canonica e con varianti testuali rispetto ai testi canonici dei salmi. Contiene ventotto colonne di testo non complete, delle quali cinque riportano i salmi 133, 137, 138, 141, 144 e due non canonici.

La scoperta dei Rotoli del Mar Morto avvenuta circa sessant’anni fa (1947) è considerata una delle più notevoli scoperte archeologiche dei tempi moderni. I Rotoli furono scritti e copiati tra il 250 a.C. e il 68 d.C. Rappresentano la più antica testimonianza scritta dell’Antico Testamento e i loro testi sono le copie più primitive di quasi tutti i testi dell’AT eccetto che per il libro di Ester.

Questa vera e propria antica biblioteca fa da perno tra il Giudaismo e il Cristianesimo. Grazie a questi ritrovamenti la conoscenza delle loro origini si è molto allargata.

Per trentacinque anni un gruppo di soli dieci studiosi ha monopolizzato la pubblicazione dei testi che in gran parte sono costituiti da piccoli frammenti. In queste condizioni non si poteva sperare che fossero dati alle stampe in tempi sufficientemente ristretti.

Agli inizi degli anni ’90, con l’intervento dell’IAA, sono stati fatti considerevoli passi avanti nella riorganizzare della pubblicazione dei testi, che nel 2001 sono stati tutti pubblicati. In questo modo si è reso possibile l’accesso ai testi non solo agli studiosi ma anche a un pubblico più vasto.

Il trasferimento dei rotoli già molto fragili dalle grotte dove furono trovati in altri luoghi interruppe la condizione di favorevole stabilità che ne aveva garantito la conservazione per 2000 anni.

Nel 1991, su indicazione dei maggiori esperti nel campo della conservazione di manoscritti, di pergamena e papiro, l’IAA fondò un laboratorio riservato esclusivamente ai Rotoli del Mar Morto.

L’estrema fragilità dei frammenti richiede un impegno continuo e necessariamente l’adozione dei metodi di conservazione più aggiornati.

L’IAA, in collaborazione con esperti di livello internazionale, ha deciso di riconsiderare le tecniche di conservazione adottate attualmente per la conservazione dei Rotoli e di stabilire dei metodi per affrontare problemi non ancora risolti.

Si deve sempre all’IAA l’avvio del progetto di digitalizzazione dell’intera raccolta dei testi dei Rotoli, un’impresa che permetterà soprattutto agli studiosi una fruizione dei testi ancora più immediata.

Adattamento : R.P.
Nota Bene :
Vedi anche : Haaretz.com ( 13 maggio 2008 )
Sul Web Press Release. IAA (Israel Antiquities Authority)

Fonte: SBF Taccuino

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Tessuti e abiti a Qumran

In Israele i primi studi su tessuti antichi sono stati condotti negli anni ’50 da Grace Crowfoot e più tardi da sua figlia Elizabeth Crowfoot, che ha analizzato i tessuti provenienti dalla Grotta 1 di Qumran e da Murabba’at.

Crowfoot ha catalogato 77 tessuti rinvenuti nella Grotta 1. Circa 130 frammenti trovati nelle Grotte 8Q, 11Q, nella Grotta di Natale, e altri di provenienza incerta sono stati pubblicati da M. Bélis nel 2003.

Prima di essere puliti i tessuti sono stati esaminati. Elizabeth Crowfoot ha posto in risalto la relazione tra questo materiale e i manoscritti.

Solo nell’agosto del 2003 questi tessuti, insieme a circa duecento altri pezzi provenienti da altre grotte, sono stati puliti da Raya Vinitski della Israel Antiquities Authority e restaurati presso le Israel National Collections.

Dei 228 pezzi di tessuto del periodo romano 176 sono di lino, 52 di lana e 5 di peli di capra. Altri 53 pezzi risalgono al periodo calcolitico ed alcuni a quello medievale. E’ probabile che pochi altri siano d’epoca moderna.

Tra i tessuti del Calcolitico vanno segnalate delle strette fasce adoperate, secondo un’ipotesi attendibile, per legare o per fasciature.

I coloranti adoperati per i tessuti ritrovati a Qumran erano : per il blu indaco l’Indigofera tinctoria di origine asiatica o l’Isatis tinctoria, guado di provenienza locale ; per il rosso robbia la Rubia tinctorum. La robbia mescolata con l’indigo dava un color porpora che imitava il porpora regale di Tiro.

I resti di tuniche e mantelli rinvenuti a Qumran in genere sono di seconda mano.

Durante il periodo romano e bizantino, anche presso gli ebrei, il capo di vestiario più diffuso era la tunica di lana o di lino che indossavano uomini e donne. Dalle spalle scendevano delle fasce di stoffa davanti e alle spalle (in latino clavi, in ebraico imrah).

Al di sopra della tunica si portavano altri tipi di abiti tra cui il mantello, anch’esso indossato da uomini e donne chiamato talit nelle fonti talmudiche, in greco himation, palium in latino ad indicare un particolare tipo di mantello.

Le donne usavano coprirsi i capelli con delle reticelle. Talvolta il loro colore si adattava a quello dei capelli, e si nota come questo tipo di ornamento era prodotto per armonizzarsi con i capelli di chi l’indossava. Alle reticelle trovate a Qumran erano attaccati dei capelli.

I tessuti erano troppo costosi per essere buttati via, per cui, quando un indumento non poteva più essere rattoppato, lo si tagliava in pezzi e si adoperava o per riusarlo in un nuovo capo di vestiario o come toppa.

I tipi di tessuti ritrovati a Qumran comprendono anche gli involucri contenenti i famosi rotoli, coperchi di giare, e bende.

Gli involucri dei rotoli sono di lino e portano decorazioni a fasce blu e strisce che formano rettangoli il cui disegno rappresenta la pianta di edificio religioso. Questa pianta corrisponde a quella del tempio descritta nel Rotolo del Tempio.

Il numero dei tessuti in lino provenienti da Qumran è in contrasto con gli altri siti. Sono circa 2000 i pezzi di tessuto del periodo romano esaminati e di essi il 35% è di lino. Altri materiali usati sono lana, peli di capra e di cammello.

Secondo J. Magness (2002:193-204) ed altri gli Esseni indossavano esclusivamente tessuti di lino non colorati che consideravano puri. Ciò è indice dell’atteggiamento anti-ellenistico dei membri della setta.

Siccome l’ampiezza del mantello segnalava il rango sociale di chi l’indossava, l’adozione degli Essenii di abiti interamente bianchi si interpreta come un rifiuto della società contemporanea.

Fonte: SBF Taccuino / Israel Antiquities Authority

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