Sfamare quanti in Israele non hanno da mangiare, guidati dai precetti della Bibbia, andando a recuperare cibo che altrimenti verrebbe buttato via. È questa la sfida lanciata da Table to Table un’associazione no profit israeliana, che in pochi anni è cresciuta divenendo un importante «banco alimentare» della Terra Santa, al punto da garantire cibo a 180 enti benefici in tutta Israele e coinvolgere migliaia di volontari.
Nel 2008 Table to Table ha garantito 600 mila pasti e 1.200 tonnellate di cibo dato a cucine di centri per anziani e giovani, rifugi per senza dimora in varie parti del Paese. «La cosa incredibile – spiega Natalie Marxs, dello staff dell’associazione – è che facciamo tutto con cibo che altrimenti verrebbe buttato via».
Table to Table nasce nel 2003 da un’idea di Joseph Gilter, un professore universitario tornato definitivamente in Israele qualche anno prima e colpito dalla crescente povertà di alcuni strati della società israeliana. Così Gilter, decide di organizzare un gruppo di volontari e rimboccarsi le maniche, rifacendosi direttamente al grande patrimonio della cultura ebraica: nel 2006 nasce ad esempio, il progetto Leket, un termine preso dalla Torah che indica il comando dato agli ebrei di lasciare un decimo dei frutti dei propri campi in modo che i poveri se ne possano cibare. Così, oggi, circa 50 mila volontari di Table to Table raccolgono ogni anno i frutti lasciati apposta nei campi da una sessantina di grandi coltivatori israeliani. In alta Galilea l’associazione raccoglie 60 tonnellate di frutta e verdura a settimana, cibo rifiutato dalla grande distribuzione solo perché esteticamente imperfetto. Altra iniziativa è la Campagna Chamez, ovvero la raccolta del pane lievitato dopo la Pasqua. I volontari inoltre si occupano di raccolta diurna di cibo presso panetterie e ristoranti, così come di una raccolta «serale», ritirando il cibo avanzato da festeggiamenti e matrimoni organizzati da circa 200 società di catering e ristoranti convenzionati. Nel 2009 la crisi si fa sentire anche per Table to Table: la scarsità di denaro e lavoro comporta anche festeggiamenti meno sontuosi e minor cibo raccolto dai volontari. A questo si aggiunga una stagione più avara di piogge e una produzione di frutti inferiore al solito.
Fonte: Terrasanta.net
Lunedì 18 febbraio alle ore 21, un gruppo di giovani della nostra chiesa insieme ad altri ragazzi del GBU di Roma, sono andati alla Stazione Termini ad aiutare l’associazione
Secondo una notizia pubblicata ieri dall’agenzia di notizie peruviana ORBITA, diversi luoghi di culto della Chiesa Evangelica sarebbero stati colpiti. La notizia riferisce che “il pastore Misael Borda Espinoza, segretario nazionale della Chiesa Evangelica Peruviana, ha informato che in Chincha, Pisco e Ica, un totale di 18 chiese hanno sofferto molti danni a motivo dell’antichità della loro architettura. Molte case sono venute giù, soprattutto in Pisco e in Chincha Alta, dove si registrano perdite umane.” La Chiesa evangelica in Perù si sta mobilitando per portare aiuti nelle zone colpite dal terremoto. Tra i soccorritori ci sono: “la Missione cristiana “Camino de Vida” diretta dal pastore Robert Barriger, il Ministerio di salvataggio “Protezione Cristiana” del fratello Moisés Dominguez, così come il Consiglio Nazionale Evangelico.” Dei volontari evangelici partiranno per contribuire alle operazioni di salvataggio delle vittime.
Kabul – E’ scaduto alle 7.30 GMT di questa mattina il nuovo ultimatum dei talebani che hanno sequestrato i 23 giovani cristiani sudcoreani e ne hanno già uccisi due. I capi tribali che stanno tentando una mediazione hanno chiesto un ulteriore rinvio di 48 ore, ma finora nessuna risposta è venuta dai terroristi.