Che zelo!

Quando vedo delle persone del mondo avere così tanto zelo per la loro squadra del cuore, fare così tante rinunce per poter partecipare alle partite e fare sentire il loro sostegno e il loro calore alla squadra, quando vedo il loro impegno e sforzo per fare conoscere questa loro ‘fede’, sì perché è una fede agli occhi loro; e poi vedo che tanti credenti non hanno zelo per le cose di Dio o ne hanno pochissimo, non fanno nessuna rinuncia per poter partecipare all’avanzamento del regno di Dio e fare sentire il loro sostegno e il loro calore in maniera tangibile, pratica e non solo a parole, a coloro che li ammaestrano, li conducono e li esortano, i quali sono preposti dal Signore per il loro bene; bene, non posso non rimanere meravigliato in senso negativo. Come è possibile tutto ciò? E’ una triste realtà, veramente triste quella di cui rendo testimonianza diretta. Hanno più zelo coloro che diffondono una fede vana e sbagliata, o che aiutano altri a diffonderla, di tanti credenti che invece dovrebbero darsi anima e corpo alla difesa e alla diffusione della vera e unica fede, quella nel Figliuolo di Dio morto e risuscitato dai morti.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

La famiglia di Stefana

Nelle epistole di Paolo si trovano dei brevi ma significanti riferimenti a diversi credenti che lui loda nel Signore per la loro retta condotta. Tra questi credenti c’è la famiglia di Stefana, primizia dell’Acaia, “che si è dedicata al servizio dei santi” (1 Cor. 16:15). Che bell’esempio di altruismo cristiano! Che bell’esempio di credenti che hanno rinunciato a loro stessi per amore del Signore! Che bell’esempio di credenti consacrati a Dio! Quella famiglia di credenti si era consacrata a servire i santi; non ci viene detto in che maniera ma si può immaginare. E Paolo esorta anche i credenti di Corinto a sottomettersi a cotali persone, e a chiunque lavora e fatica nell’opera comune (cfr. 1 Cor. 16:16).

Apprezzate coloro che si affaticano nel Signore. Non importa quale sia il servizio che rendono, apprezzateli e sottomettevi a loro. Ne avrete del bene.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Tra le spine

Quando il seminatore uscì a seminare – secondo la parabola che raccontò Gesù – una parte del seme cadde tra le spine, le quali crebbero e soffocarono il seme impedendogli quindi di portare frutto. Il seme è la parola di Dio, vivente ed efficace, e colui che riceve la semenza fra le spine è chi ascolta la Parola di Dio, ma poi le cure mondane, l’inganno delle ricchezze, e i piaceri della vita affogano la Parola di Dio che finisce con il non portare frutto (cfr. Matt. 13:7,22; Mar. 4:18-19; Luca 8:14).

Se dunque le cure per le cose del mondo, l’inganno delle ricchezze e i piaceri della vita, hanno questo malefico effetto, noi dobbiamo vegliare e pregare affinché queste cose non penetrino in noi. Dobbiamo certo usare di questo mondo, ma non come fa la gente del mondo, che è schiava di questo sistema di cose e da esso dominata, ma come se non ne usassimo (cfr. 1 Cor. 7:31). Le vivande, le bevande, il vestimento, l’abitazione, la macchina, il lavoro, sono tutte cose lecite avere, ma non bisogna farsi dominare da queste cose. Dobbiamo poi guardarci dal voler arricchire perché chi vuole arricchire cade in tentazione, in laccio e in molte e funeste concupiscenze che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione (cfr. 1 Tim. 6:9): dobbiamo invece essere contenti di quello che abbiamo, come dice Paolo a Timoteo: “Avendo di che nutrirci e di che coprirci, saremo di questo contenti” (1 Tim. 6:8). E poi dobbiamo stare attenti ai piaceri della vita che sono sempre in agguato per assalirci; a che giovano? a nulla. Infatti essi non conferiscono nessuna utilità spirituale; basta ricordare i piaceri della vita a cui noi tutti eravamo dati prima di conoscere Dio per renderci conto che alla fine non ci hanno dato nulla, proprio nulla di buono. Servono solo a tenerci lontani dalla via santa; che inganno sono i piaceri della vita!

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Hanno amato le tenebre

Un giorno, in questo mondo nacque Gesù Cristo; nacque senza peccato e visse senza commettere nessun peccato. Egli era un uomo perfetto dunque, un uomo irreprensibile. Si astenne da ogni specie di male e si attenne soltanto al bene che fece ovunque andò. Eppure Gesù Cristo fu odiato dagli uomini del suo tempo. Perché questo odio? Perché le loro opere erano malvage. “Poiché chiunque fa cose malvage odia la luce e non viene alla luce, perché le sue opere non siano riprovate” (Giov. 3:20). Gesù costituiva un continuo rimprovero per i peccatori che prendevano piacere nel male, come avrebbero potuto dunque costoro amarlo? Pensate voi che un ladro o un adultero amino il giorno? Affatto, infatti essi aspettano che calino le tenebre per potere compiere i loro misfatti. Compiere le loro cose malvage di giorno è molto rischioso per loro, la luce del giorno è un ostacolo per loro. E così come la luce naturale dà fastidio ai peccatori, così dà loro fastidio la luce spirituale che emaniamo noi figli della luce, ossia noi che seguiamo Cristo. Noi figli della luce siamo in avversione a coloro che prendono piacere nel male perché sia con le nostre opere che con le nostre parole riproviamo le loro iniquità, le smascheriamo. Loro stanno bene tra di loro, la nostra presenza è un disturbo per loro. Un’altra cosa che dà fortemente fastidio ai peccatori è la Parola di Dio perché essa è una luce, una lampada ardente che biasima i peccatori e riprova le loro iniquità. Se la Bibbia è dunque fortemente contrastata e odiata dagli uomini è per questa ragione. D’altronde se il mondo ha odiato la Parola di Dio fatta carne, per forza di cose odierà pure la Parola scritta! Ma verrà il giorno in cui i peccatori saranno condannati per avere amato le tenebre più che la luce, non scamperanno affatto!

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

La luce della vita

Gesù disse un giorno che chi cammina nelle tenebre non sa dove va (cfr. Giov. 12:35). Questo l’ho sperimentato personalmente quando anch’io mi trovavo nelle tenebre in cui giace tutto quanto il mondo. Quanto è brutto giacere nelle tenebre, senza una luce che ti rischiara il sentiero in cui devi camminare! Quanto è brutto cadere ed inciampare del continuo perchè si è privi di una luce! Quanto è brutto non sapere che direzione stai seguendo, se è quella giusta o quella sbagliata!

Ma un giorno per la grazia di Dio ho creduto in Gesù Cristo, la luce del mondo, e da quel giorno ho cominciato a camminare nella luce perché Lui ha illuminato le mie tenebre che si sono diradate. Ho la luce della vita adesso (cfr. Giov. 8:12) perché adesso so in quale direzione sto andando e so che è quella giusta perché porta in cielo. Adesso posso scorgere chiaramente le cose che mi facevano inciampare e cadere del continuo e posso evitarle con la grazia di Dio, adesso non vivo più con la paura nel cuore che qualcosa di spaventoso mi può piombare addosso da un momento all’altro. Il Signore è la mia luce e la mia salvezza, di chi temerò? Gloria al suo nome in eterno. Amen.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro
Il blog di Illuminato Butindaro

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