L’orgoglio abbassa l’uomo, ma l’umiltà precede la gloria

Tempo fa parlai della salvezza in Cristo Gesù ad una donna anziana che ha circa 70 anni ed è in grado di intendere e volere. Dopo averle parlato della morte espiatoria di Cristo Gesù e della sua resurrezione, le dissi quello che dico a tutti, cioè che doveva ravvedersi dei suoi peccati e credere nel Signore Gesù Cristo per ottenere la remissione dei peccati e la vita eterna, altrimenti quando sarebbe morta sarebbe andata all’inferno. La sua risposta fu questa: ‘Io non ho peccati, io non mi devo ravvedere di niente!’ Le spiegai che anche lei aveva commesso dei peccati davanti a Dio dei quali doveva ravvedersi, ma fu tutto inutile, lei persistette nel dirmi molto seriamente che non aveva peccati.

Quella sua risposta mi ha fatto meditare molto, in particolar modo mi ha fatto riflettere sull’orgoglio dell’uomo, sulla sua ostinazione a riconoscersi peccatore davanti al suo Creatore. Egli deve umiliarsi nel cospetto di Dio riconoscendo e confessando i suoi peccati, invece si innalza ritenendosi giusto e immacolato. Tutti coloro che si ritengono giusti non otterranno misericordia come non ottenne misericordia quel Fariseo che diceva: “O Dio, ti ringrazio ch’io non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri; né pure come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana; pago la decima su tutto quel che posseggo” (Luca 18:11-12). Essi sono superbi e Dio resiste ai superbi. Guai a loro se persevereranno nella loro superbia fino alla fine.

Tutti coloro che invece si riconoscono davanti a Dio dei peccatori bisognosi di misericordia, vengono perdonati da Dio come quel pubblicano che non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, sii placato verso me peccatore” (Luca 18:13). Gesù disse infatti che egli “scese a casa sua giustificato” (Luca 18:14). Chi si umilia viene innalzato perché Dio fa grazia agli umili.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

Grazie siano rese a Dio

Noi siamo in obbligo di rendere grazie a Dio per averci eletti a salvezza fin dal principio mediante la fede nella verità e la santificazione nello Spirito. Noi quindi non ci siamo autoeletti ma siamo stati eletti da Lui, non siamo noi che abbiamo scelto il Signore ma è il Signore che ha scelto noi, lo dobbiamo sempre ricordare questo al fine di non insuperbirci nel suo cospetto. Tutto quello che siamo lo dobbiamo a Lui, tutto quello che abbiamo pure. Noi non abbiamo nulla di che gloriarci nel suo cospetto perché siamo stati salvati per grazia mediante la fede in Cristo. A Colui che ci ha salvati dai nostri peccati e che ci rende fermi in Cristo sia la gloria ora e in eterno. Amen.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

‘Figliuolo, siamo tutti salvati!!

Molti anni fa mentre facevo il servizio militare ad Orvieto, decisi di recarmi a Roma e con l’occasione di andare al Vaticano per evangelizzare qualche prete o qualche suora all’interno della Basilica di San Pietro. Nel mio zelo volevo andare proprio nella ‘tana del lupo’ per parlare della salvezza che è in Cristo Gesù. Ricordo che era una domenica e che andai a Roma con un mio commilitone non credente a cui spesso parlavo del Vangelo che poi portai ad un locale di culto per permettergli di assistere ad un culto evangelico. Ebbene, andammo al Vaticano e dopo essere entrati nella Basilica gli dissi di rimanere in un posto lì in disparte che io nel mentre sarei andato ad evangelizzare qualche prete o suora. Trovai una suora che in disparte stava adorando il ‘santissimo sacramento’ ossia l’ostia. E quindi cominciai ad evangelizzarla, parlai con lei diversi minuti, poi ella prima di lasciarmi mi lasciò ad un frate, infatti andò a bussare ad un confessionale che c’era proprio lì vicino a noi dicendo: ‘Padre, padre, qui c’è un giovane che le vuole parlare’. Il frate che era all’interno aprì la tendina e mi disse con un’aria paterna una frase del genere: ‘Giovane, che vuole dirmi?’ Al che io risposi: ‘Senta, lei è salvato?’ E lui: ‘Ma figliuolo, siamo tutti salvati!!’ Ma io gli dissi che lui sbagliava perché la Bibbia non insegnava questo e da lì proseguii per diversi minuti a parlargli della grazia di Dio in Cristo. Poi alla fine prima di congedarmi mi disse: ‘Che strane idee avete voi Protestanti!!’.

Ecco le parole su cui vorrei soffermarmi: ‘Siamo tutti salvati’. Non è vero che tutti gli uomini sono salvati perché Gesù non parlò solo della via che mena alla vita ma anche della via che mena in perdizione, ascolta le sue parole: “Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che mena alla perdizione, e molti son quelli che entran per essa. Stretta invece è la porta ed angusta la via che mena alla vita, e pochi son quelli che la trovano” (Matteo 7:13-14). Dunque, i salvati sono pochi mentre i perduti sono molti. E noi per la grazia di Dio siamo tra coloro che sono stati salvati e sono sulla via che mena al paradiso di Dio. Gloria al suo Nome per averci strappato a questo presente secolo malvagio, per averci tolto dalla via che mena in perdizione e messo sulla via santa che mena in cielo. Studiamoci di non trascurare questa così grande salvezza che abbiamo ricevuto, e nello stesso tempo studiamoci di annunciarla ai peccatori che sono sulla via che mena in perdizione. Annunciamo loro il messaggio della salvezza, esortandoli a pentirsi dei loro peccati e a credere nel Signore Gesù Cristo per ottenere la remissione dei peccati e la vita eterna ed entrare quindi a far parte dei salvati.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

La moglie di Lot

“Ricordatevi della moglie di Lot” (Luca 17:32), disse un giorno il Signore Gesù. Perché ci si deve ricordare di questa donna? Perché ella dopo che Dio la fece scampare alla distruzione di Sodoma e Gomorra assieme a suo marito Lot e alle sue due figlie fece qualcosa che noi discepoli di Cristo non dobbiamo fare per il bene dell’anima nostra, si volse a guardare indietro. E per essersi voltata a guardare indietro diventò una statua di sale (Gen. 19:26). Uno degli angeli di Dio aveva detto a Lot: ‘Non guardare indietro’ (Gen. 19:17), era un ordine, ma la moglie di Lot non lo osservò e perì.

Pure a noi che siamo stati salvati dai nostri peccati ci viene ordinato di non guardare indietro, cioè ci viene ordinato di non tirarci indietro. Dobbiamo andare avanti, non ci dobbiamo fermare, senza mai rammaricarci di avere rinunciato alle mondane concupiscenze per seguire il Signore Gesù. Noi abbiamo rinunciato ai piaceri del peccato per servire il Signore, guai a noi se dovessimo ora abbandonare il Signore per metterci di nuovo a servire il peccato, per certo Dio ci punirà come meritiamo facendoci andare in perdizione. Gesù ha detto che chi cercherà di salvare la sua vita la perderà, quindi se noi suoi discepoli ci tireremo indietro andremo in perdizione (Ebrei 10:37-39). Nessuno che abbia messo la mano all’aratro e poi riguardi indietro è adatto al regno di Dio (Luca 9:32), quindi teniamo la mano sull’aratro, continuiamo ad arare, e a seminare giustizia per amore del Signore e ad aspettare da Dio la ricompensa. Beati coloro che non distolgono il loro sguardo dal Signore ma si mantengono uniti al Signore fino alla fine.

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Pensieri (Vol. 1)

Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro

La mia fede nel Figlio di Dio

Io credo che Gesù di Nazareth è il Figlio dell’Iddio vivente. Egli era avanti ogni cosa e nella pienezza dei tempi fu mandato da Dio Padre in questo mondo per morire sulla croce per i nostri peccati e risorgere il terzo giorno per la nostra giustificazione. Mediante la fede in Lui io sono stato perdonato e riconciliato con Dio perché Lui fece morire sulla croce l’inimicizia che c’era tra me e Dio. Oramai sono passati molti anni dal giorno in cui ho creduto in Lui, non me ne sono mai pentito e mai me ne pentirò. La mia vita la vivo nella fede nel Figlio di Dio che mi ha amato e ha dato sè stesso per me. Lui voglio continuare ad onorare e servire fino alla fine della mia vita; non importa quello che dovrò soffrire per amore del suo nome. Beati coloro che hanno creduto nel suo nome e che serbano la loro fede fino alla fine perché Dio un giorno darà loro la corona della vita.

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Butindaro Giacinto, Roma 2015 – Versione aggiornata. Pagine 728.
Giacinto Butindaro