Il movimento ebraico riformato: la cooperazione con gli evangelici è nociva a Israele

di Franck Olivier
Il quotidiano Haaretz riporta che il presidente del movimento ebraico riformato americano, il rabbino Eric H. Yoffie, ha dichiarato, durante il congresso annuale del movimento a Cincinnati, che la cooperazione con la Chiesa evangelica è nociva, non soltanto a causa delle loro posizioni discriminatorie contro gli omosessuali o perché non manifestano rispetto verso i musulmani e i cattolici (la chiesa cattolica è stata soprannominata dal pastore Hagge «la grande prostituta»), ma soprattutto perché il loro sostegno a Israele è di fatto un sostegno a una politica di destra. Secondo il rabbino Yoffie, presidente della più grande corrente dell’ebraismo americano (40% degli ebrei degli Stati Uniti), «non si può collaborare con gli evangelici sionisti».
Per Yoffie, il sostegno a Israele degli evangelici non è incondizionato, ma è giustificato da una visione politica che la maggioranza degli israeliani non condivide. Gli evangelici sionisti si oppongono alla soluzione dei due Stati: uno per gli israeliani e uno per il palestinesi. Gli evangelici negli Stati Uniti sono circa 10 milioni e il rabbino Yoffie vuole stabilire una distinzione tra i differenti gruppi. Secondo lui ci sono dei «moderati», con cui la cooperazione sarebbe possibile, e ci sono degli «evangelici sionisti» (considerati evidentemente «non moderati», ndr).
E’ la prima volta che il presidente del movimento ebraico riformato attacca questa Chiesa per il sostegno a Israele. Due anni e mezzo fa era già insorto contro le posizioni anti-omosessuali degli evangelici. Inoltre, Yoffie stima che non bisogna soltanto «allontanarsi da coloro che coltivano propositi antisemiti e anti-israeliani», ma anche da «coloro che coltivano propositi anti-islam e anti-cattolici»:

Fonte: Haaretz e Ynet, 3 aprile 2008

(Un écho d’Israèl, 4 aprile 2008 – trad. www.ilvangelo.org)

Nella foto: Il rabbino Eric H. Yoffie

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Restaurata ad Askelon la porta ad arco più antica del mondo

La porta cananea di Askelon fu costruita intorno al 1850 a.C. come parte delle fortificazioni portuali della città. Si pensa che sia la porta ad arco più antica del mondo. Costruita principalmente in mattoni e pietra calcarea, la porta è lunga 15 metri, ha un’altezza di 4 metri e uno spessore di 2 metri.

Ra’anan Kislev, direttore del Dipartimento di Conservazione delle Antichità d’Israele ha dichiarato che le basi della porta furono scoperte nel 1992 nel corso di uno scavo condotto dal prof. Lawrence Steiger per conto della Harvard University.

Dopo otto anni il restauro è stato completato. Per ripristinare la linea dell’arco e assicurare un supporto alla struttura sono stati costruiti tre archi.

Per la sua favorevole posizione Askelon fu un centro commerciale di grande importanza, la principale via di comunicazione tra l’Egitto e la Siria.

Fuori dalla porta, su un pendio che scende verso il mare, è stato rinvenuto un piccolo tempio contenente l’idolo in bronzo di un vitello placcato con argento. Il vitello rappresentava la divinità cananea Baal.

Il tempio si trova sulla via che conduce al porto perché, secondo gli studiosi, chi partiva e chi ritornava da viaggi poteva fermarsi a pregare o a ringraziare la divinità per il buon esito della navigazione.

Adattamento di R.P.

Fonte : SBF Taccuino / Etgar Lefkovits, The Jerusalem Post (8 aprile 2008)

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[Video] Il deserto di Giudea

Documentario di France 5 sul deserto di Giudea, la sua fauna, la sua flora e la sua storia.

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Giudea
La regione corrisponde grosso modo al territorio dell’antico regno di Giuda. All’epoca dell’Esilio d’Archelao, la Giudea venne annessa alla provincia romana di Siria e l’imperatore romano nominava i procuratori incaricati di governarla. Il regno di Erode Agrippa (41-44 d.C.) interruppe per breve tempo il succedersi dei procuratori. Sede dei procuratori della Giudea era Cesarea, porto del Mediterraneo. Immediatamente al di sopra di questo magistrato v’era il proconsole (specie di governatore generale) della Siria, risiedente ad Antiochia (Luca 3:1; Ant. 17.13,5; 18.1,1). Così era governato il paese durante il ministero terreno di Gesù. Il N.T. parla spesso della Giudea (Luca 23:5-7; Giov. 4:3; 7:3; Atti 1:8). La frontiera settentrionale della Giudea si stendeva indubbiamente da Ioppe sul Mediterraneo a un punto del Giordano a 16 km ca. a N del Mar Morto. Se ne può rifare il limite meridionale a partire dallo Uadi Ghuzzeh, posto a ca. 11 km a S-O di Gaza, passando per Beer-Sceba per arrivare al S del Mar Morto. La Giudea misurava, 88 km ca. da N a S e da E ad O. Tratto da: René Pache, Nuovo Dizionario Biblico, Napoli 1981, pag. 402,403