[Video] Israele: Ricordando le Vittime dell’Olocausto

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Giornata della Shoah, Israele commemora i sei milioni di ebrei uccisi nei campi di concentramento nazisti

Le sirene hanno risuonato per due minuti, fermo il traffico e chiuse tutte le attività. Israele commemora i sei milioni di ebrei uccisi dai nazisti nei campi di concentramento. Durante la giornata in parlamento e in altre località del Paese vengono letti i nomi delle vittime dell’Olocausto. La cerimonia di apertura della giornata della Shoah si è svolta al monumento in memoria dell’olocausto Yad Vashem a Gerusalemme.

Nel sessantatreesimo anniversario il presidente Shimon Peres ha detto che Israele farà di tutto affinché non si ripeta un altro genocidio ebraico. Fra alcuni giorni Israele celebra i 60 anni della nascita dello Stato.

Fonte: Euronews.net

 

Gerusalemme antica sarà chiusa al traffico?

I ministri del Turismo e dei Trasporti israeliani stanno vagliando la possibilità di chiudere la città antica di Gerusalemme al traffico pubblico e privato.

Un comitato congiunto ha allo studio un progetto per adattare le infrastrutture interne ed esterne alla città alle necessità attuali, in risposta al costante incremento dell’afflusso di visitatori destinato, secondo le previsioni, ancora a crescere.

La rete stradale e le aree di parcheggio attuali nel perimetro delle mura della città non sono sufficienti a rispondere alle esigenze dei visitatori.

Tra le misure da adottare si pensa di ridurre il costo del biglietto nei parcheggi che circondano la città.

Si pensa di predisporre corsie preferenziali per pedoni, all’ampliamento degli itinerari, di offrire percorsi alternativi a quelli consueti all’interno della città.

Lo snellimento dei movimenti avrà lo scopo di migliorare la qualità della vita dei residenti e di garantire una maggiore serenità ai visitatori.

Nei piani dei due ministeri è previsto il potenziamento delle strutture turistiche intorno al Lago di Galilea, a Safed, Nazareth, Haifa e Beit Shemesh.

The Jerusalem Post – 28 aprile 2008

Fonte: SBF Taccuino

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Israele, assalto al riso: supermercati svuotati

Il panico per la crisi alimentare scatenata dall’inarrestabile corsa dei prezzi di mais, riso e grano si è impossessato degli israeliani che negli ultimi giorni sono stati protagonisti di un assalto ai supermercati dove sono stati svuotati gli scaffali del riso e di altri generi di prima necessità. Una corsa all’accaparramento trasformata ieri in una vignetta sul quotidiano Haaretz in cui si vede un dipendente portare nel supermercato un sacchetto di riso, mentre attorno guardie armate lo proteggono da possibili attacchi e un elicottero della polizia sorvola la zona.
A Tel Aviv per un giorno una rete di supermercati ha cercato di imporre la limitazione della vendita di due chilogrammi di riso per ciascun cliente: cosa senza precedenti negli ultimi decenni in Israele. Poi ha desistito, e le scorte sono subito andate a ruba. Secondo il direttore della principale ditta importatrice di riso in Israele, la domanda è più che triplicata negli ultimi giorni. I prezzi di conseguenza sono lievitati fino a un aumento massimo del 70 per cento rispetto alla metà del mese, ossia prima delle vacanze della pasqua ebraica. In parallelo vengono registrati drastici aumenti anche nel prezzo della pasta, dell’olio, del caffè, della carne. In Israele, dove c’è forte penuria di acqua, il riso è tutto importato.
Israele è l’ultimo, per ora, Paese entrato nell’ormai lunghissima lista di chi ha apertamente fatto notizia dallo scoppio della crisi alimentare.[…]

Tratto dall’articolo di Roberto Romagnoli “L’Onu: una task force per l’emergenza-cibo” apparso su Il Messaggero, mercoledì 30 aprile 2008

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Gli ebrei che credono in Gesù possono immigrare in Israele

di Johannes Gerloff

GERUSALEMME – Gli avvocati degli ebrei messianici in Israele considerano come una grande vittoria legale una decisione della Corte Suprema di Israele che, a dire il vero, non è una decisione. «Mettetevi d’accordo, e noi benediremo la vostra unione», hanno detto gli alti giudici dello Stato ebraico alle parti in causa a metà aprile, e il Ministero degli Interni ha ritirato una sua disposizione. Adesso niente più ostacola l’immigrazione in Israele di ebrei che credono in Gesù.
Gli avvocati Juval Grajevsky e Calev Myers hanno rappresentato dodici ebrei messianici in un processo modello contro il Ministero degli Interni dello Stato d’Israele. A loro era stata negata la cittadinanza israeliana perché credono in Gesù di Nazaret come il Messia d’Israele promesso nell’Antico Testamento. La maggior parte di loro ha ricevuto dal Ministero degli Interni israeliano uno scritto in cui si dice che non riceveranno la cittadinanza israeliana perché sono missionariamente attivi. Ad una delle richiedenti è stato comunicato che le sue attività missionarie sono indirizzate “contro gli interessi dello Stato d’Israele e del popolo ebraico”. Gli accusati hanno rigettato queste accuse come false e hanno ribattuto che l’attività missionaria non costituisce un motivo giuridico per impedire a un ebreo l’immigrazione in Israele.
Nello Stato ebraico può immigrare chiunque è ebreo. Originariamente i padri fondatori dello Stato volevano garantire asilo ad ogni persona che era stata perseguitata dai nazisti, e de facto si erano regolati secondo le leggi razziali di Norimberga del Terzo Reich. La legge del ritorno di Israele concede quindi il diritto di cittadinanza israeliana anche a persone che secondo la tradizione ebraica non sono propriamente ebrei. Secondo questa norma originaria, può diventare israeliano ogni persona che può dimostrare di avere almeno un nonno ebreo.
Secondo la legge rabbinica, invece, è ebreo chi ha una madre ebrea o si è convertito all’ebraismo seguendo il rito ebraico-ortodosso. In seguito è stata aggiunta una clausola secondo cui può immigrare in Israele soltanto chi non ha cambiato religione, cosa che negli anni passati ha sollevato un certo fermento soprattutto negli ebrei che credono in Gesù. Il Ministero degli Interni dello Stato d’Israele, che per anni è stato nelle mani di ebrei ortodossi, aveva deciso, in virtù di questa aggiunta, di poter impedire l’immigrazione nello Stato ebraico d’Israele dei cosiddetti “ebrei messianici”.
Gli ebrei che credono in Gesù sono considerati dagli ebrei ortodossi come traditori che hanno voltato le spalle al loro popolo. Gli ebrei messianici, invece, per la loro autocomprensione, vogliono dichiarare consapevolmente la loro nazionalità ebraico-israeliana e continuare a credere in Gesù come Messia d’Israele. Per questo molti si allontanano deliberatamente dalle chiese tradizionali cristiane, fanno circoncidere i loro figli e celebrano le feste ebraiche invece delle festività cristiane. Grajevsky e Myers sono convinti che l’esito del processo contro il Ministero degli Interni davanti alla Corte Suprema di Gerusalemme costituisca un passo decisivo sulla via dell’equiparazione della comunità ebraico-messianica all’interno del mondo ebraico.
Come un altro successo in questa direzione può essere considerata la pubblicazione di un articolo dell’edizione di Pasqua del quotidiano israeliano Maariv. Elemento scatenante dell’articolo è stato l’attacco dinamitardo che alla fine di marzo, proprio durante la festa di Purim, è stato indirizzato contro la famiglia ebreo-messianica Ortiz nell’insediamento israeliano Ariel, non lontano dalla città dell’Autonomia palestinese Nablus, nel cuore della biblica Samaria. L’esplosivo, camuffato come regalo di Purim, è esploso quando il quindicenne Ariel Ortiz voleva aprire il pacco con la scritta “Buona Festa”. Il ragazzo è rimasto gravemente ferito.
Il quotidiano popolare ha presentato questo attacco in un ampio contesto di difficoltà che gli ebrei credenti in Gesù subiscono da parte di ebrei ortodossi, soprattutto in Arad e Beer Sheba, nel nord del deserto del Negev. Nelle sue ricerche il giornalista del Maariv ha voluto interrogare anche l'”altra parte”, cioè gli ebrei ortodossi. In un primo momento è stato scambiato da questi per un ebreo messianico e insultato nel più osceno dei modi – cosa che lui ha citato letteralmente in lingua inglese. L’articolo si chiude con una preghiera di ebrei messianici: “Padre nostro celeste, aiutaci ad amare coloro che ci odiano. Aiuta Ami Ortiz e guariscilo. Proteggi i soldati israeliani e fa’ che non ci sia nessun attentato in questa festa di Pasqua. Nel nome di Gesù. Amen.”
(Israelnetz Nachrichten, 21 aprile 2008 – trad. www.ilvangelo.org)

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