Pedofilia: Ammissione shock prete svizzero, “sono recidivo”

(ASCA-AFP) – Ginevra, 15 gen – Un prete svizzero sospettato di pedofilia e’ stato sottoposto ad interrogatorio dalla polizia dopo aver rilasciato un’intervista al settimanale francese Tribune de Lyon in cui ammetteva di ”esserci ricaduto una volta”. Dopo la rivelazione shock del prete la procura di Lione ha ordinato alle autorita’ svizzere di procedere all’interrogatorio del prete sessantasettenne. Il sacerdote recidivo, prima dell’intervento della polizia svizzera, aveva trascorso le ultime settimane in un convento nella citta’ di Delemont, il capoluogo del cantone di Jura. Precedentemente, il prete e’ stato trasferito dal 1989 al 2005 in un monastero francese, dopo le accuse di pedofilia per episodi che sarebbero avvenuti nella citta’ di Fribourg dal 1968 al 1972. (Piu’Europa). Reds

Fonte: Asca

JU: sentito un prete per caso di pedofilia

Un prete svizzero è stato interrogato ieri sera per diverse ore dalla polizia giurassiana e il verbale è stato trasmesso alla giustizia francese. Il 67enne, che vive a Delémont, è sospettato di pedofilia. Avrebbe ammesso, sulla Tribune de Lyon, di aver commesso un abuso su minorenne in Francia. Il sacerdote aveva già violentato un chierichetto a Friborgo tra il 1968 e il 1972, secondo la Liberté. Nel 1989 aveva lasciato la Svizzera per Grenoble. Nel 2002, venuta a conoscenza della situazione, la diocesi di Ginevra, Losanna e Friborgo aveva allertato la curia francese della sua pericolosità

Fonte: Swiss TXT 15.1.2008 17:40

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Svizzera: Molti deputati UDC sono protestanti

La confessione dei parlamentari svizzeri

Uno sguardo alla confessione dei parlamentari svizzeri rivela che la maggior parte dei deputati UDC e Verdi sono riformati, tra i PPD e i Liberali prevalgono i cattolici e quasi la metà dei deputati Socialisti non appartiene a nessuna chiesa. L’analisi è resa interessante dal fatto che le più recenti iniziative cantonali per l’abolizione delle imposte ecclesiastiche per le aziende sono state sostenute dai Liberali e dall’UDC, mentre i Socialisti difendono in genere il principio dell’imposta ecclesiastica convinti che le chiese svolgano un’importante ruolo sociale. Il dato è curioso, se si pensa che il 46% dei deputati socialdemocratici non appartiene a nessuna chiesa. Il 56% dei deputati UDC al Consiglio degli Stati è protestante (33% cattolici), e la percentuale di protestanti nelle fila dell’UDC è del 71% in Consiglio Nazionale (29% cattolici). Tra i Liberali le percentuali sono: 35% protestanti e 42% cattolici agli Stati, e 66% protestanti e 33% cattolici al Nazionale. Tra i deputati PPD la percentuale di cattolici è del 97% agli Stati e del 100% al Nazionale. In parlamento siede un solo pastore, il consigliere nazionale Josef Zysiadis, vodese, del Partito del Lavoro.

Fonte: VoceEvangelica/stampa

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Brindisi: «Il prete mi ha molestato»

Un giovane pastore del Brindisino ha denunciato un sacerdote per presunte violenze avvenute nel 2001 quando aveva solo 15 anni, e pascolava il gregge nelle campagne di Erchie

ERCHIE (BRINDISI) – Avrebbe molestato in più occasioni un pastorello che col suo gregge si aggirava nelle campagne di Erchie, fino a quando il giovane, diventato maggiorenne, non ha denunciato tutto ai carabinieri. Ora un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche titolare di cattedra in una scuola media, rischia il processo per violenza sessuale e atti osceni. La notizia è pubblicata nelle pagine di cronaca di Brindisi della «Gazzetta del Mezzogiorno».
Il sostituto procuratore presso il tribunale di Brindisi Pierpaolo Montinaro ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del sacerdote. I fatti risalirebbero al 2001, quando il pastorello aveva 15 anni, ma le indagini sono state avviate nel gennaio del 2006, dopo la denuncia della vittima.
Il pastorello sarebbe stato avvicinato più volte dall’uomo, che avrebbe cercato di convincerlo ad avere con lui rapporti sessuali e in una circostanza lo avrebbe fatto assistere ad un rapporto con una persona di colore. Il ragazzo avrebbe saputo solo anni dopo che il molestatore era un sacerdote, quando cioè ha fatto denuncia ai carabinieri e questi sono risaliti all’identità dell’uomo attraverso la targa della sua auto.

11/1/2008
Fonte: Il Dialogo/La Gazzetta del Mezzogiorno

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Crocefisso vietato a impiegata, assolta la British Airways

LONDRA. Un’impiegata cattolica della compagnia aerea Bristish Airways ha perso la battaglia legale per essere ricompensata dei danni subiti dopo che il suo capo le aveva impedito di indossare la croce al collo durante le ore di lavoro. Il caso, scoppiato nel 2006, aveva sollevato molte polemiche in Gran Bretagna dove la comunità cristiana si era ribellata sottolineando che l’imposizione della compagnia aerea era in effetti una discriminazione non solo contro la donna ma tutti i cristiani in un Paese, dove alle musulmane è permesso di portare il velo e ai sikh il turbante. Dopo una serie di intensi dibattiti tra cui quello che vide il ministro Jack Straw sfidare le musulmane della sua circoscrizione di mostrarsi a volto scoperto, la British Airways decise di cambiare le regole e permettere ai suoi dipendenti di indossare il simbolo della loro fede. Nadia Eweida, 56 anni, rischiò il licenziamento quando si rifiutò di obbedire agli ordini della compagnia ma oggi è pronta a rientrare al lavoro, indossando la sua croce al collo.
«Sono dispiaciuta del verdetto del giudice – ha detto ieri –. Garantendo vittoria alla Ba, il giudice ha permesso a questa di imporre la sua volontà sui dipendenti». Un portavoce della compagnia ha invece espresso parole di entusiasmo: «Siamo felici che il tribunale abbia appoggiato la nostra posizione. È ormai parecchio tempo che abbiamo cambiato le regole e i cambiamenti sono stati discussi con il nostro staff che origini diverse».
All’epoca dell’accaduto il vescovo di York, John Sentamu, aveva condannato le regole della compagnia . «La Bristish Airways – aveva detto – deve guardare più a fondo alla storia del Paese che rappresenta la cui cultura, diritti e tradizioni devono così tanto a quel simbolo che vuole bandire».

Elisabetta Del Soldato

Fonte: Avvenire.it – 10 gennaio 2008

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Kenya: Resta lo stallo politico, aumenta la crisi umanitaria, rari gli scontri

Non è stato a quanto pare ancora superato lo stallo politico che caratterizza da più di una settimana la crisi keniana mentre è aumentato il numero dei profughi interni -che sarebbero ormai più di 250.000 – e si è avuta notizia di qualche altro scontro con vittime accaduto nella giornata di ieri. L’incidente più grave è accaduto a Trans Zoia, un distretto della provincia della Rift Valley: sette persone sono morte quando un centinaio di scalmanati ha dato l’assalto alla stazione di polizia di Cherangany, dove sono temporaneamente alloggiati circa 3000 persone in fuga dalle violenze; a Kuresoi, nel distretto di Molo, ancora Rift Valley – località con decine di morti in violenze politiche precedenti le elezioni – gli “anziani” della comunità sono riusciti a impedire che venisse danneggiata la chiesa cattolica in località Matunda ma non hanno potuto evitare che venisse appiccato il fuoco a una chiesa presbiteriana. Maina Kiai, presidente della Commissione nazionale keniana per i diritti umani ha detto a Jeffrey Gettleman del New York Times “dovete capire che si tratta di questioni ben al di là dell’etnico, sono fatti politici e si ricollegano alla proprietà della terra”; il quotidiano di New York – che dedica appena tre righe alla visita dell’assistente segretaria di stato americana Jendayi Frazer, almeno per il momento priva di sviluppi noti – intitola la sua corrispondenza di oggi da Nakuru “I Kikuyu sono ora l’obiettivo di tribù rivali” e , nonostante il parere di Kiai, finisce con il descrivere nella Rift Valley una situazione di scontro tra l’etnia dei kikuyu (22% della popolazione) e i kalenjin, quella a cui apparteneva Daniel arap Moi, il presidente-padrone al potere per un quarto di secolo fino al 2002 quando venne eletto per la prima volta Emilio Mwai Kibaki. Raila Odinga, capo dell’opposizione che ha conquistato in parlamento una maggioranza relativa, ha intanto continuato a rifiutare le proposte di un governo di unità nazionale avanzate da Kibaki, rieletto alla presidenza il 27 dicembre in circostanze che hanno suscitato dubbi e scatenato disordini, scontri e violenze in diverse zone del paese, a cominciare dalle baraccopoli di Nairobi e dalla provincia di Nyanga , roccaforte dell’etnia luo a cui appartiene Odinga; Kibaki deve prima dimettersi, secondo Odinga, e poi si potrà forse avviare una trattativa politica. Si resta in attesa di un più volte annunciato intervento mediatorio di John Kufuor, presidente del Ghana e alla presidenza dell’Unione Africana per la sessione 2007-2008. “Insieme le nostre preghiere contribuirano a far ridiventare il Kenya la nazione bella e unita che tutti amiamo” ha detto ieri sera il “Media Council” invitando tutto il paese a un’ora di preghiera collettiva.[MB]

Fonte: Misna – 7/1/2008 8.46

Nelle foto: Dei keniani sfollati a causa delle violenze post-elettorali si sono rifugiati presso la Burnt Forest Church vicino a Eldoret. REUTERS/Mike Hutchings (KENYA)

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Il blog di Illuminato Butindaro
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