[Video] “Benedizione di Toronto”, segni di apparente ubriachezza

Segni di apparente ubriachezza

Taluni affermano di essere stati presi da vertigini e di non essere stati in grado di camminare rettamente o di rimanere in piedi o persino di parlare. Questi segni di apparente ubriachezza vengono sostenuti in questa maniera; viene detto che Paolo ha detto di non inebriarsi di vino, ma di essere ripieni di Spirito (cfr. Efesini 5:18 ), il che significa essere ubriachi di Spirito Santo perchè lo Spirito Santo è paragonato al vino nuovo che va messo in otri nuovi. Quest’apparente ubriachezza da cui vengono presi quelli del Toronto Blessing quindi sarebbe l’opera del vino nuovo, cioè dello Spirito, in loro. E per loro anche gli apostoli manifestarono questi stessi segni di apparente ubriachezza perchè il giorno della Pentecoste alcuni Giudei dissero di loro: “Sono pieni di vino dolce” (Atti. 2:13). Per i sostenitori di questa ubriachezza spirituale quei Giudei dissero quelle parole nel vedere i discepoli agire come agiscono quelli del Toronto Blessing; cioè vedendoli incapaci di camminare, di stare in piedi e di parlare.

Confutazione

Noi riteniamo alla luce delle Sacre Scritture di non potere affatto sostenere questa ubriachezza. Innanzi tutto Paolo dice di essere ripieni dello Spirito e non di essere ubriachi di Spirito; il fatto che lui dica prima di ciò di non inebriarsi non è affatto dovuto al caso perchè l’apostolo vuole dire che il credente invece di riempirsi di vino che porta alla dissolutezza, deve essere ripieno dello Spirito il quale lo porta a cantare, e a salmeggiare di cuore al Signore. Quindi usa queste parole per mostrare quali benefici nettamente migliori porta l’essere ripieni di Spirito Santo. E poi non è vero che quei Giudei affermarono dei discepoli che erano pieni di vino dolce perchè li videro agire da ubriachi, cioè incapaci di parlare, di camminare rettamente ed altro, perchè quel “sono pieni di vino dolce” era un’espressione di scherno nei loro confronti perchè sapendo che essi erano Galilei pareva loro incomprensibile che parlassero in lingue straniere e perciò, non sapendo che cosa fosse, attribuirono il loro parlare in altre lingue all’effetto del vino. Ma Pietro, poco dopo, si levò e rimanendo molto bene in piedi e parlando speditamente (ed era ripieno di Spirito Santo) fece sapere loro che ciò che essi avevano visto non era dovuto ad ubriachezza ma era l’adempimento delle parole del profeta Gioele. Quindi quelli del Toronto Blessing, quando attribuiscono quei loro comportamenti allo Spirito Santo perchè dicono di essere ubriachi di Spirito, non fanno altro che parlare in maniera sconveniente dello Spirito, perchè il termine ubriaco è un termine negativo che indica una presenza eccessiva nel corpo di bevanda alcolica con la conseguente dissolutezza. Vogliamo dire con questo che è veramente inopportuno usare l’espressione ‘ubriaco di Spirito’ nei confronti di un credente perchè in questa maniera si definisce una persona ripiena di Spirito ubriaca e perciò indotta a comportarsi in maniera strana da un’eccessiva presenza di Spirito in lui. Con questo non si vuole dire che le persone del mondo non diranno di noi che siamo ubriachi; molti lo diranno nel vedere la manifestazione dello Spirito Santo in mezzo a noi; ma il fatto è che non diranno che siamo ubriachi di Spirito (perchè essi non lo conoscono e non ricevono le cose dello Spirito), ma che siamo ripieni di vino. Perchè dunque dei credenti che conoscono lo Spirito Santo dovrebbero dire di essere ubriachi di Spirito invece che ripieni di Spirito? La Scrittura ogni qual volta deve descrivere una persona ripiena di Spirito usa il termine ripieno; ecco alcuni esempi: “Or Gesù, ripieno dello Spirito, se ne ritornò dal Giordano…” (Luca 4:1); “Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo” (Luca 1:41); “E Zaccaria, suo padre, fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò…” (Luca 1:67); “Allora Pietro ripieno dello Spirito Santo. disse loro…” (Atti 4:8 ); “E furono tutti ripieni dello Spirito Santo…” (Atti 4:31); “E tutti furono ripieni dello Spirito Santo” (Atti 2:4); quindi parliamo come parla la Scrittura. (Tratto da: Giacinto Butindaro, Contro la ‘Benedizione di Toronto’)

http://www.youtube.com/watch?v=zbDM_Sz_v9U

http://www.youtube.com/watch?v=jgftZ6ynY8Q

Canada: Concerto rock in chiesa, crolla il pavimento

Stavano assistendo a un concerto “Christian” rock nella chiesa cristiana di Abbotsford, in Bristish Columbia, quando il pavimento ha ceduto. Circa 40 persone sono rimaste ferite di cui tre in modo grave. Centinaia di giovani e giovanissimi stavano cantando e ballando davanti al palco, quando le luci sono cadute e qualche istante dopo il pavimento ha ceduto, crollando negli scantinati che si trovavano sotto di tre metri. E’ accaduto nel fine settimana.

In quel momento, il concerto della rock star Starfield (nella foto) – che aveva registrato il tutto esaurito, con una presenza di 1200 persone – non era ancora cominciato, si stavano esibendo altri gruppi per riscaldare l’ambiente. In seguito al grave incidente, la band religiosa ha cancellato le prossime tappe, ma riprenderà il tour il 3 maggio a Winnipeg.

Fonte: Canada.Blogosfere.it – Daniela Sanzone

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Canada: «Un sacerdote abusò di me, avevo 9 anni»

Il racconto di una vittima in Canada

Di ALESSIO GALLETTI

«Riuscire a fidarsi di nuovo è molto difficile quando la persona di cui più ti fidavi ti ha fatto una cosa del genere». È questa, insieme ad un dolore che non svanisce, la ferita più grande che un abuso lascia su chi lo ha subito.
Lo racconta Elena (il nome è di fantasia), molestata e violentata da un sacerdote in una parrocchia dell’Ontario. Per lei non è facile parlare di quello che le è accaduto, «ma è necessario farlo – dice – perché non voglio che altri soffrano quello che ho sofferto io».
Era la fine degli anni Sessanta ed Elena aveva circa 9 anni quando il sacerdote che avrebbe dovuto prendersi cura di lei ha iniziato a molestarla toccandole il seno. «Diceva di averne bisogno come del pane», racconta, dicendo che ogni volta le cose peggioravano, fino a quando un giorno, mentre camminava per strada, le ha offerto un passaggio in auto fino a casa. «Dopo essere riuscito a farmi salire in macchina ha iniziato a guidare, ma anziché a casa, mi ha portato in un luogo appartato, dove mi ha stuprata. È andata avanti così per tre anni e mezzo – racconta – Io ho detto subito a mia madre quello che era successo, ma lei non mi ha creduto: il sacerdote, in casa mia, era considerato la cosa più vicina a Dio».
Perché la sua famiglia le credesse è stato necessario che la sorella, per caso, fosse testimone delle violenze. Da quel giorno Elena non ha dovuto più andare a messa o all’oratorio, ma i genitori – «erano altri tempi», spiega – non andarono alla polizia, non denunciarono il fatto.
«Solo dopo molti anni ho trovato il coraggio di farmi avanti e intraprendere un’azione legale – dice – Alcuni mi hanno chiesto di fermarmi perché avrei mandato in bancarotta la diocesi, ma io ho pensato: “Come potete dire questo, loro hanno mandato in bancarotta la mia vita”».
Anche ora che è una donna adulta e sposata, Elena continua ad essere perseguitata dagli stessi incubi che aveva quando era una bambina. «Non mi hanno mai abbandonato. E ancora oggi camminare da sola e rimanere al buio sono cose che continuano a farmi paura».
Le cose sono in parte cambiate quando ha scoperto di non essere l’unica vittima del sacerdote che l’aveva molestata. «Mi sono sentita meno isolata, meno sola, questo mi ha dato il coraggio di farmi avanti e rompere il silenzio».
Molte le cose che ha scoperto parlando con le altre vittime, ma quella che l’ha ferita di più, che più l’ha fatta arrabbiare, è che la sua parrocchia sapeva degli abusi dall’inizio dei primi anni Sessanta e non ha fatto nulla per fermarli».
«L’unica cosa che hanno fatto è stata trasferire questa persona di parrocchia in parrocchia, senza fermarla. La diocesi avrebbe dovuto proteggerci, ma non l’ha fatto»

Fonte: Corriere Canadese

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La Chiesa anglicana rischia di spaccarsi per l'aumento di gay in Canada

La Chiesa anglicana canadese ha espresso ufficialmente sgomento dopo il voto di una congregazione che vuole staccarsi dalla Chiesa nazionale per il problema dell’omosessualità.
St John’s Shaughnessy, parrocchia di Vancouver, ha annunciato la sua decisione di lasciare la Chiesa canadese per seguire la Chiesa anglicana conservatrice del Sud America, che si oppone al matrimonio tra gay.
La crepa sulle unioni omosessuali e sul clero gay ha minacciato di spaccare la Chiesa anglicana, che ha 400 anni, a livello internazionale, infossando una minoranza liberale, tra cui alcuni capi in Canada e Stati Uniti, contro una maggioranza conservatrice, per la maggior parte da Africa, Asia e America Latina.
“Esprimiamo rammarico per la decisione di qualsiasi persona di lasciare la nostra Chiesa” ha scritto Dean Elliot, commissario della diocesi del New Westminster, in British Columbia, in una dichiarazione in cui avvertiva che il voto di mercoledì potrebbe portare anche ad una battaglia legale per le proprietà della chiesa.
I matrimoni tra omosessuali sono legali in Canada, ma non è necessario che le organizzazioni religiose celebrino le cerimonie.
In Canada ci sono 800.000 anglicani registrati.
La diocesi del New Westminster – che include Vancouver, sulla costa Pacifica canadese – ha approvato la benedizione dei matrimoni gay mentre tre altre diocesi l’hanno respinta.
I rami africani e latino-americani della Chiesa anglicana si sono offerti di prendere le congregazioni conservative del Canada e degli Stati Uniti sotto la propria ala.
Elliot ha dichiarato che la Chiesa canadese non riconosce l’autorità degli arcivescovi del Sud America, quindi St John’s Shaughnessy non può mantenere le proprietà della Chiesa in una delle zone più ricche del Canada se si stacca.

Fonte:  Al Nord del Mondo / Reuters

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Canada: Gerusalemme? Non è Israele…almeno sul passaporto

Secondo la giustizia canadese Gerusalemme non è parte di Israele: la Corte Suprema del Canada, infatti, ieri si è rifiutata di pronunciarsi sul caso di Eliyahu Yoshua Veffer, uno studente di Toronto che sul proprio passaporto aveva indicato come luogo di nascita “Gerusalemme, Israele”. Già nel 2006 la corte federale aveva bocciato la domanda di Veffer, studente immigrato a Toronto, sostenendo che lo status di Gerusalemme non era ancora stato definito: “Da un punto di vista giuridico – così la sentenza – le Nazioni Unite riconoscono Gerusalemme come un territorio che non fa parte di alcuno stato”. Veffer, che ha visto bocciare la sua istanza anche dalla corte d’appello, aveva cominciato l’iter giudiziario nel 2005, sostenendo che i suoi diritti erano stati violati dalla giustizia canadese e sostenendo di sentirsi discriminato. La reazione della comunità ebraica canadese alle precedenti sentenze era stata dura. Ma David Matas, l’avvocato di Veffer, promette che la battaglia continuerà: “Per quanto mi riguarda non è finita qui – ha detto al Calgaary Herald – la via legale è solo un modo per cambiare la politica, ma non è l’unico, ne troveremo un altro“. “La politica sui passaporti rispecchia la nostra politica estera in Medio Oriente” aveva commentato Rodney Moore, portavoce del ministero degli esteri nel luglio scorso, il Canada considera che lo status di Gerusalemme possa essere risolto solo insieme a una soluzione generale della disputa israelo – palestinese”. [CO]

Fonte: Misna – 15/2/2008 13.11

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