Anglicani: si’ chiesa d’Inghilterra a donne vescovo

LONDRA – La Chiesa d’Inghilterra ha ieri sera deciso di autorizzare l’ordinazione di donne vescovo nonostante la forte opposizione dell’ala tradizionalista. Secondo i ‘media’ britannici, il Sinodo generale, l’organo di governo della chiesa madre della Comunità anglicana, ha votato a favore del rivoluzionario progetto in un clima di grande emotività e confusione. Stando alla BBC, il Sinodo, riunito a York, ha comunque accettato di adottare “non meglio precisate misure” per andare incontro all’ala tradizionalista.

Alla vigilia si era parlato della nomina di ‘super-vescovi’ di sesso maschile cui potessero fare riferimento quella parte di clero e quei fedeli che non vorranno riconoscere le donne. Secondo il sito Internet del ‘Times’, tuttavia, questa proposta è stata bocciata di stretta misura.Prima del Sinodo, circa 1.300 esponenti del clero avevano minacciato di abbandonare la Chiesa di Inghilterra in caso di adozione di decisioni del tutto contrarie alla linea dell’ortodossia.

Il dibatto – accesissimo – si è protratto per oltre sei ore, con uno dei vescovi che a un certo punto della discussione è scoppiato in lacrime.

Secondo la BBC, oltre all’ipotesi dei super-vescovi è stata bocciata anche l’idea di dare vita a nuove diocesi per le parrocchie ‘dominate’ dagli oppositori.

Al voto hanno partecipato le tre ‘camere’ del Sinodo, i laici, i vescovi e il clero. Tutte hanno votato a favore della consacrazione vescovile delle donne sacerdote.

L’arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams, nel corso del dibattito ha detto di essere decisamente a favore del compromesso ma ha messo in chiaro che non avrebbe accettato soluzioni che potessero essere lette come una “umiliazione” per le donne.

Gerry O’Brian, uno dei tradizionalisti più accesi, ha paragonato l’accesso delle donne al seggio vescovile alla decisione della Chiesa episcopale americana, che ha recentemente nominato vescovo Gene Robinson, un gay dichiarato. O’Brian è stato però sommersi dai fischi.

Il Sinodo aveva già detto sì in linea di massima tre anni fa alla consacrazione vescovile delle donne. Il pacchetto di misure di salvaguardia che è stato preannunciato dovrebbe servire a evitare che i tradizionalisti – molto vicini al mondo cattolico, tanto da essere chiamati ‘anglo-catholic’ – decidano per lo scisma non potendo tollerare una novità a loro giudizio ‘eretica’, contraria alla lettera e allo spirito del Vangelo.

Nel 1994, quando ha dato via libera all’ordinazione sacerdotale delle donne, la Chiesa anglicana ha perso circa 500 membri del clero passati quasi tutti al campo ‘papista’. Per la consacrazione vescovile delle donne l’emorragia potrebbe essere anche più profonda. Si parla di circa 1.300 sacerdoti pronti ad andarsene dalla Chiesa d’Inghilterra.

Fonte: SwissInfo / SDA-ATS

Nella foto: Un vescovo scoppia in lacrime (Telegraph)

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Due preti anglicani gay sposi in chiesa a Londra Vescovi tradizionalisti in rivolta, si rischia scisma

LONDRA (15 giugno) – Nozze senza precedenti in una antica chiesa di Londra: due sacerdoti anglicani gay si sono uniti con solennità in matrimonio sanzionando così davanti a Dio un “partenariato civile” che poco prima avevano registrato in municipio. Le “nozze” tra i reverendi Peter Cowell e David Lord – celebrate a St Bartholomew the Great, una delle più famose chiese d’Inghilterra con novecento anni di vita alle spalle e nota anche perché ripresa nel film Quattro Matrimoni e Un Funerale – risalgono al 31 maggio scorso ma la notizia è trapelata soltanto oggi. Il parroco di St Bartholomew, Martin Dudley, ha officiato il rito e nel tentativo di minimizzarne la portata lo ha definito «una semplice benedizione».

I vescovi tradizionalisti però sono insorti con parole di fuoco, hanno gridato al sacrilegio e hanno chiesto all’arcivescovo di Canterbury di intervenire se non vuole che la Chiesa Anglicana – già profondamente lacerata sulla status da assegnare al clero gay – vada alla disintegrazione. Secondo il domenicale Sunday Telegraph quella alla chiesa di St Bartholomew the Great non è stato affatto una «semplice benedizione» come vuole il parroco, ma una vera e propria cerimonia nuziale: i due sacerdoti gay si sono scambiati gli anelli, hanno fatto la comunione, hanno ascoltato le letture evangeliche previste dalla liturgia matrimoniale, hanno cantato gli inni e promesso di vivere assieme «till death us do part» e cioè fino alla morte. Non mancavano nemmeno i testimoni, le damigelle e la torta (a dieci piani). La cerimonia è significativamente finita sulle note della celeberrima marcia nuziale di Mendelssohn.

Tra lo scandalo dei fedeli benpensanti qualcosa di simile era già stato fatto alla chetichella in qualche chiesa anglicana retta da parroci ‘liberal’ per coppie omosessuali laiche, ma a St Bartholomew il mese scorso si è fatta storia perché non era ancora mai capitato che gli “sposi” fossero due preti.

Il reverendo Michael Scott-Joynt, arcivescovo di Winchester e tra i capofila del fronte tradizionalista, ha condannato l’evento che a suo giudizio «va contro le direttive della Chiesa e inasprisce le divisioni all’interno della Comunione Anglicana». Ancora più duro ed esplicito il reverendo Henry Orombi, vescovo anglicano dell’Uganda: ha tuonato contro una cerimonia «blasfema» e ha chiesto l’intervento disciplinare dell’arcivescovo di Canterbury – primate della Comunione Anglicana, forte di ottanta milioni di fedeli sparsi per il mondo – avvertendo che si rischia la «disintegrazione» se non si ritorna alla «dottrina tradizionale». Sono soprattutto le chiese anglicane d’Asia e d’Africa, che hanno già mal digerito l’ordinazione sacerdotale delle donne, ad opporsi all’idea di dare piena cittadinanza al clero gay e a minacciare la scissione.

Fonte: Il Messaggero

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Galles: no anglicano a vescovo donna

Il sinodo della chiesa anglicana del Galles ha respinto la proposta di ammettere le donne alla funzione episcopale. Malgrado il sostegno espresso dai vescovi anglicani gallesi, il sinodo anglicano, tenutosi il 2 aprile a Lampeter, ha votato contro la proposta. La legge che avrebbe permesso l’ordinazione di donne all’episcopato non ha raggiunto la necessaria maggioranza dei due terzi in una delle camere che compongono il governo della chiesa. La House of Laity (l’ala del sinodo composta da laici) ha sostenuto l’ammissione delle donne con 52 voti favorevoli e 19 contrari, ma la House of Clergy (l’ala composta dai ministri di culto) ha espresso solo 27 voti a favore mentre i voti contrari sono stati 18. Per soli tre voti la House of Clergy ha così impedito di raggiungere la maggioranza richiesta per l’approvazione della legge.
L’arcivescovo del Galles, Barry Morgan, si è detto deluso dal risultato della consultazione, ma ha ribadito che la questione continuerà a occupare la chiesa del Galles. “Anche l’ordinazione delle donne al ministero pastorale è stata in un primo tempo respinta, ma dopo undici anni il sinodo l’ha accolta“. La chiesa anglicana del Galles ha dunque forse solo rinviato l’appuntamento con l’ordinazione delle donne all’episcopato.
Un portavoce dell’opposizione, il reverendo Alan Rabjohns, ha detto, parlando alla radio BBC, che Gesù ha scelto solo dei discepoli uomini. E quindi anche la chiesa non deve avere donne vescovo. In Canada, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti, così come in Irlanda e in Scozia, la chiesa anglicana riconosce l’episcopato femminile. In Europa non ci sono, per il momento, donne vescovo anglicane.

Fonte: Voce Evangelica/ENI

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Sri Lanka: Ucciso un pastore protestante ad Ampara

Neil Samson è morto per le ferite da arma da fuoco, che lo ha colpito mentre era con la sua famiglia. Il vescovo anglicano di Colombo condanna l’omicidio, risultato della dilagante cultura della guerra nel Paese. E chiede “indagini imparziali” sul caso.

Colombo – Un giovane pastore protestante è l’ultimo religioso ucciso in Sri Lanka, dove la guerra civile e l’assenza di un organo neutrale di supervisione dei diritti umani permettono il perpetrarsi di ogni violenza. Neil Samson è morto il 17 febbraio scorso ad Ampara – est del Paese – in seguito a colpi d’arma da fuoco esplosi da due uomini su una motocicletta, che lo hanno raggiunto mentre era con la moglie e suo figlio. La donna è rimasta ferita e il bambino è ancora sotto shock. Oggi in un comunicato, il vescovo anglicano di Colombo, Duleep de Chickera, ha condannato l’assassinio e chiesto alla polizia “indagini imparziali” sull’accaduto.
Secondo il vescovo anglicano, la morte di Samson potrebbe rientrare nel teso clima interreligioso creatosi nelle ultime settimane ad Ampara. I media locali avevano riportato del fermo di alcuni pastori cristiani con addosso cinture esplosive. La notizia ha contribuito a generare sospetto e risentimento verso la comunità cristiana. De Chickera chiede che sia fatta giustizia: “Se gli indagati sono colpevoli, dovranno essere puniti secondo la legge e la loro Chiesa dovrà scusarsi pubblicamente per non aver saputo selezionare e formare i suoi ministri, secondo i principi cristiani. Ma se fossero innocenti devono essere rilasciati e il loro nome riabilitato”.
Il vescovo anglicano conclude denunciando che Neil Samson è anche vittima della dilagante cultura della guerra nel Paese. Responsabili di questo fenomeno, sono “le due parti in conflitto”, riferendosi alle forze governative e ai ribelli tamil, protagonisti della più che ventennale guerra civile. “L’assenza di un organo neutrale di monitoraggio e di serie indagini di polizia, incoraggiano il clima di impunità. Il non rispetto delle più basilari norme etiche e umanitarie facilita anche l’occupazione e la distruzione dei luoghi di culto”.

Fonte: AsiaNews – riprodotto con autorizzazione

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Anglicani/Chiesa Uganda: Clero USA condanni gay o lasceremo

Prosegue battaglia comunità anglicana dopo nomina vescovo gay

Kampala, 18 feb. (Ap) – Se il clero americano non condannerà l’omosessualità, la Chiesa anglicana dell’Uganda è pronta a lasciare la comunità di 77 milioni di fedeli sparsi nel mondo. L’annuncio è l’ultimo in una dura battaglia sull’omosessualità intrapresa dall’intera Comunità anglicana da quando l’ala americana, la Chiesa episcopale, ha consacrato pubblicamente il suo primo vescovo gay, Gene Robinson, nel 2003.

“L’Anglicanesimo è solo un’identità, e se ne fanno abuso, dobbiamo ricorrere alla secessione. Dobbiamo rimanere cristiani, ma non nella stessa comunità anglicana”, ha dichiarato il portavoce della Chiesa ugandese Aron Mwesigye. Ci sono circa 7 milioni di anglicani in Uganda, secondo i dati disponibili sul sito internet della chiesa.

La settimana scorsa, i vescovi anglicani dell’Uganda hanno minacciato di boicottare l’incontro, che si tiene ogni 10 anni, dei leader anglicani quest’estate, per via della posizione della Chiesa episcopale americana sull’omosessualità.

Mwesigye ha affermato che la chiesa dell’Uganda sta considerando di tagliare completamente i ponti “perchè abbiamo protestato diverse volte contro l’omosessualità, ma non è stata adottata nessuna misura”. “Se non cambiano, e continueranno a sostenere le pratiche omosessuali e i matrimoni gay, le nostre relazioni con loro saranno interrotte del tutto”, ha aggiunto.

Le tensioni tra le correnti più liberali o conservatrici dell’Anglicanesimo sono aumentate nel 2006 con l’elezione del vescovo Katharine Jefferts Schori, a favore dell’ordinamento dei gay, prima donna eletta a capo della Chiesa Episcopale americana.

Fonte: Alice Notizie/Apcom.net

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