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Quella che sto per confutare è una delle più diaboliche eresie distruttive insegnate in ambito evangelico che abbia mai confutato, e vi confesso che non avrei immaginato che ad insegnarla fosse un uomo che per anni è rimasto in mezzo a noi, il cui nome è Giuseppe Piredda, e che di professione fa il finanziere in una caserma di Ravenna. Un uomo che io e mio fratello incontrammo nel 1991 a Roma, e che ammaestrammo nella Parola per alcuni mesi, a cui insegnammo praticamente quasi tutto visto e considerato che era spaventosamente ignorante della Parola quando lo incontrammo tanto che rimase sbalordito e fuori di sé dalla meraviglia quando vide la conoscenza e la sapienza che Dio ha donato a me e mio fratello Illuminato; uomo che qualche tempo dopo, su sua richiesta personale, battezzai nel lago di Bracciano vicino a Roma.
E’ una dottrina diabolica, mostruosa e abominevole perché fa Dio bugiardo, infedele, ingiusto, e malvagio. Vi confesso che proviamo orrore davanti a questa ennesima sua eresia di perdizione (un’altra sua eresia di perdizione che ci fa inorridire è questa: «Ogni volta che ci inginocchiamo fratelli, noi ci stiamo appropriando di un pezzo della vita eterna!») – di cui io e mio fratello siamo venuti a conoscenza solo il 10 Maggio 2025 – perché è la dimostrazione che questo uomo già mentre era in mezzo a noi odiava la verità dissimulando questo suo odio, in quanto di soppiatto, a nostra insaputa, introduceva fra i fratelli soprattutto nel corso delle sue conferenze su Skype eresie distruttive. Ma vi renderete conto di quanto sia diabolica questa sua dottrina e di quanto sia pericolosa, nel leggere quello che lui insegna e poi nel leggere la mia confutazione.
Allora, andiamo per ordine.
Questo uomo insegna che Dio fa pagare ai suoi figliuoli i loro debiti che hanno contratto prima di essere rigenerati da Dio, in altre parole li punisce per i peccati che hanno commesso prima di credere nell’Evangelo. Detto ancora in altre parole, Dio si vendica sui suoi figliuoli facendogli ricadere sul capo la malvagità da loro commessa prima di convertirsi a Cristo. E per sostenere questa sua diabolica dottrina prende quello che avvenne all’apostolo Paolo a Listra, secondo che è scritto: “Or sopraggiunsero quivi de’ Giudei da Antiochia e da Iconio; i quali, avendo persuaso le turbe, lapidarono Paolo e lo trascinaron fuori della città, credendolo morto. Ma essendosi i discepoli raunati intorno a lui, egli si rialzò, ed entrò nella città; e il giorno seguente, partì con Barnaba per Derba” (Atti 14:19-20).
Ascoltate cosa dice questo eretico:
“Leggendo ancora anche il capitolo 14 si vede che Paolo fu lapidato, la persecuzione arrivò più forte e fu lapidato. Fu levato come se fosse morto, no? Fu portato fuori dalla città come se era morto, poi i fratelli si riunirono attorno a lui, Paolo si alzò di nuovo e se ne andò con i fratelli. Iddio ha voluto in questa maniera. Qui effettivamente si è manifestata la giustizia di Dio. Apro una parentesi che riguarda l’apostolo Paolo. L’apostolo Paolo teneva i vestiti di quelli che lapidavano Stefano, cioè guardate come la giustizia, mi vengono veramente i brividi. Io veramente a me mi fa venire i brividi come Dio è giusto e non sfugge niente, cioè non tiene il colpevole per innocente, no, mi viene veramente da tremare davanti a Dio, cioè l’apostolo Paolo, capite? qui stiamo parlando dell’apostolo Paolo. L’apostolo Paolo che prima di convertirsi teneva i vestiti di quelli che lapidavano Stefano, un altro servitore di Dio. Era ripieno di Spirito Santo, lo lapidarono i Giudei di allora e lo uccisero e Paolo era d’accordo, capite?, era d’accordo, ma guardate la giustizia di Dio come è veramente precisa, veramente Iddio è giusto, eh, quello che fa Iddio badate bene non si può non si può considerare in nessuna maniera che non sia giusto, infatti vedete anche Paolo fu lapidato senza morire, perché Dio ebbe misericordia di Paolo, no, non ha voluto che morisse, però gli ha fatto provare quello che lui ha gioito quando avveniva a Stefano, eh sì, questa è la giustizia di Dio, vedete, a me la vendetta dice il Signore, a me la vendetta, questo è l’Iddio, vedete?, e stiamo parlando dell’apostolo Paolo ….»
https://youtu.be/3StDtzINaB8?t=4259
Dunque – secondo questo uomo – l’apostolo Paolo, anni dopo la sua conversione a Cristo avvenuta sulla via di Damasco, ricevette la vendetta di Dio su di lui per essere stato d’accordo con quei Giudei che uccisero Stefano, per avere gioito nel vedere Stefano lapidato dai Giudei a motivo di Cristo, e questa vendetta fu la sua lapidazione a Listra! Quella vendetta di Dio sull’apostolo Paolo fu una manifestazione della giustizia di Dio, che non tiene il colpevole per innocente. Dio non poteva tenere per innocente il suo servitore Paolo, no, lo doveva punire facendogli provare quello che patì Stefano mentre veniva lapidato!!!
Ma riassumiamo ora brevemente questa diabolica dottrina nella sua applicazione pratica basandoci su quello che Dio fece a Paolo, secondo la mente diabolica di questo uomo: dopo che Dio vi ha rimessi i vostri peccati quando avete creduto nel Signore Gesù Cristo, si ricorda di essi, e vi punisce per essi, si vendica di voi per avere commesso quei peccati, non vi tiene per innocenti ma vi tiene per colpevoli, si vendica di voi per farvi provare quello che hanno subito coloro a cui voi avete fatto del male. Come avete fatto, così vi sarà fatto! Quando Dio infatti esercita una vendetta su qualcuno gli fa ricadere sul capo il male che costui ha fatto; lo retribuisce secondo le sue azioni malvage, infatti si legga a tale proposito la vendetta di Dio su Babilonia per il male che essa aveva fatto a Gerusalemme (cfr. Geremia cap. 50-51).
Vi farò degli esempi esplicativi crudi ed estremi perché dovete capire bene il principio diabolico enunciato da questo uomo:
- se prima di convertirti a Cristo hai tentato di uccidere qualcuno, Dio farà sì che qualcuno tenti di uccidere te per farti provare il dolore che si prova nell’essere vicini alla morte;
- se hai ucciso qualcuno Dio farà sì che qualcuno uccida te affinché tu provi il dolore che prova uno che viene ucciso;
- se hai ucciso il figlio di qualcuno o la moglie di qualcuno o il padre di qualcuno Dio farà sì che qualcuno uccida tuo figlio o tua moglie o tuo padre affinché tu provi il dolore di coloro a cui tu hai ucciso qualcuno;
- se hai rubato a qualcuno, Dio farà sì che qualcuno rubi a te per farti provare il dolore che si prova quando si viene derubati;
- se hai violentato una donna, Dio farà sì che qualcuno violenti tua moglie o tua figlia o tua madre, per farti provare il dolore che tu hai inflitto a quel marito di cui hai stuprato la moglie o a quel padre di cui hai violentato la figlia o i figli della donna che hai violentato; e così via!!!!
Che dire? Il dio di questo uomo non è l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che egli non conosce affatto, ma un altro dio, che è bugiardo, ingiusto e malvagio. Il dio di questo uomo è un mostro!
Allora, veniamo all’apostolo Paolo. La lapidazione che egli subì a Listra fa parte di una lunga lista di sofferenze che egli patì per amore di Cristo, infatti lui accenna a questa lapidazione nella sua seconda epistola ai Corinti mettendola assieme ad altre sue sofferenze: “Son dessi ministri di Cristo? (Parlo come uno fuor di sé), io lo sono più di loro; più di loro per le fatiche, più di loro per le carcerazioni, assai più di loro per le battiture sofferte. Sono spesso stato in pericolo di morte. Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe; una volta sono stato lapidato; tre volte ho fatto naufragio; ho passato un giorno e una notte sull’abisso. Spesse volte in viaggio, in pericoli sui fiumi, in pericoli di ladroni, in pericoli per parte de’ miei connazionali, in pericoli per parte dei Gentili, in pericoli in città, in pericoli nei deserti, in pericoli sul mare, in pericoli tra falsi fratelli; in fatiche ed in pene; spesse volte in veglie, nella fame e nella sete, spesse volte nei digiuni, nel freddo e nella nudità” (2 Corinzi 11:23-27).
Quelle sofferenze che egli patì sono chiamate da lui “le sofferenze di Cristo” (2 Corinzi 1:5) e “le afflizioni di Cristo” (Colossesi 1:24), che peraltro Gesù stesso aveva preannunciato ad Anania di Damasco quando gli apparve infatti gli disse di Saulo: “Io gli mostrerò quante cose debba patire per il mio nome” (Atti 9:16). Notate cosa disse Gesù ad Anania “per il mio nome”, ossia ‘per amore del mio nome’. Se dunque Paolo subì quella lapidazione, la patì per amore di Cristo, come anche le altre sofferenze le subì per lo stesso motivo. Lo ha detto Gesù. Anche Paolo disse che le subiva le persecuzioni per amore di Cristo, infatti egli scrisse ai santi di Corinto: “Per questo io mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando son debole, allora sono forte” (2 Corinzi 12:10).
Per cui quella lapidazione subita da Paolo non fu una vendetta di Dio su Paolo per avere gioito quando Stefano veniva lapidato o per essere stato d’accordo con la sua lapidazione. Dicasi la stessa cosa delle sue varie incarcerazioni: non le subì come vendetta da parte di Dio per avere incarcerato i santi, secondo che disse Paolo: “e perseguitai a morte questa Via, legando e mettendo in prigione uomini e donne” (Atti 22:4), affinché Paolo provasse quello che provarono i santi che lui aveva messi in prigione a cagione di Cristo, ma le subì per amore di Cristo. E diciamo qualcosa anche in merito alle battiture che ricevette Paolo, secondo che è scritto: “Dai Giudei cinque volte ho ricevuto quaranta colpi meno uno; tre volte sono stato battuto con le verghe”; anche esse non furono la vendetta di Dio su Paolo per le battiture che lui diede ai santi quando perseguitava la chiesa di Dio, secondo che disse Paolo a Gesù: “Signore, eglino stessi sanno che io incarceravo e battevo nelle sinagoghe quelli che credevano in te” (Atti 22:19). Ed estendiamo il discorso a tutte le persecuzioni che l’apostolo Paolo ricevette per mano dei Giudei, perché esse non furono la vendetta di Dio su Paolo per avere perseguitato i discepoli di Cristo quando era nel giudaismo, ma l’adempimento di quelle parole di Gesù: “Io gli mostrerò quante cose debba patire PER IL MIO NOME”. Dico questo perché è evidente che i bugiardi seguendo i loro pensieri diabolici arrivano anche a queste conclusioni: per forza di cose, perché se fu una vendetta di Dio la lapidazione che Paolo subì a Listra per forza di cose anche le altre sofferenze che lui patì per mano dei Giudei furono la vendetta di Dio contro di lui per le sofferenze che lui aveva inflitto ai discepoli di Cristo quando era nel giudaismo!
Solo una mente diabolica può dunque pensare che quella lapidazione che subì Paolo fu una vendetta e una punizione di Dio contro Paolo per avere gioito alla lapidazione di Stefano o per essere stato d’accordo con la sua lapidazione quando era nel giudaismo e perseguitava i santi. Paolo era stato sì un persecutore della Chiesa, ma Dio gli aveva appieno perdonato tutti i suoi peccati, infatti egli disse a Timoteo: “Ero un bestemmiatore, un persecutore e un oltraggiatore; ma misericordia mi è stata fatta, perché lo feci ignorantemente nella mia incredulità; e la grazia del Signor nostro è sovrabbondata con la fede e con l’amore che è in Cristo Gesù” (1 Timoteo 1:13-14). Notate cosa dice Paolo “ma misericordia mi è stata fatta”, per cui Dio ebbe misericordia delle sue iniquità, e non si ricordò più dei suoi peccati (cfr. Ebrei 8:12). Paolo disse a Timoteo anche queste parole: “Mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me per il primo tutta la sua longanimità” (1 Timoteo 1:16), per cui è cosa certa che Dio perdonò a Saulo tutti i suoi peccati. Per cui è impossibile che quella sua lapidazione fu una vendetta di Dio per come si era comportato alla lapidazione di Stefano!
Ma poi, non è forse scritto che Stefano prima di morire “gridò ad alta voce: Signore, non imputar loro questo peccato” (Atti 7:60)? Per cui se il Signore non imputò ai lapidatori di Stefano quel loro peccato, su richiesta del suo fedele servitore Stefano, come si può pensare che Dio, dopo che Saulo fu salvato, ripeto, dopo che Saulo fu salvato, esercitò la sua vendetta su Paolo perché aveva approvato la lapidazione di Stefano e aveva custodito le vesti di coloro che lo avevano ucciso, secondo che disse Paolo a Gesù: “E quando si spandeva il sangue di Stefano, tuo testimone, anch’io ero presente e approvavo, e custodivo le vesti di coloro che l’uccidevano. Atti 22:20)? Ripeto, solo una mente diabolica può arrivare a pensare una simile cosa contro il nostro caro fratello Paolo, che a noi non è mai venuta lontanamente in mente perché noi abbiamo la mente di Cristo.
Peraltro siccome quando Paolo fu lapidato a Listra corse un pericolo di morte ma Dio lo preservò dalla morte, e noi sappiamo che i santi pregavano per lui, quando seppero che egli fu da Dio preservato dalla morte, essi ringraziarono Dio. Questo lo deduciamo da quanto Paolo dice in merito ad una afflizione che lui e i suoi compagni patirono in Asia e dalla quale Dio li liberò (cfr. 2 Corinzi 1:10-11).
Il finanziere insegna che Dio non tenne Paolo per innocente, per cui lo accusò di essere colpevole. Colpevole di cosa? Colpevole di avere gioito alla lapidazione di Stefano, e di averla approvata! Pensate un po’ cosa ha partorito la sua mente diabolica, che Paolo dopo essere stato salvato, perdonato, rigenerato, giustificato, e riconciliato con Dio, era colpevole agli occhi di Dio di avere gioito alla lapidazione di Stefano e di averla approvata, e quindi Paolo meritò la vendetta di Dio! «non tiene il colpevole per innocente … guardate la giustizia di Dio come è veramente precisa, veramente Dio è giusto, … eh sì, questa è la giustizia di Dio, vedete, a me la vendetta dice il Signore», dice il finanziere!
Questo modo di ragionare e parlare fa chiaramente capire che questo uomo non sa assolutamente cosa significhi avere la remissione dei peccati, non sa cosa significhi essere giustificati da Dio, per cui non sa cosa sia né la remissione dei peccati e neppure la giustificazione. I fatti dicono questo, e i fatti sono inequivocabili. Qualsiasi figliuolo di Dio inorridisce a sentire le cose che dice questo uomo, perché sono parole che vengono da Satana, l’avversario. Noi nelle sue parole vediamo solo follia! Ma come si fa a dire che nella lapidazione di Paolo a Listra c’è la manifestazione della giustizia di Dio, che è veramente precisa? Bisogna proprio essere privi di senno, bisogna proprio essere spiritualmente folli per fare una simile affermazione!
Paolo aveva “la beatitudine dell’uomo al quale Iddio imputa la giustizia senz’opere, dicendo: Beati quelli le cui iniquità son perdonate, e i cui peccati sono coperti. Beato l’uomo al quale il Signore non imputa il peccato” (Romani 4:6-8). Paolo dunque non fu più ritenuto colpevole da Dio dopo la sua conversione di tutte le cose malvagie che aveva compiuto contro la Chiesa di Dio, perché con il peccato gli fu rimessa la colpa e la pena. Ecco perché Paolo affermò: “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1). Affermare dunque – come fa il finanziere – che Dio, dopo che Saulo si convertì a Cristo, lo considerò colpevole di essere stato d’accordo con la lapidazione di Stefano e di avere gioito per la sua lapidazione e quindi gliela fece pagare quella sua colpa, significa mentire contro la verità, significa odiare la verità. E significa anche calunniare il nostro caro fratello Paolo, quindi accusarlo falsamente di essere colpevole, quando invece Dio lo aveva reso giusto, in quanto gli aveva messo la sua fede in conto di giustizia. E noi sappiamo che i calunniatori sono figli e servi del diavolo, che è appunto l’accusatore dei fratelli. E noi nelle parole di questo finanziere contro il nostro caro fratello Paolo vediamo proprio chiaramente l’opera calunniatrice del diavolo!
A proposito dei nostri vecchi peccati, ossia dei peccati che commettemmo prima di ravvederci e di credere nell’Evangelo, ecco cosa dice la Parola di Dio.
- “Di lui attestano tutti i profeti che chiunque crede in lui riceve la remission de’ peccati mediante il suo nome” (Atti 10:43), disse Pietro a casa di Cornelio. Per cui chi crede in Gesù Cristo ottiene la remissione o la cancellazione dei peccati commessi quando era sotto il peccato, e non può in alcun modo subire la vendetta di Dio per essi dopo avere creduto. I peccati sono dei debiti, per cui se Dio li cancella o rimette, non può poi punire gli uomini a cui quei debiti sono stati rimessi. Se Dio agisse così sarebbe un bugiardo, un ingiusto e malvagio.
- “Avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati” (Ebrei 8:12), dice Iddio in merito al nuovo patto. Per cui se Dio ha promesso che non si ricorderà più dei nostri vecchi peccati, vuol dire che non può punirci per essi, non può esercitare su di noi alcuna vendetta per essi dopo la nostra conversione.
- “Non v’è dunque ora alcuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù” (Romani 8:1), e questo perché coloro che sono in Cristo Gesù sono giustificati per il sangue di Cristo (cfr. Romani 5:9). Paolo infatti dice sempre ai Romani: “Come dunque con un sol fallo la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così, con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita s’è estesa a tutti gli uomini” (Romani 5:18). Dio dunque non serba alcuna condanna per noi per peccati commessi prima della nostra conversione, perché noi abbiamo conseguito la giustizia di Dio.
Gli effetti di questa diabolica dottrina sono i seguenti.
Questa diabolica dottrina porta a considerare inutile il ravvedimento – che Cristo ha ordinato sia predicato nel suo nome a tutte le genti cfr. Luca 24:47 – e questo perché se mediante il ravvedimento, che è il cambiamento di mente o del modo di pensare e che viene dato da Dio a coloro che sono ordinati a vita eterna, si ottiene una nuova mente, ossia la mente di Cristo, ciò significa che il ravvedimento che Dio diede a Saulo, non gli impedì di ricevere la vendetta di Dio per il male che aveva fatto provare a Stefano e del quale Saulo si era ravveduto, come anche altre vendette di Dio per altri mali che aveva fatto provare ai figliuoli di Dio quando lui perseguitava a morte la Via! Il suo ravvedimento fu dunque inutile! Per cui per quale ragione si dovrebbe predicare agli uomini il ravvedimento, se poi loro una volta che si ravvedono dei loro peccati, dovranno essere castigati da Dio per dei peccati dei quali si sono ravveduti?
Questa diabolica dottrina porta a considerare inutile l’Evangelo di Dio, che è il seguente: Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture; fu seppellito; risuscitò il terzo giorno, secondo le Scritture; apparve a Cefa, poi ai Dodici. Poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti. Poi apparve a Giacomo; poi a tutti gli Apostoli (cfr. 1 Corinzi 15:3-7). Perché? Perché a cosa serve credere nella Parola della Buona Novella, se poi dopo che uno che ha creduto deve aspettarsi le vendette di Dio per dei peccati che ha commesso prima di credere? Questa diabolica dottrina dunque svuota della sua potenza l’Evangelo della gloria del beato Iddio. L’Evangelo, in altre parole, in base a questa diabolica dottrina, non è in grado di salvare il credente dall’ira di Dio che è sopra l’uomo a cagione dei suoi peccati, perché dopo che ha creduto egli è destinato a subire l’ira di Dio per dei peccati commessi prima di credere!!! E’ pazzesco ciò, ma le cose stanno così. Se dunque è inutile credere nell’Evangelo – ma provate a pensare cosa dirà chi ascolta l’Evangelo dalla bocca di uno che professa questa diabolica dottrina: «Ma perché mai dovrei credere in un Dio che poi eserciterà su di me la sua vendetta per dei peccati che ho commesso prima di credere, prima di convertirmi a Lui?» – è inutile anche predicare l’Evangelo. Come potrei io infatti considerare utile la predicazione dell’Evangelo ai peccatori se Dio si comportasse così verso i credenti per dei peccati da loro commessi prima di credere? Vi confesso che la considererei inutile, ma anche una predicazione ingannevole! Questa diabolica dottrina dunque costituisce uno sfrontato attacco all’Evangelo di Dio.
Questa diabolica dottrina annulla la giustizia di Dio e presenta Dio come un dio ingiusto, e vi spiego perché. L’apostolo Paolo dice ai santi di Roma: “Ora, però, indipendentemente dalla legge, è stata manifestata una giustizia di Dio, attestata dalla legge e dai profeti: vale a dire la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo, per tutti i credenti; poiché non v’è distinzione; difatti, tutti hanno peccato e son privi della gloria di Dio, e son giustificati gratuitamente per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù; il quale Iddio ha prestabilito come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond’Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù” (Romani 3:21-26). Notate come Paolo dica che Dio ha prestabilito Gesù Cristo “come propiziazione mediante la fede nel sangue d’esso, per dimostrare la sua giustizia, avendo Egli usato tolleranza verso i peccati commessi in passato, al tempo della sua divina pazienza; per dimostrare, dico, la sua giustizia nel tempo presente; ond’Egli sia giusto e giustificante colui che ha fede in Gesù”, il che significa che Dio stabilendo Gesù come propiziazione per i nostri peccati mediante la fede nel suo sangue, ha dimostrato la sua giustizia, avendo egli usato tolleranza verso i nostri peccati commessi in passato, e poi ha dimostrato la sua giustizia nel tempo presente affinché sia giusto e giustificante chi ha fede in Gesù. Per cui è evidente che se Dio ci tenesse per colpevoli per dei peccati commessi in passato, dimostrerebbe la sua ingiustizia e non la sua giustizia! Non vi pare? Ed anche al presente dimostrerebbe la sua ingiustizia, perché Dio non sarebbe giustificante colui che ha fede in Gesù. Questa diabolica dottrina dunque annulla la giustizia di Dio che è rivelata nell’Evangelo che Paolo ha ricevuto per rivelazione di Gesù Cristo (cfr. Romani 1:17), ed annulla anche la fede nel sangue di Cristo, e questo spiega appieno l’odio – manifesto a tutti ormai – di questo finanziere verso il sottoscritto perché predico l’Evangelo.
Questa diabolica dottrina induce a credere che chi crede non sia stato veramente giustificato, anzi non è stato affatto giustificato per la sua fede quando ha creduto nel Signore Gesù perché per essere reso giusto ha bisogno di subire la vendetta di Dio per i suoi vecchi peccati, cioè di subire la giustizia di Dio nella sua vita, giustizia di Dio intesa come punizione per i suoi vecchi peccati! D’altronde, se la subì Paolo per forza di cose anche noi dovremo subirla! Per cui poi la sofferenza del credente viene spiegata come qualcosa di necessario per scontare i vecchi debiti con Dio. Come Dio fece pagare a Paolo quel suo vecchio debito contratto alla lapidazione di Stefano, facendo sì che egli fosse lapidato a Listra (le vendette che Dio esercita infatti sugli uomini hanno come scopo quello di fare pagare agli uomini i loro debiti, perché sono punizioni da Lui inflitte a cagione dei loro peccati), così Dio ci farà scontare vecchi nostri debiti facendoci patire quello che abbiamo fatto patire al nostro prossimo prima della nostra conversione! Ma tutto ciò non ha niente a che fare con la verità. La nostra fede in Dio ci è stata messa in conto di giustizia come fu messa in conto ad Abramo la sua fede (cfr. Romani 4:3), per cui noi abbiamo conseguito la giustizia di Dio basata sulla fede (cfr. Filippesi 3:9), e agli occhi di Dio siamo giusti. Egli ci ha costituiti giusti (cfr. Romani 5:19). Chi dunque annuncia che i giusti sono ancora colpevoli agli occhi di Dio per peccati commessi prima della loro conversione e quindi Dio li punisce per essi, sia anatema.
Questa diabolica dottrina annulla la misericordia di Dio e annullandola rende Dio bugiardo e infedele. Dio è misericordioso infatti quando abbiamo creduto nel Vangelo ha avuto misericordia di noi, e questo perché ha voluto farci misericordia (cfr. Romani 9:18). Che cosa significa ciò? Che Dio ha avuto misericordia dei nostri peccati, e non si ricorderà più dei nostri peccati, secondo che Egli ha promesso quando promise il nuovo patto: “Avrò misericordia delle loro iniquità, e non mi ricorderò più dei loro peccati” (Ebrei 8:12). Ma questa diabolica dottrina fa Dio bugiardo e infedele, perché Dio ha mentito, non mantiene la Sua promessa, perché Egli si ricorda dei nostri peccati per castigarci a cagione di essi. Addio dunque alla misericordia di Dio, addio dunque alla veracità e alla fedeltà di Dio! Inorridisco, veramente, inorridisco dinnanzi alla diabolicità di questo uomo.
Questa diabolica dottrina induce a credere che il castigo che Cristo ricevette per le nostre offese non sia stato sufficiente, perché dopo la nostra conversione rimane un castigo che meritiamo di ricevere noi per i nostri vecchi peccati! Dio ci castiga per farci provare lo stesso dolore e male che hanno subito quelli a cui abbiamo fatto del male prima della nostra conversione! E’ la vendetta di Dio! Ma la Scrittura dice che “il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui” (Isaia 53:5), per cui dal momento che un uomo crede in Cristo ha pace con Dio perché il castigo per i peccati che egli aveva commesso è ricaduto su Cristo alla croce; e quel castigo dunque è completo, e non ha bisogno di essere integrato da un castigo che Dio ci infligge per nostri vecchi peccati. Per cui chi insegna questa diabolica dottrina sovverte l’Evangelo di Cristo. Sì, perché questa diabolica dottrina va a sconvolgere l’Evangelo, in quanto se “Cristo è morto per i nostri peccati, secondo le Scritture” (1 Corinzi 15:3), significa che Egli è morto a cagione dei nostri peccati, non importa quanti ne abbiamo commessi, e quindi se è morto per ogni peccato che abbiamo commesso, ciò significa che non rimane nessun castigo che noi dobbiamo ricevere da Dio per qualche peccato commesso prima della nostra conversione. La sua morte fu il castigo giusto e completo che Egli ebbe su di lui per i nostri peccati, e in virtù di questo castigo noi abbiamo ottenuto la remissione di quei peccati di cui ci siamo ravveduti. Chi dunque insegna questa dottrina diabolica non crede che Cristo sia morto per i nostri peccati, secondo le Scritture.
Questa diabolica dottrina induce a credere che il prezzo pagato da Cristo a Dio per noi non sia stato sufficiente, perché c’è ancora un prezzo che dobbiamo pagare noi per i nostri vecchi peccati, e infatti Dio ci fa pagare le nostre passate colpe sotto forma di castigo che ci infligge per esse dopo che ci siamo convertiti! La Scrittura dice che Cristo Gesù “diede se stesso qual prezzo di riscatto per tutti” (1 Timoteo 2:6), per cui chi annuncia un prezzo che il credente deve pagare per sue vecchie colpe, sotto forma di castigo che Dio gli infligge per esse, sta annullando ciò che Cristo ha fatto, riducendolo ad una sorta di aiutino che ci ha dato perché c’è anche un prezzo che Dio fa pagare a noi! Non ha pagato tutto Cristo! Per cui chi insegna questa diabolica dottrina, non crede che il prezzo del riscatto pagato a Dio per noi sia completo e sufficiente, perché c’è un prezzo che al credente rimane da pagare a Dio, e Dio glielo fa pagare infliggendogli le sue vendette per sue colpe passate, commesse da lui prima della sua conversione. La vendetta di Dio infatti – lo ripeto – è una punizione che Dio esercita su chi ha fatto dei peccati, per farlo soffrire per quei peccati che ha commesso: un prezzo che Dio fa pagare ai suoi debitori per i loro debiti (cfr. Matteo 18:34-35).
Questa diabolica dottrina induce a disprezzare il sangue prezioso di Cristo, perché induce a credere che il sangue di Cristo non sia in grado di cancellare alcuni nostri peccati che avevamo commesso prima di convertirci. Dobbiamo aspettarci dunque le vendette di Dio per essi, e subendo queste sue vendette allora essi saranno cancellati. Gesù Cristo disse ai suoi nella notte in cui fu tradito quando diede loro il calice: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue, il sangue del patto, il quale è sparso per molti per la remissione dei peccati” (Matteo 26:28). Per cui tutti i nostri peccati sono stati cancellati appieno mediante il Suo prezioso sangue. Non dobbiamo dunque aspettarci alcuna vendetta di Dio per nostri vecchi peccati, commessi prima della nostra conversione.
Questa diabolica dottrina va ad attaccare l’intercessione che compie Cristo Gesù alla destra del Padre nei luoghi altissimi, e la rende inutile ed inefficace, e vi spiego perché. L’apostolo Paolo dice che Gesù Cristo “è risuscitato; ed è alla destra di Dio; ed anche intercede per noi” (Romani 8:34), e l’apostolo Giovanni afferma: “Figliuoletti miei, io vi scrivo queste cose affinché non pecchiate; e se alcuno ha peccato, noi abbiamo un avvocato presso il Padre, cioè Gesù Cristo, il giusto; ed egli è la propiziazione per i nostri peccati; e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo” (1 Giovanni 2:1-2). Se dunque Gesù intercede per noi, difendendoci presso il Padre dalle accuse del diavolo, che è bugiardo e padre della menzogna, e se la Scrittura dice che Gesù “è la propiziazione per i nostri peccati”, ciò significa che i nostri vecchi peccati non ci vengono più imputati in alcuna maniera, perché noi avendo creduto in Gesù ne abbiamo ottenuto la remissione grazie allo spargimento del suo sangue nel quale noi abbiamo creduto. Per cui quand’anche il diavolo si presentasse davanti a Dio facendo notare a Dio alcuni peccati da noi commessi quando eravamo signoreggiati dal peccato, grazie all’intercessione di Cristo noi non potremmo mai subire alcuna vendetta da parte di Dio per essi, perché appunto Cristo, essendo la propiziazione per i nostri peccati, intercederebbe per noi, e noi saremmo al sicuro. Ma con questa diabolica dottrina invece, l’intercessione di Cristo davanti ad un attacco del diavolo risulterebbe inutile ed inefficace. Prendiamo l’esempio di Paolo così capite meglio. Ammettiamo che il diavolo si sia presentato davanti a Dio e gli abbia detto: ‘Ricordati che Saulo approvò l’uccisione di Stefano, tuo servitore, e gioì della sua morte, per cui non è giusto che rimanga impunito!’. E’ evidente che l’intercessione di Cristo presso Iddio non servì a Paolo a risparmiargli la vendetta di Dio per quel suo peccato! Non vi pare?
Questa diabolica dottrina fa piombare nella paura coloro che rimangono sedotti, i quali hanno del continuo apprensione di castigo, perché si aspettano da un momento all’altro la vendetta di Dio per dei peccati commessi prima della loro conversione. Per esempio, ogni credente che prima di convertirsi odiava i santi e prendeva piacere a fargli del male o approvava il male che gli veniva fatto comincerebbe a pensare: ‘Come Dio esercitò la sua vendetta su Paolo dopo anni dalla sua conversione, per avere gioito del male fatto al suo servitore Stefano e averlo approvato, così eserciterà le sue vendette su di me per avere gioito del male fatto a dei suoi servitori e averlo approvato». Ma badate che coloro che accettano questa diabolica dottrina, si aspettano le vendette di Dio su di loro anche per altre forme di male fatte ai credenti (od anche a non credenti) prima della loro conversione, perché ripeto il principio è quello che le sofferenze che un credente patisce a cagione di Cristo sono delle vendette di Dio per qualcosa di male che ha fatto prima della sua conversione. Giudicate voi da persone intelligenti: ma lo vedete quanto sia diabolica questa dottrina? E’ una dottrina che fa perdere ai credenti la pace, e li rende agitati e impauriti. Che dice invece la Scrittura? “Giustificati dunque per fede, abbiam pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore” (Romani 5:1). Dunque, in virtù della giustificazione che abbiamo ottenuto per grazia mediante la fede, noi abbiamo pace con Dio, perché siamo stati riconciliati con Dio per mezzo di Cristo. Non siamo più nemici di Dio nella nostra mente e nelle nostre opere malvage, ma amici di Dio mediante la fede in Cristo. Se dunque siamo diventati suoi amici, di conseguenza Egli non può esercitare su di noi vendette per colpe che abbiamo avuto prima della nostra conversione. Egli quelle colpe le ha cancellate, e noi siamo innocenti agli occhi suoi.
Questa diabolica dottrina porta chi l’accetta a parlare contro Dio ossia ad accusare falsamente Dio perché a Dio vengono attribuiti pensieri ed azioni inventati dal calunniatore. Fare passare infatti la lapidazione di Paolo a Listra come una vendetta di Dio su Paolo per una colpa che gli era stata cancellata dal sangue di Gesù, vuol dire calunniare Dio, perché Dio viene presentato come un Dio che condanna l’innocente, che condanna il giusto, che rivanga nel suo passato di non convertito per trovare un appiglio per punirlo, per ‘fargliela pagare’. Altro dunque che un Dio che non tiene il colpevole per innocente!!! Proprio il contrario viene detto, infatti questa dottrina presenta Dio come un Dio che tiene l’innocente per colpevole, che punisce gli uomini per colpe che essi non hanno. In altre parole, chi sostiene questa dottrina fa Dio un Dio ingiusto. E’ terribile, orribile, abominevole, vedere come degli esseri umani prendano piacere ad oltraggiare Dio. Ma non rimarranno impuniti, perché coloro che parlano contro Dio si attirano l’ira di Dio, la vendetta di Dio su di loro, e questo infatti noi lo vediamo. E questa ingiustizia attribuita a Dio viene presentata come la giustizia di Dio!!!
Questa diabolica dottrina fa anche Gesù bugiardo, doppio e ingiusto, e vi spiego perché. Allora, quando si parla delle persecuzioni che Saulo da Tarso inflisse alla Chiesa di Dio quando lui era nel giudaismo, bisogna sempre ricordarsi che Saulo tramite di esse perseguitò Cristo, infatti quando Gesù Cristo gli apparve sulla via di Damasco, è scritto che Saulo “essendo caduto in terra, udì una voce che gli diceva: Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Ed egli disse: Chi sei, Signore? E il Signore: Io son Gesù che tu perseguiti” (Atti 9:4-5). Notate che Gesù disse per ben due volte che Saulo lo perseguitava. Per cui anche quello che Saulo fece contro Stefano lo fece contro Gesù. Ora, vi domando: ‘Gesù perdonò Saulo per averlo perseguitato?’ La risposta che mi darete è: ‘Sicuramente!’. Bene, ma allora se Gesù perdonò a Saulo anche il male che aveva fatto al suo servitore Stefano, e poi dopo anni gli fece pagare il male che Saulo aveva fatto a Stefano approvando l’uccisione di Stefano, ciò significa che non lo perdonò veramente, ma che si comportò in maniera doppia, perché da un lato gli fece credere che lo aveva perdonato, e poi dall’altra si vendicò su di lui per quel male che gli aveva fatto! Il Gesù dunque che annuncia il finanziere è un altro Gesù, infatti è un Gesù bugiardo, doppio e ingiusto!
Questa diabolica dottrina induce coloro che la professano a comportarsi in maniera ingiusta, doppia e bugiarda verso coloro che gli fanno del male e che essi dicono di perdonare quando essi si pentono. Mi spiego meglio. Se dobbiamo essere “imitatori di Dio, come figliuoli suoi diletti” (Efesini 5:1), vuol dire che i figliuoli di Dio si devono comportare così verso coloro che peccano contro di loro e poi si pentono: li devono perdonare, ma con riserva, diciamo così, nel senso che devono fare come il dio di questi scellerati, che dice che perdona i peccati all’uomo che si pente ma poi a suo tempo si vendica su quell’uomo facendogli pagare i suoi vecchi peccati. E così avviene che se un fratello pecca contro di me, e si pente, io lo perdono, ma nella mia testa devo escogitare il modo per fargli provare lo stesso dolore o male che ho provato io quando lui ha peccato contro di me!!! Per cui i credenti vengono incitati implicitamente a rendere male per male. Questo infatti è il meccanismo diabolico che viene a crearsi nella mente di chi professa questa diabolica dottrina. Ricordatevi infatti che un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta, e che ogni eresia distruttiva produce sempre altre menzogne.
Questa diabolica dottrina porta ad accusare falsamente i santi dell’Altissimo, perché le sofferenze che essi patiscono per amore di Cristo vengono definite vendette di Dio su di essi perché colpevoli di una colpa inesistente, e quindi questa diabolica dottrina porta i santi a fare la volontà del diavolo che è quella di calunniare i santi dell’Altissimo. E quindi porta i santi ad attirarsi l’ira di Dio su di essi a cagione delle loro calunnie, e quindi essi non rimarranno impuniti.
Concludo dicendo questo.
Chiunque insegna questa diabolica dottrina che ho confutato fa Dio bugiardo, infedele, ingiusto e malvagio, e questo perché odia Dio. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti: chi attribuisce a Dio questo modo di comportarsi verso i suoi figliuoli odia Dio, e quindi odia anche i suoi figliuoli.
Esorto dunque tutti voi, fratelli amati dal Signore, a guardarvi da questo uomo eretico, che ama e pratica la menzogna, che è uscito dal nostro mezzo e con dolce e lusinghiero parlare adesca le anime instabili. Aborrite le sue eresie di perdizione, che sovvertono l’Evangelo di Dio e annullano la Sua grazia e la Sua giustizia. E sappiate che egli porterà la pena della sua iniquità, perché Dio gli renderà secondo le sue opere malvage.
Chi ha orecchi da udire, oda.
Giacinto Butindaro
Tratto da: Blog di Giacinto Butindaro
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