Diario dal ghetto, un libro pubblicato negli Usa raccoglie le testimonianze degli ebrei di Varsavia che, sotto il nazismo, affidarono i loro ricordi ai bidoni del latte. Il gruppo si chiamava Oyneg Shabes, (in yiddish “La gioia del Sabato”) racconta la vicenda di un gruppo di ebrei del ghetto, la maggior parte di origine polacca, ognuno dei quali raccontava cosa stava accadendo, fatti di ogni giorno, grandi e piccoli, le violenze, la fame, la speranza, le preghiere. C’era chi raccoglieva fotografie, c’era chi portava documenti oppure disegni.
L’idea era stata di Emanuel Ringelblum, storico, che riunì intono a sé scrittori, poeti, giornalisti, dando vita a una specie di diario del ghetto, per spiegare a tutti cosa stava accadendo. Le cronache venivano scritte a mano su fogli diversi, che erano infilati nei bidoni di metallo che servivano per il latte; i bidoni venivano poi sotterrati in posti segreti. Alla fine della guerra, solo tre persone del gruppo erano sopravvissute. Lo stesso Ringelblum era stato fucilato dai nazisti ma nessuno aveva svelato il segreto dei bidoni.
Si tratta così di un diario di 35 mila pagine, una parte delle quali un editore statunitense ha tradotto e pubblicato con il titolo “Chi scriverà la nostra storia?”.
L’opera si preannuncia di grande interesse perché è la concreta quotidiana testimonianza di un mondo spazzato drammaticamente via dai nazisti.
Milano 14/04/08
Fonte: Mosaico
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Amsterdam, 28 nov. (Ap) – Gli undici paesi delegati alla supervisione di un vasto archivio sul nazismo e i campi di concentramento hanno completato la ratifica di un accordo che permetterà loro di aprirne le porte al pubblico. L’intesa, rende noto oggi la Croce Rossa Internazionale, mette fine a 60 anni di segretezza. La Grecia è stato l’ultimo degli 11 paesi a ratificare l’intesa. L’archivio sorge a Bad Arolsen, in Germania, ed è amministrato dalla ‘International Tracing Service’, agenzia del Comitato Internazionale della Croce Rossa. L’archivio, che consta di oltre 50 milioni di pagine, fino ad oggi è stato utilizzato per agevolare le ricerche di persone disperse e per fornire documentazioni sulle vittime della persecuzione nazista in modo da poter sostenere la richiesta di risarcimento.