Libertà religiosa, rapporto USA

Stati comunisti e islamici sul banco degli accusati; ma la Commissione accusa gli Usa, e gli altri governi, di non fare abbastanza

Il 2 maggio scorso la Commissione USA sulla libertà religiosa internazionale (USCIRF – U.S. Commission on International Religious Freedom) ha pubblicato il rapporto annuale 2008 e le raccomandazioni per il Segretario di Stato Condoleezza Rice sui “Paesi di particolare preoccupazione” (CPC – countries of particular concern). La Commissione, istituita dalla legge sulla libertà religiosa internazionale del 1998, ha il compito, tra gli altri, di individuare quei Paesi i cui governi si siano resi responsabili o abbiano tollerato sistematiche e gravi violazioni della libertà religiosa.

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Rifugiati: accogliere i perseguitati religiosi

Le persone che fuggono dal proprio paese per motivi religiosi devono essere riconosciute come rifugiati, secondo le regole stabilite dalle Convenzioni internazionali. Lo ha sostenuto lo storico delle religioni tedesco Hans Meier, cattolico, intervenendo lo scorso 8 maggio sulle pagine del quotidiano svizzero “Neue Zürcher Zeitung”. Meier ha formulato queste considerazioni alla luce del crescente numero di profughi per motivo di religione nel mondo, in particolare di profughi di religione cristiana. Limitarsi a riconoscere lo statuto di rifugiato ai perseguitati politici è riduttivo, ha sostenuto Meier. Considerando la situazione dei cristiani in Iraq, nel mondo arabo, in India, in Tailandia, nella Corea del Nord, in Cina, in Pakistan, in Iran e nei paesi islamici africani, lo statuto di rifugiato dovrebbe essere riconosciuto – secondo Meier – ai cristiani che fuggono da quei paesi. Il diritto di praticare liberamente la propria religione dovrebbe essere affiancato, ha concluso lo storico delle religioni, con un esplicito diritto, sancito a livello mondiale, alla conversione.

Fonte: Voce Evangelica/nzz

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Ebrei: Allarme antisemitismo, i casi nel mondo crescono del 7%

Roma, 30 apr. (Apcom) – Non si arresta la preoccupante ondata di anti-semitismo nel mondo. I casi registrati nel 2007, rispetto all’anno prima, sono aumentati del 6,6%, mentre sarebbero addirittura triplicate le aggressioni violente nei confronti di ebrei. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto dell’Istituto Stephen Roth dell’Università di Tel Aviv, uno dei più noti centri di “studio sull’antisemitismo e il razzismo contemporanei”. Stando all’indagine, come riportano i principali siti israeliani, l’anno scorso sono stati denunciati 632 episodi di violenza a motivazione razziale contro gli ebrei, rispetto ai 593 del 2006. Il 57% degli attacchi del 2007 sono stati giudicati “particolarmente gravi”, mentre un anno prima, in questa categoria erano stati classificati appena il 19% dei casi. Gli autori del rapporto, del resto, sottolineano che il trend di crescita della violenza anti-semita è proseguito nel 2007 anche in assenza di un “catalizzatore esterno”, come era stata, per l’anno precedente, la Seconda guerra in Libano. L’ultima ricerca parla comunque di una “doppia tendenza”: da un lato, ci sono diversi paesi in cui gli episodi di antisemitismo sono diminuiti, dall’altro è stato riscontrato un aumento di aggressioni gravi condotte con un’arma o con l’obiettivo di uccidere, e di incendi dolosi, spesso negli stessi paesi. Esemplare il caso della Francia, dove i crimini dell’odio sono diminuiti dai 97 del 2006 ai 47 dell’anno scorso, mentre il numero di aggressioni pericolose è cresciuto da due a otto. In Australia è andata esattamente in senso inverso: gli episodi violenti sono diminuiti, da 49 a 29, ma nel 2007 sono stati messi agli atti cinque episodi di violenza grave rispetto all’unico caso registrato nel 2006. Nel frattempo, in Germania, Canada e Regno Unito si è riscontrata una crescita in entrambi i trend. Per quanto riguarda l’Italia, spiegano dall’istituto di ricerca, i dati raccolti non sono ancora completi. Il rapporto del 2006 (l’ultimo disponibile sul sito del centro di ricerca, ndr) rifletteva una crescita ancora più allarmante dell’antisemitismo a livello mondiale, denunciando che i casi erano addirittura raddoppiati rispetto all’anno precedente. Gli autori del rapporto attribuiscono il miglioramento in alcuni paesi al maggiore impegno dei governi nella lotta all’anti-semitismo e alla più forte cooperazione fra comunità ebraiche e forze dell’ordine. L’aumento dei casi in altri paesi, suggeriscono gli analisti, potrebbe essere collegato a tensioni sociali o economiche e al conseguente aumento di islamofobia. La stragrande maggioranza delle aggressioni violente sono state denunciate in Europa occidentale e centrale, per via della presenza crescente di milioni di immigrati, fra cui circa 20 milioni di musulmani, che rappresenta ancora – sostiene il rapporto – una fonte costante di attrito.

Fonte: Apcom.net

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ATLANTE – Brevi caratteristiche predominanti della maggior parte dei Paesi dove il Cristianesimo è vietato o contrastato

Afghanistan

L’Afghanistan non è nuovo ai conflitti. L’invasione sovietica del 1979 portò guerra e distruzione, ma la loro cacciata, dieci anni dopo, condusse a una nuova guerra civile dalla quale emersero vincitori i Talebani, musulmani estremisti, che imposero un regime islamico radicale. Sono stati cacciati nel 2001 da una coalizione internazionale guidata dagli USA.

La popolazione conta 22.720.000 di abitanti (al 2000), tra cui i musulmani al 98%, i parsi al 1,5% e altri, tra i quali i cristiani con una percentuale irrisoria.

In Afghanistan, dopo un governo provvisorio di unità nazionale, nel 2004 sono state effettuate elezioni democratiche.

La persecuzione pubblica è cessata con la cacciata dei Talebani, ma i cristiani non possono esercitare la loro fede senza rischiare di essere perseguitati da musulmani radicali.

L’Afghanistan è considerata una delle nazioni meno raggiunte dall’evangelo, è composta da oltre 70 popoli e quasi nessuno conosce Cristo.

Algeria

Guerre coloniali e guerre civili per quasi mezzo secolo hanno portato decine di migliaia di morti. Due terzi degli algerini sono giovanissimi, e non conoscono altro che la confusione e la povertà portate dal sistema socialista del governo.

Ha una popolazione di 32.277.942 di abitanti (al 2000), prevalentemente musulmani (97%).

Le elezioni del 1992, vinte dai partiti islamici, sono state annullate dai militari. Da Allora, e fino al 2000, l’Algeria ha vissuto in uno stato di endemica guerra civile, fino a che la proposta di una amnistia generale ha portato un po’ di pace. l fondamentalisti rimangono molto forti e caldeggiano l’adozione della legge islamica (Sharia).

Negli anni recenti, i cristiani hanno subito violenza dal Fronte di Salvezza Islamico, tristemente conosciuto perché i suoi membri sono soliti razziare innocui villaggi e tagliare la gola a chiunque non accolga il loro appello al fondamentalismo islamico.

Il proselitismo cristiano non è permesso e la presenza cristiana in Algeria è molto debole. Nelle città i cristiani tengono un basso profilo, mentre nei villaggi Kabyle le riunioni cristiane sono pubbliche. Negli ultimi anni però c’è stata una ripresa delle attività di evangelizzazione. Le chiese Cattolica e Protestante sono le uniche riconosciute dallo Stato.

Arabia Saudita

In questo paese desertico sono nati Maometto e l’islam e ci sono i luoghi islamici più sacri: la Mecca e Medina. Da questo ricchissimo paese petrolifero viene promosso “l’Islam puro” dentro e anche al di fuori del mondo musulmano.

Tutta la popolazione è considerata musulmana; al di fuori dell’islam è vietato praticare qualsiasi altra religione. Ciò vale anche per i numerosi lavoratori stranieri: non hanno il permesso di riunirsi in un luogo pubblico per pregare e per leggere la Bibbia.

Per questa ragione oltre settanta operai stranieri sono stati detenuti per un periodo più o meno lungo nel 2005. Tuttavia, grazie ai moderni mezzi di comunicazione come la radio, la televisione satellitare e internet, un numero sempre maggiore di arabi diventa cristiano, anche perché molti fra loro viaggiano all’estero. La quasi totalità dei cristiani però si trova fra gli immigrati provenienti da paesi come l’India e le Filippine.

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