Le ADI hanno manipolato ‘Il Nuovo Commentario Biblico Illustrato’ di Merrill F. Unger

Roma, Giugno 2011

Fratelli nel Signore, vi facciamo sapere che le ADI, oltre ad avere manipolato i libri di Spurgeon ‘Solo per Grazia’ e ”Meditazioni del mattino e della sera’, e ‘Le Dottrine della Bibbia’ di Myer Pearlman, hanno manipolato fortemente anche ‘Il Nuovo Commentario Biblico Illustrato’ di Merrill F. Unger.
Merrill Frederick Unger (1909–1980) è stato un commentatore Biblico, uno studioso ed un teologo,
oltre che un archeologo biblico.
Le manipolazioni sono numerosissime e ci vorrebbe un intero libro per documentarle tutte (cioè le parti aggiunte, tolte, e modificate), per cui ho deciso questa volta di segnalarvene solo alcune poche che concernono la sovranità di Dio e le lingue e i doni dello Spirito Santo (ma gli argomenti manipolati sono veramente molti).
In merito a questi due ultimi argomenti, va detto che Merrill Unger non credeva che il battesimo con lo Spirito Santo è una esperienza successiva alla nuova nascita e che sia accompagnata dal parlare in lingue, come anche non credeva nell’attualità dei doni dello Spirito Santo. E questo perché non era Pentecostale, pur essendo Evangelico; in altre parole, credeva e insegnava che le lingue e i doni spirituali furono temporanei in quanto durarono fino al completamento del Canone del Nuovo Testamento.
Merrill Unger ha scritto un libro dal titolo New Testament Teaching on Tongues (L’insegnamento del Nuovo Testamento sulle Lingue) pubblicato dalla Kregel Publications, nel quale spiega la sua posizione fortemente anti pentecostale, cioè anti lingue, in quanto afferma che le lingue non sono per oggi. Questa posizione di Unger ovviamente è errata.
Ma cosa hanno fatto le ADI? Sono riuscite, con la loro solita astuzia, a far parlare un anti
Pentecostale come un Pentecostale. Di queste manipolazioni metteremo come prova alcune foto delle pagine tratte dalla versione inglese e quella Italiana del suo Commentario affinché possiate rendervi conto di quest’altro scempio che le ADI hanno fatto, di quest’altra opera fraudolenta che hanno compiuto le ADI.

Giacinto Butindaro

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Rodolfo Arata, pastore ADI: «Tramite le lingue a Pentecoste i discepoli poterono evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme» [Video]

Rodolfo Arata, pastore di una Chiesa ADI di Palermo, nel corso di una intervista televisiva andata in onda durante il telegiornale dell’emittente televisiva locale Prima TV, in occasione delle celebrazioni del centenario del Movimento Pentecostale in Italia tenutesi ad Acireale (Catania) nell’Ottobre 2007, commentando le parole degli Atti ” … tutti furono ripieni dello Spirito Santo …” (Atti 2:4) che si riferiscono al riempimento di Spirito Santo che i circa centoventi credenti sperimentarono il giorno della Pentecoste, ha affermato quanto segue : ‘Questa frase intanto non è una frase che abbiamo coniato noi, è una frase che si trova nel libro degli Atti degli apostoli al capitolo 2, e ricorda il giorno della Pentecoste, festività ebraica, giorno in cui gli apostoli – in tutto erano circa centoventi credenti – riuniti a Gerusalemme ricevettero questa particolare benedizione da parte di Dio, che la Parola di Dio definisce ‘il battesimo nello Spirito Santo’, e questo questo fatto si manifestò con il parlare in altre lingue, lingue che essi non conoscevano, e tramite le quali poterono evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme, anche se provenienti da diverse altre nazioni’.

Ascoltatelo da voi stessi in questo video (minuto 3-3:38):

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=ocEFFokZf-c]

Ora, come potete vedere, secondo quanto dice Rodolfo Arata, le lingue che gli apostoli parlarono il giorno della Pentecoste quando furono riempiti di Spirito Santo, servirono ad evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme: le sue parole non lasciano alcun dubbio, infatti ha detto: ‘questo fatto si manifestò con il parlare in altre lingue, lingue che essi non conoscevano, e tramite le quali poterono evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme, anche se provenienti da diverse altre nazioni’.

Ma ciò è falso, e adesso passo subito a dimostrarvelo mediante la Scrittura.

Ora, Luca dice: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Or in Gerusalemme si trovavan di soggiorno dei Giudei, uomini religiosi d’ogni nazione di sotto il cielo. Ed essendosi fatto quel suono, la moltitudine si radunò e fu confusa, perché ciascuno li udiva parlare nel suo proprio linguaggio. E tutti stupivano e si maravigliavano, dicendo: Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? Noi Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia Cirenaica, e avventizî Romani, tanto Giudei che proseliti, Cretesi ed Arabi, li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue. E tutti stupivano ed eran perplessi dicendosi l’uno all’altro: Che vuol esser questo? Ma altri, beffandosi, dicevano: Son pieni di vin dolce” (Atti 2:1-13).

Notate innanzi tutto che quella moltitudine di Giudei si radunò presso il luogo dove sedevano i discepoli del Signore, all’udire il suono come di vento impetuoso che soffiava, per cui essi arrivarono in quel luogo quando i discepoli stavano già parlando in altre lingue per lo Spirito. E cosa dicevano in quelle lingue i discepoli? Furono sentiti parlare delle cose grandi di Dio. Questo fu constatato da quei Giudei che si radunarono e li ascoltarono perché si avvidero che quei Galilei parlavano nelle loro natie lingue delle cose grandi di Dio. Si noti che tutti coloro che parlavano in altre lingue parlavano delle cose grandi di Dio; chi in una lingua, chi in un’altra, ma tutti parlavano delle cose grandi di Dio.

Ma queste cose grandi di Dio possono riferirsi al Vangelo che quei Giudei avevano bisogno di ascoltare? No, il Vangelo in quel parlare in altre lingue non era proclamato. Perché diciamo questo? Perché il Vangelo fu predicato a quei Giudei nella lingua ebraica (nella lingua che essi tutti potevano capire) da Simon Pietro, quando questi si alzò assieme agli undici dopo che sentì che alcuni si facevano beffe di loro pensando che fossero ubriachi.

Ecco quello che dice infatti la Scrittura: “Ma Pietro, levatosi in piè con gli undici, alzò la voce e parlò loro in questa maniera: Uomini giudei, e voi tutti che abitate in Gerusalemme, siavi noto questo, e prestate orecchio alle mie parole. Perché costoro non sono ebbri, come voi supponete, poiché non è che la terza ora del giorno: ma questo è quel che fu detto per mezzo del profeta Gioele: E avverrà negli ultimi giorni, dice Iddio, che io spanderò del mio Spirito sopra ogni carne; e i vostri figliuoli e le vostre figliuole profeteranno, e i vostri giovani vedranno delle visioni, e i vostri vecchi sogneranno dei sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serventi, in quei giorni, spanderò del mio Spirito, e profeteranno. E farò prodigi su nel cielo, e segni giù sulla terra; sangue, e fuoco, e vapor di fumo. Il sole sarà mutato in tenebre, e la luna in sangue, prima che venga il grande e glorioso giorno, che è il giorno del Signore. Ed avverrà che chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato. Uomini israeliti, udite queste parole: Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra voi mediante opere potenti e prodigî e segni che Dio fece per mezzo di lui fra voi, come voi stessi ben sapete, quest’uomo, allorché vi fu dato nelle mani, per il determinato consiglio e per la prescienza di Dio, voi, per man d’iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste; ma Dio lo risuscitò, avendo sciolto gli angosciosi legami della morte, perché non era possibile ch’egli fosse da essa ritenuto. Poiché Davide dice di lui: Io ho avuto del continuo il Signore davanti agli occhi, perché egli è alla mia destra, affinché io non sia smosso. Perciò s’è rallegrato il cuor mio, e ha giubilato la mia lingua, e anche la mia carne riposerà in isperanza; poiché tu non lascerai l’anima mia nell’Ades, e non permetterai che il tuo Santo vegga la corruzione. Tu m’hai fatto conoscere le vie della vita; tu mi riempirai di letizia con la tua presenza. Uomini fratelli, ben può liberamente dirvisi intorno al patriarca Davide, ch’egli morì e fu sepolto; e la sua tomba è ancora al dì d’oggi fra noi. Egli dunque, essendo profeta e sapendo che Dio gli avea con giuramento promesso che sul suo trono avrebbe fatto sedere uno dei suoi discendenti, antivedendola, parlò della risurrezione di Cristo, dicendo che non sarebbe stato lasciato nell’Ades, e che la sua carne non avrebbe veduto la corruzione. Questo Gesù, Iddio l’ha risuscitato; del che noi tutti siamo testimoni. Egli dunque, essendo stato esaltato dalla destra di Dio, e avendo ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, ha sparso quello che ora vedete e udite. Poiché Davide non è salito in cielo; anzi egli stesso dice: Il Signore ha detto al mio Signore: Siedi alla mia destra, finché io abbia posto i tuoi nemici per sgabello de’ tuoi piedi. Sappia dunque sicuramente tutta la casa d’Israele che Iddio ha fatto e Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (Atti 2:14-36).

Ora, io dico, se i circa centoventi quando cominciarono a parlare in lingue si rivolgevano agli increduli annunciando il Vangelo che bisogno c’era che Pietro annunciasse loro il Vangelo in ebraico? Nessuno. Dunque quei credenti non potevano rivolgersi agli uomini increduli mediante il loro parlare in lingue. E questo è confermato dal fatto che i Giudei furono compunti nel cuore dopo aver ascoltato la predicazione di Pietro fatta nella loro lingua infatti è scritto: “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore…” (Atti 2:37), e non quando sentirono i credenti parlare nel loro natio linguaggio. In quell’occasione rimasero meravigliati, perplessi, ma non compunti nel cuore. Il compungimento venne solo quando sentirono dire a Pietro che quell’uomo Gesù che i Giudei avevano crocifisso era stato risuscitato da Dio, e che egli era stato fatto da Dio Signore e Cristo. Ed è confermato non solo da questo fatto, ma anche dalle parole che quei Giudei rivolsero a Pietro e agli altri apostoli, cioè: “Fratelli, che dobbiam fare?” (Atti 2:37); infatti se quei Giudei avevano già sentito la predicazione nel loro nativo linguaggio avrebbero di certo sentito dire che si dovevano ravvedere e farsi battezzare nel nome di Cristo, mentre il fatto che dopo averli sentiti parlare in altre lingue ancora non sapevano cosa dovevano fare vuol dire che in quelle “cose grandi di Dio” non era menzionato quello che essi dovevano fare. Come d’altronde anche nella predicazione di Pietro non c’era quello che essi dovevano fare; quello che dovevano fare fu loro detto dopo che Pietro ebbe terminato di predicare il Vangelo.

Questo errore di pensare che le lingue a Pentecoste servirono ad evangelizzare fu fatto da molti Pentecostali anche all’inizio dello scorso secolo in America (quindi nei primi anni del Movimento Pentecostale), infatti inizialmente molti pensarono che le lingue che si ricevevano col battesimo con lo Spirito Santo servissero a predicare il Vangelo, e alcuni partirono per dei paesi stranieri pensando che là avrebbero predicato con quelle lingue, ma una volta arrivati in quelle nazioni non poterono fare altro che constatare che le lingue nuove che essi parlavano non servivano ad evangelizzare e quindi la loro delusione fu grande.

E alla base di questo errore c’è il fatto che vengono ignorate le parole di Paolo ai Corinzi: “Chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio” (1 Cor. 14:2). Notate infatti con quanta chiarezza Paolo spiega in che direzione è rivolto il parlare in altra lingua: esso non è diretto agli uomini, ma a Dio.

Ma vediamo altri passi della Scrittura, contenuti nella prima lettera di Paolo ai Corinzi, che attestano che il parlare in altra lingua è un parlare rivolto a Dio e non agli uomini:

● Paolo più avanti dice: “Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:14-15).
Come si può vedere molto bene, qui Paolo parla di pregare in altra lingua (o pregare con lo spirito) e siccome sappiamo che la preghiera è diretta a Dio e non agli uomini, questo conferma che il parlare in altra lingua è diretto a Dio. Per ciò che riguarda il pregare con lo spirito che è menzionato da Paolo anche agli Efesini quando dice: “Orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni” (Efesini 6:18), e da Giuda nella sua epistola quando dice: “Ma voi, diletti, edificando voi stessi sulla vostra santissima fede, pregando mediante lo Spirito Santo, conservatevi nell’amore di Dio” (Giuda 20-21), vi ricordo che esso si riferisce all’intercessione che lo Spirito di Dio compie per i santi secondo che è scritto ai Romani: “Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce quale sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio” (Romani 8:26-27). Quindi chi prega in altra lingua chiede a Dio mediante lo Spirito, di fare determinate cose in favore nostro e dei santi sulla faccia della terra. E’ chiaro che siccome che l’intercessione la compie (in altra lingua) lo Spirito di Dio che conosce a fondo tutti i bisogni nostri (anche quelli che ignoriamo) e di tutti gli altri figliuoli di Dio, le cose che Egli domanda a Dio costituiscono dei misteri per noi, cioè delle cose occulte. Faccio un esempio: se lo Spirito di Dio sta intercedendo per dei fratelli da noi non conosciuti che si trovano in Africa in un particolare urgente bisogno, noi non sapremo mai che lo Spirito stava in quel momento facendo quella particolare intercessione; a meno che ci sia chi interpreti per lo Spirito quella intercessione dello Spirito Santo. In questo caso naturalmente i misteri verranno a conoscenza dei fratelli mediante appunto l’interpretazione del parlare in altra lingua.

● Paolo dice: “Salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Corinzi 14:15). Questo salmeggiare si riferisce al cantare a Dio dei cantici spirituali mediante lo Spirito. E’ implicito anche qui il fatto che esso si riferisce ad un parlare diretto a Dio e non agli uomini.

● Paolo dice pure: “Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato” (1 Corinzi 14:16-17). Notate sia l’espressione “se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito”, che quella “tu fai un bel ringraziamento” perchè esse confermano che chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio perché benedice Dio e lo ringrazia.

Vediamo ora di esaminare gli altri casi che sono narrati nel libro degli Atti degli apostoli in cui dei credenti parlarono in altre lingue quando furono ripieni di Spirito Santo o battezzati con lo Spirito Santo, per vedere se vi è un qualche riferimento che possa confermare che tramite il loro parlare in altre lingue essi trasmisero il Vangelo.

● A casa di Cornelio, mentre Pietro predicava la Parola a Cornelio ed a coloro che erano lì con lui avvenne che “lo Spirito Santo cadde su tutti coloro che udivano la Parola. E tutti i credenti circoncisi che erano venuti con Pietro, rimasero stupiti che il dono dello Spirito Santo fosse sparso anche sui Gentili; poiché li udivano parlare in altre lingue, e magnificare Iddio” (Atti 10:44-46). Anche in questo caso non si può dire che il parlare in lingue era rivolto agli uomini, perché non c’è il benché minimo accenno a ciò. E poi se quel parlare in lingue fosse stato dato per evangelizzare anche in quell’occasione, chi erano coloro che là a casa di Cornelio avevano bisogno di essere evangelizzati se lo Spirito cadde su tutti coloro che ascoltavano la Parola, e quindi non c’erano più increduli in quella casa?

● Ad Efeso, quando lo Spirito Santo scese su quei circa dodici discepoli è scritto che “parlavano in altre lingue, e profetizzavano” (Atti 19:6). Notate come il profetizzare è citato separatamente dal parlare in altre lingue appunto perché chi parla in altra lingua non sta profetizzando, cioè non sta parlando agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione, ma parla a Dio. E quindi quegli uomini non potevano comunicare il Vangelo in altre lingue. E poi, anche qui, se le lingue fossero state date per evangelizzare, chi erano coloro che quegli uomini si misero ad evangelizzare se oltre a loro che erano discepoli di Cristo c’era solo l’apostolo Paolo che era anche lui un credente?

Dunque, fratelli che frequentate Chiese ADI, nessuno vi seduca con vani ragionamenti, e rigettate quanto afferma Rodolfo Arata sulle lingue nuove parlate per lo Spirito dai discepoli il giorno della Pentecoste, e cioè che tramite di esse ‘poterono evangelizzare tutte le persone presenti a Gerusalemme, anche se provenienti da diverse altre nazioni’

La grazia del nostro Signore sia con i santi.

Giacinto Butindaro

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Ubriachi di Spirito Santo? [Video]

Ecco con quale fotografia Mario Gozzi di Radio Fede Italia ha invitato le persone a partecipare ad un suo ‘insegnamento’ in diretta sulla sua web radio, accompagnata dalle seguenti parole: ‘Ti invito stasera, a partecipare ad un insegnamento incredibile! Si, assolutamente incredibile. Se vuoi affrontare i problemi della vita, allora devi essere proprio ubbriaco!!! Se proprio devi ubbriacarti allora fallo di vino buono……’.

Perchè questa foto irriverente e offensiva verso lo Spirito Santo? Perchè costoro insegnano che quando lo Spirito Santo si manifesta può accadere persino che il credente dia segni di apparente ubriachezza. Per cui egli può essere preso da vertigini e non essere in grado di camminare rettamente o di rimanere in piedi o persino di parlare, e si possa mettere a scimmiottare o ridere in maniera incontrollata.

Guardate questi video per capire nella pratica cosa succede quando secondo costoro si è ubriachi di Spirito.

http://www.youtube.com/watch?v=HPcgFQqX6UU

http://www.youtube.com/watch?v=QcEtDqVMXNY

http://www.youtube.com/watch?v=AtqPJP7XVeY

http://www.youtube.com/watch?v=iIxt-Po7vvA

Questi segni di apparente ubriachezza vengono sostenuti in questa maniera; viene affermato che Paolo ha detto di non inebriarsi di vino, ma di essere ripieni di Spirito (cfr. Efesini 5:18), il che significa essere ubriachi di Spirito Santo perchè lo Spirito Santo è paragonato al vino nuovo che va messo in otri nuovi. Quest’apparente ubriachezza da cui vengono presi costoro quindi sarebbe l’opera del vino nuovo, cioè dello Spirito, in loro. E per loro anche gli apostoli manifestarono questi stessi segni di apparente ubriachezza perchè il giorno della Pentecoste alcuni Giudei dissero di loro: “Sono pieni di vino dolce” (Atti 2:13). Per i sostenitori di questa ubriachezza spirituale quei Giudei dissero quelle parole nel vedere i discepoli agire come agiscono costoro; cioè vedendoli incapaci di camminare, di stare in piedi e di parlare, scimmiottare e ridere in maniera incontrollata.

Ma alla luce delle Sacre Scritture questa ubriachezza è insostenibile. Innanzi tutto perchè Paolo dice di essere ripieni dello Spirito e non di essere ubriachi di Spirito; il fatto che lui dica prima di ciò di non inebriarsi non è affatto dovuto al caso perchè l’apostolo vuole dire che il credente invece di riempirsi di vino che porta alla dissolutezza, deve essere ripieno dello Spirito il quale lo porta a cantare, e a salmeggiare di cuore al Signore. Quindi usa queste parole per mostrare quali benefici porta l’essere ripieni di Spirito Santo.

E poi perchè non è vero che quei Giudei affermarono dei discepoli che erano pieni di vino dolce perchè li videro agire da ubriachi, cioè incapaci di parlare, di camminare rettamente ed altro, perchè quel “sono pieni di vino dolce” era un’espressione di scherno nei loro confronti perchè sapendo che essi erano Galilei pareva loro incomprensibile che parlassero in lingue straniere e perciò, non sapendo che cosa fosse, attribuirono il loro parlare in altre lingue all’effetto del vino. Ma Pietro, poco dopo, si levò e rimanendo molto bene in piedi e parlando speditamente (ed era ripieno di Spirito Santo) fece sapere loro che ciò che essi avevano visto non era dovuto ad ubriachezza ma era l’adempimento delle parole del profeta Gioele.

Quindi costoro, quando attribuiscono quei loro comportamenti allo Spirito Santo perchè dicono di essere ubriachi di Spirito, non fanno altro che parlare in maniera sconveniente dello Spirito, perchè il termine ubriaco è un termine negativo che indica una presenza eccessiva nel corpo di bevanda alcolica con la conseguente dissolutezza. Vogliamo dire con questo che è veramente inopportuno usare l’espressione ‘ubriaco di Spirito’ nei confronti di un credente perchè in questa maniera si definisce una persona ripiena di Spirito ubriaca e perciò indotta a comportarsi in maniera strana da un’eccessiva presenza di Spirito in lui. Con questo non si vuole dire che le persone del mondo non diranno di noi che siamo ubriachi; molti lo diranno nel vedere la manifestazione dello Spirito Santo in mezzo a noi; ma il fatto è che non diranno che siamo ubriachi di Spirito (perchè essi non lo conoscono e non ricevono le cose dello Spirito), ma che siamo ripieni di vino.

Perchè dunque dei credenti che conoscono lo Spirito Santo dovrebbero dire di essere ubriachi di Spirito invece che ripieni di Spirito? La Scrittura ogni qual volta deve descrivere una persona ripiena di Spirito usa il termine ripieno; ecco alcuni esempi: “Or Gesù, ripieno dello Spirito, se ne ritornò dal Giordano…” (Luca 4:1); “Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo” (Luca 1:41); “E Zaccaria, suo padre, fu ripieno dello Spirito Santo, e profetò…” (Luca 1:67); “Allora Pietro ripieno dello Spirito Santo, disse loro…” (Atti 4:8); “E furono tutti ripieni dello Spirito Santo…” (Atti 4:31); “E tutti furono ripieni dello Spirito Santo” (Atti 2:4); quindi parliamo come parla la Scrittura.

Ed infine, perchè il frutto dello Spirito è temperanza o autocontrollo (Galati 5:22), per cui lo Spirito Santo non porta mai il credente a comportarsi in maniera disordinata, a scimmiottare o a ridere in maniera incontrollata. Simili comportamenti semmai denotano che il credente non agisce sotto la guida dello Spirito, ma seguendo le sue passioni di concupiscenza o il suo ingannevole cuore, od anche sotto l’impulso di spiriti maligni.

Nessuno dunque di questi ribelli, cianciatori e seduttori di menti, vi seduca con vani ragionamenti.

Guardatevi e ritiratevi da essi.

Giacinto Butindaro

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ADI: Le lingue che il credente riceve al battesimo con lo Spirito Santo non sono interpretabili o lingue conosciute

ADI: Le lingue che il credente riceve al battesimo con lo Spirito Santo non sono interpretabili o lingue conosciute

Introduzione

Salvatore Cusumano, nella sua tesi su Roberto Bracco presentata all’Istituto Biblico delle ADI, che ha la presentazione di Francesco Toppi, afferma quanto segue a proposito delle lingue che i credenti cominciano a parlare quando vengono battezzati con lo Spirito Santo: ‘…. Esistono delle lingue non interpretabili per l’edificazione personale e che, a nostro parere, corrispondono al segno delle lingue che il credente riceve al battesimo nello Spirito Santo’ (pag. 34). E lo stesso Toppi conferma ciò dicendo che alla ricezione del battesimo con lo Spirito Santo, il parlare in altre lingue come lo Spirito dà di esprimersi, ‘è il parlare in lingue che non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta’ (Francesco Toppi, E Mi Sarete Testimoni, ADI-Media, Roma 1999, pag. 42).

In altre parole, secondo le ADI, quando si tratta del dono della diversità delle lingue le lingue sono interpretabili, mentre quando si tratta delle lingue come segno che si ricevono al battesimo con lo Spirito allora esse non sono interpretabili.*

Confutazione

Ora, prima di passare alla confutazione di questa ennesima falsità insegnata dalle ADI, voglio spiegarvi brevemente cosa dice la Bibbia a proposito del parlare in altra lingua.

Secondo quello che insegna la Scrittura quando un credente viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in altra lingua secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi (cfr. Atti 2:4; 10:44-46; 19:6), e questo costituisce il segno esteriore dell’avvenuto battesimo con lo Spirito Santo. Sto parlando in questo caso del parlare in una sola lingua straniera per lo Spirito, perché c’è anche un parlare in più lingue straniere che è pur sempre una capacità data dallo Spirito Santo, che la Bibbia chiama “diversità delle lingue” e che è uno dei doni dello Spirito Santo (1 Corinzi 12:10), che si può ricevere sia al battesimo con lo Spirito Santo che successivamente al battesimo con lo Spirito Santo, e che è bene ricordare non tutti ricevono (cfr. 1 Corinzi 12:30). E’ evidente dunque che quando un credente riceve la capacità di parlare in diverse lingue straniere già al battesimo con lo Spirito Santo, quel suo parlare in lingue è sì il segno del battesimo con lo Spirito ricevuto ma anche dono. Se invece il credente al suo battesimo con lo Spirito Santo parla solo in una lingua straniera allora quel suo parlare non costituisce il dono della diversità delle lingue.

Ora, che cosa fa il credente quando comincia a parlare in altra lingua al battesimo con lo Spirito Santo? Egli parla a Dio, perché Paolo dice che “chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri” (1 Corinzi 14:2), e difatti egli prega (cfr. 1 Corinzi 14:14), salmeggia (cfr. 1 Corinzi 14:15), e benedice Iddio (cfr. 1 Corinzi 14:16). A prescindere dunque che il credente abbia o meno il dono di diversità delle lingue, quando egli parla in altra lingua parla a Dio, e nessuno l’intende, neppure lui intende quello che dice. Ma affinché sia lui che gli altri che lo sentono parlare in lingue intendano quelle parole dette per lo Spirito, il Signore ha costituito il dono della interpretazione delle lingue (cfr. 1 Corinzi 12:10), che chi parla in altra lingua deve desiderare secondo che è scritto: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare” (1 Corinzi 14:13).

Dunque sia che il credente parla in altra lingua da solo, o assieme ad altri, sia che abbia o non abbia il dono della diversità delle lingue, quando lo Spirito gli darà di interpretare quello che lui ha detto, sia lui che gli altri ne riceveranno edificazione avendo inteso quello che lo Spirito ha detto tramite la sua bocca.

Dunque, le ADI errano nel dire che le lingue come segno non sono interpretabili, perché se fosse così, il credente che parla in altra lingua, non avendo il dono di diversità delle lingue, non dovrebbe pregare di poter interpretare quello che dice per lo Spirito, e quindi dovrebbe astenersi dal fare una cosa che l’apostolo gli comanda di fare. In altre parole, dovrebbe pregare di poter interpretare solo chi ha il dono della diversità delle lingue, e non chi parla solo in una lingua straniera che ha ricevuto nel momento che è stato battezzato con lo Spirito. Detto ancora in altre parole, egli dovrebbe aspettare di ricevere il dono della diversità di lingue prima di mettersi a pregare di poter interpretare. E non mi pare che si intraveda una cosa del genere nelle parole di Paolo ai Corinti.

Ma poi sarebbe un controsenso dire che le lingue-segno non sono interpretabili in quanto per uso personale perché anche quando uno parla in altra lingua da solo, benché edifichi se stesso, non intende quello che dice; e siccome egli sta parlando a Dio, e l’unica maniera per capire cosa sta dicendo è tramite l’interpretazione, per forza di cose quella lingua è interpretabile, e quindi è bene che lui preghi di poter interpretare quello che dice.

E poi, io dico, per fare riferimento ad un caso biblico di parlare in lingue come segno al battesimo con lo Spirito, ma il giorno della Pentecoste quelle lingue erano o non erano interpretabili, erano o non erano delle lingue conosciute a quel tempo? A me risulta che lo erano, perché erano vere lingue straniere che i discepoli si misero a parlare per lo Spirito, e tramite di esse parlavano delle cose grandi di Dio (cfr. Atti 2:11), secondo che dissero i Giudei che si radunarono: “Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? …. li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue” (Atti 2:7-8,11). E d’altronde, le lingue servono di segno ai non credenti (1 Corinzi 14:22) – come servirono di segno il giorno della Pentecoste ai quei Giudei provenienti da ogni nazione di sotto il cielo – e affinché servano loro di segno devono essere per forza di cose delle vere lingue conosciute dagli increduli che Dio ha deciso che devono ascoltarle, e quindi non solo sono lingue conosciute ma anche interpretabili perché “ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato” (1 Corinzi 14:11).

E’ vero che le lingue a Pentecoste furono intese dai Giudei che si adunarono e non ci fu nessuna interpretazione di esse da parte di qualche discepolo che le parlava, ma vorrei fare notare che i discepoli parlavano in lingue ancora prima che quei Giudei raggiungessero il luogo dove si trovavano (cfr. Atti 2:4,6), e quindi quand’anche non ci fossero stati quei Giudei a sentirli e a capirli, quel parlare era pur sempre diretto a Dio e tramite il dono della interpretazione avrebbe potuto essere capito dagli stessi discepoli che parlavano.

* Le ADI insegnano una cosa errata anche quando spiegano la distinzione tra il parlare in lingue come segno esteriore del battesimo con lo Spirito e il parlare in lingue come dono, in quanto affermano: ‘Occorre a questo punto fare una distinzione tra il parlare in lingue, come segno del battesimo nello Spirito Santo e prezioso mezzo per il credente battezzato per adorare Dio nell’intimità, e fra quello che può chiamarsi in modo particolare il dono o carisma delle lingue, cioè la possibilità di trasmettere in una lingua diversa dall’usuale sotto la guida dello Spirito Santo, un messaggio di avvertimento, di esortazione, di consolazione, destinato alla comunità e che sarà interpretato da coloro che esercitano un altro carisma chiamato dono di interpretazione’ (AA. VV., Il Battesimo nello Spirito Santo, Roma 1987, ADI-Media, pag. 32). E quindi il loro insegnamento falso sulla non interpretabilità delle lingue che si ricevono con il battesimo con lo Spirito Santo si deve integrare con quest’altro falso insegnamento, che fa del dono della diversità delle lingue un parlare in lingue rivolto agli uomini quando la Chiesa è radunata, messaggio in lingue che interpretato costituisce una profezia. Leggi la confutazione di questo altro loro errore.

Giacinto Butindaro

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[Audio Streaming] Il battesimo con lo Spirito Santo per gli antipentecostali

bibbia microfonoE’ stato messo on line il file audio della confutazione di Giacinto Butindaro dal titolo “Il battesimo con lo Spirito Santo per gli antipentecostali” trasmessa in diretta ieri sera. Il file è un MP3 e pesa circa 72 MB (128 Kbps), 13.5 MB (24 Kbps). L’audio dura circa 77 minuti. L’archivio delle registrazioni è alla seguente pagina. Qui sotto lo puoi ascoltare in audio streaming.

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