Campi coreani

Nel 2002, per la prima volta, la Corea del Nord ha scavalcato l’Arabia Saudita

di Boffi Emanuele

Nel 2002, per la prima volta, la Corea del Nord ha scavalcato l’Arabia Saudita al primo posto nella classifica dell’organizzazione Open Doors dedicata ai Paesi dove i cristiani sono più perseguitati.
A proposito dei “campi di rieducazione” il Rapporto riporta la testimonianza di una ex guardia carceraria secondo cui «Poiché le autorità insegnano che “tutte le religioni sono oppio”, quelli che credono in Dio vengono considerati pazzi». Ha raccontato «di una donna presa ripetutamente a calci e lasciata ferita per giorni, senza soccorsi, soltanto perché una guardia l’aveva sorpresa a pregare per un bambino che era stato picchiato». «In totale si calcola che dal 1953 siano scomparsi qualcosa come 300mila cristiani e che, tuttora, vi siano 100mila cristiani tenuti nei campi di lavoro dove devono affrontare torture, fame e morte». Impressiona la testimonianza di Willy Fautre, direttore di “Human Rights Without Frontiers” secondo cui 31 donne fuggite dai campi nordcoreani hanno visto i propri figli «uccisi per abbandono o soffocati con fogli di plastica»

Fonte: Tempi num. 26 del 26 Giugno 2003

Condividi

Pulizia religiosa indonesiana

Continuano le persecuzioni nelle Molucche, ad Aceh, a Sulawesi

di Boffi Emanuele

Continuano le persecuzioni nelle Molucche, ad Aceh, a Sulawesi. Per il Rapporto «i dati presentati dal Forum per la comunicazione cristiana in Indonesia parlano chiaro: se tra il 1945 e il 1965 si sono registrati soltanto due attacchi a chiese cristiane, questi erano già diventati 46 nel decennio successivo, 89 tra il 1976 e il 1985 e 104 tra il 1986 e il 1995, per poi conoscere una vera e propria impennata tra il 1996 e il 2002 con oltre 500 chiese distrutte. Nel novembre 2000 la milizia Laskar Jihad annunciò: “Intendiamo durante questo Ramadan condurre una serie di iniziative che aprano la strada all’imposizione di una piena shari’a almeno nei luoghi che sono diventati esclusivamente islamici, come le isole di Ternate, Timore e Bacan”. È una sorta di chiamata in codice per la “pulizia religiosa” dei cristiani da queste zone. Ad esempio, la città di Poso, a Sulawesi centrale, aveva una popolazione di 40mila persone, in maggior parte cristiani; ma alla fine del 2002 ne sono rimaste 5mila, esclusivamente islamici, e tutte le chiese sono state distrutte».

Fonte: Tempi num.26 del 26 Giugno 2003

Condividi

Indonesia: Damanik è stato condannato a tre anni di reclusione

Verona (PA) – I giudici hanno emesso il loro verdetto e condannato il pastore indonesiano Rinaldi Damanik a tre anni di reclusione per possesso illegale di armi. Tutto questo malgrado le prove evidenti che i testimoni siano stati torturati dalla polizia durante gli interrogatori.
Damanik, una figura chiave per le negoziazioni di pace fra i rifugiati cristiani e musulmani nella regione di Poso, è stato arrestato dalla polizia il 17 agosto 2002, mentre si stava recando in un vicino villaggio per portare aiuti umanitari. Il giorno seguente la polizia ha dichiarato che avevano trovato armi sulla sua auto. L’esperto legale J.E. Sahetapy, un testimone importante della difesa, ha dichiarato che la polizia non solo non ha rispettato la procedura legale nel perquisire l’auto senza mandato, ma ha anche dichiarato di aver trovato armi solo il giorno seguente. Il pastore e i suoi avvocati hanno una settimana per decidere se fare ricorso, una procedura lunga e costosa. I cittadini di Tentena, la città dove abita il pastore, volevano organizzare una manifestazione nel caso il pastore fosse stato condannato, ma quest’ultimo è riuscito a dissuaderli.

Fonte: Porte Aperte Italia – 20 giugno 2003

Condividi

Cina: Dirigente cristiano in fin di vita

Verona (PA) – Il pastore Gong Shengliang, uno dei responsabili del movimento delle comunità familiari nel sud della Cina, è sul punto di morire in prigione. La famiglia di Gong ha appreso, da un testimone all’interno della prigione, che il pastore era stato duramente picchiato dalla polizia ed era in gravi condizioni. Ha trascorso qualche giorno in coma e da due settimane non riesce ad alzarsi dal letto.
Arrestato il agosto del 2001, Gong con altri 16 membri della chiesa sono stati condannati a morte, per aver “guidato una setta illegale”. Ma le proteste internazionali hanno spinto le autorità a rivedere il processo in ottobre del 2002. La polizia ha costruito delle accuse di violenza carnale ed ha condannato Gong all’ergastolo. Le giovani donne interrogate dalla polizia, in seguito, hanno dichiarato che erano state torturate per costringerle a firmare le accuse di violenza da parte del pastore. Altri sessantatre membri della stessa denominazione sono in prigione.
Gli arresti di massa, fra le comunità familiari in Cina, si sono moltiplicati in questi ultimi mesi. Domenica 11 maggio, la sicurezza ha fatto irruzione durante un culto familiare, nella provincia di Liaoning (nord est). Circa 40 credenti sono stati arrestati e minacciati, poi sono stati schedati e liberati lo stesso giorno, con l’interdizione a partecipare nuovamente ad incontri non autorizzati. Ad aprile, 120 dirigenti della chiesa locale erano stati arrestati e accusati di essere membri di una “setta nefasta”.

Fonte: Porte Aperte Italia – 20 giugno 2003

Condividi

Indonesia: Damanik rischia cinque anni di prigione

Verona (PA) – Un tribunale indonesiano potrebbe condannare il pastore Rinaldi Damanik a cinque anni di prigione lunedì prossimo 16 giugno, per possesso illegale di armi. Damanik è stato arrestato in settembre del 2002 e il suo processo è cominciato a febbraio del 2003, con una messa in scena elaborata dalla polizia che voleva vendicarsi del pastore. Damanik aveva adottato una ferma posizione durante le negoziazioni per la pace a Poso (Sulawesi centrale). Gli accordi di Malino (dicembre 2001) avevano provocato l’ira della polizia e delle forze militari, obbligate a ritirarsi da quella regione, dove praticavano commerci illegali molto proficui.
Mentre il pastore Damanik si stava recando in auto, in un villaggio vicino in agosto del 2002, è stato arrestato dalla polizia e tenuto a distanza della sua auto per una decina di minuti. Solo il giorno seguente, i poliziotti hanno dichiarato che avevano trovato armi e munizioni nel suo veicolo, benché non lo avessero dichiarato al momento del fermo né avessero alcun mandato di perquisizione. Damanik ed i suoi avvocati ritengono che le armi siano state messe con lo scopo preciso di incastrarlo. Infatti le testimonianze, rese dai poliziotti e dai militari in tribunale, erano contradditorie.
Damanik spera che questa situazione faccia luce sulle ingiustizie che regnano a Poso, e contribuisca a ristabilire la pace che tutti attendono da molto tempo.

Fonte: Porte Aperte Italia – 14 giugno 2003

Condividi

Il blog di Illuminato Butindaro
Panoramica privacy

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul mio sito e aiutarmi a capire quali parti del sito sono più rilevanti e utili per te.