Iran, annullata condanna a morte per il pastore Yousef Nadarhkani

La Corte Suprema iraniana ha annullato il verdetto di condanna a morte per apostasia pronunciato nei confronti del pastore evangelico Yousef Nadarhkani.

“La Corte Suprema ha ribaltato la condanna a morte e ha rinviato il caso al tribunale di Rasht, chiedendo all’accusato di pentirsi”, ha detto Domenica il suo avvocato Mohammad Ali Dadkhah.

Nadarkhani, 33 anni, convertito dall’Islam al Cristianesimo all’età di 19 anni, è diventato pastore di una piccola comunità evangelica che si chiama “Chiesa dell’Iran”.

via | ANS

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Laos, Cristiani nella giungla

18 famiglie cristiane sono state cacciate dal villaggio sud laotiano di Katin a causa della loro fede. Conducono un’esistenza miserabile sul bordo di una giungla e soffrono malattie e malnutrizione. Una persona è già morta.

Il 18 Gennaio 2010 undici famiglie di contadini cristiani sono state cacciate dal loro villaggio di Katin, nella provincia sud laotiana di Saravan, su ordine delle autorità locali. Avevano rifiutato di ricominciare a praticare i riti pagani dei loro antenati. Il 23 Dicembre 2010 sette famiglie cristiane sono state parimenti costrette a lasciare Katin. Questi eventi recenti hanno causato un morto, ma la persecuzione dei cristiani a Katin aveva già causato la morte del pastore del villaggio Aloun, assassinato nel 2006.

Isolati, denutriti e malati

Dopo che i cristiani hanno lasciato il loro villaggio, le autorità hanno distrutto i loro campi di riso e alcune loro case. Hanno confiscato le altre case e i bufali che le famiglie utilizzavano per la coltivazione dei campi. Le autorità del villaggio vietano agli altri abitanti di fornire assistenza materiale agli esiliati, minacciandoli di distruggere le loro case. Le 18 famiglie espulse (circa 65 persone) vivono quindi isolate in abitazioni di fortuna che si trovano ai margini della giungla, a circa 6 km da Katin. Devono nutrirsi di ciò che trovano nella giungla e hanno accesso solo a dell’acqua fangosa che attingono da un pozzo scavato da loro. Non bisogna dunque meravigliarsi che essi soffrano di malattie degli occhi e della pelle così come di dissenteria e di mancanza di acqua. Queste condizioni insopportabili hanno già causato la morte del cristiano Ampheng.

Le autorità della provincia restano passive

Khamboon Duangpanya, governatore comunista della provincia di Saravan, ha assicurato agli abitanti cristiani di Katin che un decreto governativo del 2002 garantiva la libertà di religione in Laos. Sono dunque liberi di tornare a Katin. Amyan, il responsabile del villaggio, ha dal canto suo minacciato di uccidere tutti i cristiani che oseranno tornare.

Come hanno reagito le autorità della provincia? Piuttosto che continuare difendendo la legge, o per lo meno spostando questi cristiani in un villaggio lontano, hanno lasciato gli eventi seguire il loro corso: finora, non hanno alcuna intenzione di porre fine alle azioni illegali del responsabile del villaggio. Le famiglie cristiane cacciate via continuano dunque a rimanere in queste condizioni terribili!

Via | csi-france.fr

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Uzbekistan: Quattro casi di persecuzione contro i cristiani in una settimana

Almeno quattro episodi di persecuzione contro i cristiani sono avvenuti in Uzbekistan questa settimana, secondo l’Alleanza Evangelica Mondiale – Commissione Libertà Religiosa.

Una donna è stata picchiata e ha riportato una commozione cerebrale, un’altra donna è stata condannata da un tribunale ad una multa di 1.465 dollari per aver dato un Nuovo Testamento ad un bambino, un uomo è stato minacciato con un’ascia da un funzionario di polizia, e un altro uomo è stato aggredito dalla polizia.

Via | ANS – Sabato 25 Giugno 2011

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Algeria, Contrordine: non sarà chiuso nessun luogo di culto di Chiese cristiane

“Contrariamente alle notifiche inviate lo scorso Maggio nessuna chiesa della Wilaya (dipartimento) sarà chiusa. Inoltre, come capo magistrato, sarò attento alla protezione e alla continuità delle attività culturali delle comunità protestanti della Wilaya di Bejaia.”

Con queste parole il prefetto Ahmed Hammou Touhami ha rassicurato Mustapha Krim, presidente della Chiesa Protestante d’Algeria. (EPA)

È il wali (prefetto) in persona che ha preso l’iniziativa di ricevere Mustapha Krim per discutere della situazione. Quest’ultimo ha approfittato dell’incontro per consegnare al magistrato un dossier contenente le misure adottate dalle chiese dell’EPA a livello locale e nazionale dal 2006.

Per Mustapha Krim questo cambiamento di situazione “è una risposta alla preghiera. Dobbiamo anche vedere che la sua notifica era piena di irregolarità. I testi di legge citati erano estratti dalla legge 06-03 del 2006 che sono vaghissimi e in contraddizione con la Costituzione che ci accorda il diritto alla differenza religiosa.”

Quando abbiamo ricevuto questi ordini di chiusura, “eravamo un po’ storditi per l’effetto sorpresa da una parte e all’idea che una tale cosa potesse concretizzarsi…Poi molto velocemente ci siamo mobilitati nella preghiera e abbiamo lasciato l’iniziativa a Dio. Signore, vedi la situazione e stendi la tua mano potente per cambiare il male in bene! Usa questa situazione per far conoscere la tua salvezza e la tua grazia!”

L’annullamento dell’ordine di chiusura è una nuova incoraggiante notizia per i cristiani algerini che sono sempre più discriminati dall’adozione dell’ordinanza 06-03 del 28 febbraio 2006 relativa alle pratiche del culto non musulmano.

Via | PortesOuvertes.fr

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Uzbekistan, “fuorilegge” chi possiede una Bibbia o prega in comunità

Pestaggi e minacce della polizia contro i cristiani che svolgono attività religiosa, o persino soltanto se hanno una Bibbia. Il lungo elenco delle violenze normali e quotidiane contro i fedeli cristiani.

Tashkent – Pestaggi e minacce: in Uzbekistan non ha soste la persecuzione contro i cristiani protestanti. Nell’Uzbekistan orientale a metà maggio la polizia ha percosso una donna aggredendola in casa sua, di fronte alla figlia, perché partecipa ad attività religiose cristiane. Lo denuncia l’agenzia Forum 18, che lo ha saputo da fonti locali che chiedono l’anonimato. Parecchi ospedali hanno poi rifiutato di curare la donna, intimoriti dalla polizia.

F18 ha chiesto notizie alla polizia locale, che però rifiuta di parlarne.

Nel Paese, persino possedere una Bibbia può essere un reato grave. La corte di appello di Tashkent ha condannato la cristiana battista Galina Shemetova a 2.486.750 som di multa (circa 1.015 euro, 50 volte la paga mensile minima) per avere prestato una Bibbia per bambini a un collega di lavoro. Per questo è stata accusata di proselitismo. La donna era stata anche percossa dalla polizia, ma di questo la corte di appello non ha voluto parlare.

Il protestante Anvar Rajapov è stato condannato il 14 aprile a una multa di 80 volte la paga minima perché la polizia gli ha trovato libri religiosi in casa. Il tribunale di Tashkent non gli ha notificato la condanna, ma la polizia gli ha tolto il passaporto e lo ha minacciato di morte se presenta appello. Ora Rajapov ha fatto una denuncia rivolgendosi direttamente al presidente del Paese Islam Karimov e alla Corte Suprema.

Sempre a Tashkent ad aprile la polizia e i corpi speciali segreti hanno operato perquisizioni a tappeto presso i cristiani battisti, sequestrando migliaia di testi religiosi.

Il 26 maggio la polizia ha arrestato a Tashkent i battisti Sergey Shilnikov e Amir Temur: avevano una Bibbia, 2 Vangeli di Giovanni e 2 altri testi religiosi. Sono stati accusati per avere introdotto o commercializzato in modo abusivo letteratura religiosa.

All’inizio di giugno le autorità del distretto di Hamza hanno cercato di convincere alcuni cristiani battisti a firmare una dichiarazione che il pastore Konstantin Malchikovsky e Anna Portova avevano venduto loro testi religiosi, senza poi pagare le tasse. Accusa punibile con 2 anni di carcere. Per convincerli, la polizia ha arrestato alcuni fedeli battisti, trattenendoli per ore senza accuse e hanno persino minacciato alcuni di arrestarne il figlio. I battisti si sono tutti rifiutati e le autorità indicate, interpellate da F18, non hanno voluto parlarne.

La Commissione della Nazioni Unite contro la Tortura ha denunciato che nel Paese violenze, torture e minacce contro la libertà religiosa sono “normali”. La legge sulla libertà religiosa rende difficile per i gruppi ottenere il riconoscimento e la legge considera illecita qualsiasi attività dei gruppi non riconosciuti, anche riunirsi in casa per pregare.

Fonte: AsiaNews/F18 – riprodotto con autorizzazione

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