Israele, Animazione video dell’area del futuro Tempio dove si riunirà il Sinedrio


Recentemente, l’Istituto del Tempio di Gerusalemme ha pubblicato i progetti per la realizzazione della “Camera della pietra tagliata” (Lishkat HaGazit, in ebraico), l’area del futuro Tempio dove si riunirà il Sinedrio.
Qui sotto l’animazione video della Lishkat Hagazit.

 

JPress, stampa ebraica del passato: 400.000 pagine di giornali ebraici del 19. e 20. secolo on line


Martedì 28 Dicembre 2010 la Biblioteca Nazionale d’Israele e l’Università di Tel Aviv hanno messo on line “la stampa ebraica del passato“. Questo sito contiene le versioni complete dei giornali ebraici pubblicati in tutto il mondo. Queste versioni digitalizzate consentono all’utente di eseguire ricerche di testo all’interno delle pubblicazioni. “Abbiamo voluto permettere a tutti i ricercatori, studenti e pubblico in generale, il libero accesso alle fonti essenziali del mondo ebraico”, ha detto il direttore della Biblioteca Nazionale di Israele che con l’Università di Tel Aviv ha preso l’iniziativa di questo progetto. 400.000 pagine di una ventina di giornali ebraici dei secoli 19. e 20., alcuni molto rari e il cui accesso era impossibile fino ad oggi sono stati scannerizzati per essere resi pubblici sul sito web di “JPress, stampa ebraica del passato“. L’obiettivo è di arrivare a mettere on line un milione di pagine entro il 2012.

Il sito è disponibile in tre versioni: ebraico, inglese e francese.

via Le blog de Danilette

Un elenco completo di tutte le pubblicazioni attualmente disponibili su JPress

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Scoperto a Gerusalemme un antico bagno usato dai legionari di Tito

Bagno della Decima Fretensis rinvenuto a Gerusalemme

L’Israel Antiquities Authority ha comunicato che gli archeologi israeliani hanno scoperto un antico bagno romano probabilmente usato dai soldati della legione che distrusse il Secondo Tempio a Gerusalemme.

Sono stati identificati anche l’iscrizione della decima legione romana (“Fretensis” – LEG X FR) e l’impronta della zampa di un cane. Secondo il direttore dello scavo, Ofer Sion, l’animale probabilmente apparteneva a un soldato; l’impronta è frutto del caso oppure fatta intenzionalmente per gioco.

Gli archeologi non si aspettavano di trovare la struttura romana nel quartiere ebraico, dove fu costruita una mikvah, o bagno rituale ebraico.

Ofer Sion ha dichiarato che l’iscrizione, che ha la forma dei sigilli stampati sulle tegole dei tetti e sui mattoni di argilla che si trovano nel luogo, prova che furono i soldati della legione a costruire il complesso.

Sembra che il bagno venisse usato da soldati che presidiarono il luogo dopo la repressione della ribellione di Bar Kokhba nel 135 d.C., quando Gerusalemme fu trasformata in Aelia Capitolina.

La struttura comprende diverse vasche da bagno intonacate a lato di una piscina, un tubo che portava acqua alla piscina e un pavimento in mosaico bianco.

Sul fondo della piscina sono state trovate centinaia di tegole in terra cotta, ciò spiega che la struttura era coperta.

Un esperto ha affermato che la scoperta dimostra che l’accampamento romano era più ampio di quanto si pensasse.

Yuval Baruch, archeologo della circoscrizione di Gerusalemme, ha notato che, a fronte dell’estensione degli scavi archeologici eseguiti nel quartiere ebraico, finora non è stato ancora trovato un edificio che appartenga alla legione romana. L’assenza di tali ritrovamenti possono far pensare che Aelia Capitolina avesse una superficie limitata.

Quest’ultima scoperta, però, insieme ad altre scoperte degli anni recenti, mostra che la città era considerevolmente più estesa di quanto si stimasse in precedenza.

Conoscere i resti di Aelia Capitolina è di estremo interesse perché, come ha ricordato l’archeologo, è questa città ad aver determinato la forma delle antiche mura di Gerusalemme e la posizione delle porte visibili ancora oggi.

Adattamento: R.P.

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Ebrei d’Etiopia: Israele accoglierà in tre anni migliaia di Falasha

Gli ultimi ebrei d’Etiopia ammessi in Israele

di Giuseppe Caffulli | 29 novembre 2010

Una giovane falash mura.

 

 

(Milano) – Il governo d’Israele ha deciso di rompere gli indugi e di permettere finalmente l’aliya, il ritorno, degli ultimi Falash Mura nella Terra Promessa. «Abbiamo il dovere morale, come ebrei, di trovare una soluzione al loro problema», ha dichiarato il primo ministro Benjamin Netanyahu al termine della riunione del Gabinetto, il 14 novembre scorso. Grande peso nella decisione ha avuto il rabbino sefardita di Gerusalemme Shlomo Amar, che si è fatto carico di approvare la lista dei Falash Mura etiopi che godranno della «legge del ritorno»: 7.864 su 8.700 richiedenti. Costo complessivo dell’operazione, sostenuta finanziariamente dall’Agenzia ebraica, circa 7 milioni di dollari. Già 600 Falash Mura arriveranno a dicembre in Israele. Per i prossimi tre anni il flusso sarà regolato in maniera costante, al ritmo di 200 ingressi al mese. Al termine del triennio i campi di transito, vere e proprie baraccopoli, verranno smantellati e i terreni occupati restituiti alla municipalità di Gondar.

Le origini dei Falash si perdono nella notte dei tempi. Secondo alcuni studiosi sarebbero discendenti della tribù scomparsa di Dan, secondo altri pronipoti degli ebrei fuggiti in Egitto dopo la distruzione del primo tempio nel 586 a.C. Secondo altri ancora progenie di Salomone e della regina di Saba.

Una parte consistente (oltre 22 mila) di questi olim dalla faccia nera era già stata trasferita nel 1984, con un’operazione denominata Mosé e nel 1991, con l’Operazione Salomone. La decisione del governo israeliano di completare l’esodo del Falash Mura ha suscitato però le cristiche dei ministri economici, che lamentano la mancanza di risorse per far fronte alla nuova ondata di profughi. Oggi in Israele circa 50 mila Falash, su una popolazione di circa 120 mila, sono assistiti dallo Stato. L’integrazione si è rivelata più difficile del previsto per una popolazione abituata a vivere in un mondo diverso e lontano.

Secondo alcuni osservatori il trasferimento in massa si inquadra nella battaglia demografica che Israele sta portando avanti nei confronti della componente araba al suo interno, che ha un tasso di natalità superiore rispetto agli ebrei. In questa chiave la presenza degli olim d’Africa, seppur problematica, ha un suo ruolo da giocare.

 

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2010 – Popolazione ebraica nel mondo

…ebrei nel mondo

Secondo un nuovo rapporto di ricerca che ho pubblicato questa settimana, nel corso dell’ultimo anno il numero degli ebrei nel mondo è aumentato di 80.000 persone e ha raggiunto un totale stimato a 13.428.000. L’incremento è interamente dovuto alla crescita di Israele la cui popolazione ebraica è giunta a 5.704.000, su un totale di 7.552.000 abitanti. Di questi, 313.000 sono membri non ebrei di famiglie ebraiche immigrate, e oltre un milione e mezzo sono arabi. Nel resto del mondo, il numero degli ebrei è sceso quest’anno di 15.000 unità. Israele rappresenta oltre il 42 per cento del totale mondiale, grazie a una popolazione ebraica ancora giovane con un’età mediana di poco oltre i 30 anni e 2,9 figli in media per donna. Nella Diaspora l’età mediana è ben oltre i 40, e il numero di figli ebrei è ben al di sotto dei 2. Il 42 per cento di tutti gli ebrei nella Diaspora si sposano con partners non ebrei. Ma anche Israele ha le sue preoccupazioni demografiche. L’intera popolazione presente sul suolo dalle rive del Mediterraneo al fiume Giordano ha raggiunto la cifra notevole di 11.445.000, inclusi 2.200.000 palestinesi in Cisgiordania e 1.470.000 a Gaza, oltre a 222.000 lavoratori stranieri. Rispetto a questo grande e diverso aggregato umano – maggiore rispetto a paesi come la Svizzera, l’Austria, la Svezia, il Belgio, il Portogallo e la Grecia – la popolazione ebraica costituisce il 49,8 per cento (appena meno della metà!), che diventano il 52,6 per cento se si incorporano gli oltre 300.000 parenti oriundi non di religione ebraica. Se si escludono Gaza – dove non vi è presenza israeliana – e la realtà provvisoria dei lavoratori stranieri, la maggioranza ebraica con gli oriundi sale al 61,7 per cento, e se si escludono anche i palestinesi della Cisgiordania, tale maggioranza sale al 79,7 per cento. L’intero documento può essere scaricato dal sito della North American Jewish Data Bank.

Sergio Della Pergola, Università Ebraica di Gerusalemme 

 

via Moked.it

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