La promessa del Padre è anche per noi

Fratelli nel Signore, voglio che sappiate che la promessa dello Spirito Santo fatta da Dio tramite il profeta Gioele e confermataci dal suo Figliuolo Gesù Cristo è anche per noi, Gentili in Cristo Gesù, a distanza di circa duemila anni da quando ci fu lo spargimento di Spirito su quei circa centoventi nostri fratelli a Gerusalemme.
Ora vi spiegherò questo mediante le Sacre Scritture, affinché siate confermati, fortificati, consolati, ed anche affinché abbiate di che rispondere a tutti quei cianciatori, ribelli e seduttori di menti, presenti in molte Chiese che invece dicono o fanno capire che invece quella promessa non è più per noi nella stessa maniera in cui lo fu per i discepoli a Gerusalemme il giorno della Pentecoste quando lo Spirito scese su di essi ed essi furono ripieni di Spirito e cominciarono a parlare in altre lingue.
Gesù Cristo dopo essere risuscitato dai morti apparve ai suoi discepoli, e si fece vedere da loro per quaranta giorni. E poco prima di essere assunto in cielo alla destra di Dio – secondo il racconto di Luca nel libro degli Atti – ordinò agli apostoli “di non dipartirsi da Gerusalemme, ma di aspettarvi il compimento della promessa del Padre, la quale, egli disse, avete udita da me. Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:4,5).

Leggi tutto

Israele, Scoperto l’ossario di una parente del sommo sacerdote Caiàfa

Degli archeologi israeliani hanno annunciato nei giorni scorsi la scoperta di un ossario con i resti della nipote di Caiàfa, sommo sacerdote dei Giudei dal 18 al 36 d. C.

Scoperto l’ossario della nipote di Caifa

Questa è vera archeologia biblica. Altro che Sindone o chiodi. Il reperto era stato trovato lo scorso anno, bottino di un gruppo di ladri di reliquie, nei pressi della Valle di Elah. Il suo studio è stato affidato a Yuval Goren e Boaz Zissu. L’ossario appartiene alla nipote del sommo sacerdote che condannò Gesù: Giuseppe Caifa. L’iscrizione in aramaico è stata decifrata da Zissu (si vede nella parte in alto dell’ossario, appena sotto il coperchio). Recita:

Maria, figlia di Gesù figlio di Caifa sacerdote di Maaziah di Bet ‘Imri

Pensate un po’: studiosi di professione hanno autenticato l’ossario della nipote di Giuseppe Caifa. Il figlio si chiamava Gesù. Qui il comunicato stampa dell’AIA. L’articolo è uscito sul volume 61 dell’Israel Exploration Journal.

Via | antoniolombatti.it

Post correlati:

Israele: via libera all’immigrazione dei Bnei Menashe, una tribù del nord dell’India

Il Comitato ministeriale per l’integrazione, guidato dal ministro degli Esteri Avigdor Lieberman, ha preso pochi giorni fa la decisione di ricondurre in Israele i 7.300 membri dei “Bnei Menashe”, una comunità nel nord dell’India che si dichiara essere una delle tribù perdute di Israele.

Il Comitato ha deciso di nominare un gruppo interministeriale per preparare un piano d’azione per rimpatriare tutti i membri di questa tribù, questo piano dovrebbe essere presentato per l’approvazione del governo il mese prossimo.

Il rabbino capo sefardita d’Israele Shlomo Amar ha riconosciuto l’appartenenza di questa tribù al popolo ebraico.

1700 persone dei Bnei Menashe hanno già fatto la loro aliyah, ma il processo di immigrazione è stato interrotto nel 2007.

Via | israel-infos.net

Post correlati:

Israele, Proteste per il fermo di un rabbino che giustifica l’omicidio dei “gentili”. Tensione a Gerusalemme

Centinaia di manifestanti hanno invaso le strade della città e protestato davanti al palazzo di giustizia per l’arresto di Dov Lior. Il leader religioso, poi rilasciato, è stato fermato per il sostegno dato a un libro che autorizza l’uccisione dei non ebraici. Esplode la polemica politica, scambi di accuse fra ministri.

Gerusalemme – Manifestazioni di protesta inscenate dagli attivisti di destra, strade bloccate e liberate solo grazie all’intervento della polizia, al prezzo di 25 arresti fra i dimostranti e due feriti fra le forze dell’ordine. Ha causato tensione e un duro scontro politico il fermo del rabbino Dov Lior (poi rilasciato), colpevole di aver dato il proprio sostegno a un libro in cui si giustifica l’omicidio dei “gentili” (i non ebrei). Il 27 giugno per le strade di Gerusalemme si sono riversate centinaia di persone; almeno 200 si sono poi riunite davanti al palazzo sede dell’Alta corte di giustizia della città. Nel mattino di ieri è tornata la calma, ma infuria la polemica sul diritto riservato alle guide religiose di esprimere giudizi nella più completa impunità.

Le autorità hanno arrestato, interrogato e infine liberato il rabbino Lior, che in precedenza non si era presentato davanti alle forze dell’ordine pur avendo ricevuto un invito a comparire. Egli è finito al centro di un’indagine per aver dato la sua approvazione al controverso libro “Torat Hamelech”, scritto nel 2009 dal rabbino Yitzhak Shapira, in cui si giustifica l’uccisione di non ebraici. L’autore del testo è già stato indagato, così come altre due autorità religiose ebraiche che hanno sostenuto l’opera e il pensiero contenuto al suo interno. Lior si è difeso affermando che la Torah è “al di sopra” della legge e del diritto dello Stato.

Le affermazioni del rabbino, capo dell’insediamento ebraico Kiryat Arba, sulle montagne della Giudea, e leader del Consiglio delle comunità ebraiche di Giudea, Samaria e della Striscia di Gaza hanno sollevato una feroce polemica in Israele. Il parlamentare Micheal Ben-Ari (Kadima) punta il dito contro il ministro per la Sicurezza pubblica, che dovrebbe essere licenziato perché ha permesso l’arresto di Lior. La risposta arriva da Zahava Gal-On (Meretz), che plaude al fermo perché le parole del rabbino fomentano la violenza.

Durissima, infine, la presa di posizione di Yaakov Margi (Shas, partito ebraico ultra-ortodosso), ministro per le Funzioni religiose, che manifesta “indignazione” verso il collega Yitzhak Aharonovitch della Sicurezza, perché ha permesso che Lior venisse trattato alla stregua di un “criminale comune”.

Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione

Post correlati:

Gerusalemme vecchia, il quartiere ebraico è di nuovo ultraortodosso

(Milano/g.s.) – Il quartiere ebraico racchiuso tra le mura della Gerusalemme vecchia è tornato ad essere un baluardo del giudaismo ultraortodosso, così com’era stato fino al 1948. Lo rileva un’indagine sociologica condotta da alcuni ricercatori e riportata nei giorni scorsi dalla stampa israeliana. Gli autori della ricerca, Doron Bar e Rehav Rubin, spiegano che il quartiere si è via via svuotato della sua componente laica, la quale ha ceduto quasi completamente il campo ai praticanti più rigorosi.

Un dato confermato anche dall’osservazione empirica di uno dei rabbini ultraortodossi del quartiere, il prof. Daniel Sperber, che spiega al quotidiano Haaretz come la sua sinagoga, quella di Menachem Zion, fosse fino a pochi anni fa l’unico, affollato, luogo di culto degli haredim, mentre oggi le loro comunità fanno riferimento a vari altri edifici religiosi.

Anche se la municipalità cerca di incentivare una presenza ebraica più composita all’interno del quartiere, quel piccolo nucleo urbano a ridosso del Muro occidentale torna, in qualche modo, alla fisionomia che l’ha caratterizzato per secoli.

In seguito alle rivolte giudaiche contro la dominazione romana, Gerusalemme era stata rasa al suolo tra il 70 e il 134 d.C. Al suo posto sorse la colonia romana di Aelia Capitolina dalla quale gli ebrei furono banditi, se non come pellegrini, per alcuni secoli. Quando in epoca bizantina la messa al bando venne allentata, una piccola comunità di pii israeliti tornò a stabilirsi nelle vie e nelle case a ridosso del luogo più caro al giudaismo: il Muro occidentale, tutto ciò che resta dell’antico recinto del Tempio di Gerusalemme.

Quella presenza ebbe fine nel 1948, quando le truppe arabe contrapposte al neonato Stato di Israele, si aggiudicarono il controllo militare di Gerusalemme Est e della città vecchia. Durante la battaglia per la città santa l’artiglieria della Legione araba di Trangiordania ridusse il quartiere a un mucchio di rovine e costrinse gli abitanti a sfollare nei quartieri occidentali. Gli israeliani si presero la rivincita nel 1967, con la guerra dei Sei giorni, grazie alla quale assunsero quel pieno controllo di tutta Gerusalemme che esercitano tuttora.

Dal ’67 ai nostri giorni il quartiere ha mutato volto: le case arabe immediatamente prospicienti il Muro occidentale sono state rase al suolo per far spazio all’ampio piazzale su cui oggi si incrociano i passi di fedeli, turisti e pellegrini; moderni edifici ospitano sinagoghe, istituzioni culturali ebraiche e, sempre più, anche abitazioni.

La fisionomia eminentemente ebraica del quartiere si manifesta con molti segni: è rarissimo, se non impossibile, che un non ebreo vi trovi casa; capita che le vestigia archeologiche di epoca romana, bizantina e crociata, siano messe in secondo piano rispetto alle testimonianze sull’antica presenza giudaica. Gli stessi Bar e Rubin, a margine della loro ricerca, citano un esempio: una targa posta presso i resti di una chiesa d’epoca crociata è stata rimpiazzata con un cartello più generico che indica il luogo come area d’interesse archeologico.

Fonte: terrasanta.net

Post correlati:

Il blog di Illuminato Butindaro
Panoramica privacy

Questo sito web utilizza i cookie per offrirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Le informazioni sui cookie vengono memorizzate nel tuo browser e svolgono funzioni come riconoscerti quando torni sul mio sito e aiutarmi a capire quali parti del sito sono più rilevanti e utili per te.