Indonesia: Sventati degli attentati contro alcune chiese

Verona (PA/Religious Liberty Prayer) – Tra il 4 e il 12 luglio, la polizia indonesiana ha arrestato 9 persone, sospettate di essere militanti del Jemaah Islamiah (JI). Almeno altri 4 componenti di questo movimento estremista sono sfuggiti alla retata. Malgrado questi arresti, il JI rimane una seria minaccia, con quasi 3000 membri addestrati in Afganistan. Il JI beneficia di un largo sostegno finanziario e decine di militanti sarebbero stati addestrati come kamicaze.
Il raid della polizia a Semarang il 9 luglio ha anche permesso il sequestro di una consistente quantità di armi e munizioni. Fra i documenti, la polizia ha trovato gli orari delle riunioni di culto di due chiese di Jakarta. Questa scoperta fa credere che il JI stesse preparando attacchi contro le minoranze cristiane in Indonesia. Ricordiamo che il JI è responsabile di un attentato dinamitardo che ha provocato 19 morti e molti feriti, il 24 dicembre 2001. La polizia ritiene che a Jakarta ci siano altri due depositi di esplosivo e munizioni, ma non è riuscita a trovarli.

Fonte: Porte Aperte Italia – 18 luglio 2003

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Pulizia religiosa indonesiana

Continuano le persecuzioni nelle Molucche, ad Aceh, a Sulawesi

di Boffi Emanuele

Continuano le persecuzioni nelle Molucche, ad Aceh, a Sulawesi. Per il Rapporto «i dati presentati dal Forum per la comunicazione cristiana in Indonesia parlano chiaro: se tra il 1945 e il 1965 si sono registrati soltanto due attacchi a chiese cristiane, questi erano già diventati 46 nel decennio successivo, 89 tra il 1976 e il 1985 e 104 tra il 1986 e il 1995, per poi conoscere una vera e propria impennata tra il 1996 e il 2002 con oltre 500 chiese distrutte. Nel novembre 2000 la milizia Laskar Jihad annunciò: “Intendiamo durante questo Ramadan condurre una serie di iniziative che aprano la strada all’imposizione di una piena shari’a almeno nei luoghi che sono diventati esclusivamente islamici, come le isole di Ternate, Timore e Bacan”. È una sorta di chiamata in codice per la “pulizia religiosa” dei cristiani da queste zone. Ad esempio, la città di Poso, a Sulawesi centrale, aveva una popolazione di 40mila persone, in maggior parte cristiani; ma alla fine del 2002 ne sono rimaste 5mila, esclusivamente islamici, e tutte le chiese sono state distrutte».

Fonte: Tempi num.26 del 26 Giugno 2003

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Indonesia: Damanik è stato condannato a tre anni di reclusione

Verona (PA) – I giudici hanno emesso il loro verdetto e condannato il pastore indonesiano Rinaldi Damanik a tre anni di reclusione per possesso illegale di armi. Tutto questo malgrado le prove evidenti che i testimoni siano stati torturati dalla polizia durante gli interrogatori.
Damanik, una figura chiave per le negoziazioni di pace fra i rifugiati cristiani e musulmani nella regione di Poso, è stato arrestato dalla polizia il 17 agosto 2002, mentre si stava recando in un vicino villaggio per portare aiuti umanitari. Il giorno seguente la polizia ha dichiarato che avevano trovato armi sulla sua auto. L’esperto legale J.E. Sahetapy, un testimone importante della difesa, ha dichiarato che la polizia non solo non ha rispettato la procedura legale nel perquisire l’auto senza mandato, ma ha anche dichiarato di aver trovato armi solo il giorno seguente. Il pastore e i suoi avvocati hanno una settimana per decidere se fare ricorso, una procedura lunga e costosa. I cittadini di Tentena, la città dove abita il pastore, volevano organizzare una manifestazione nel caso il pastore fosse stato condannato, ma quest’ultimo è riuscito a dissuaderli.

Fonte: Porte Aperte Italia – 20 giugno 2003

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Indonesia: Damanik rischia cinque anni di prigione

Verona (PA) – Un tribunale indonesiano potrebbe condannare il pastore Rinaldi Damanik a cinque anni di prigione lunedì prossimo 16 giugno, per possesso illegale di armi. Damanik è stato arrestato in settembre del 2002 e il suo processo è cominciato a febbraio del 2003, con una messa in scena elaborata dalla polizia che voleva vendicarsi del pastore. Damanik aveva adottato una ferma posizione durante le negoziazioni per la pace a Poso (Sulawesi centrale). Gli accordi di Malino (dicembre 2001) avevano provocato l’ira della polizia e delle forze militari, obbligate a ritirarsi da quella regione, dove praticavano commerci illegali molto proficui.
Mentre il pastore Damanik si stava recando in auto, in un villaggio vicino in agosto del 2002, è stato arrestato dalla polizia e tenuto a distanza della sua auto per una decina di minuti. Solo il giorno seguente, i poliziotti hanno dichiarato che avevano trovato armi e munizioni nel suo veicolo, benché non lo avessero dichiarato al momento del fermo né avessero alcun mandato di perquisizione. Damanik ed i suoi avvocati ritengono che le armi siano state messe con lo scopo preciso di incastrarlo. Infatti le testimonianze, rese dai poliziotti e dai militari in tribunale, erano contradditorie.
Damanik spera che questa situazione faccia luce sulle ingiustizie che regnano a Poso, e contribuisca a ristabilire la pace che tutti attendono da molto tempo.

Fonte: Porte Aperte Italia – 14 giugno 2003

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Laskar Jihad vuole cancellare i cristiani dall’Indonesia

Da oltre due anni nell’isola indonesiana di Sulawesi, così come nella vicina Ambon delle Molucche, continuano gli scontri tra musulmani e cristiani.

di Madama Enrico

Da oltre due anni nell’isola indonesiana di Sulawesi, così come nella vicina Ambon delle Molucche, continuano gli scontri tra musulmani e cristiani. Si dice che tutto sia incominciato per una lite da ubriachi tra due giovani, un musulmano e un cristiano. Ma è ovvio che questo conflitto, che ha causato già migliaia di vittime e ancor più rifugiati, ha origini complesse non solo nell’antagonismo religioso, ma soprattutto in quello etnico di balcanica memoria. Per quanto cruento, fino a poco tempo fa il conflitto aveva mantenuto le caratteristiche dello scontro tribale: una serie infinita di rappresaglie del tipo “mordi e fuggi” nei villaggi rivali. Non ora, non da quando è scesa in campo la Laskar Jihad, un’organizzazione paramilitare di fondamentalisti islamici che, accusando un complotto cristiano contro la nazione, ritiene “obbligatorio per ogni buon musulmano indonesiano” scatenare il jihad nelle Molucche, come recita il sito ufficiale www.laskarjihad.or.id. La Laskar Jihad ha portato dunque al fronte migliaia di volontari, tutti ben armati e con alle spalle un addestramento militare completo se non addirittura esperienza diretta nei campi dell’Afghanistan. Fonti non ufficiali ritengono che nella sola isola di Sulawesi ci siano oltre 7000 jihadisti, rispetto ad un totale di circa 2000 tra militari e forze dell’ordine governative. È comprensibile come questi ultimi ci pensino due volte a mettersi ad arginare le azioni dei volontari islamici. E se anche ci provano non è difficile che arrivino poi a fermarli ordini dall’alto, cioè da Giakarta, dove si giocano gli scontri tra le varie fazioni di militari e politici e dove lo stesso presidente Megawati Sukarnoputri deve la poltrona all’appoggio dei partiti islamici. Ora, in questi ultimi tempi a Sulawesi, i militanti della jihad (facilmente distinguibili per il possesso di armi automatiche, che i contadini-guerrieri locali neanche sanno come prendere in mano) hanno dato il via ad un’offensiva che prevede non solo le solite incursioni ma anche l’occupazione dei villaggi cristiani. L’obiettivo del gruppo, già dedito alla pratica della conversione forzata (con conseguente circoncisione maschile e femminile), sembra dunque chiaro: l’espulsione o l’eliminazione completa e definitiva di ogni singolo cristiano.

Fonte: Tempi num.51 del 20 Dicembre 2001

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Il blog di Illuminato Butindaro
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