PECHINO 2008/ ORGANIZZATORI: SI ALLA BIBBIA, MA PER USO PERSONALE

Restrizioni e religione: Stati Uniti polemizzano ancora con Cina

Pechino, 8 nov. (Apcom) – Si alla bibbia, purché per uso personale. Gli organizzatori delle Olimpiadi di Pechino 2008 hanno smentito oggi la notizia secondo la quale durante il periodo dei Giochi, secondo un allarme lanciato dagli Stati Uniti, che accusano la Cina di limitazioni alle libertà di culto, sarebbe stato proibito l’ingresso nel paese di pubblicazioni religiose. “Non abbiamo questo tipo di restrizioni. Gli stranieri potranno portare con loro qualsiasi tipo di pubblicazione, se per uso personale”, ha spiegato Du Mengxue, impiegato nel media center del comitato organizzatore.

Una nota ufficiale pubblicata dal sito web ufficiale di Pechino 2008 spiega però che in osservanza delle procedure relative all’ingresso nel paese, “ciascun viaggiatore potrà portare con sé in Cina non più di una bibbia”. Questo contrariamente a quanto riportato dalla Catholic News Agency, che, citando i quotidiani La Gazzetta dello Sport e lo spagnolo La Razon, annunciava la presenza della bibbia in una lista di oggetti proibiti dalle autorità cinesi all’interno del villaggio olimpico.

Una notizia che aveva spinto la senatrice statunitense repubblicana Lindsay Graham a telefonare all’ambasciatore cinese per una spiegazione. Condannando in anticipo l’eventuale censura. “Se fosse vero, sarebbe un atto oltraggioso che tutto il mondo ed i rappresentanti di tutte le religioni dovrebbero condannare”, aveva scritto la senatrice in una nota ufficiale. Generando un inutile equivoco poi immediatamente risolto dal CIO, con una comunicazione diretta al comitato olimpico statunitense nella quale veniva negata l’esistenza di qualsivoglia restrizione di tipo religioso imposta dai cinesi agli atleti.

Fonte: Alice Notizie/Apcom.net

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CINA: Il pastore Zhang Rongliang è in cattive condizioni di salute

Arrestato dalla polizia il primo dicembre 2004 ed in seguito condannato a sette anni e mezzo di carcere, Zhang Rongliang ha ancora bisogno delle vostre preghiere. Porte Aperte ha parlato con sua moglie Chen.

Zhang Rongliang ha trascorso gli ultimi tre anni in una cella sovraffollata e deve scontarne ancora quattro anni e mezzo. All’inizio, Chen non aveva il permesso di visitare suo marito in carcere e, per un certo periodo, si è dovuta addirittura nascondere. Attualmente solo i loro due figli sono latitanti e la polizia la sorveglia per cercare di arrestarli.

Da settembre del 2006 ha ottenuto il permesso di vedere suo marito per trenta minuti una volta al mese. C’è sempre una guardia presente ai loro colloqui e devono gridare per riuscire a sentirsi. Almeno ora lei può sapere come sta suo marito. In venti persone occupano una cella molto piccola, senza letti e senza bagni. I prigionieri hanno il permesso di svuotare il contenitore che usano come latrina solo una volta al giorno.

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CINA – Bao Tong: il Partito avrebbe dovuto decretare la fine delle persecuzioni religiose

L’ex segretario di Zhao Ziyang, estromesso perché si oppose al massacri di Tienanmen, sottolinea che il rispetto per un diritto sancito dalla Costituzione della Repubblica popolare serve alla costruzione della “società armoniosa” voluta dalla leadership comunista.

Roma – Bao Tong, l’ex segretario di Zhao Ziyang, dall’89 emarginato dal Partito comunista perché contrario al massacro di Tiananmen, ha scritto ad AsiaNews: “La libertà di religione è uno dei diritti civili affermati in modo inequivocabile nella Costituzione della Repubblica popolare cinese. Ciò significa che esso deve essere rispettato dal governo. Speravo proprio che il 17mo Congresso del Partito avrebbe rispettato la Costituzione e i diritti di ogni cittadino. Avrei voluto che il Congresso mostrasse in modo evidente il suo rispetto per la

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CINA: Amnesty, porre fine alla “rieducazione attraverso il lavoro”

La richiesta alla Cina di porre fine alla “rieducazione attraverso il lavoro”, una forma di detenzione imposta senza accusa, processo o revisione giudiziaria per un periodo che può arrivare anche a quattro anni e che coinvolge centinaia di migliaia di persone. E’ contenuta in una lettera aperta che Amnesty International ha inviato oggi al Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo. Secondo fonti di stampa, informa Amnesty,

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