Algeria: I cristiani “contaminano l’Islam”

Venerdì 9 maggio sei cristiani sono stati fermati dalla polizia mentre uscivano dall’abitazione di uno di loro, dopo aver avuto un incontro di condivisione e preghiera. Sono stati condotti al commissariato di polizia dove hanno passato la notte, per comparire il giorno dopo davanti al procuratore. L’accusa a loro carico è quella di “contaminare la fede dei musulmani”.

Dieci giorni prima, il 29 aprile, un altro cristiano è stato condannato a 300 euro di ammenda e a un anno di reclusione col beneficio della condizionale a Djilfa (240 km a sud di Algeri). Il fratello, che si è convertito 8 anni fa, è stato arrestato la mattina del 25 aprile, durante un controllo della polizia mentre viaggiava su un taxi collettivo. Gli agenti hanno trovato nei suoi bagagli una Bibbia e qualche libro cristiano. Questo fatto è stato sufficiente per farlo finire in carcere. Durante i cinque giorni della sua detenzione, i poliziotti lo hanno brutalmente minacciato per spingerlo a tornare all’Islam, ma non hanno usato violenza fisica.

Fonte: Porte Aperte Italia

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SOS di cristiani d’Algeria

Miei cari fratelli nella fede in tutto il mondo, ecco il racconto dell’umiliazione, dell’ingiustizia e della persecuzione che subiscono i vostri fratelli in Algeria quotidianamente, da parte della società ma in modo particolare da parte dei servizi di sicurezza e dallo Stato. L’ultima in data venerdì 9 maggio 2008 dopo la nostra uscita dal culto del venerdì, che noi facciamo di nascosto, per paura, presso un fratello nella città di Tiaret. Siamo quindi sorpresi dal nostro arresto in piena strada da parte delle forze di sicurezza vestite in borghese. Queste persone ci hanno portato via uno ad uno come dei criminali, essendo la fede in Cristo il nostro unico reato che diventa un crimine pericoloso in Algeria.

Fratelli miei, io non descriverò l’umiliazione che abbiamo subito da parte di questi agenti quando ci hanno condotto al Commissariato Centrale della città. Una volta arrivati ci hanno perquisito uno ad uno insultandoci, trattandoci come dei rinnegati: quelli che hanno rinnegato la loro religione per seguire quella dell’Occidente. Ci hanno detto che siamo i complici e le spie degli israeliani, e che quindi noi meritiamo di essere sgozzati senza pietà: aggressioni violente ed inumane. E’ normale arrestare una persona solo per la sua fede, in un paese che dice di essere democratico e rispettoso dei diritti dell’uomo e delle libertà individuali? Oltre a tutto ciò, gli agenti ci hanno tenuto tutta la notte del venerdì in una cella in condizioni più che pietose ed indescrivibili, senza darci la possibilità di telefonare ai nostri parenti e alle nostre famiglie. Ci hanno presentato il giorno dopo al Procuratore della Repubblica del tribunale di Tiaret, per farci delle domande umilianti e più che imbarazzanti: per esempio, “perché avete lasciato la religione dei vostri antenati? Per soldi?, e “a che prezzo vi hanno comprato?”. Alla fine ci hanno rilasciato con ordine di comparire in processo il 27 maggio 2008 per un’accusa più che assurda: “Distribuzione di documenti e libri al fine di destabilizzare la fede dei musulmani”. Qui sotto la copia dell’ordine di comparizione al processo.

Fratelli miei, ho scritto questo affinché voi siate informati della situazione. Abbiamo bisogno del vostro sostegno in questi momenti difficili […]

Fraternamente, Djillali.

Fonte: Collectif Algerie

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Algeria: Irruzione della polizia in pieno culto a Tizi Ouzou


Venerdì 4 aprile al mattino, dei poliziotti sono intervenuti in pieno culto in una chiesa algerina (Tizi Ouzou) al fine di consegnare al pastore della chiesa una convocazione. Gli hanno anche rinnovato l’obbligo di cessare ogni celebrazione e di chiudere la chiesa.

Ricordiamo che la chiesa in questione, che conta circa 700 membri (unita all’EPA), era stata chiusa mediante processo verbale a marzo. Senza soluzione, la chiesa ha quindi deciso di riaprire.

Il clima è diventato difficile per i cristiani in Algeria. Temiamo che questo tipo di azioni repressive si moltiplichino un po’ ovunque nel paese. Fino a oggi il numero di chiese che hanno ricevuto una notifica di chiusura è più di 20.

Per la libertà di tutti ed il diritto di ognuno, vi invitiamo a restare mobilitati affinché i cittadini algerini non siano privati di questo diritto inalienabile di scegliere e praticare la loro religione.

Fonte: Collectif Algérie

Via | Blogdei

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L’espulsione dell’ex presidente della Chiesa Protestante d’Algeria sarebbe legata alla “sicurezza dello Stato”

La recente espulsione del pastore Johnson, ex presidente della chiesa protestante d’Algeria, sarebbe legata alla sicurezza dello Stato, ha dichiarato sabato al Forum dell’ENTV il ministro degli Affari religiosi Bouabdellah Ghlamallah. “E’ il Ministero dell’Interno che ha deciso di espellerlo e questa espulsione è legata alla sicurezza dello Stato”, ha risposto il ministro. […]

Da: Collectif Algérie / Quotidien d’Oran

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