Solo gli apostoli parlarono in lingue il giorno della Pentecoste?

Introduzione

In un suo scritto dal titolo ‘A Pentecoste lo Spirito discese solo sui dodici apostoli’ pubblicato sul suo sito il 20-21 Agosto 2011 (http://puntoacroce.altervista.org/_Den/A1-Pentecost_Spirit_12_Avv.htm), Nicola Martella afferma che il giorno della Pentecoste parlarono in lingue solo i dodici apostoli del Signore. Lui afferma di essere arrivato a questa conclusione dopo ‘un’analisi attenta del testo biblico, che ho sondato con onestà e dirittura di cuore’ e rivolge quindi questo invito ai lettori: ‘Chi ne ha altrettante, faccia lo stesso cammino e mostri le sue capacità esegetiche e le sue fondate conclusioni’.

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Perché un Cristiano non può e non deve essere un cessazionista

Introduzione

Fratelli nel Signore, vi scrivo queste cose a causa di quelli che cercano di sedurvi con i loro vani ragionamenti, i quali affermano che con la morte dell’ apostolo Giovanni o il completamento del canone della Bibbia, e quindi verso la fine del primo secolo dopo Cristo, sono cessate nella Chiesa le seguenti manifestazioni: lingue, profezie, predizioni di eventi futuri, visioni e sogni, e guarigioni e miracoli. E quindi i Cristiani – secondo costoro – non possono più parlare in lingue, profetizzare, predire eventi futuri, avere visioni e sogni, e guarire e compiere i miracoli come avveniva nella Chiesa primitiva descritta nel libro degli Atti.
In virtù di questa loro posizione, costoro sono stati definiti ‘cessazionisti’ e la loro falsa dottrina è conosciuta con il nome di ‘cessazionismo’.

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ADI: Le lingue che il credente riceve al battesimo con lo Spirito Santo non sono interpretabili o lingue conosciute

ADI: Le lingue che il credente riceve al battesimo con lo Spirito Santo non sono interpretabili o lingue conosciute

Introduzione

Salvatore Cusumano, nella sua tesi su Roberto Bracco presentata all’Istituto Biblico delle ADI, che ha la presentazione di Francesco Toppi, afferma quanto segue a proposito delle lingue che i credenti cominciano a parlare quando vengono battezzati con lo Spirito Santo: ‘…. Esistono delle lingue non interpretabili per l’edificazione personale e che, a nostro parere, corrispondono al segno delle lingue che il credente riceve al battesimo nello Spirito Santo’ (pag. 34). E lo stesso Toppi conferma ciò dicendo che alla ricezione del battesimo con lo Spirito Santo, il parlare in altre lingue come lo Spirito dà di esprimersi, ‘è il parlare in lingue che non corrispondono ad alcuna lingua conosciuta’ (Francesco Toppi, E Mi Sarete Testimoni, ADI-Media, Roma 1999, pag. 42).

In altre parole, secondo le ADI, quando si tratta del dono della diversità delle lingue le lingue sono interpretabili, mentre quando si tratta delle lingue come segno che si ricevono al battesimo con lo Spirito allora esse non sono interpretabili.*

Confutazione

Ora, prima di passare alla confutazione di questa ennesima falsità insegnata dalle ADI, voglio spiegarvi brevemente cosa dice la Bibbia a proposito del parlare in altra lingua.

Secondo quello che insegna la Scrittura quando un credente viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in altra lingua secondo che lo Spirito gli dà di esprimersi (cfr. Atti 2:4; 10:44-46; 19:6), e questo costituisce il segno esteriore dell’avvenuto battesimo con lo Spirito Santo. Sto parlando in questo caso del parlare in una sola lingua straniera per lo Spirito, perché c’è anche un parlare in più lingue straniere che è pur sempre una capacità data dallo Spirito Santo, che la Bibbia chiama “diversità delle lingue” e che è uno dei doni dello Spirito Santo (1 Corinzi 12:10), che si può ricevere sia al battesimo con lo Spirito Santo che successivamente al battesimo con lo Spirito Santo, e che è bene ricordare non tutti ricevono (cfr. 1 Corinzi 12:30). E’ evidente dunque che quando un credente riceve la capacità di parlare in diverse lingue straniere già al battesimo con lo Spirito Santo, quel suo parlare in lingue è sì il segno del battesimo con lo Spirito ricevuto ma anche dono. Se invece il credente al suo battesimo con lo Spirito Santo parla solo in una lingua straniera allora quel suo parlare non costituisce il dono della diversità delle lingue.

Ora, che cosa fa il credente quando comincia a parlare in altra lingua al battesimo con lo Spirito Santo? Egli parla a Dio, perché Paolo dice che “chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri” (1 Corinzi 14:2), e difatti egli prega (cfr. 1 Corinzi 14:14), salmeggia (cfr. 1 Corinzi 14:15), e benedice Iddio (cfr. 1 Corinzi 14:16). A prescindere dunque che il credente abbia o meno il dono di diversità delle lingue, quando egli parla in altra lingua parla a Dio, e nessuno l’intende, neppure lui intende quello che dice. Ma affinché sia lui che gli altri che lo sentono parlare in lingue intendano quelle parole dette per lo Spirito, il Signore ha costituito il dono della interpretazione delle lingue (cfr. 1 Corinzi 12:10), che chi parla in altra lingua deve desiderare secondo che è scritto: “Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare” (1 Corinzi 14:13).

Dunque sia che il credente parla in altra lingua da solo, o assieme ad altri, sia che abbia o non abbia il dono della diversità delle lingue, quando lo Spirito gli darà di interpretare quello che lui ha detto, sia lui che gli altri ne riceveranno edificazione avendo inteso quello che lo Spirito ha detto tramite la sua bocca.

Dunque, le ADI errano nel dire che le lingue come segno non sono interpretabili, perché se fosse così, il credente che parla in altra lingua, non avendo il dono di diversità delle lingue, non dovrebbe pregare di poter interpretare quello che dice per lo Spirito, e quindi dovrebbe astenersi dal fare una cosa che l’apostolo gli comanda di fare. In altre parole, dovrebbe pregare di poter interpretare solo chi ha il dono della diversità delle lingue, e non chi parla solo in una lingua straniera che ha ricevuto nel momento che è stato battezzato con lo Spirito. Detto ancora in altre parole, egli dovrebbe aspettare di ricevere il dono della diversità di lingue prima di mettersi a pregare di poter interpretare. E non mi pare che si intraveda una cosa del genere nelle parole di Paolo ai Corinti.

Ma poi sarebbe un controsenso dire che le lingue-segno non sono interpretabili in quanto per uso personale perché anche quando uno parla in altra lingua da solo, benché edifichi se stesso, non intende quello che dice; e siccome egli sta parlando a Dio, e l’unica maniera per capire cosa sta dicendo è tramite l’interpretazione, per forza di cose quella lingua è interpretabile, e quindi è bene che lui preghi di poter interpretare quello che dice.

E poi, io dico, per fare riferimento ad un caso biblico di parlare in lingue come segno al battesimo con lo Spirito, ma il giorno della Pentecoste quelle lingue erano o non erano interpretabili, erano o non erano delle lingue conosciute a quel tempo? A me risulta che lo erano, perché erano vere lingue straniere che i discepoli si misero a parlare per lo Spirito, e tramite di esse parlavano delle cose grandi di Dio (cfr. Atti 2:11), secondo che dissero i Giudei che si radunarono: “Ecco, tutti costoro che parlano non son eglino Galilei? E com’è che li udiamo parlare ciascuno nel nostro proprio natìo linguaggio? …. li udiamo parlar delle cose grandi di Dio nelle nostre lingue” (Atti 2:7-8,11). E d’altronde, le lingue servono di segno ai non credenti (1 Corinzi 14:22) – come servirono di segno il giorno della Pentecoste ai quei Giudei provenienti da ogni nazione di sotto il cielo – e affinché servano loro di segno devono essere per forza di cose delle vere lingue conosciute dagli increduli che Dio ha deciso che devono ascoltarle, e quindi non solo sono lingue conosciute ma anche interpretabili perché “ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato” (1 Corinzi 14:11).

E’ vero che le lingue a Pentecoste furono intese dai Giudei che si adunarono e non ci fu nessuna interpretazione di esse da parte di qualche discepolo che le parlava, ma vorrei fare notare che i discepoli parlavano in lingue ancora prima che quei Giudei raggiungessero il luogo dove si trovavano (cfr. Atti 2:4,6), e quindi quand’anche non ci fossero stati quei Giudei a sentirli e a capirli, quel parlare era pur sempre diretto a Dio e tramite il dono della interpretazione avrebbe potuto essere capito dagli stessi discepoli che parlavano.

* Le ADI insegnano una cosa errata anche quando spiegano la distinzione tra il parlare in lingue come segno esteriore del battesimo con lo Spirito e il parlare in lingue come dono, in quanto affermano: ‘Occorre a questo punto fare una distinzione tra il parlare in lingue, come segno del battesimo nello Spirito Santo e prezioso mezzo per il credente battezzato per adorare Dio nell’intimità, e fra quello che può chiamarsi in modo particolare il dono o carisma delle lingue, cioè la possibilità di trasmettere in una lingua diversa dall’usuale sotto la guida dello Spirito Santo, un messaggio di avvertimento, di esortazione, di consolazione, destinato alla comunità e che sarà interpretato da coloro che esercitano un altro carisma chiamato dono di interpretazione’ (AA. VV., Il Battesimo nello Spirito Santo, Roma 1987, ADI-Media, pag. 32). E quindi il loro insegnamento falso sulla non interpretabilità delle lingue che si ricevono con il battesimo con lo Spirito Santo si deve integrare con quest’altro falso insegnamento, che fa del dono della diversità delle lingue un parlare in lingue rivolto agli uomini quando la Chiesa è radunata, messaggio in lingue che interpretato costituisce una profezia. Leggi la confutazione di questo altro loro errore.

Giacinto Butindaro

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Nicola Martella e il battesimo con lo Spirito Santo

Introduzione

Nicola Martella, che è un noto studioso biblico appartenente a quel gruppo di Chiese Evangeliche chiamate ‘Chiese dei fratelli’, nel suo libro Carismosofia, nel suo insensato sforzo di confutare quello che la Scrittura afferma sul battesimo con lo Spirito Santo come seconda esperienza dopo la conversione (esperienza che è sempre accompagnata dal parlare in lingue), afferma in merito al battesimo con lo Spirito Santo: ‘Dobbiamo credere al «battesimo dello Spirito Santo»? Sì, certamente; ma in ogni modo non a quello carismatico ma a quello biblico. Noi crediamo che il cosiddetto «battesimo dello Spirito Santo» coincida con la nuova nascita e abbia luogo nel momento di una conversione genuina. La dottrina carismatica, secondo cui il battesimo di Spirito si manifesti con il parlare in lingue, è ideologia e non dottrina biblica. Paolo afferma espressivamente che ognuno è stato battezzato con (mediante) lo Spirito Santo (passato!), ma che non è da tutti parlare in lingue (1 Cor 12,4.13.30; la glossolalia è sempre all’ultimo posto! 1 Cor 12,10.27.30; 14,20ss)’ (Nicola Martella, Carismosofia, 1995, pag. 37).

E per avvalorare questa sua tesi afferma quanto segue sui circa dodici discepoli che Paolo incontrò ad Efeso: ‘Nel «campo entusiastico» si afferma che Atti 19,1-7 mostri che si possa venire battezzati di Spirito dopo essere diventati discepoli di Cristo. Non confondiamo le carte … e i discepoli! In Efeso i discepoli incontrati erano stati battezzati solo col battesimo di Giovanni ed erano quindi discepoli del Battista (At 19,2s). Paolo dovette istruirli non solo su Gesù ma anche sullo Spirito Santo, di cui ignoravano addirittura l’esistenza! In questo caso, l’accompagnamento delle lingue e della profezia alla conversione e all’effusione dello Spirito doveva dimostrare alla «comunità battista» di Efeso la superiorità di Cristo su Giovanni, del Signore sul suo precursore (cf. Mc. 1,8). C’è da notare che Paolo attesta come cosa scontata che lo Spirito Santo si riceve nel momento in cui si crede in Gesù Cristo (v. 2)’ (Nicola Martella, op. cit., pag. 41). E non solo, Martella, siccome deve provare che quello che dice è giusto afferma che ‘la comunicazione dello Spirito Santo rigenerante non avvenne al momento in cui i discepoli di Giovanni esercitarono la fede in Gesù quale Messia e furono battezzati, ma solo mediante l’atto dell’imposizione delle mani (At 19)’. http://puntoacroce.altervista.org/DizBB/Imposizione_Spirito_Car.htm

Dunque, quei circa dodici uomini quando credettero non furono rigenerati, perché lo furono solo dopo che Paolo impose le sue mani su di loro!

Una cosa molto simile avvenne anche ai credenti di Samaria, che secondo Martella non furono neppure loro rigenerati quando credettero: ‘Similmente l’atto dell’imposizione delle mani si rese necessario per motivi storici e teologici anche nella questione giudeo-samaritana (At 8). La fede dei Samaritani in Gesù non coincise con il momento della rigenerazione né lo fu il battesimo. Anche qui bisognava risolvere prima il contenzioso storico-teologico fra Giudei e Samaritani, che perdurava da secoli. I Samaritani, facendosi imporre le mani dagli apostoli della chiesa di Gerusalemme, si sottomettevano a loro e riconoscevano che «la salvezza viene dai Giudei» (Gv 4,22), anzi dal giudeo Gesù, che diventava così anche il loro Messia’.

http://puntoacroce.altervista.org/DizBB/Imposizione_Spirito_Car.htm

Confutazione

Adesso passerò a dimostrare la falsità di quello che dice Nicola Martella, e questo lo voglio fare per mostrare ancora una volta – se qualcuno ne avesse ancora bisogno – quanto quest’uomo non solo non conosca le Scritture, ma come anche usi l’astuzia del serpente antico per far sparire davanti agli occhi di tanti credenti parti importanti del consiglio di Dio.

La differenza tra il battesimo ministrato dallo Spirito Santo e quello ministrato da Cristo, e tra le lingue come segno e le lingue come dono

Ora, Nicola Martella cita due passi che secondo lui fanno cadere tutta la dottrina dei Pentecostali sul battesimo con lo Spirito Santo, e questi passi sono i seguenti: il primo è: “Infatti noi tutti abbiam ricevuto il battesimo di un unico Spirito per formare un unico corpo, e Giudei e Greci, e schiavi e liberi; e tutti siamo stati abbeverati di un unico Spirito” (1 Corinzi 12:13); e il secondo è: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Corinzi 12:30).

Secondo lui, come del resto secondo tutti quelli che rifiutano le lingue come segno esteriore ed iniziale del battesimo con lo Spirito Santo, questi passi dicono chiaramente che tutti i credenti sono stati battezzati con lo Spirito Santo quando hanno creduto ma non tutti parlano in altre lingue. Dunque non c’è da aspettare o bramare, dopo avere creduto, il battesimo con lo Spirito perché lo si è già ricevuto; e non solo, ma quando lo si riceve non occorre necessariamente parlare in altre lingue.

Martella però fa due errori. Innanzi tutto egli scambia il battesimo di cui parla Paolo ai Corinzi (cfr. 1 Corinzi 12:13) con il battesimo con lo Spirito Santo, infatti qui Paolo sta parlando di un altro battesimo e precisamente di quello che compie lo Spirito Santo sul credente quando lo inserisce nel corpo di Cristo, mentre quando si parla del battesimo con lo Spirito si parla di un battesimo ministrato da Cristo Gesù secondo che disse Giovanni: “Egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco” (Matteo 3:11). Quindi? Quindi non è vero che tutti coloro che hanno creduto sono stati battezzati da Cristo con lo Spirito Santo; è vero però che tutti coloro che hanno creduto sono stati battezzati dallo Spirito Santo nel corpo di Cristo.

L’altro errore che fa Martella è quello di non tenere presente che Paolo dicendo che non tutti parlano in lingue non ha inteso dire che non tutti coloro che sono stati battezzati con lo Spirito Santo parlano in altre lingue, ma che non tutti hanno il dono della diversità delle lingue che lui menziona tra i doni spirituali. Lui infatti quando nel dodicesimo capitolo di prima Corinzi parla delle lingue ne parla in primo luogo in riferimento al dono della diversità delle lingue che è la capacità data dallo Spirito Santo di parlare diverse lingue straniere. E che sia così è confermato dal fatto che poco prima di domandare “parlano tutti in altre lingue?”, Paolo dice che Dio ha costituito nella Chiesa “la diversità delle lingue” (1 Corinzi 12:28). Dunque le parole di Paolo vogliono dire che non tutti i credenti hanno il dono della diversità delle lingue, il che è vero, come è vero che non tutti sono apostoli, non tutti sono profeti, non tutti sono dottori, non tutti fanno miracoli, non tutti hanno doni di guarigioni, non tutti interpretano. Quindi Martella ancora una volta dimostra di non tagliare rettamente la parola di Verità. Proprio lui che suggerisce quindi di tagliare rettamente la parola di verità per non rimanere confusi, rimane confuso appunto perché non taglia rettamente la Parola di Dio.

La ricezione dello Spirito Santo, intesa come il battesimo con lo Spirito Santo, avviene dopo avere creduto nel Signore

Martella nel suo libro nel parlare del quando si riceve lo Spirito Santo o il battesimo con lo Spirito Santo, afferma che i Pentecostali sono nell’errore nell’affermare che esso si riceve dopo avere creduto.

E’ falso quello che lui afferma; perché? Perché lui non fa una distinzione tra la ricezione dello Spirito Santo che avviene quando si nasce di nuovo e quella invece che avviene dopo, cioè quando si viene riempiti di Spirito Santo che costituisce il battesimo con lo Spirito Santo. E’ vero che quando si nasce di nuovo lo Spirito Santo entra nel credente e viene a dimorare in lui, attestando così che egli è un figlio di Dio, ma differente è la ricezione dello Spirito Santo all’atto del battesimo con lo Spirito Santo, perché in quest’ultimo caso si viene riempiti di Spirito Santo; per dirlo in altre parole, quando si crede si riceve una misura di Spirito Santo mentre quando si viene riempiti di Spirito Santo (o si viene battezzati con lo Spirito Santo) si riceve una misura maggiore di Spirito Santo. Per spiegare questo concetto con la Parola di Dio e dimostrare così l’errore che fa Martella citerò l’esempio degli apostoli.

Ora, gli apostoli avevano creduto nel Signore, per cui avevano ottenuto la remissione dei loro peccati mediante la fede in Cristo, ancora prima che Gesù risorgesse dai morti, infatti Gesù la notte in cui fu tradito parlando di loro disse al Padre: “Io ho manifestato il tuo nome agli uomini che tu m’hai dati dal mondo; erano tuoi, e tu me li hai dati; ed essi hanno osservato la tua parola. Ora hanno conosciuto che tutte le cose che tu m’hai date, vengon da te; poiché le parole che tu mi hai date, le ho date a loro; ed essi le hanno ricevute, e hanno veramente conosciuto ch’io son proceduto da te, e hanno creduto che tu m’hai mandato. Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per quelli che tu m’hai dato, perché son tuoi; e tutte le cose mie son tue, e le cose tue son mie; ed io son glorificato in loro” (Giovanni 17:6-10). Non c’è dunque il minimo dubbio sul fatto che gli apostoli del Signore avessero veramente creduto ancora prima del giorno della Pentecoste. Certo, è vero che dopo essi ebbero uno sbandamento perché lo lasciarono, e in particolare Pietro lo rinnegò tre volte (cosa però di cui si pentì perché egli in seguito si convertì), come anche è vero che essi inizialmente non credettero neppure che Gesù fosse stato visto dalle donne risorto, ma è altresì vero che in seguito essi credettero nella sua resurrezione.

Ora, forse Martella dirà la stessa cosa di Tommaso Heinze: ‘Siamo d’accordo che gli apostoli avevano creduto prima del giorno della Pentecoste, ma prima di quel giorno essi non avevano ricevuto lo Spirito Santo perché ancora Esso non era stato dato, per cui gli apostoli furono una di quelle eccezioni in cui lo Spirito Santo fu ricevuto dopo avere creduto’.

Non è proprio così in tutto e per tutto, infatti è anche scritto che quando Gesù apparve ai suoi discepoli dopo essere risorto disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo” (Giov. 20:22), quindi gli apostoli ancora prima del giorno della Pentecoste avevano lo Spirito Santo. Ovviamente una misura di Spirito Santo, perché la pienezza la ricevettero solo il giorno della Pentecoste quando furono battezzati con lo Spirito. Questo è un punto molto importante su cui gli antipentecostali preferiscono sorvolare e comprendiamo il perché, perché annulla tutto il loro ragionamento. Se infatti gli apostoli ricevettero lo Spirito Santo quando Gesù disse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo’ che cosa ricevettero il giorno della Pentecoste? Ancora una volta lo Spirito Santo? Certo, ma in questo caso, come detto prima, essi ricevettero la pienezza dello Spirito infatti furono ripieni di Spirito Santo cosa che ancora non avevano sperimentato. Detto ancora in altre parole, gli apostoli nel giorno della Pentecoste furono battezzati con lo Spirito Santo.

Dunque che cosa c’è di strano nel sentire dire che quando si crede nella morte e nella resurrezione di Gesù Cristo si riceve una misura di Spirito Santo e poi quando in seguito si viene battezzati con lo Spirito Santo si viene riempiti di Spirito Santo? Se una cosa simile avvenne agli apostoli (non uguale quindi, perché gli apostoli ancora prima che Gesù dicesse loro: ‘Ricevete lo Spirito Santo’ erano figli di Dio), perché mai ci si dovrebbe scandalizzare oggi nel sentirci dire che c’è differenza tra la ricezione dello Spirito Santo al momento della nuova nascita e la ricezione dello Spirito al momento in cui si viene riempiti di Esso?

Dunque, c’è una differenza tra la ricezione dello Spirito quando si crede e la ricezione dello Spirito quando in seguito si viene battezzati con lo Spirito Santo. Nella prima si riceve solo una misura di Spirito e non si riceve potenza e non ci si mette a parlare in lingue, nella seconda si viene riempiti di Spirito Santo, si viene rivestiti di potenza e si comincia a parlare in altre lingue. Gli antipentecostali però con i loro discorsi vorrebbero fare credere che gli apostoli non avevano ricevuto lo Spirito Santo prima del giorno della Pentecoste, la chiamano una eccezione assieme a quella dei credenti di Samaria. Essi vorrebbero far credere che gli apostoli, dato che lo Spirito Santo non era ancora stato dato, non avevano lo Spirito Santo. Siamo d’accordo che gli apostoli non erano ancora stati battezzati con lo Spirito Santo prima del giorno della Pentecoste, e questo perché Gesù prima di ascendere in cielo disse loro: “Poiché Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:5), ma questo non significa che essi non avessero ancora ricevuto per nulla lo Spirito Santo, perché come abbiamo visto quando Gesù apparve loro fece loro ricevere una misura di Spirito Santo soffiando su di loro e dicendo loro: “Ricevete lo Spirito Santo”.

I circa dodici discepoli ad Efeso

Ma veniamo ora ai circa dodici uomini di Efeso che secondo Martella quando Paolo li incontrò non erano discepoli di Cristo.

Luca dice: “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli, ai quali disse: Riceveste voi lo Spirito Santo quando credeste? Ed essi a lui: Non abbiamo neppur sentito dire che ci sia lo Spirito Santo. Ed egli disse loro: Di che battesimo siete dunque stati battezzati? Ed essi risposero: Del battesimo di Giovanni. E Paolo disse: Giovanni battezzò col battesimo di ravvedimento, dicendo al popolo che credesse in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù. Udito questo, furon battezzati nel nome del Signor Gesù; e dopo che Paolo ebbe loro imposto le mani, lo Spirito Santo scese su loro, e parlavano in altre lingue, e profetizzavano. Erano, in tutto, circa dodici uomini” (Atti 19:1-7). Vorrei fare notare però che la Riveduta non è corretta a proposito della domanda di Paolo a quei credenti infatti la Diodati dice: “Avete voi ricevuto lo Spirito Santo, dopo che avete creduto?” e così anche la Versione inglese di Re Giacomo (King James Version), il che attesta in maniera chiara che la ricezione dello Spirito, cioè il battesimo con lo Spirito Santo, era consueto che i credenti la sperimentassero dopo avere creduto, e non solo questo, ma anche che fosse accompagnata dal parlare in altre lingue. Ma torniamo a quei discepoli; erano veramente dei credenti? Certo, e questo lo si deduce dal fatto che nella prima domanda Paolo gli chiese se avevano ricevuto lo Spirito Santo quando (o meglio dopo) che avevano creduto? Avrebbe mai Paolo usato il verbo credere nei loro confronti se essi non fossero già stati dei credenti in Cristo? No, perciò essi avevano veramente creduto che Gesù era il Cristo. E poi, ammesso e non concesso che quegli uomini fossero discepoli di Giovanni Battista, Giovanni aveva proclamato agli uomini che essi dovevano credere in “in colui che veniva dopo di lui, cioè, in Gesù” (Atti 19:4), quindi mi pare ovvio che i discepoli fatti da Giovanni sapevano tutti che il Messia in cui credere non era Giovanni ma Gesù di Nazareth. I discepoli fatti da Giovanni in altre parole erano dei seguaci di Cristo, perché Giovanni era venuto affinchè gli uomini credessero in Cristo per mezzo di lui.

Martella dunque sbaglia grandemente quando dice che in Efeso quei discepoli incontrati da Paolo non erano discepoli di Cristo e che Paolo dovette istruirli su Gesù! Ma come si possono dire simili cose? La Scrittura poi non dice che Paolo li istruì su Gesù, perché essi non solo avevano sentito parlare di Gesù ma ci avevano creduto, e difatti erano discepoli di Cristo.

Vorrei peraltro ricordare che negli Atti quando è menzionato il termine ‘discepoli’ è sempre in riferimento a credenti in Cristo, e quindi a discepoli di Cristo. Ecco le prove:

– “Or in que’ giorni, moltiplicandosi il numero dei discepoli, sorse un mormorio degli Ellenisti contro gli Ebrei, perché le loro vedove erano trascurate nell’assistenza quotidiana. E i dodici, raunata la moltitudine dei discepoli, dissero: Non è convenevole che noi lasciamo la parola di Dio per servire alle mense.” (Atti 6:1-2)

– “E la parola di Dio si diffondeva, e il numero dei discepoli si moltiplicava grandemente in Gerusalemme; e anche una gran quantità di sacerdoti ubbidiva alla fede” (Atti 6:7)

– “Or Saulo, tuttora spirante minaccia e strage contro i discepoli del Signore, venne al sommo sacerdote” (Atti 9:1)

– “E Saulo rimase alcuni giorni coi discepoli che erano a Damasco” (Atti 9:19)

– “E passati molti giorni, i Giudei si misero d’accordo per ucciderlo; ma il loro complotto venne a notizia di Saulo. Essi facevan perfino la guardia alle porte, giorno e notte, per ucciderlo; ma i discepoli, presolo di notte, lo calarono a basso giù dal muro in una cesta. E quando fu giunto a Gerusalemme, tentava d’unirsi ai discepoli; ma tutti lo temevano, non credendo ch’egli fosse un discepolo” (Atti 9:23-26).

– “E perché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, gli mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio venisse fino a loro” (Atti 9:38)

– “E fu in Antiochia che per la prima volta i discepoli furon chiamati Cristiani” (Atti 11:26)

– “E i discepoli determinarono di mandare, ciascuno secondo le sue facoltà, una sovvenzione ai fratelli che abitavano in Giudea, il che difatti fecero, mandandola agli anziani, per mano di Barnaba e di Saulo” (Atti 11:29-30).

– “E i discepoli eran pieni d’allegrezza e di Spirito Santo” (Atti 13:52)

– “Ma essendosi i discepoli raunati intorno a lui, egli si rialzò, ed entrò nella città; e il giorno seguente, partì con Barnaba per Derba. E avendo evangelizzata quella città e fatti molti discepoli, se ne tornarono a Listra, a Iconio ed Antiochia, confermando gli animi dei discepoli, esortandoli a perseverare nella fede, e dicendo loro che dobbiamo entrare nel regno di Dio attraverso molte tribolazioni” (Atti 14:20-22).

– “Giunti colà e raunata la chiesa, riferirono tutte le cose che Dio avea fatte per mezzo di loro, e come avea aperta la porta della fede ai Gentili. E stettero non poco tempo coi discepoli” (Atti 14:27-28).

– “Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare?” (Atti 15:10)

– “Ed essendosi fermato quivi alquanto tempo, si partì, percorrendo di luogo in luogo il paese della Galazia e la Frigia, confermando tutti i discepoli” (Atti 18:23)

– “Poi, volendo egli passare in Acaia, i fratelli ve lo confortarono, e scrissero ai discepoli che l’accogliessero” (Atti 18:27)

– “Or avvenne, mentre Apollo era a Corinto, che Paolo, avendo traversato la parte alta del paese, venne ad Efeso; e vi trovò alcuni discepoli … “ (Atti 19:1)

– “Ma siccome alcuni s’indurivano e rifiutavano di credere, dicendo male della nuova Via dinanzi alla moltitudine, egli, ritiratosi da loro, separò i discepoli, discorrendo ogni giorno nella scuola di Tiranno” (Atti 19:9)

– “Paolo voleva presentarsi al popolo, ma i discepoli non glielo permisero” (Atti 19:30).

– “Or dopo che fu cessato il tumulto, Paolo, fatti chiamare i discepoli ed esortatili, li abbracciò e si partì per andare in Macedonia” (Atti 20:1)

– “E di fra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trarre i discepoli dietro a sé” (Atti 20:30)

– “E trovati i discepoli, dimorammo quivi sette giorni. Essi, mossi dallo Spirito, dicevano a Paolo di non metter piede in Gerusalemme” (Atti 21:4)

– “E vennero con noi anche alcuni de’ discepoli di Cesarea, menando seco un certo Mnasone di Cipro, antico discepolo, presso il quale dovevamo albergare” (Atti 21:16)

Chissà perché però, per Martella il termine ‘discepoli’ di Atti 19:1 non si riferisce a dei discepoli di Cristo! E’ evidente il motivo, perché Martella deve portare avanti la sua falsa dottrina sul battesimo con lo Spirito Santo che secondo lui si riceve alla nuova nascita o quando si crede, e quindi quei circa dodici discepoli non potevano essere dei Cristiani prima di ricevere il battesimo con lo Spirito Santo. Questo naturalmente significa usare l’astuzia del diavolo, è chiaro questo. Ma sono persuaso che tutto ciò contribuisca a far aprire gli occhi a coloro che vanno dietro le ciance di questo uomo.

E’ vero che quei circa dodici discepoli non avevano ricevuto ancora lo Spirito Santo, ma qui è da intendersi il battesimo con lo Spirito Santo che non salva ma conferisce potenza e una misura di Spirito Santo maggiore di quella che si ha già come credenti.

Ma Martella, senza accorgersene naturalmente, finisce con il contraddirsi in maniera grossolana, infatti afferma: ‘C’è da notare che Paolo attesta come cosa scontata che lo Spirito Santo si riceve nel momento in cui si crede in Gesù Cristo’!

Infatti, ammesso e non concesso che i credenti ricevevano lo Spirito quando credevano, ciò che avvenne quando Paolo impose loro le mani conferma che quando i credenti anticamente ricevevano lo Spirito Santo si mettevano a parlare in altre lingue! Come mai allora oggi – vorremmo domandare noi a Martella e ai suoi contenziosi studenti – quando i credenti ricevono il battesimo con lo Spirito quando credono non si mettono a parlare in altre lingue?!!! Questo è il punto: lo ripeto: ‘Come mai ciò non avviene?’ Formulo la domanda in questi altri termini: ‘Se quando Paolo impose le mani a quei discepoli affinché ricevessero lo Spirito Santo, avvenne quello che succedeva a quei tempi quando i credenti credevano, ciò significa che in quei giorni era normale che quando uno credeva si metteva a parlare in altre lingue; come mai allora oggi quando le persone credono nel Signore non avviene quello che avvenne a quei credenti dopo che Paolo impose loro le mani?’ Il punto in altre parole è proprio questo; se lo Spirito Santo si riceve quando si crede, per forza di cose quando lo si riceve dovrebbe accadere che chi ha creduto si mette a parlare in lingue, perché quei discepoli cominciarono a parlare in lingue quando lo ricevettero; come mai allora oggi quando le persone credono non si mettono a parlare in lingue? E’ evidente il motivo, perché quando esse credono ricevono solo una misura di Spirito Santo e non la pienezza; esse non ricevono il battesimo con lo Spirito Santo. Il battesimo con lo Spirito lo riceveranno in seguito e quando ciò avverrà si metteranno a parlare in altre lingue. Dunque quando uno crede lo Spirito Santo viene a dimorare in lui (quand’anche non sapesse che esiste il battesimo con lo Spirito Santo) in una certa misura, ma quando viene battezzato con lo Spirito Santo riceve una misura maggiore di Spirito Santo. Questo conferma che il battesimo con lo Spirito Santo si riceve DOPO avere creduto nel Signore.

Ma voglio proseguire facendo alcune altre domande: ‘Ammesso e non concesso che sia così come dice Martella, e cioè che il battesimo con lo Spirito Santo si riceveva all’atto del credere, come avviene oggi, ciò significa che era automatico ricevere il battesimo con lo Spirito Santo quando si credeva; come mai allora Paolo impose le mani a quei credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo?’

E poi se fosse stato automatico ricevere il battesimo con lo Spirito Santo quando si credeva, senza che ci fosse nessuna evidenza, come mai Paolo domandò loro se avevano ricevuto lo Spirito Santo QUANDO AVEVANO CREDUTO? Se Paolo credeva che quando si crede si riceve implicitamente lo Spirito Santo, perché mai gli fece quella particolare domanda? Secondo me è logico che Paolo avrebbe dovuto astenersi dal fare una simile domanda a dei discepoli, se avesse creduto che il battesimo con lo Spirito si riceve quando si crede! Se io infatti credessi questo non sarei spinto a fare una simile domanda a dei credenti appena li incontro. Sarebbe come se gli chiedessi se quando hanno creduto hanno ricevuto Cristo. Questo ovviamente conferma che la vera traduzione di quel passo è “Avete voi ricevuto lo Spirito Santo dopo che avete creduto?” Quello che ho voluto dire con tutto ciò è che Paolo non avrebbe mai chiesto a quei credenti se avevano ricevuto qualcosa che si riceve automaticamente quando si crede, perché sarebbe stato come se gli avesse chiesto “Avete voi ricevuto la vita eterna quando avete creduto? o ‘Avete voi ottenuto la remissione dei peccati quando avete creduto?’ o ‘Avete voi ottenuto pace con Dio quando avete creduto?’ e così via. Ma egli chiese loro se avevano ricevuto qualcosa che si riceve DOPO che si crede, e cioè il battesimo con lo Spirito Santo.

Ovviamente Martella, pur sostenendo che quei discepoli incontrati da Paolo non erano discepoli di Cristo, deve per forza riconoscere che quegli uomini quando furono battezzati con lo Spirito (ricordatevi però che secondo Martella questo battesimo si riceve quando si crede) parlavano in lingue; non lo può negare, è evidente. Cosa dice allora in merito a quei circa dodici uomini di Efeso? Perché parlarono in lingue quando ricevettero il battesimo con lo Spirito? Lui dice che ‘l’accompagnamento delle lingue e della profezia alla conversione e all’effusione dello Spirito doveva dimostrare alla «comunità battista» di Efeso la superiorità di Cristo su Giovanni, del Signore sul suo precursore’! Ma non è affatto così, questa risposta è assolutamente falsa, perché ammesso e non concesso che quegli uomini fossero stati membri della ‘comunità battista’ di Efeso, i membri di quella comunità sapevano già che Cristo Gesù era superiore a Giovanni il Battista, e questo perché essi sapevano che Giovanni aveva detto: “Ben vi battezzo io con acqua, in vista del ravvedimento; ma colui che viene dietro a me è più forte di me, ed io non son degno di portargli i calzari; egli vi battezzerà con lo Spirito Santo e con fuoco” (Matteo 3:11), ed anche: “Io battezzo con acqua; nel mezzo di voi è presente uno che voi non conoscete, colui che viene dietro a me, al quale io non son degno di sciogliere il legaccio de’ calzari” (Giovanni 1:26-27). E quindi la spiegazione data da Martella non regge per nulla.

Infine voglio dire qualcosa sull’affermazione di Martella secondo cui quello di Efeso fu l’ultimo caso di credenti che quando ricevettero il battesimo con lo Spirito (ricordatevi sempre però che secondo Martella questo battesimo si riceve quando si crede) parlarono in lingue; i casi precedenti erano stati quello del giorno della Pentecoste e quello di Cornelio e quelli di casa sua. Lui dice infatti che in quei casi le lingue servivano come conferma del battesimo con lo Spirito, ma più tardi, e precisamente dopo il capitolo diciannove degli Atti, non avvenne più così. Questa deduzione è arbitraria naturalmente, ma serve al Martella per sedurre i suoi lettori.

I credenti a Samaria

Come abbiamo visto, Martella a riguardo dei credenti di Samaria afferma che ‘la fede dei Samaritani in Gesù non coincise con il momento della rigenerazione’, per cui prima i Samaritani credettero e furono battezzati, e poi furono rigenerati quando ricevettero l’imposizione delle mani da parte degli apostoli, il che avvenne tempo dopo.

Vediamo come stanno veramente le cose. La Scrittura dice che essi credettero a Filippo che annunciava loro la buona novella del Regno di Dio e poi furono battezzati (cfr. Atti 8:12). Ora, che essi credettero veramente è fuori di dubbio, per cui essi nacquero da Dio quando credettero. Il fatto è però che viene anche detto che gli apostoli in Gerusalemme vi mandarono Pietro e Giovanni affinché pregassero per loro affinché ricevessero lo Spirito Santo. Come mai? Perché Filippo, l’evangelista, non aveva il dono di imporre le mani ai credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo.

I credenti di Samaria quindi diventarono dei figli di Dio quando credettero a Filippo, e ovviamente anche loro ricevettero una certa misura di Spirito Santo tramite cui potevano dire di essere dei figli di Dio. Ma quando Pietro e Giovanni pregarono per loro, essi ricevettero la pienezza dello Spirito Santo ossia furono ripieni di Spirito Santo come lo erano stati gli apostoli il giorno della Pentecoste. Il fatto poi che gli apostoli pregarono per quei credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo sta ad indicare che ci sono alcuni fratelli dotati di un particolare dono di Dio che è quello di imporre le mani ad altri fratelli affinché ricevano lo Spirito Santo. E difatti Pietro parlando della potestà di imporre le mani ai credenti affinché ricevessero lo Spirito Santo – potestà che aveva sia lui che Giovanni – parlò di “dono di Dio” (Atti 8:20).

Ma poi vorrei dire qualcosa d’altro per confutare le asserzioni di Martella, e cioè che Luca ci dice che “Filippo, disceso nella città di Samaria, vi predicò il Cristo” (Atti 8:5), e quindi dato che poco dopo c’è scritto che i Samaritani credettero a Filippo, secondo che è scritto: “Ma quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne” (Atti 8:12), è evidente che essi credettero che Gesù era il Cristo. Ma non dice forse Giovanni che “chiunque crede che Gesù è il Cristo, è nato da Dio; e chiunque ama Colui che ha generato, ama anche chi è stato da lui generato” (1 Giovanni 5:1)? Ed ancora, non dice sempre Giovanni: “Ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio; a quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non son nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma son nati da Dio” (Giovanni 1:12-13)? Notate come Giovanni dice che coloro che credono nel nome del Figliuolo di Dio sono nati da Dio. E’ evidente dunque che quei credenti di Samaria erano dei figli di Dio, rigenerati da Dio, ancora prima che ricevessero lo Spirito Santo per mezzo dell’imposizione delle mani degli apostoli Pietro e Giovanni.

Ma che va cianciando dunque Martella? E tutto questo perché, lo ripeto, c’è differenza tra la ricezione dello Spirito che avviene alla rigenerazione, in cui una misura di Spirito Santo viene a dimorare nel cuore del credente, e la ricezione dello Spirito, in cui si viene riempiti di Spirito Santo e si comincia a parlare in altra lingua secondo che lo Spirito dà di esprimersi. Qualcuno forse dirà: ‘Ma nel caso dei samaritani non c’è scritto che quando ricevettero lo Spirito parlarono in lingue, e quindi questo conferma che non sempre quando si riceve lo Spirito ci si mette a parlare in altra lingua!’ Le cose però non stanno affatto così perché anche nel loro caso ci fu il parlare in altra lingua, anche se non viene esplicitamente menzionato. Come facciamo a dire questo? Dal fatto che viene detto che Simone vide “che per l’imposizione delle mani degli apostoli era dato lo Spirito Santo” (Atti 8:18); se non ci fosse stato il segno esteriore delle lingue, Simone non avrebbe potuto accorgersi di questo.

Conclusione

Fratelli nel Signore, vi ho dimostrato che Nicola Martella erra grandemente per mancanza di conoscenza delle Scritture e della potenza di Dio. Lui può dire tutto quello che vuole, e così anche i suoi studenti, ma i fatti stanno a dimostrare che le cose stanno così.

Quindi esorto tutti coloro che in una maniera o nell’altra sono in contatto con Martella a ritirarsi da lui, perché mente contro la verità e la contrasta apertamente.

La grazia del nostro Signore Gesù sia con coloro che lo amano con purità incorrotta

Giacinto Butindaro

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Lettera di una sorella a cui Dio ha fatto capire l’errore che fa la Chiesa dei Fratelli nel rigettare le lingue, e mia risposta ad un suo quesito

In data 18 Aprile 2010 ho ricevuto questa lettera da parte di una sorella che è nata di nuovo in seno ad una Chiesa Pentecostale, ma che essendosi trasferita in un altro luogo, si era messa a frequentare una Chiesa dei Fratelli, che rigetta le lingue come manifestazione procedente dallo Spirito Santo.

Ecco la lettera:

Caro fratello, sono felice di essermi iscritta alla tua lista … questo articolo sulle lingue (n.d.e. ‘Le lingue a Pentecoste non furono date per evangelizzare’) ci voleva proprio! Sono nata di nuovo nel SIGNORE GESU’ CRISTO in una Chiesa Pentecostale, ma mi sono trasferita dopo qualche anno frequentando per quasi quattro anni la Chiesa dei Fratelli fino a che DIO ha chiamato me e la mia famiglia a tornare “a casa”, nella Chiesa pentecostale. La cosa che mi ha più stupita è che, nonostante le mie resistenze, ho subito realizzato che il dono delle lingue (o battesimo in Spirito Santo) (non so ancora bene fare la differenza fra i due a dire il vero…) non mi aveva mai lasciato, nonostante per 4 anni non l’avessi mai esercitato, anzi la Chiesa dei fratelli mi avesse convinto a “rigettarlo” e quindi avevo cercato di abbandonarlo. Ma IL SIGNORE mi ha concesso di lasciarmelo, e, una volta che GESU’ IL SIGNORE ha vinto in me le resistenze, ho ricominciato a lodare in lingue come se quattro anni di “stacco” non fossero mai avvenuti… questo mi ha convinto il dono venga realmente da DIO, in base a quel passo che dice che “i doni e la vocazione di DIO sono senza pentimento” . Se ti è possibile caro fratello ti chiederei di aiutarmi a fare chiarezza fra la differenza fra “dono lingue” e “battesimo in Spirito Santo”. TI RINGRAZIO MOLTO. IL SIGNORE TI GUIDI SEMPRE. UNITI IN CRISTO.

Ecco la mia risposta:

Sorella nel Signore, innanzi tutto sono grato a Dio per averti salvata, che è la cosa più importante, e poi perché ti ha dato la grazia di sperimentare il battesimo con lo Spirito Santo (così lo chiama la Scrittura) con l’evidenza del parlare in altra lingua.

Sono anche grato a Dio che ti ha fatto capire che le lingue non le dovevi rigettare, essendo una manifestazione dello Spirito concessa a tutti coloro che vengono battezzati con lo Spirito Santo. Hai fatto quindi proprio bene a lasciare la Chiesa dei Fratelli per tornare in una Chiesa Pentecostale, perché purtroppo in seno alla Chiesa dei Fratelli le lingue – a prescindere che siano vere o false – vengono praticamente tutte rigettate, anche se loro dicono di rigettare solo le false lingue.

Ora, in merito alla tua domanda, ti dico questo. Il battesimo con lo Spirito Santo è legato strettamente al parlare in altra lingua, in quanto secondo quanto insegna la Scrittura il parlare in altre lingue è un fenomeno spirituale prodotto dallo Spirito Santo nel credente quando questi viene battezzato (da Cristo) con lo Spirito Santo, in altre parole quando il credente viene riempito di Spirito Santo. Che essere battezzati con lo Spirito Santo ed essere riempiti con lo Spirito sia la stessa esperienza è confermato dal fatto che prima che Gesù ascendesse in cielo disse ai suoi discepoli: “Giovanni battezzò sì con acqua, ma voi sarete battezzati con lo Spirito Santo fra non molti giorni” (Atti 1:5) e poi, pochi giorni dopo quando si adempì questa promessa di Cristo essi furono ripieni di Spirito Santo secondo che è scritto: “E come il giorno della Pentecoste fu giunto, tutti erano insieme nel medesimo luogo. E di subito si fece dal cielo un suono come di vento impetuoso che soffia, ed esso riempì tutta la casa dov’essi sedevano. E apparvero loro delle lingue come di fuoco che si dividevano, e se ne posò una su ciascuno di loro. E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:1-4). Ora, che cosa avvenne quando essi furono ripieni di Spirito Santo? Essi cominciarono (il che significa che prima ciò non avveniva) a parlare in altre lingue secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi. Ecco dunque comparire per la prima volta il parlare in altre lingue nella vita dei discepoli del Signore. Stabilito che il parlare in altre lingue segue immediatamente il riempimento di Spirito Santo, è evidente che esso è un segno che attesta che il credente ha sperimentato il riempimento di Spirito Santo. Se dunque questo fenomeno spirituale manca, ciò vuol dire che ancora il credente in questione non è ancora riempito di Spirito Santo o battezzato con lo Spirito Santo.

Viene quindi da domandarsi: ‘Ma allora il credente che ancora non parla in altra lingua non ha ancora lo Spirito Santo perché non ne è ripieno?’ No, qui bisogna fare una precisazione, non è che lui non ha lo Spirito Santo, lui non ne è ripieno, il che è differente. Facciamo un esempio; se io dico che il mio bicchiere non è pieno di acqua, non voglio certo dire con questo che dentro di esso non c’è una goccia di acqua, ma solo che non c’è abbastanza acqua all’interno da poterlo definire pieno. Un po’ d’acqua c’è dunque, ma non fino all’orlo o quasi. La stessa cosa vale per un cristiano che ancora non è ripieno di Spirito Santo, egli ha una certa misura di Spirito Santo ma non ne è ancora pieno. Tutto qua quindi. E che il credente che ancora non è battezzato con lo Spirito Santo, o ripieno di Spirito Santo, ha una misura di Spirito Santo in lui è attestato dal fatto che lui si sente di essere di Cristo, di essere un figlio di Dio e difatti chiama Dio Padre. Come può avere questa sicurezza al suo interno? In virtù della testimonianza dello Spirito Santo che è nel suo cuore. Paolo spiega questo ai Romani quando dice: “Poiché voi non avete ricevuto lo spirito di servitù per ricader nella paura; ma avete ricevuto lo spirito d’adozione, per il quale gridiamo: Abba! Padre! Lo Spirito stesso attesta insieme col nostro spirito, che siamo figliuoli di Dio; e se siamo figliuoli, siamo anche eredi; eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pur soffriamo con lui, affinché siamo anche glorificati con lui” (Romani 8:15-17). Stando dunque così le cose, il credente non ancora ripieno di Spirito Santo, è di Cristo, è un figlio di Dio, e ciò in virtù di quella misura di Spirito Santo che è in lui dal momento in cui ha creduto. Se egli non avesse neppure questa misura di Spirito Santo, allora sì non sarebbe di Cristo secondo che è scritto: “Or voi non siete nella carne ma nello spirito, se pur lo Spirito di Dio abita in voi; ma se uno non ha lo Spirito di Cristo, egli non è di lui” (Rom. 8:9), ma dato che Egli ce l’ha perché nel momento in cui si è pentito dei suoi peccati ed ha creduto in Cristo lo Spirito Santo è venuto in una certa misura ad abitare in lui, allora egli è di Cristo.

A questo punto sorge spontanea un’altra domanda: ‘Se egli ha lo stesso una certa misura di Spirito Santo, che cosa gli serve il battesimo con lo Spirito Santo?’ o in altre parole: ‘Che cosa ha di più di lui un credente che invece è ripieno di Spirito Santo?’ La risposta è la seguente: il battesimo con lo Spirito Santo gli è necessario per ricevere potenza dall’alto e questo perché Gesù disse ai suoi a riguardo del battesimo con lo Spirito Santo che avrebbero ricevuto: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Ecco dunque la cosa che contraddistingue chi ha ricevuto il battesimo con lo Spirito Santo da chi ancora non lo ha ricevuto, la potenza. Su questo non c’è il benchè minimo dubbio. E le lingue? Evidentemente anche le lingue saranno un segno che contraddistinguerà il credente ripieno di Spirito Santo da quello che non lo è ancora. Ma a questo punto è necessario spiegare qualche cosa sulle lingue e precisamente sulla loro utilità che non viene quasi mai detta, e cioè che chi parla in altra lingua parla a Dio (cfr. 1 Corinzi 14:2). E che cosa dice a Dio? L’apostolo Paolo spiega che egli in ispirito proferisce misteri (cfr. 1 Corinzi 14:2). E di che specie siano questi misteri egli lo spiega quando fa capire che egli prega e intercede in altra lingua, rende grazie a Dio in altra lingua, canta in altra lingua. Non importa se il credente parla in una sola altra lingua straniera o in più lingue straniere (in questo caso egli ha anche il dono della diversità delle lingue), il credente parla a Dio. E’ utile parlare a Dio? Certo che lo è. In questo caso il credente intercede per i santi in altra lingua chiedendo a Dio delle cose per mezzo dello Spirito Santo (a lui sconosciute ma conosciute dallo Spirito), rende grazie a Dio per i suoi benefici, canta le sue lodi in lingue straniere con parole spirituali. Tutto ciò dunque avviene per lo Spirito Santo per bocca del credente; tutto questo in altra lingua, sì, in altra lingua. Chi può dire che queste cose non siano utili? Nessuno. Dunque la mancanza della capacità di parlare in altre lingue non fa altro che impedire al credente di pregare in altra lingua, di cantare in altra lingua, di rendere grazie in altra lingua. Qualcuno forse dirà: ‘Ma a me basta pregare e intercedere, rendere grazie e cantare a Dio in italiano in modo che capisco tutto’. Ma questo parlare non è retto, perché se Dio ha voluto provvedere ai suoi figliuoli la maniera per pregarlo, rendergli grazie e cantargli in altra o altre lingue, non si può dire che basta parlare a Dio in italiano. E bada bene che chi ha stabilito ciò è Dio, quello stesso Dio che ha fatto tutte le cose con la sua infinita sapienza. Sarebbe come dire che io posso camminare anche con una gamba sola! Non dico che non posso farcela lo stesso a camminare, mi procuro delle stampelle e camminerò poi anch’io. Ma certamente non potrò correre, non avrò le stesse capacità di chi ha due gambe. Dunque, volendo, un credente può pure continuare a pregare, rendere grazie a Dio e cantare a Dio solo in italiano, ma certamente avrà dei limiti, perché oltre un limite non potrà andare, cosa che invece potrà chi parla in altra lingua.

Dunque, non è l’appartenenza a Cristo che contraddistingue chi parla in altre lingue per lo Spirito da chi ancora non parla in lingue; non è la salvezza per cui il primo la possiede mentre il secondo no, ma tutt’altra cosa, cioè la potenza e la capacità di pregare, rendere grazie e cantare in altra lingua; in altre parole il pregare, rendere grazie e cantare per lo Spirito.

La giusta espressione dunque da usare nei confronti dei fratelli che ancora non parlano in altre lingue (come quelli delle Chiese dei Fratelli, Chiese Battiste, Chiese Riformate, ecc.) è: ‘Questi fratelli ancora non sono battezzati con lo Spirito Santo per cui ancora non hanno ricevuto potenza dall’alto, e la capacità di pregare, rendere grazie e cantare a Dio in altre lingue per lo Spirito Santo’.

Inoltre ti voglio dire pure questo: chi è battezzato con lo Spirito Santo non è più salvato di chi ancora non è battezzato con lo Spirito; chi è battezzato con lo Spirito non è più importante agli occhi di Dio di chi ancora non lo è; chi è battezzato con lo Spirito non è un credente di prima categoria mentre chi non è ancora battezzato è di seconda categoria; il primo e il secondo sono ambedue fratelli, si devono accogliere in Cristo e rispettare, amare ed aiutare. Chi è già battezzato con lo Spirito deve però dire la verità anche su questa parte del consiglio di Dio e cioè che chi non parla in altra lingua non è ancora battezzato con lo Spirito.

Adesso voglio parlarti della differenza tra segno delle lingue e dono delle lingue. Ora, come ti ho detto poco fa, chi viene battezzato con lo Spirito Santo si mette a parlare in altra lingua secondo che gli dà lo Spirito Santo. Ma tra coloro che sono stati battezzati con lo Spirito Santo ci sono coloro a cui lo Spirito concede di parlare più lingue straniere e non solo una. In questi casi si deve parlare di dono della diversità delle lingue. Dunque la differenza per ciò che concerne le lingue, è quella tra chi parla in una sola lingua straniera e chi parla in più lingue straniere perché in questo secondo caso ci troviamo davanti ad un credente che oltre ad essere battezzato con lo Spirito ha il dono della diversità delle lingue (cfr. 1 Corinzi 12:10) che è una capacità soprannaturale mediante la quale il credente parla varie lingue straniere, capacità che non tutti coloro che sono battezzati con lo Spirito hanno, ecco perché Paolo dice: “Parlano tutti in altre lingue?” (1 Corinzi 12:30). Che qui Paolo si riferisca alla capacità di parlare più lingue straniere è evidente dal fatto che poco prima egli dice che Dio ha costituito nella Chiesa tra le altre cose “la diversità delle lingue” (1 Corinzi 12:28).

Naturalmente, se questa capacità o questo dono il credente lo riceve quando viene battezzato con lo Spirito Santo egli comincerà a parlare varie lingue straniere sin dal momento in cui viene battezzato con lo Spirito Santo, per cui nel suo caso specifico il segno e il dono saranno considerati ‘uguali’ perché egli verrà sentito parlare più lingue straniere invece che una soltanto. Nel caso però il credente quando viene battezzato con lo Spirito Santo comincia a parlare in una sola altra lingua allora si deve parlare solo di segno perché è assente il dono della diversità delle lingue.

Tuttavia una cosa deve essere chiara, il parlare in altra lingua, non importa se in una sola lingua o in più lingue, in sé stesso costituisce un segno per gli increduli perché Paolo dice che “le lingue servono di segno non per i credenti ma per i non credenti” (1 Corinzi 14:22). E’ evidente infatti che se un non credente che conosce sia l’arabo che l’ebraico, sente un credente italiano, che non conosce nessuna di queste lingue, lodare Dio in una sola di queste lingue o in ambedue le lingue, la cosa susciterà in lui eguale meraviglia. Ti faccio un altro esempio; è evidente che una guarigione di un credente malato non importa se fatta tramite un singolo fratello che ha i doni di guarigione o tramite gli anziani di una Chiesa che lo ungono d’olio nel nome del Signore e pregano su lui (e quindi anche se nessuno degli anziani ha dei doni di guarigione) costituisce un segno per un non credente che è testimone della guarigione e questo perché la guarigione di un infermo nel nome di Gesù Cristo è un segno. Gesù non ha forse detto che tra i segni che accompagneranno coloro che credono c’è quello che essi imporranno le mani agli infermi ed essi guariranno (cfr. Marco 16:18)? Ha forse fatto distinzione tra un imposizione delle mani sull’infermo fatta da un credente con dei doni di guarigione e quella fatta da un credente che non ha questi doni? No, eppure il segno rimane. Così è nel campo delle lingue, o un credente parla per lo Spirito in una sola lingua straniera o in più lingue straniere con il dono della diversità delle lingue, quel parlare è un segno per i non credenti.

Fiducioso nel Signore che Egli ti darà intelligenza in ogni cosa, ti saluto nel Signore.

Stai salda nella fede, e attaccata al sano insegnamento guardandoti da tutti coloro che impediscono il parlare in altra lingua.

La grazia del Signore sia con te

Giacinto Butindaro

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