Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per contenzione

Insegnamenti ed Esortazioni – Indice > Vi sono molti ribelli, cianciatori e seduttori di menti che non sopportano e non vogliono insegnare le cose che insegnava Paolo e che lui ha ordinato di insegnare > Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per contenzione

È scritto: “Vero è che alcuni predicano Cristo anche per invidia e per contenzione; ma ce ne sono anche altri che lo predicano di buon animo. Questi lo fanno per amore, sapendo che sono incarica­to della difesa del Vangelo; ma quelli annunziano Cristo, con spirito di parte, non sinceramente, credendo cagionarmi afflizio­ne nelle mie catene. Che importa? Comunque sia, o per pretesto o in sincerità, Cristo è annunziato; e io di questo mi ralle­gro…”.1

Paolo, quando scrisse queste parole ai santi di Filippi, era in prigione, in catene per Cristo, e la maggior parte dei fratelli, incoraggiati dai suoi legami, si erano messi ad annunziare senza paura la Parola di Dio; vi erano quelli che lo facevano sincera­mente, di buon animo, perché l’amore di Cristo li costringeva, ma vi erano pure coloro che annunziavano la Parola di Dio con spiri­to di parte, non sinceramente, credendo che così facendo avrebbe­ro cagionato afflizione a Paolo. Certo, se uno considera che con la loro condotta, quelli che predicavano Cristo per invidia e contenzione, pensavano di affliggere e di rattristare Paolo che era incatenato e che stava patendo delle afflizioni ingiustamen­te, bisogna concludere che costoro non erano affatto spinti dall’amore di Cristo ad evangelizzare ma bensì da dei motivi impuri. Comunque essi non riuscirono nel loro intento, perché Paolo dalla prigione fece sapere che egli si rallegrava perché Cristo veniva annunziato; anche se non sinceramente, Cristo veniva annunziato e questo faceva rallegrare l’apostolo.

Anche oggi, dobbiamo riconoscerlo questo, ci sono alcuni che predicano Cristo per invidia e per contenzione; essi non lo predicano perché l’amore di Cristo li costringe a farlo, ma perché mossi d’invidia verso quelli che lo fanno sinceramente, ed anche perché sono litigiosi, amanti delle contese.

Ora, qualcuno dirà: ‘Ma allora Cristo può essere predicato anche per motivi impuri?’ Sì, proprio così, e questo lo vediamo. Se voi considerate queste espressioni di Paolo; “per invidia e per contenzione”,2 “con spirito di parte”,3 “non sinceramente”,4 “per pretesto”,5 capirete come l’Evangelo venga pure proclamato da persone che hanno dell’invidia amara nel loro cuore, le quali usano la Parola di Dio come pretesto per raggiungere i loro fini disonesti. Oggi, l’esortazione a credere nel Signore Gesù fatta da alcuni predicatori procede da dei motivi impuri ed è fatta con frode, ma ciò nonostante, bisogna dire che anche per mezzo della loro predicazione vi sono persone che (credendo in Cristo che loro predicano per invidia) vengono salvate e ottengono la remis­sione dei loro peccati. Ricordatevi che “la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di Cristo”;6 colui che ascolta la Parola di Dio, se crede in essa, viene salvato dal Signore, e questo anche se la Parola di Dio viene predicata da degli invidiosi e da dei contenziosi, perché la sua efficacia non muta. Il peccatore che ascolta questi invidiosi parlare di Cri­sto, viene convinto dallo Spirito Santo quanto al peccato, e sotto questa convinzione invoca il Signore affinché lo salvi, e il Signore nella sua fedeltà e bontà lo salva dai suoi peccati, perché è scritto: “Chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato”;7 l’uditore non sa che quel determinato predicatore predica Cristo per invidia o per rivalità; questo, lui, non lo immagina neppure, è nascosto agli occhi suoi, e così, per la grazia di Dio, viene salvato mediante l’Evangelo. Forse in segui­to scoprirà lo spirito di parte che animava chi gli ha annunziato Cristo, ma questa scoperta non lo distoglierà dal seguire il Signore, perché conscio di avere trovato un tesoro di immenso valore; a lui il fatto che Dio per fargli trovare questo tesoro si è usato di un uomo che predica Cristo per invidia gli fa capire come Dio converte il male in bene. Vi sorprende quello che vi sto dicendo? Ma non le avete ancora vedute le cose che vi ho qui sopra dette? Basta guardarsi un pò attorno in mezzo al popolo di Dio, per accorgersi di questa realtà. Non è affatto difficile trovare degli uomini che predicano Cristo per invidia; lo so, ci sono alcuni che parlano come se gli uomini che predicano Cristo per invidia fossero delle persone che oggi non esistono più nella Chiesa di Dio, ma i loro discorsi sono smentiti dalla Scrittura e dai fatti di cui noi tutti siamo testimoni o di cui veniamo a conoscenza tramite altri. Io vi voglio parlare apertamente fra­telli; perché mai vi dovrei lusingare? Certo anch’io potrei lusingarvi come fanno molti, ma ho deciso di rinunziare a lusin­garvi per amore della verità e della giustizia, ed anche per l’amore che nutro verso la fratellanza che Dio ha acquistato con il suo sangue.

Nelle riunioni di alcuni di questi che predicano Cristo non sinceramente avvengono pure guarigioni, delle vere guarigioni, mediante il nome di Gesù Cristo; ma neppure questo deve meravi­gliare, perché noi sappiamo che è per la potenza di Dio e per la fede nel nome di Gesù Cristo che il malato viene guarito dalla sua infermità, e non per la fede nel nome di chi gli predica Cristo o per la potenza e la pietà del predicatore.

L’apostolo Pietro, circa la guarigione dello zoppo alla porta del tempio detta ‘Bella’, disse ai Giudei che, attoniti, erano accor­si al portico detto di Salomone: “Uomini israeliti, perché vi meravigliate di questo? O perché fissate gli occhi su noi, come se per la nostra propria potenza o pietà avessimo fatto camminare quest’uomo?….E per la fede nel suo nome (quello di Cristo), il suo nome ha raffermato quest’uomo che vedete e conoscete; ed è la fede che si ha per mezzo di lui, che gli ha dato questa perfetta guarigione in presenza di voi tutti”.8 Pietro, un apostolo che predicava Cristo sinceramente, attribuì la guarigione di quello zoppo al nome di Gesù Cristo ed alla fede che lo zoppo aveva avuto nel nome di Gesù, e non alla sua propria potenza o alla sua propria pietà.

Il fatto che uno che predica Cristo preghi sugli ammalati nel nome di Gesù Cristo, ungendoli d’olio nel nome del Signore, ed il fatto che dei malati vengano guariti o in seguito all’imposizione delle sue mani o dopo che egli ha pregato per loro, non significa affatto che egli sia per forza di cose un santo uomo di Dio, umile e sincero; anzi, diverse volte (non tutte grazie a Dio), si è poi scoperto che era proprio il contrario, perché era un uomo carico di male azioni, in altre parole un operatore di scandali. Giacomo ha detto che “dove sono invidia e contenzione, quivi è disordine ed ogni mala azione”;9 quindi non c’è da meravigliarsi un gran che se la vita di questi uomini contenziosi che predicano Cristo per invidia e pregano per gli ammalati sempre per invidia, è una vita disordinata e piena di ogni mala azione. Non illudete­vi; non c’è sulla terra un solo uomo che predica Cristo per invidia e con spirito di parte, la cui condotta sia d’esempio ai fedeli e questo perché lo spirito di parte e l’invidia portano, chi è da essi animato anche nella predicazione del Vangelo, ad agire disonestamente, con frode; per questo non c’è da meravi­gliarsi nel sentire o nel vedere questi predicatori operare scandali di ogni specie. Di tanto in tanto, veniamo a sentire che alcuni predicatori più o meno famosi (anche qui in Italia) hanno operato dei gravi scandali o hanno detto delle cose per annullare la sana dottrina; noi non ce ne meravigliamo, sappiamo che non può essere altrimenti, perché è scritto chiaramente che “dove sono invidia e contenzione, quivi è disordine ed ogni mala azio­ne”.10

Qualcuno dirà: ‘Ma allora, per sapere se uno predica Cristo per invidia o se lo predica sinceramente è sufficiente accertarsi della condotta e del modo di parlare che costui tiene soprattutto in privato?’ Sì, proprio così, fratello. Certamente, non capirai se uno predica Cristo sinceramente dal numero di persone che lo vanno ad ascoltare, o dai titoli che possiede, o dal vedere delle persone accettare Cristo ed essere guarite nelle sue riunioni. Alcuni dicono, per giustificare la condotta e il modo di parlare di questi che predicano Cristo per invidia: ‘Ma fratello, tutti sbagliamo!’ Certo, “tutti falliamo in molte cose”;11 ma il fatto è che questi sono degli operatori di scandali che prendono piacere nelle loro male azioni e nelle loro male parole e si gloriano pure di esse, e non vogliono per nulla riconoscere i loro sbagli perché sono pieni di orgoglio.

Ascoltate quello che disse Paolo ai Corinzi: “Quel che v’ho scritto è di non mischiarvi con alcuno che, chiamandosi fratello, sia un fornicatore, o un avaro, o un idolatra, o un oltraggiato­re, o un ubriacone, o un rapace; con un tale non dovete neppure mangiare”.12 Ci sono uomini che si chiamano fratelli, predicano Cristo, anche a tante persone, però è risaputo nell’ambito delle chiese che sono o fornicatori (frequentano le meretrici, o vivono nell’adulterio), avari (amano il danaro), idolatri (hanno innal­zato degli idoli nei loro cuori), oltraggiatori (prendono piacere nel dire male di tutti e di tutto; anche della dignità), ubriaco­ni (sono dediti al vino), rapaci (bramano le cose degli altri e se ne impossessano con l’astuzia e la forza), e noi con costoro non dobbiamo mischiarci. Ditemi, Paolo sapeva che sbagliamo tutti, ma allora perché ci ha detto che con un tale noi non dobbiamo neppure mangiare? perché con un tale non dobbiamo colla­borare? La ragione è questa: noi non ci dobbiamo mischiare con un tale uomo per non corromperci pure noi perché è scritto: “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi”,13 ed ancora: “Il compagno degl’insensati diventa cattivo”.14 Vi dico qualcosa: Oggi se un prete cattolico romano si presenta presso i santi e chiede la loro mano d’associazione nell’evangelizzazione, molti di loro (non dico tutti perché oggi certi preti cattolici sono riusciti a farsi strada pure in certe chiese dei santi) si rifiutano di collaborare con un tale uomo, anche se predica Cristo, la guari­gione per fede, ed il battesimo con lo Spirito Santo. Perché avviene questo rifiuto? perché il prete cattolico romano quantun­que vuole che lo si chiami fratello perché predica che Cristo salva, guarisce e battezza, ancora va a prostrarsi davanti alle statue, ancora dice il rosario, ancora porta il crocifisso appeso al collo, ancora si vuole tenere legato al Vaticano ed alla tradizione cattolica romana. È giusto non mettersi con lui perché ci è comandato di non mischiarci con alcuno che chiamando­si fratello, sia un idolatra. Ma che avviene invece quando si presenta un predicatore che ha un certo nome e posizione nell’am­bito di una denominazione evangelica, ma nello stesso tempo è risaputo (perché ci sono svariate prove e testimoni che lo con­fermano) che è un adultero, un’amante del danaro, un rapace, un oltraggiatore, un ubriacone? Ci si deve mischiare con costui che non ha un crocifisso appeso al collo e non va a prostrarsi davan­ti alla statua raffigurante Maria o Pietro o Paolo, ma rientra pur sempre nella lista di quelli enumerati da Paolo con i quali non dobbiamo neppure mangiare?

Alla prima domanda rispondo dicendo che la maggior parte delle chiese gli apre il locale di culto e gli dà tanta libertà, fino a dirgli: ‘Fratello, sentiti come a casa tua!’ Alla seconda domanda rispondo che non ci si deve mischiare con costui. Lo so, è ‘impo­polare’ dire queste cose; ma d’altronde quando si vuole piacere al Signore non si può piacere agli uomini; ed io, “se cercassi ancora di piacere agli uomini, non sarei servitore di Cristo”.15 Oggi, se non state attenti, andrete a finire con il passare del tempo, trascinati dai vani ragionamenti di alcuni, col collabora­re pure con i preti cattolici nell’evangelizzazione, sì, con quelli che ci chiamano ‘i fratelli separati’, di cui fratelli non siamo, perché loro non sono nati da Dio. Non ci manca molto; d’altronde continuando a dire: ‘Sbagliamo tutti’, per giustifica­re la caparbietà e gli scandali di alcuni, arriverete al punto di dire che anche i preti e le suore che dicono di aver creduto ma non mostrano frutti degni del ravvedimento, sono dei nostri; anche se sapete che non mancano ad una messa, e che continuano a dire il rosario ed a chiamare ‘il papa’, ‘padre santo’, ed a attenersi scrupolosamente alla tradizione dell’organizzazione cattolica romana. Fratelli, nessuno vi seduca, perché la Parola di Dio parla in modo chiaro a riguardo di coloro con i quali non dobbiamo mischiarci. Studiatevi di non collaborare con gli opera­tori di scandali, anche se sono famosi e capaci di tenere un discorso attorno al Vangelo davanti ad una folla.

Il fatto che, nelle riunioni di quelli che predicano Cristo per invidia e per contenzione, delle anime si ravvedono e credono nel Signore o che degli ammalati vengano guariti, non significa che Dio prenda piacere nell’invidia e nello spirito di parte di cui sono pieni questi predicatori, tanto è vero che a suo tempo Dio fa trovare loro il salario della loro condotta.

Fratelli, Dio è giusto e non tollera l’invidia e la frode che ci sono in questi che predicano Cristo per pretesto. Certo, è vero che ci sono alcuni che predicano Cristo per invidia e per conten­zione, ma che importa? Cristo è annunziato; rallegriamoci di questo come faceva Paolo.


1 Fil. 1:15-18

2 Fil. 1:15

3 Fil. 1:17

4 Fil. 1:17

5 Fil. 1:18

6 Rom. 10:17

7 Rom. 10:13; Gioe. 2:32

8 Atti 3:12,16

9 Giac. 3:16

10 Giac. 3:16

11 Giac. 3:2

12 1 Cor. 5:11

13 1 Cor. 15:33

14 Prov. 13:20

15 Gal. 1:10