Spieghiamo i passi dell’antico patto che parlano della decima

Insegnamenti ed Esortazioni – Indice > Non è giusto, sotto la grazia, imporre il pagamento della decima ai santi > Spieghiamo i passi dell’antico patto che parlano della decima

Vediamo ora quali sono quei passi dell’antico patto che prendono i sostenitori dell’imposizione della decima, per capire se è giusto usarli per costringere i santi a pagare la decima.

– È scritto: “E Melchisedec, re di Salem, fece portare del pane e del vino. Egli era Sacerdote dell’Iddio altissimo. Ed egli benedisse Abramo, dicendo: ‘Benedetto sia Abramo dall’Iddio altissimo, padrone dei cieli e della terra! E benedetto sia l’Iddio altissimo, che t’ha dato in mano i tuoi nemici!’ E Abramo gli diede la decima d’ogni cosa”.1

Questo episodio si verificò al ritorno di Abramo dalla sconfitta dei re: fermo restando che Abramo fece una cosa giusta nel co­spetto di Dio nel dare la decima del meglio della preda a Melchi­sedec che era sacerdote dell’Iddio altissimo (questo episodio è trascritto pure nella epistola agli Ebrei), e fermo restando che la decima che egli diede la ricevette nel cielo colui che vive nei secoli dei secoli, non è giusto prendere questo passo per imporre la decima ai figliuoli d’Abramo. Perché dico che non è giusto? perché se prendiamo il fatto che Abramo diede la decima a Melchisedec, per imporre la decima, dobbiamo prendere pure il fatto che Abramo si fece circoncidere nella carne per ordine di Dio, per imporre la circoncisione della carne ai credenti. Noi sappiamo che fu Dio a ordinare ad Abramo la circoncisione, infat­ti è scritto che Dio gli disse: “Ogni maschio fra voi sia circon­ciso”;2 che faremo allora? Ci circoncideremo nella carne, perché Abramo fu circonciso nella carne? Così non sia! Non sapete voi che Paolo disse ai Corinzi: “Ciascuno seguiti a vivere nella condizione assegnatagli dal Signore, e nella quale si trovava quando Iddio lo chiamò…È stato alcuno chiamato essendo incir­conciso? Non si faccia circoncidere”?3 Come mai Paolo non ha imposto la circoncisione nella carne ai credenti incirconcisi? Come mai non lo ha fatto? Paolo sapeva che era stato Dio ad ordinare la circoncisione ad Abramo, eppure disse che “la circon­cisione è nulla”;4 egli sapeva che fu Dio a volere la circoncisio­ne di Abramo eppure ha detto a chi è stato chiamato da Dio essen­do incirconciso di non farsi circoncidere, e tutto ciò perché egli usava la legge in modo legittimo e tagliava rettamente la parola di verità: egli faceva quello che oggi molti non vogliono fare. Per questo non c’è da meravigliarsi del fatto che Paolo non ha imposto la decima facendo leva su questo episodio accaduto nella vita di Abramo, e del fatto che egli non ha imposto la circoncisione nella carne agli incirconcisi prendendo per esempio la circoncisione del patriarca Abramo. Noi rispettiamo sia il fatto che Abramo diede la decima a Melchisedec, e sia il fatto che egli fu circonciso, ma non ci permettiamo di giungere alla errata conclusione che sia lecito sia imporre la decima e sia imporre la circoncisione nella carne, e questo perché sappiamo che una tale persuasione non viene da Colui che ci ha chiamati a libertà.

– Parliamo ora del voto che fece Giacobbe a Bethel.

È scritto: “E Giacobbe fece un voto, dicendo: ‘Se Dio è meco, se mi guarda durante questo viaggio che fo, se mi dà pane da mangia­re e vesti da coprirmi, e se ritorno sano e salvo alla casa del padre mio, l’Eterno sarà il mio Dio; e questa pietra che ho eretta in monumento, sarà la casa di Dio; e di tutto quello che tu darai a me, io, certamente, darò a te la decima”.5

Giacobbe fece questo voto mentre andava in Mesopotamia, e preci­samente dopo che ricevette un sogno da parte di Dio a Bethel. Ora, fermo restando che Giacobbe non fece nessun male a promette­re di dare la decima a Dio se Dio lo avesse assistito, noi dicia­mo che non è lecito prendere l’esempio di questo voto per imporre la decima (appunto perché si tratta di un voto volontario); anzi, questo voto dovrebbe essere preso per sostenere che anche sotto la grazia è lecito fare a Dio un voto nel quale gli si promette di dare la decima. Sì, perché noi crediamo che non c’è nulla di male nel promettere di dare a Dio, di propria spontanea volontà, la decima delle proprie entrate per una particolare opera nella casa di Dio (per l’opera assistenziale nei confronti dei poveri, delle vedove, degli orfani, o nei confronti di un ministro del Vangelo). Sia ben chiaro però, che nel caso un credente faccia questo determinato voto a vita, sarà obbligato per tutta la sua vita a mantenere la parola uscita dalla sua bocca, se non vuole incorrere nel giudizio di Dio perché è scritto: “Quando avrai fatto un voto all’Eterno, al tuo Dio, non tarderai ad adempierlo; poiché l’Eterno, il tuo Dio, te ne domanderebbe certamente conto, e tu saresti colpevole..Mantieni e compi la parola uscita dalle tue labbra; fà secondo il voto che avrai fatto volontariamente all’Eterno, al tuo Dio, e che la tua bocca avrà pronunziato”.6

– Dopo che le mura di Gerusalemme furono ricostruite, Nehemia e i capi del popolo d’Israele, e i Leviti fecero un patto davanti a Dio con il quale s’impegnarono a camminare seguendo la legge di Mosè. Voglio ora trascrivere per intero quello che Nehemia ha scritto a tale proposito: “Noi fermammo un patto stabile e lo mettemmo per iscritto; e i nostri capi, i nostri Leviti e i nostri sacerdoti vi apposero il loro sigillo. Quelli che v’appo­sero il loro sigillo furono i seguenti: Nehemia, il governatore, figliuolo di Hacalia, e Sedecia, Seraia, Azaria, Geremia, Pashur, Amaria, Malkija, Hattush, Scebania, Malluc, Harim, Meremoth, Obadia, Daniele, Ghinnethon, Baruc, Meshullam, Abija, Mijamin, Maazia, Bilgai, Scemaia. Questi erano sacerdoti. Leviti: Jeshua, figliuolo di Azania, Binnui dei figliuoli di Henadad, Kadmiel, e i loro fratelli Scebania, Hodia, Kelita, Pelaia, Hanan, Mica, Rehob, Hashabia, Zaccur, Scerebia, Scebania, Hodia, Bani, Beninu.

Capi del popolo: Parosh, Pahath-Moab, Elam, Zattu, Bani, Bunni, Azgad, Bebai, Adonia, Bigvai, Adin, Ater, Ezechia, Azzur, Hodia, Hashum, Betsai, Harif, Anatoth, Nebai, Magpiash, Meshullam, Hezir, Mescezabeel, Tsadok, Jaddua, Pelatia, Hanan, Anaia, Hosea, Hanania, Hasshub, Hallohesh, Pilha, Shobek, Rehum, Hashabna, Maaseia, Ahiah, Hanan, Anan, Malluc, Harim, Baana. Il resto del popolo, i sacerdoti, i Leviti, i portinai, i cantori, i Nethinei e tutti quelli che s’erano separati dai popoli dei paesi stranie­ri per aderire alla legge di Dio, le loro mogli, i loro figliuoli e le loro figliuole, tutti quelli che avevano conoscimento e intelligenza, s’unirono ai loro fratelli più ragguardevoli tra loro, e s’impegnarono con esecrazione e giuramento a camminare nella legge di Dio data per mezzo di Mosè servo di Dio, ad osser­vare e mettere in pratica tutti i comandamenti dell’Eterno, del Signore nostro, le sue prescrizioni e le sue leggi, a non dare le nostre figliuole ai popoli del paese e a non prendere le figliuo­le loro per i nostri figliuoli, a non comprar nulla in giorno di sabato o in altro giorno sacro, dai popoli che portassero a vendere in giorno di sabato qualsivoglia sorta di merci o di derrate, a lasciare in riposo la terra ogni settimo anno, e a non esigere il pagamento di verun debito. C’imponemmo pure per la legge di dare ogni anno il terzo d’un siclo per il servizio della casa del nostro Dio, per i pani della presentazione, per l’obla­zione perpetua, per l’olocausto perpetuo dei sabati, dei novilu­ni, delle feste, per le cose consacrate, per i sacrifizi d’espia­zione a pro d’Israele, e per tutta l’opera della casa del nostro Dio; e tirando a sorte, noi sacerdoti, Leviti e popolo, regolammo quel che concerne l’offerta delle legna, affin di portarle, secondo le nostre case patriarcali, alla casa del nostro Dio, a tempi fissi, anno per anno, perché bruciassero sull’altare dell’Eterno, del nostro Dio, come sta scritto nella legge; e c’impegnammo a portare ogni anno nella casa dell’Eterno le primi­zie del nostro suolo e le primizie d’ogni frutto di qualunque albero, come anche i primogeniti dei nostri figliuoli e del nostro bestiame conforme sta scritto nella legge, e i primogeniti delle nostre mandre e dei nostri greggi per presentarli nella casa del nostro Dio ai sacerdoti che fanno il servizio nella casa del nostro Dio. E c’impegnammo pure di portare ai sacerdoti nelle camere della casa del nostro Dio, le primizie della nostra pasta, le nostre offerte prelevate, le primizie dei frutti di qualunque albero, del vino e dell’olio, e di dare la decima delle rendite del nostro suolo ai Leviti, i quali debbono prendere essi stessi queste decime in tutti i luoghi da noi coltivati. E un sacerdote, figliuolo d’Aaronne, sarà coi Leviti quando preleveranno le decime; e i Leviti porteranno la decima della decima alla casa del nostro Dio nelle stanze che servono di magazzino, poiché in quelle stanze i figliuoli d’Israele e i figliuoli di Levi debbono portare l’offerta prelevata sul frumento, sul vino e sull’olio; quivi sono gli utensili del santuario, i sacerdoti che fanno il servizio, i portinai e i cantori. Noi c’impegnammo così a non abbandonare la casa del nostro Dio”.7

Noi non abbiamo nulla da ridire sulla decisione che presero Nehe­mia, i sacerdoti, i Leviti ed il resto del popolo, anzi siamo lieti di leggere che il popolo d’Israele dopo che ritornò dalla cattività prese la ferma decisione di tornare a camminare secondo la legge che Dio gli aveva dato al monte Sinai. Quello che essi fecero ci serve d’ammaestramento ed anche d’esempio; ma non possiamo prendere tutte le loro medesime decisioni perché altri­menti ricadremmo sotto il giogo della legge e scadremmo dalla grazia di Dio. Come potete vedere tra le decisioni che essi presero vi era anche quella di non comprare nulla in giorno di sabato o in un altro giorno sacro secondo la legge e non solo quella di dare la decima ai Leviti; quindi se dovessimo tornare al Signore col dare la decima, dovremmo pure tornare al Signore coll’osservare scrupolosamente anche la legge del sabato. Ma grazie siano rese a Dio perché noi non siamo più sotto la legge e non dobbiamo tornare al Signore in queste cose della legge. State tranquilli fratelli, perché come non ci è imposto di osservare il sabato (perché ombra di cosa che doveva avvenire) così non ci è imposto neppure di pagare la decima. Quelli che prendono anche questo esempio per imporre la decima non usano la Scrittura in modo legittimo.

– Nel libro del profeta Malachia Dio rivolse queste parole al popolo che aveva smesso di portare le decime e le offerte nella sua casa: “Tornate a me, ed io tornerò a voi, dice l’Eterno degli eserciti. Ma voi dite: ‘In che dobbiamo tornare?’ L’uomo deve egli derubare Iddio? Eppure voi mi derubate. Ma voi dite: ‘In che t’abbiamo noi derubato?’ Nelle decime e nelle offerte. Voi siete colpiti di maledizione, perché mi derubate, voi, tutta quanta la nazione! Portate tutte le decime alla casa del tesoro, perché vi sia del cibo nella mia casa, e mettetemi alla prova in questo, dice l’Eterno degli eserciti; e vedrete s’io non v’apro le cateratte del cielo e non riverso su voi tanta benedizione, che non vi sia più dove riporla. E, per amore vostro, io minacce­rò l’insetto divoratore; ed egli non distruggerà più i frutti del vostro suolo, e la vostra vigna non abortirà più nella campagna, dice l’Eterno degli eserciti. E tutte le nazioni vi diranno beati, perché sarete un paese di delizie, dice l’Eterno egli eserciti”.8

Dio aveva detto ad Israele che sia la decima delle raccolte del suolo e sia la decima dei frutti degli alberi gli apparteneva, perciò fu inevitabile che Israele, quando si tenne per sè le decime e non le portò alla casa di Dio, fu accusato da Dio di derubarlo. A giusta ragione, dobbiamo dire, perché il precetto della legge riguardo alla decima parla chiaro. Ma Dio, non solo accusò Israele di derubarlo ma lo maledì pure mandando le locuste e i vermi a divorare i frutti dei loro campi e le loro vigne. Quello che Egli disse ad Israele gli avrebbe fatto se avesse rifiutato di dare ascolto alla sua legge, Dio lo fece; infatti Dio aveva detto: “Porterai molta semenza al campo e raccoglierai poco, perché la locusta la divorerà. Pianterai vigne, le coltive­rai, ma non berrai vino né coglierai uva, perché il verme le roderà”,9 e queste parole mandò ad effetto contro il suo popolo quando questi seguì la caparbietà del suo cuore disubbidendo al precetto sulla decima. Ora, coloro che sotto la grazia prendono queste parole di Dio per affermare che chi non dà la decima delle sue entrate viene colpito di maledizione da Dio, dimenticano volontariamente queste cose, di cui vi voglio ora parlare per spiegarvi che queste parole di Malachia non si possono applicare a noi che siamo sotto la grazia:

> Israele non fu colpito di maledizione solo quando non portò le decime alla casa di Dio, ma anche quando si rifiutò di osservare il sabato, infatti in Geremia Dio disse agli Israeliti che se non avessero santificato il giorno di sabato li avrebbe puniti, secondo che è scritto: “Ma, se non mi date ascolto e non santifi­cate il giorno del sabato e non v’astenete dal portare dei cari­chi e dall’introdurne per le porte di Gerusalemme in giorno di sabato, io accenderò un fuoco alle porte della città, ed esso divorerà i palazzi di Gerusalemme, e non s’estinguerà”.10 Quindi noi, secondo il ragionamento di costoro, saremo puniti da Dio anche se non santifichiamo il giorno del sabato nella maniera prescritta dalla legge di Mosè; ma questo non può succedere perché il sabato era un ombra di ciò che doveva venire, e noi non siamo obbligati ad osservarlo.

> Se costoro dicono che coloro che non pagano le decime sono colpiti di maledizione perché derubano Dio, allora sono colpiti di maledizione pure quelli che riscuotono le decime ma non metto­no da parte la decima delle decime per offrirla a Dio, perché anche loro derubano Dio. Sì, anche loro derubano Dio, perché Dio disse ai Leviti che dovevano riscuotere le decime dal popolo: “Quando riceverete dai figliuoli d’Israele le decime che io vi do per conto loro come vostro possesso, ne metterete da parte un’of­ferta da fare all’Eterno; una decima della decima..”.11 Come mai però costoro non parlano mai di questo ordine che è strettamente collegato alla decima?

> Se si dovessero attenere scrupolosamente a tutto ciò che dice la legge attorno alla decima dovrebbero insegnare diverse cose che sono scritte nella legge attorno alla decima. Innanzi tutto dovrebbero dire che i credenti sono obbligati a dare la decima pure sui frutti del suolo, quali frutta, verdure, grano ed altri prodotti (questo anche nel caso un credente abbia un orto), ed anche il decimo capo delle figliate degli animali che essi alle­vano, ed anche la decima di qualsiasi entrata in denaro che non fa parte dello stipendio mensile (offerte, o altro).

Come potete vedere da voi stessi, imporre tali cose ai credenti significherebbe veramente porre su loro dei pesi difficili a portare perché essi si metterebbero a pensare del continuo alla decima e comincerebbero a tenere a mente o a registrare tutte le loro entrate di qualsiasi genere esse siano, per la paura di non dare la decima su qualche cosa e di derubare così Dio (come gli viene detto).

Tra le altre cose attorno alla decima che costoro dovrebbero insegnare se si attenessero scrupolosamente ad essa vi è pure questo ordine: “Alla fine d’ogni triennio, metterai da parte tutte le decime delle tue entrate del terzo anno, e le riporrai entro le tue porte; e il Levita, che non ha parte né eredità con te, e lo straniero e l’orfano e la vedova che saranno entro le tue porte verranno, mangeranno e si sazieranno, affinché l’Eter­no, il tuo Dio, ti benedica in ogni opera a cui porrai mano”?12 Come mai allora essi tacciono su questo precetto e non dicono che il terzo anno tutte le decime devono essere impiegate in questa maniera? Non è forse perché vogliono parlare delle cose che fanno comodo a loro e che più gli piacciono? Non è forse perché loro stessi si rendono conto di quanto pesante diventerebbe volere osservare tutti i precetti attorno alla legge sulla decima?

> Gli apostoli conoscevano bene queste parole scritte nel libro di Malachia, e se avessero ritenuto che Dio avrebbe maledetto tutti quei credenti che per una ragione o per un’altra avrebbero dato meno della decima delle loro entrate, lo avrebbero conferma­to e non avrebbero tralasciato di parlare a voce e per iscritto di una cosa così importante. Ma allora come si spiega che in tutte le epistole di tutti gli apostoli, e non solo in quelle di Paolo, non c’è solo un passo che dice chiaramente che dobbiamo dare la decima come sotto la legge? Ma pensate che Dio abbia dimenticato di dirci tramite gli apostoli che dobbiamo osservare il precetto sulla decima? Io credo che l’Iddio che non dimentica neppure uno dei cinque passeri che si vendono per un solo soldo non si possa essere dimenticato di dirci una cosa così importan­te. O forse, costoro, pensano che Dio si usi di loro per ricor­darcela? Se è così, si sbagliano grandemente, perché noi crediamo che gli apostoli lo avrebbero fatto molto tempo prima di loro.

Certamente, gli apostoli avrebbero potuto confermare che noi Gentili dobbiamo pagare la decima come prescrive la legge di Mosè, quando si radunarono con gli anziani a Gerusalemme per discutere della questione che era sorta, cioè se obbligare i Gentili a farsi circoncidere ed osservare la legge di Mosè o meno. Ma anche in quella occasione non parve bene né allo Spirito Santo e neppure agli apostoli e agli anziani di imporci di osser­vare il precetto sulla decima. Erano Giudei di nascita; almeno dodici dei presenti erano stati con Gesù, conoscevano la legge, erano a favore della divulgazione del Vangelo e del diritto che è nel Vangelo che hanno i ministri del Vangelo, ma non ritennero opportuno di imporci un tale precetto. Ma a questo, cioè ad imporlo ai credenti, purtroppo, e ripeto purtroppo, ci hanno pensato alcuni di fra i Gentili che non vogliono usare la legge in modo legittimo.

> Noi tutti eravamo sotto la maledizione della legge prima di conoscere Dio, ma ora in Cristo siamo stati liberati dalla male­dizione della legge. Perché eravamo sotto maledizione? perché Dio disse: “Maledetto chiunque non persevera in tutte le cose scritte nel libro della legge per metterle in pratica”,13 e noi eravamo tra quelli che non avevano messo in pratica tutti i comandamenti della legge, ivi compreso quello sulla decima. Ma noi ora non siamo più tra coloro che si basano sulle opere della legge per essere giustificati (quindi non siamo più sotto maledizione), ma tra coloro che credono di essere stati giustificati per la grazia di Dio (quindi siamo benedetti col credente Abramo) e che saremo salvati dall’ira a venire sempre mediante la grazia di Dio e non mediante le opere della legge. Noi ricadremmo sotto la maledizio­ne della legge se cercassimo di essere giustificati per la legge, perché ritorneremmo a basarci sulle opere della legge. Ma certa­mente non possiamo dire che un credente sarà colpito di maledi­zione se, per un qualsiasi motivo, da meno della decima delle sue entrate; e questo perché noi non siamo più sotto la legge ma sotto la grazia.

> Paolo ha detto: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anatema”14 (maledetto), e non: ‘Se qualcuno non paga la decima sia anatema’; e noi sappiamo che coloro che non amano il Signore sono coloro che non osservano le parole di Cristo, perché Gesù ha detto: “Chi non mi ama non osserva le mie parole”,15 e non i credenti che non osservano la legge di Mosè

> Paolo ha detto: “Se alcuno vi annunzia un Vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anatema”;16 quindi noi sappiamo che anche coloro che annunziano un Vangelo diverso da quello che abbiamo ricevuto dagli apostoli sono maledetti.

Noi sappiamo chi sono coloro che sono maledetti da Dio e siccome che tra costoro non ci sono coloro che non pagano la decima non ci si deve mettere a spaventare e ad angariare i credenti con le parole di Malachia.


1 Gen. 14:18-20

2 Gen. 17:10

3 1 Cor. 7:17,18

4 1 Cor. 7:19

5 Gen. 28:20-22

6 Deut. 23:21,23

7 Neh. 9:38; 10:1-39

8 Mal. 3:7-12

9 Deut. 28:38,39

10 Ger. 17:27

11 Num. 18:26

12 Deut. 14:28,29

13 Gal. 3:10; Deut. 27:26

14 1 Cor. 16:22

15 Giov. 14:24

16 Gal. 1:9