Essere poveri secondo il mondo non è un disonore per i cristiani

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Veniamo ora ad una delle affermazioni che più sovente si sente fare a questi predicatori e cioè alla seguente espressione: ‘Dio non vuole che ci siano dei poveri in mezzo al suo popolo, ma vuole che tutti i suoi figliuoli siano ricchi materialmente’.

Innanzi tutto bisogna dire che da come parlano questi cianciatori pare che i credenti poveri sono quelli che hanno ciò che è necessario al corpo, cioè di che nutrirsi e di che coprirsi, che abitano delle case modeste e hanno una macchina modesta, e che indossano dei vestiti modesti e che sono contenti delle cose che hanno. Giudicate da voi stessi: ‘Ma come possiamo accettare una tale definizione di povero?

Secondo la Scrittura i poveri sono i bisognosi che hanno bisogno delle cose necessarie quali cibo e vestiario ed altre cose utili; ma oltre a ciò, sempre secondo la Scrittura, in mezzo al popolo di Dio i poveri c’erano sin dai tempi antichi e ci saranno anche durante la nostra generazione. Ora, ma come è possibile che ci siano dei poveri in mezzo al popolo di Dio? La ragione è che non tutti i credenti vivono nella stessa nazione e godono delle stesse circostanze favorevoli dal punto di vista climatico ed economico e politico. Spiego questo concetto. Ora, la Scrittura dice che non basta essere “savi per avere del pane, né essere intelligenti per avere delle ricchezze…poiché tutti dipendono dal tempo e dalle circostanze”.1 Vediamo con le Scritture come mutando le circostanze muta anche la situazione economica delle persone.

– Durante la vita di Giacobbe avvenne che Dio “chiamò la fame sul paese, e fece mancare del tutto il sostegno del pane”;2 questo avvenne perché Dio fece venire su tutta la terra una grave care­stia. Badate che fu Dio a mandare quella carestia, e questo perché aveva stabilito di fare scendere Giacobbe ed il suo paren­tado in Egitto. La discesa di Israele in Egitto (dove nel frat­tempo Giuseppe era diventato governatore del paese e dove c’era del grano) era stata preannunziata da Dio ad Abramo e Dio si usò della carestia per fare scendere Israele in Egitto. Ora, tenete presente che Giacobbe, quando sentì dire che in Egitto vi era del grano disse ai suoi figli: “Ecco ho sentito dire che c’è del grano in Egitto; scendete colà per comprarcene, onde possiamo vivere e non abbiamo a morire”,3 e questo per intendere come a motivo di quella carestia mandata da Dio, Giacobbe che era un uomo che Dio aveva benedetto dandogli buoi, pecore, capre, asini e cammelli in gran numero, si trovò vicino alla morte perché a corto del pane necessario per vivere (e tutto ciò per volontà di Dio). In questo caso la povertà piombò sulla terra di Canaan per volere di Dio, e Giacobbe ne patì le conseguenze. Comunque biso­gna ricordare che Dio liberò Giacobbe ed il suo parentado dalla morte mediante una grande liberazione operata per mezzo di Giu­seppe (infatti Giuseppe, quando si diede a conoscere ai suoi fratelli disse loro: “Dio mi ha mandato dinnanzi a voi, perché sia conservato di voi un resto sulla terra, e per salvarvi la vita con una grande liberazione”).4

Dio colpisce le nazioni sulla terra anche non facendo piovere su di esse e quando questo avviene, l’abbondanza viene meno e comin­cia la miseria, perché si secca la terra ed essa non produce più nulla, e perché gli animali non trovando da bere muoiono di sete. Quando avviene questo, anche i credenti di quella nazione subi­scono le conseguenze perché si vengono a trovare nel bisogno.

Ai giorni del profeta Elia, Dio non fece piovere su Israele per tre anni e sei mesi perché il suo popolo lo aveva abbandonato, aveva ucciso i suoi profeti e si era rivolto agli idoli. La siccità fu mandata da Dio come flagello sopra Israele, e siccome che in quel tempo viveva Elia, pure lui si trovò nel bisogno. Ma Dio provvide al suo sostentamento mandandolo prima presso il torrente Kerith dove per un certo tempo Dio gli mandò i corvi a portargli del pane e della carne la mattina e la sera, poi, quando il torrente rimase asciutto perché non pioveva, Dio lo mandò presso una povera vedova di Sarepta dei Sidoni alla quale aveva ordinato di dargli da mangiare. Elia era un uomo giusto e santo che ubbidiva alla voce di Dio, eppure si trovò nella penu­ria per volontà di Dio, a motivo di una siccità. Non è che Elia si trovò nel bisogno perché disubbidì a Dio e Dio lo punì; non si può dire neppure che Elia si trovò nel bisogno perché si era allontanato da Dio e Dio lo maledisse. Elia era un santo uomo che era mosso da una gran gelosia per l’Eterno ed in mezzo alla penuria nella quale si trovò Dio operò dei prodigi in suo favo­re; prima ordinò ai corvi di portargli da mangiare, e poi a Sarepta non fece esaurire il vaso della farina e non fece calare l’orciuolo dell’olio di quella vedova fino al giorno che venne di nuovo la pioggia sul paese.

– Dopo che Dio liberò gli Israeliti dalla mano di Faraone stabilì con loro il suo patto nel quale promise che li avrebbe benedetti se essi avessero dato ascolto alla sua voce, osservando i suoi comandamenti. Ma Dio gli disse pure che li avrebbe maledetti e ridotti in grande miseria nel caso essi lo avessero abbandonato e si fossero volti agli idoli delle nazioni. Questo è quello che avvenne ad Israele quando si gettò alle spalle la legge di Dio, quindi Dio li fece diventare poveri a motivo della loro malvagi­tà. Abbiamo una prova di ciò nel libro dei giudici, quando la Scrittura parla della condizione economica nella quale si venne a trovare Israele dopo che disubbidì a Dio. È scritto: “Or i fi­gliuoli d’Israele fecero ciò ch’è male agli occhi dell’Eterno, e l’Eterno li diede nelle mani di Madian per sette anni. La mano di Madian fu potente contro Israele; e, per la paura dei Madianiti, i figliuoli d’Israele si fecero quelle caverne che sono nei monti, e nelle spelonche e dei forti. Quando Israele aveva semi­nato, i Madianiti con gli Amalechiti e coi figliuoli dell’oriente salivano contro di lui, s’accampavano contro gli Israeliti, distruggevano tutti i prodotti del paese fin verso Gaza, e non lasciavano in Israele né viveri, né pecore, né buoi, né asini. Poiché salivano coi loro greggi e con le loro tende, e arrivavano come una moltitudine di locuste; essi e i loro cammelli erano innumerevoli, e venivano nel paese per devastarlo. Israele dunque fu ridotto in gran miseria…”.5 Come potete vedere in questo caso Dio mandò dei predoni per derubare Israele dei suoi viveri a motivo della caparbietà del suo cuore. Il suo popolo divenne povero perché Dio lo impoverì (ricordatevi che è scritto che “l’Eterno fa impoverire”).6

Ancora oggi Dio punisce le nazioni e le riduce in miseria mandan­do contro di loro degli eserciti stranieri che s’impossessano dei loro beni materiali, dei loro animali e dei prodotti del loro suolo; quando questo avviene, è inevitabile che anche i credenti che abitano in quella nazione ne subiscano le conseguenze, veden­do diminuire vertiginosamente anche i loro beni materiali. Quando avviene questo noi possiamo dire che la povertà sopraggiunge per volontà di Dio, e quindi se i credenti di quella nazione comin­ciano ad essere nella penuria, cominciano ad esserlo per volontà di Dio. Sappiate che quando Dio vuole ammaestrarci ad essere nella penuria (Paolo era stato ammaestrato da Dio “ad essere nell’abbondanza e ad essere nella penuria”)7 lo fa, e nessuno glielo può impedire. Quindi, sappiate che Dio si può usare anche di una guerra futura per insegnarci a noi credenti qui in Italia ad essere nella penuria.

– Dio può pure fare salire al governo un despota (un dittatore) per ridurre la popolazione di una nazione alla miseria o se non alla miseria, in angustie; ed anche in questo caso, pure la chiesa di Dio in quella nazione ne subirebbe le conseguenze, e si troverebbe non più nell’abbondanza ma nella penuria.

Nell’antichità Dio stabilì su Israele il re Saul, figliuolo di Kis, e fece conoscere al popolo d’Israele il modo di agire di questo re ancora prima che egli s’insediasse sul suo trono per volontà di Dio. Ecco cosa disse Samuele per ordine di Dio al popolo: “Questo sarà il modo di agire del re che regnerà su di voi. Egli prenderà i vostri figliuoli e li metterà sui suoi carri e fra i suoi cavalieri, e dovranno correre davanti al suo carro; se ne farà dei capitani di migliaia e dei capitani di cinquanti­ne; li metterà ad arare i suoi campi, a mietere le sue biade, a fabbricare i suoi ordigni di guerra e gli attrezzi dei suoi carri. Prenderà le vostre figliuole per farsene delle profumiere, delle cuoche, delle fornaie. Prenderà i vostri campi, le vostre vigne, i vostri migliori uliveti per darli ai suoi servitori. Prenderà la decima delle vostre semente e delle vostre vigne per darla ai suoi eunuchi e ai suoi servitori. Prenderà i vostri servi, le vostre serve, il fiore della vostra gioventù e i vostri asini per adoperarli nei suoi lavori”.8 Che Saul oppresse il popolo è confermato dal fatto che mentre lui perseguitava Davide, “tutti quelli che erano in angustie, che avevano dei debiti o che erano scontenti, si radunarono presso di lui, ed egli (Davide) divenne loro capo..”.9

– Nel caso salisse al potere un dittatore ed i credenti comin­ciassero ad essere perseguitati e ad essere messi in prigione avverrebbe che molte famiglie verrebbero private dei loro capi famiglie e verrebbero a trovarsi nel bisogno. Questo è quello che è avvenuto durante la persecuzione dei credenti in molte nazioni: dei mariti imprigionati a motivo del Vangelo non hanno più potuto provvedere ai bisogni di quelli di casa loro i quali hanno smesso di vivere nell’abbondanza ed hanno cominciato a sperimentare la povertà. Noi sappiamo che le persecuzioni contro i santi avvengo­no perché Dio le permette al fine di purificare i santi; difatti, è risaputo che durante le persecuzioni i credenti vengono umilia­ti da Dio e in questa umiliazione cominciano a mostrare quell’amore fraterno intenso che nell’abbondanza e durante il periodo di libertà era venuto a mancare a motivo dell’egoismo e della superbia. I credenti, durante la persecuzione, cominciano a sperimentare ristrettezze economiche di tutti i generi, ma dall’altro cominciano a mostrare grande solidarietà verso i più colpiti dalla persecuzione.

Nel caso delle autorità cominciassero a perseguitare i santi derubandoli dei loro beni a motivo del Vangelo, i credenti che erano vissuti fino ad allora nell’abbondanza comincerebbero a sperimentare la penuria per volontà di Dio, ma tutto ciò i santi lo accetterebbero con allegrezza (la Scrittura dice: “Accettaste con allegrezza la ruberia dei vostri beni, sapendo d’avere per voi una sostanza migliore e permanente”).10

Ma tutte queste circostanze avverse, se da un lato producono miseria e povertà, dall’altro forniscono ai credenti che vivono nell’abbondanza l’opportunità di compiere del bene a pro di quei credenti che vengono a trovarsi nella penuria, quindi alla fin fine cooperano al bene di quelli che amano Dio.

Ma è normale quindi che tra il popolo di Dio ci siano dei creden­ti poveri o la cosa costituisce un fatto anormale? Da quello che insegna la Scrittura non bisogna meravigliarsi della presenza dei poveri fra i santi, anzi vorrei dire che non può essere altrimenti perché Gesù disse: “I poveri li avete sempre con voi…”,11 e nella legge è scritto che “i bisognosi non mancheranno mai nel paese”.12

Ora veniamo al fatto se è vero che Dio vuole che noi diventiamo ricchi perché essere poveri costituisce un disonore per i creden­ti, come dicono questi predicatori.

Innanzi tutto bisogna dire che se fosse così Gesù non fece la volontà di Dio perché egli visse povero sulla terra per tutto il tempo della sua vita terrena; disonorò forse Dio con questo tipo di vita Gesù, il Figlio del Re dei re? Affatto, altrimenti Egli non avrebbe potuto dire ai Giudei: “Io onoro il Padre mio”.13 Gesù conosceva la volontà del Padre suo; come mai allora non volle diventare ricco? Come mai lui che aveva una grande fede in Dio non chiese mai a Dio di dargli ricchezze e di fargli vivere una vita nelle delizie come s’addiceva ad un figlio di re? La rispo­sta è racchiusa in queste parole di Gesù: “Sono disceso dal cielo per fare non la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato”.14

Se noi poi dicessimo che Dio vuole che noi tutti diventiamo ricchi ciò significherebbe che noi dovremmo volere arricchire sulla terra perché questa è la volontà di Dio in verso noi. Ma in questo caso sarebbe come dire che Dio vuole che noi cadiamo in tentazione; perché dico questo? perché la Scrittura dice che “quelli che vogliono arricchire cadono in tentazione, in laccio, e in molte insensate e funeste concupiscenze, che affondano gli uomini nella distruzione e nella perdizione”,15 quindi, siccome che Dio vuole che noi rimaniamo in piedi dobbiamo dedurre che non è la sua volontà che noi diventiamo ricchi in questo mondo (ma come mai questi predicatori non dicono mai che Dio vuole che diventia­mo ricchi nell’altro mondo, cioè in quello a venire?).

Ma vi è un’altra cosa da dire e cioè che se questa è la volontà di Dio verso tutti noi, allora noi abbiamo il diritto di chiedere a Dio ricchezze in abbondanza con la fiducia che Egli ci esaudi­sce perché Giovanni dice: “Questa è la confidanza che abbiamo in lui: che se domandiamo qualcosa secondo la sua volontà, Egli ci esaudisce”;16 ma allora sarebbe annullata la Scrittura che dice: “Domandate e non ricevete perché domandate male per spendere nei vostri piaceri”!17 Come potete vedere i discorsi di costoro vengono annullati dalla Scrittura in maniera inequivocabile.

Adesso voglio che prestiate attenzione alle seguenti parole dell’apostolo Paolo ai santi di Tessalonica, al fine di capire come essere poveri non è affatto né uno scandalo e né un disonore per la dottrina di Dio come invece fanno capire questi cianciato­ri.

Paolo ai Corinzi, parlando dei santi delle chiese della Macedonia (tra le quali vi era pure quella dei Tessalonicesi) disse: “Or, fratelli, vogliamo farvi sapere la grazia di Dio concessa alle chiese di Macedonia. In mezzo alle molte afflizioni con le quali esse sono provate, l’abbondanza della loro allegrezza e la loro profonda povertà hanno abbondato nelle ricchezze della loro liberalità. Poiché, io ne rendo testimonianza, secondo il potere loro, anzi al di là del potere loro, hanno dato volenterosi, chiedendoci con molte istanze la grazia di contribuire a questa sovvenzione destinata ai santi”.18 I santi di Tessalonica quindi erano poveri, perché Paolo parlò di profonda povertà in riferi­mento alle chiese della Macedonia. Ora, ma se questo fosse stato un disonore per loro o Dio avesse voluto che loro diventassero ricchi Paolo glielo avrebbe fatto sapere in qualche modo nelle epistole che scrisse loro, ma nelle due epistole ai Tessalonicesi non troviamo traccia di tutto ciò. Anzi, bisogna dire che i santi di Tessalonica, benché profondamente poveri, erano un esempio sia ai credenti della Macedonia (che si trovavano nella povertà) che a quelli dell’Acaia, che erano nell’abbondanza come la chiesa di Corinto per esempio. Per questo Paolo e i suoi collaboratori rendevano grazie a Dio per i santi di Tessalonica: egli scrisse loro: “Noi siamo in obbligo di rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli, com’è ben giusto che facciamo, perché cresce sommamente la vostra fede, e abbonda vie più l’amore di ciascuno di voi tutti per gli altri; in guisa che noi stessi ci gloriamo di voi nelle chiese di Dio, a motivo della vostra costanza e fede in tutte le vostre persecuzioni e nelle afflizioni che voi soste­nete”;19 come potete vedere quei fratelli benché poveri material­mente erano ricchi in fede ed in buone opere, ed oltre a ciò si mantenevano saldi nella fede in mezzo alle loro afflizioni ed a motivo di ciò gli apostoli si gloriavano di loro.

Per Paolo e i suoi collaboratori i santi di Tessalonica si condu­cevano in modo degno di Dio e perciò piacevano a Dio infatti egli scrisse loro: “Del rimanente, fratelli, come avete imparato da noi il modo in cui vi dovete condurre e piacere a Dio (ed è così che già vi conducete), vi preghiamo e vi esortiamo nel Signore Gesù a vie più progredire”.20 Ma quale disonore per la dottrina di Dio costituiva il fatto che quei credenti erano poveri?

E poi, lo ripeto, se la volontà di Dio in verso quei credenti poveri fosse stata quella che essi diventassero ricchi, Paolo glielo avrebbe fatto sapere, ma a proposito della volontà di Dio in verso loro non gli ha scritto nulla di tutto ciò.

Per questi cianciatori l’essere ricchi è il tema su cui vertono tutte le loro predicazioni; la ritengono una cosa così importante che assillano i credenti con questi discorsi; ma pensate che un apostolo come Paolo, a cui Dio diede la grazia di dare così tanti comandamenti ai santi di tutte le chiese dei Gentili, siano esse ricche materialmente che povere, avrebbe mai tralasciato di parlare di una cosa così importante? E poi, se la profonda pover­tà di quei credenti fosse stata un disonore per il Vangelo Paolo non avrebbe detto loro: “Qual’è infatti la nostra speranza, o la nostra allegrezza, o la corona di cui ci gloriamo? Non siete forse voi, nel cospetto del nostro Signore Gesù quand’egli verrà? Sì, certo, la nostra gloria e la nostra allegrezza siete voi”.21 Sta di fatto che quei fratelli poveri di Tessalonica erano diven­tati un esempio per tanti e tanti credenti, quindi essi onoravano la dottrina di Dio; mentre dobbiamo dire che questi predicatori della prosperità assieme ai loro seguaci non sono affatto di esempio ai credenti ma solo di scandalo e d’inciampo, appunto perché sono arroganti, presuntuosi e dati ai piaceri della vita.

Ma come fanno costoro a dire di essere discepoli del Maestro, quando parlano e vivono in una maniera nettamente contraria a quella in cui parlò e visse Gesù nei giorni della sua carne? Non si vergognano, non sanno cosa sia arrossire; in verità si gloria­no di cose che tornano a loro vergogna.


1 Ecc. 9:11

2 Sal. 105:16

3 Gen. 42:2

4 Gen. 45:7

5 Giud. 6:1-6

6 1 Sam. 2:7

7 Fil. 4:12

8 1 Sam. 8:11-16

9 1 Sam. 22:2

10 Ebr. 10:34

11 Giov. 12:8

12 Deut. 15:11

13 Giov. 8:49

14 Giov. 6:38

15 1 Tim. 6:9

16 1 Giov. 5:14

17 Giac. 4:3

18 2 Cor. 8:1-4

19 2 Tess. 1:3,4

20 1 Tess. 4:1

21 1 Tess. 2:19,20