
I talebani hanno minacciato di uccidere “in qualunque momento” altri ostaggi tra i 21 sudcoreani nelle loro mani, segnalando però anche una disponibilità ad incontrare dei mediatori sudcoreani per arrivare al rilascio dei cooperanti presbiteriani, rapiti 17 giorni fa. “Non ci sono stati contatti negli ultimi due giorni tra noi e i coreani o l’amministrazione di Kabul”, ha detto un portavoce degli estremisti islamici all’Afp. “Quindi, l’uccisione degli ostaggi è inevitabile e siccome non abbiamo dato un ultimatum, potrebbero essere uccisi in qualsiasi momento”, ha aggiunto. Due degli ostaggi sudcoreani sono già stati uccisi nelle scorse settimane.
Fonte: PeaceReporter – riprodotto con autorizzazione
Afghanistan, talebani pronti a trattare
L’ostaggio coreano ucciso lunedì 30 luglio dai talebani in Afghanistan ha sacrificato il suo tempo, il suo lavoro e persino la sua vita per aiutare i bisognosi di questo paese. Shim Sung Min, 29 anni, era andato in Afghanistan con un gruppo di 23 membri della sua congregazione in Corea del Sud. Avevano tutti un profondo desiderio di dimostrare la loro fede.
Seoul – Il governo sudcoreano ha confermato oggi di voler negoziare direttamente, in maniera ufficiale e non, con il gruppo di talebani afgani che il 19 luglio scorso ha rapito 23 cristiani della chiesa presbiteriana di Saemmul. Due di questi sono stati uccisi nei giorni successivi al sequestro, mentre le 16 donne del gruppo sarebbero “in pessime condizioni”.