Chiesa Valdese di Milano, approvato ordine del giorno a favore della benedizione delle coppie omosessuali: Vergogna!

La Chiesa Valdese di Milano esprime parere positivo circa la benedizione delle coppie omosessuali e riguardo alle richieste già presentate in tal senso al Concistoro.

Secondo quanto riportato da un documento pubblicato sul sito del Gruppo Varco-Refo Milano, Domenica 3 aprile 2011 l’Assemblea della Chiesa Valdese di Milano ha approvato a larghissima maggioranza (con soli 2 voti contrari e 2 astenuti) l’ordine del giorno in cui si dichiara che

“La Chiesa Valdese di Milano ritiene di avere raggiunto un consenso maturo e rispettoso delle diverse posizioni sul tema della benedizione delle coppie formate da persone dello stesso sesso e di conseguenza decide di rispondere positivamente alle richieste già presentate in tal senso al Concistoro.”

A voi che avete espresso parere positivo voglio dire: Ravvedetevi! L’omosessualità è peccato, e sappiate che gli omosessuali non erederanno il regno di Dio.

La Scrittura dice:

“Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole” (Levitico 18:22),

e nell’epistola dell’apostolo Paolo ai Romani è scritto:

“Perciò Iddio li ha abbandonati a passioni infami; poiché le loro femmine hanno mutato l’uso naturale in quello che è contro natura; e similmente anche i maschi, lasciando l’uso naturale della donna, si sono infiammati nella loro libidine gli uni per gli altri, commettendo uomini con uomini cose turpi, e ricevendo in loro stessi la condegna mercede del proprio traviamento” (Romani 1:26-27).

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Paolo Ricca

Paolo Ricca, noto pastore e teologo valdese, il giorno 4 novembre 2009 presso l’Aula Magna della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose (sita nei locali del movimento «Nuova Pentecoste» ad Aversa – CE, movimento di cui è fondatore e presidente Remo Cristallo), il cui preside è Carmine Napolitano, ha tenuto la prolusione al nuovo anno accademico con una conferenza dal titolo: ‘CALVINO PENTECOSTALE: ELEMENTI DELLA SUA DOTTRINA DELLO SPIRITO SANTO’.
Tratto da: http://evangelici.icn-news.com/index.php?do=news&id=8004
Ora, Paolo Ricca in merito alla recente decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali ha affermato delle cose molto interessanti che spiegano bene la posizione della Chiesa Valdese sull’omosessualità. Le ha dette queste cose in una risposta ad una lettera aperta, che è presente su questo sito http://www.gionata.org/chiese-e-omosessualit/approfondimenti/perch-il-sinodo-…: ‘Lettera aperta, risponde il pastore valdese Paolo Ricca, tratta dal Riforma del 1 ottobre 2010. (…) Non conosco né il greco né l’ebraico, né ho passato lunghi anni sui libri di teologia. Mi avete presentato, un giorno, un Evangelo spiegato ai semplici, agli illetterati, che hanno risposto positivamente. Voi, pastori, avete avuto accesso a informazioni e a testi più complicati e ora ve ne servite per giustificare comportamenti che ai miei tempi erano aberrazioni. Ho, il triste sentimento che oggi si cerca nell’Evangelo non il modo di comportarsi, ma la giustificazione del proprio operato. Non vorrei essere frainteso, ma vi chiedo umilmente di meditare questa frase: voglia il Signore che non vi troviate nella situazione di scandalizzare il fratello semplice, che semplicemente, ma con tutto il cuore, ha creduto nell’Iddio che gli avete presentato tanti anni or sono. Samuele Sieve ( Ginevra)

Questa bella lettera non è stata indirizzata a questa rubrica, ma al nostro settimanale (ndr a Riforma, il settimanale delle Chiese Evangeliche Battiste, Metodiste e Valdesi) ed è rivolta in generale «ai pastori». Siccome sono anch’io un pastore, mi sento interpellato e, d’accordo con il direttore del giornale, la pubblico qui, e cerco di rispondere, beninteso non a nome dei pastori, ma, come sempre, a titolo personale. «Una bella lettera», dicevo. Bella moralmente e spiritualmente. Moralmente per il suo tono pacato e sereno, senza risentimenti, accuse e sospetti malevoli – un tono amichevole e fraterno, che sempre dovrebbe caratterizzare i rapporti tra membri di chiesa, ma che purtroppo oggi è spesso assente.
Ma bella anche spiritualmente, perché solleva con molto garbo, ma con altrettanta franchezza, una questione fondamentale per la Chiesa, ma anche per ogni società: «Voi pastori – dice in sostanza il nostro lettore – tanti anni or sono mi avete insegnato certe cose (a esempio, che certi comportamenti erano riprovevoli) e io le ho credute; oggi invece sostenete il contrario, avallando quei comportamenti come perfettamente leciti e conformi al volere di Dio.

Sono disorientato. Ho sbagliato ad ascoltarvi allora o sbaglio ad ascoltarvi adesso? Avevate ragione allora e torto adesso, o avevate torto allora e ragione adesso? Sono le domande che mi pongo e vi pongo. Per favore, rispondete!».
Questo è, più o meno, il senso della lettera aperta, che termina con una sorta di scongiuro finale: «Voglia il Signore che non vi troviate nella situazione di scandalizzare il fratello semplice».
Sappiamo infatti da una parola evangelica quale triste destino aspetti coloro che scandalizzano «i piccoli che credono in Gesù» (Matteo 18, 6).
Quello del nostro lettore è dunque un vero e proprio «Appello ai pastori», analogo – non nella forma, ma nell’intenzione – all’«Appello al Sinodo», apparso su Riforma il 30 luglio scorso e sottoscritto da alcuni membri di Chiesa. Il Sinodo ha avuto il torto di non rispondere a questo «Appello» né pubblicamente né – per quel che ne so – privatamente attraverso il Seggio.
Nel nostro Ordinamento, l’Appello al Sinodo di uno o più membri di Chiesa, indipendentemente dai suoi contenuti specifici, è una cosa molto seria, alla quale il Sinodo non può non rispondere, o direttamente o attraverso il Seggio.
Non rispondere (come fa spesso il Vaticano) vuoi dire negare la domanda, far finta che non ci sia. Ma la domanda c’era e c’è.
Abbiamo dunque davanti a noi due appelli – uno al Sinodo e uno ai pastori – che rivelano l’esistenza di un disagio più o meno diffuso, ma comunque reale, che non può essere ignorato.
Le motivazioni del disagio sono varie, ma qui ci occuperemo solo di quella espressa nella «lettera aperta ai pastori» e dovuta, anche se non è detto in chiare lettere, a una decisione del Sinodo valdese di quest’anno che, com’è noto, ha votato un «ordine del giorno» (così viene chiamato), cioè un atto dell’assemblea sinodale, che, pur non prendendo essa stessa esplicitamente posizione in merito, autorizza le chiese locali a impartire la benedizione là dove una coppia omosessuale lo richieda e si crei nella comunità un consenso sufficiente in proposito.
Davanti a questa decisione (che in realtà dice meno di quello che i media hanno fatto capire), il nostro lettore è comunque disorientato.
Egli legge nella Bibbia ripetute condanne dell’omosessualità, non solo nell’Antico ma anche nel Nuovo Testamento, e non capisce come il Sinodo abbia potuto prendere una decisione del genere, che sembra ignorare del tutto la Bibbia, anzi contraddirla apertamente.
Lo sconcerto del nostro lettore è comprensibile e anche giustificato.
Perché? Perché il Sinodo ha preso una decisione di un certo peso, che virtualmente introduce una novità assoluta nella vita liturgica (e non solo) delle nostre chiese, senza sentire il dovere di spiegare bene – come Sinodo – le ragioni della decisione, a cominciare da quelle bibliche.
Il Sinodo, va detto, dev’essere lodato per aver avuto il coraggio di affrontare l’argomento e dedicargli il tempo che meritava: è un segno di maturità, per un assemblea, assumersi la responsabilità di dibattere pubblicamente questioni difficili e controverse.
Ma la fretta (eccessiva) di decidere ha impedito di fondare adeguatamente, cioè su solide basi, la decisione, corredandola con una serie di spiegazioni di cui il Sinodo era ed è debitore nei confronti non solo del nostro lettore ginevrino e di tutti i membri delle nostre chiese, ma anche nei confronti delle altre chiese cristiane (ortodosse, cattolica, evangeliche) e dell’opinione pubblica.
Quali sono le spiegazioni che il Sinodo non ha fornito e che, a mio giudizio, avrebbero dovuto essere date e anzi precedere ogni decisione? Sono queste tre.

1. Il Sinodo avrebbe dovuto spiegare perché non considera più valida per noi oggi la condanna dell’omosessualità, chiaramente presente nella Bibbia. La spiegazione, a mio giudizio, è questa: la Bibbia non sapeva quello che noi oggi (da un secolo appena, o poco più) sappiamo, e cioè che l’omosessualità non è una scelta, ma è una condizione, che per l’omosessuale è altrettanto normale quanto lo è l’eterosessualità per un eterosessuale. Essendo una condizione, essa non può essere in quanto tale sottoposta a un giudizio morale, proprio come non può esserlo il colore della pelle, degli occhi o dei capelli. La Bibbia non immaginava, né poteva immaginare, che l’omosessualità fosse una condizione, così come non immaginava, né poteva immaginare, che fosse la Terra a girare intorno al Sole, e non viceversa. Questa è una spiegazione del perché credo che non possiamo oggi semplicemente ripetere la condanna biblica dell’omosessualità. Resta comunque il fatto che il Sinodo doveva dare una spiegazione – questa o un’altra migliore – prima di decidere.

2. Il Sinodo avrebbe dovuto spiegare che cosa intende per «benedizione». Nella Chiesa ce ne sono tante, forse troppe. In Sinodo s’è parlato di «moltiplicare le benedizioni». La Chiesa cattolica è specialista in materia: ha persino inventato la benedizione «urbi et orbi» = alla città di Roma e al mondo!), che ogni domenica viene impartita dal papa in Piazza S.Pietro. Più modestamente, in ogni nostra comunità, il culto termina con la benedizione dell’assemblea. Comunque sia: se si vuole davvero moltiplicare le benedizioni, è tanto più necessario sapere bene che cosa questo termine significa e che cosa il gesto di benedire, in sé bellissimo – forse il più bello che ci sia dato di compiere e di ricevere – comporta. Ricordando forse che Gesù, che peraltro non era un sacerdote, non ha benedetto nessuna coppia, né etero né omosessuale: ha benedetto solo i bambini (Marco 10, 16), il pane (sia quello per sfamare la folla: Marco 6, 41, sia quello dell’Ultima Cena: Luca 24, 30), e i discepoli prima di salire in cielo (Luca 24, 50). La Chiesa antica, come Gesù, non ha benedetto nessuna coppia. La benedizione nuziale nasce relativamente tardi, come eco, o riflesso, della benedizione di Dio sulla prima coppia umana: « Dio li creò maschio e femmina, li benedisse e disse loro: “Crescete e moltiplicate…”» (Genesi 1, 26- 27). S’è detto in Sinodo che la Chiesa non benedice, ma chiede a Dio di benedire. La benedizione non sarebbe dunque nulla di più che una richiesta di benedizione – non una benedizione, ma una invocazione affinché Dio benedica? Ma è proprio così? La benedizione non sarebbe altro che una forma di preghiera?
A me pare che sia qualcos’altro e di più, ma anche questo è un punto decisivo da chiarire, e il Sinodo aveva il dovere di farlo.
Questo dovere, ovviamente, ce l’ha ancora.

3. Infine il Sinodo avrebbe dovuto chiarire che differenza c’è – se c’è (credo che ci sia, ma appunto, anche qui, sono cose da chiarire) – tra la benedizione di una coppia omosessuale e quella di una coppia eterosessuale. L’opinione pubblica, disinformata e approssimativa com’è, identifica facilmente benedizione di una coppia con matrimonio. Ma si tratta di cose diverse, però bisogna chiarirle. Insomma: il nostro lettore ha il diritto di avere delle spiegazioni. Confido che un prossimo Sinodo gliele darà.

Maria Bonafede

Il 12.10.2009, Maria Bonafede, che è ‘pastora’ e moderatora della Tavola Valdese, in questo forum (http://www.chiesavaldese.org/forum/pubblico.php?page=2&sezione_in=79&… ) ha scritto: ‘Solo qualche giorno fa, ad esempio, ho visitato la Chiesa Nuova Pentecoste e la Facoltà pentecostale di Scienze religiose di Aversa: una visita che mi rafforza nella convinzione che il cammino di fraternità intrapreso potrà ancora rafforzarsi’.
Ora, Maria Bonafede ha affermato sulla decisione del Sinodo valdese di benedire le coppie omosessuali: ‘Con questa decisione, assunta con senso di discernimento e sentendo la responsabilità che essa comporta, la chiesa valdese ha voluto compiere un gesto di accoglienza nei confronti di chi soffre pregiudizi, emarginazioni e scomuniche’. (http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/09/13/tre-messaggi-dal-sinodo-valdese/60…

Conclusione

Ecco dunque chi sono i ‘pastori’ valdesi amici della Federazione delle Chiese Pentecostali, e quindi di Remo Cristallo, e della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose, persone che hanno rigettato la sana dottrina, in quanto chiamano il male bene.

Stando dunque così le cose, e sapendo che la Scrittura dice che “il compagno degli insensati diventa cattivo” (Proverbi 13:20), e che “le cattive compagnie corrompono i buoni costumi” (1 Corinzi 15:33), e sia la Federazione delle Chiese Pentecostali che Remo Cristallo che ne è il Presidente, che quelli della Facoltà Pentecostale di Scienze Religiose di Aversa, prendono piacere ad essere compagni di queste persone e quindi destinati inesorabilmente a corrompersi spiritualmente, anzi già si sono corrotti (e questo si evince dal loro modo di parlare sulla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali che secondo loro va rispettata), io vi esorto fratelli a ritirarvi da costoro. Non indugiate, perché la direzione che hanno preso ormai è molto chiara.

Uscite dal loro mezzo e separatevene, perché essi hanno deciso di allearsi con coloro che sono nemici della Parola di Dio, alleanza che è odiata e rigettata da Dio. Sappiate infatti che la Parola di Dio ordina di ritirarsi da coloro che provocano scandali e contrastano la dottrina di Dio, secondo che dice l’apostolo Paolo: “Or io v’esorto, fratelli, tenete d’occhio quelli che fomentano le dissensioni e gli scandali contro l’insegnamento che avete ricevuto, e ritiratevi da loro. Poiché quei tali non servono al nostro Signor Gesù Cristo, ma al proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore de’ semplici” (Romani 16:17-18); mentre invece costoro prendono piacere a stare e collaborare con essi.

Chi ha orecchi da udire, oda

Giacinto Butindaro

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Bocche cucite

via Chi ha orecchi da udire oda by butindaro on 10/4/10


Una delle cose che mi preoccupa maggiormente in tutta questa faccenda della dichiarazione insensata fatta da Remo Cristallo sulla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali è il silenzio dei giusti, o meglio di molti giusti, perchè alcuni hanno pubblicamente condannato sia l’affermazione ambigua e perversa di Remo Cristallo che la decisione abominevole del Sinodo valdese di benedire le coppie omosessuali.

E sono soprattutto i pastori a non condannare pubblicamente le due cose, e questo è veramente sconcertante. Codardia, paura, interessi personali da difendere (posizioni e cariche umane), amicizie decennali che non si vogliono rovinare, e naturalmente chi ne fa le spese è la verità, la giustizia, la santità. E poi sono proprio questi pastori che ci dicono che Dio odia il peccato (ma loro non lo odiano), anzi dicono pure che noi che riproviamo pubblicamente queste cose non abbiamo amore verso i fratelli. Già, lo hanno invece loro che stanno in silenzio dinnanzi a queste cose gravissime che avvengono in mezzo al popolo di Dio! Questi ‘pastori’ sono una massa di codardi, di cani muti incapaci di abbaiare. Questi di amore per la verità, ne hanno ben poco, quasi niente, se dinnanzi a queste cose stanno in silenzio. E peraltro credo che molti di loro stanno in silenzio perchè sono d’accordo con Remo Cristallo. E’ ora di smascherarli pubblicamente, e di denunciare pure il loro silenzio assordante.

Disse bene il profeta Isaia: “I guardiani d’Israele son tutti ciechi, senza intelligenza; son tutti de’ cani muti, incapaci d’abbaiare; sognano, stanno sdraiati, amano sonnecchiare. Son cani ingordi, che non sanno cosa sia l’esser satolli; son dei pastori che non capiscono nulla; son tutti vòlti alla loro propria via, ognuno mira al proprio interesse, dal primo all’ultimo. ‘Venite’, dicono, ‘io andrò a cercare del vino, e c’inebrieremo di bevande forti! E il giorno di domani sarà come questo, anzi sarà più grandioso ancora!’” (Isaia 56:10-12).

Chi ha orecchi da udire oda

Giacinto Butindaro

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[Audio Streaming] Contro il rispetto dovuto – secondo Remo Cristallo – alla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali

bibbia microfonoÈ stato messo on line il file audio della confutazione di Giacinto Butindaro dal titolo “Contro il rispetto dovuto – secondo Remo Cristallo – alla decisione del Sinodo Valdese di benedire le coppie omosessuali” trasmessa in diretta ieri sera. Il file è un MP3 e pesa circa 83 MB (128 Kbps), 15.5 MB (24 Kbps). L’audio dura circa 98 minuti. L’archivio delle registrazioni è alla seguente pagina. Qui sotto lo puoi ascoltare in audio streaming.

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Le Chiese dell’AD riconoscono il battesimo dei bambini dei Valdesi-Metodisti

via Chi ha orecchi da udire oda by butindaro on 9/29/10


Nel luglio del 2009 le AD (Assemblee di Dio), che sono un gruppo di Chiese Pentecostali, hanno stretto un patto con le Chiese Valdesi-Metodiste.

Nel documento dal titolo ‘PER UN PATTO TRA LA CHIESA CRISTIANA EVANGELICA ASSEMBLEE DI DIO E LA CHIESA EVANGELICA VALDESE’ dell’8 Luglio 2009, che è stato approvato da una Commissione che era formata per la Chiesa Cristiana Evangelica AD da Aldo ABBATTISTA, Samuele RUSSO, e Eliseo TAMBONE; per la Chiesa Valdese da Emanuele FIUME, Eric NOFFKE, e Paolo RICCA; e per le Chiese Metodiste da Giovanni ANZIANI’, leggiamo tra le altre cose che questo patto implica ‘il reciproco riconoscimento dei ministeri, dei sacramenti celebrati nelle nostre chiese, delle rispettive Confessioni di Fede, degli ordinamenti ecclesiastici’ (documento pdf, pag. 9), ed entrando nel merito del battesimo viene affermato: ‘La Chiesa AD, che non pratica il battesimo dei bambini, riconosce come cristiani battezzati i membri della Chiesa Valdese che, battezzati da bambini, abbiano confermato il loro battesimo con una personale confessione di fede in Gesù Cristo. Infatti, il battesimo, in base al Nuovo Testamento e alla storia cristiana, è costituito da due elementi fondamentali: l’abluzione in acqua nel Nome del Dio trinitario e la confessione di fede. Questi due elementi sono presenti in entrambe le prassi battesimali (battesimo dei credenti e battesimo dei bambini che si completa con la confessione personale della fede nella “confermazione”). Le due prassi, benché diverse, sottolineano ciascuna un aspetto essenziale del battesimo cristiano. Pertanto non devono essere necessariamente viste e vissute come alternative, cioè come una esclusiva del l’altra, ferma restando la libertà di ciascuna Chiesa di adottare, all’interno del nostro patto, la forma battesimale che ritiene più consona alla sua comprensione del battesimo. Su questa base la questione battesimale non costituisce un ostacolo alla comunione tra le nostre Chiese’ (documento pdf. pag. 6-7).

Come si può vedere, quindi, le Chiese Pentecostali AD riconoscono come valido il battesimo dei bambini ministrato per aspersione in seno alla Chiesa Valdese (che poi ha bisogno di un rito di confermazione da adulti). Questo è un atto di disprezzo verso la Parola di Dio, perchè questo tipo di battesimo in base a quanto dice la Scrittura non è valido per le seguenti ragioni.

Innanzi tutto perchè secondo la Scrittura il battesimo dev’essere ministrato a persone che si sono ravvedute dai loro peccati ed hanno creduto nel Signore Gesù Cristo, e perciò non può essere ministrato a degli infanti che ancora non discernono il bene dal male e che ancora non possono credere col cuore nel Signore. Le seguenti Scritture confermano che coloro che devono essere battezzati devono prima ravvedersi e credere nel Vangelo che viene loro annunziato, e perciò non possono essere battezzati dei neonati.

– “Or essi, udite queste cose, furon compunti nel cuore, e dissero a Pietro e agli altri apostoli: Fratelli, che dobbiam fare? E Pietro a loro: Ravvedetevi, e ciascun di voi sia battezzato nel nome di Gesù Cristo, per la remission de’ vostri peccati…. Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati….” (Atti 2:37,38,41);
– “Ma quand’ebbero creduto a Filippo che annunziava loro la buona novella relativa al regno di Dio e al nome di Gesù Cristo, furon battezzati, uomini e donne” (Atti 8:12);
– “E molti dei Corinzî, udendo Paolo, credevano, ed eran battezzati” (Atti 18:8).

Come potete ben vedere in questi tre passi le espressioni: “accettarono la sua parola”, “quando ebbero creduto”, e “credevano” precedono l’atto del battesimo, e attestano in maniera chiara che anticamente per ricevere il battesimo la persona doveva prima credere nel Vangelo. Tutto questo è in perfetta armonia con le parole di Gesù: “Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” (Mar. 16:16). Il battesimo dunque è lecito che lo riceva solo chi ha creduto. Ma per potere credere la persona deve prima ascoltare la parola di Cristo perché Paolo dice che la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della parola di Cristo, ed anche: “Come crederanno in colui del quale non hanno udito parlare?” (Rom. 10:14), e perciò ci deve essere chi predica il Cristo perché sempre Paolo dice: “Come udiranno, se non v’è chi predichi?” (Rom. 10:14). E questo è in perfetta armonia con le seguenti parole di Gesù: “Andate per tutto il mondo e predicate l’evangelo ad ogni creatura. Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato” (Mar. 16:15,16); e: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli…” (Matt. 28:19). Notate infatti che la predicazione e l’ammaestramento precedono l’atto del battesimo perché gli apostoli prima dovevano predicare la Parola, e dopo dovevano battezzare coloro che avevano creduto in essa. Questo è l’ordine che gli apostoli seguirono, difatti il giorno della Pentecoste prima Pietro predicò, poi gli uditori accettarono la sua parola e gli apostoli li battezzarono secondo che è scritto: “Quelli dunque i quali accettarono la sua parola, furon battezzati” (Atti 2:41). E questo è quello che avvenne anche a Filippi nel caso della famiglia di Lidia secondo che è scritto prima: “E postici a sedere, parlavamo alle donne ch’eran quivi radunate” (Atti 16:13), poi dopo che il Signore le aprì il cuore per renderla attenta alle cose dette da Paolo “fu battezzata con quei di casa” (Atti 16:15); ed anche nel caso della famiglia del carceriere secondo che è scritto, prima: “Poi annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti coloro che erano in casa sua” (Atti 16:32), e poi, che “fu battezzato lui con tutti i suoi” (Atti 16:33); ed a Corinto dove molti sentendo parlare Paolo credevano ed erano battezzati (cfr. Atti 18:8). E siccome che la predicazione del Vangelo non poteva essere rivolta a dei neonati (e da quest’ultimi accettata) perché essi quantunque potevano sentire non potevano però discernere quello che veniva detto e in loro non poteva dunque venire la fede, deduciamo che essi non venivano battezzati. Abbiamo dunque visto che anticamente il battesimo veniva, in obbedienza al comando di Cristo, ministrato solo a coloro che credevano, il che esclude che venissero battezzati anche dei neonati che non potevano ancora credere.

Oltre a ciò bisogna dire che il battesimo citato in queste Scritture consisteva nell’immergere nell’acqua chi aveva creduto, e non in un versamento di acqua sulla sua testa. D’altronde la stessa parola greca baptizo significa ‘immergere’, ‘tuffare’, e non versare o aspergere. Le seguenti Scritture attestano che il battesimo con acqua è per immersione e non per infusione.

– Giovanni il Battista battezzava per immersione (quantunque il suo battesimo fosse solo un battesimo di ravvedimento) secondo che é scritto: “Allora Gerusalemme e tutta la Giudea e tutto il paese d’intorno al Giordano presero ad accorrere a lui; ed erano battezzati da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati” (Matt. 3:5,6), ed anche: “Or anche Giovanni stava battezzando a Enon, presso Salim, perché c’era là molt’acqua; e la gente veniva a farsi battezzare” (Giov. 3:23);
– Gesù fu battezzato all’età di circa trenta anni; quando fu battezzato da Giovanni nel Giordano, fu immerso nell’acqua, secondo che é scritto in Matteo: “E Gesù, tosto che fu battezzato, salì fuor dell’acqua…” (Matt. 3:16); ed anche in Marco: “Fu battezzato da Giovanni nel Giordano. E ad un tratto, com’egli saliva fuori dell’acqua, vide fendersi i cieli, e lo Spirito scendere su di lui…” (Mar. 1:9,10);
– l’eunuco fu battezzato da Filippo per immersione secondo che é scritto: “E discesero ambedue nell’acqua, Filippo e l’eunuco; e Filippo lo battezzò. E quando furon saliti fuori dell’acqua, lo Spirito del Signore rapì Filippo..” (Atti 8:38,39).

E’ evidente dunque che riconoscere come valido un qualcosa che la Bibbia dichiara non valido, è molto grave. Questo naturalmente fa parte dei vari compromessi che le Chiese AD hanno fatto con i Valdesi.

Esorto dunque tutti i fratelli a levare la propria voce contro questo riconoscimento che equivale a riconoscere una menzogna. E non solo, li esorto pure a guardarsi dai pastori delle Chiese AD che è evidente hanno assunto una linea comportamentale perversa agli occhi di Dio.

A voi pastori delle AD dico: ‘Ravvedetevi, e abbandonate il vostro errore, altrimenti porterete la pena della vostra ribellione contro la Parola di Dio’

Giacinto Butindaro

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