Israele. Acqua. Rischia di rimanere a secco la riserva idrica del lago

Foto: Haaretz/Yaron Kaminiski

Il Lago di Tiberiade, è ai minimi storici. La riserva idrica strategica e pomo della discordia tra Israele, Giordania e Siria, nonché luogo sacro per cristiani ed ebrei, rischia di rimanere a secco. Alla fine di settembre, secondo il rapporto annuale dell’authority israeliana per le acque, dopo mesi di calura estiva che non accenna a finire, il livello del lago è sceso di altri due metri. Si avvicina così alla «linea nera» sotto la quale non saranno più consentiti prelievi idrici. Inoltre, secondo gli avvertimenti delle autorità israeliane, a luglio di quest’anno è stata raggiunta e superata un’altra soglia cruciale, la «linea rossa» che segna la concentrazione di sostanze inquinanti, presenti in quantitativi allarmanti nelle acque sempre meno dolci, anche perché alimentate da un fiume pure biblico, il Giordano, oggi a sua volta inquinato.

Tiberiade ha sede in una depressione del suolo di oltre 200 metri rispetto al livello degli oceani. Tuttavia a differenza del Mar Morto, alimentato a sua volta dal Giordano, il lago avrebbe acque per natura potabili e, un tempo, ricche di pesci. Ora il livello del lago dove, secondo i Vangeli, Gesù operò e compì molti miracoli, si è abbassato da 212 a 214 metri sotto il livello marino. Ancora 80 centimetri e sarà la «linea nera». In poco più di quattro anni, informa il rapporto, il livello di quello che è anche chiamato Mare di Galilea è calato di oltre cinque metri, circa 850 milioni di metri cubi, pari al consumo domestico di un anno in Israele. Tiberiade fu uno dei centri di studio rabbinico più importanti e una delle quattro città più sante dell’ebraismo. Oggi le condizioni ambientali di Tiberiade si vanno degradando, penalizzando uomini e animali. Primi fra tutti i pesci, che sempre meno hanno a disposizione loro simili con cui nutrirsi.
(04/10/2008)

Fonte: A.M.I. – Agenzia Multimediale Italiana

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In alcune aree nel nord della Cisgiordania il consumo di acqua pro-capite è sceso a un terzo della quantità minima necessaria e questa estate la carenza d’acqua -“dovuta a un’iniqua distribuzione delle risorse idriche condivise dai palestinesi e Israele” – sarà ancora più grave: lo denuncia il gruppo israeliano per i diritti umani “B’Tselem”, sottolineando anche le relative politiche discriminatorie israeliane e le ripetute siccità degli ultimi anni. Centinaia di migliaia di palestinesi, prosegue la nota diffusa da “B’Tselem”, non sono collegati a una rete idrica e sono costretti ad acquistare l’acqua dalle autocisterne, a un costo da tre a sei volte superiore in base al luogo e alle restrizioni poste da Israele ai movimenti; anche chi è collegato a un sistema idrico non riceve però una fornitura costante di acqua, perché l’azienda idrica israeliana ‘Mekorot’ ridurrebbe l’approvvigionamento alle città e ai villaggi palestinesi per soddisfare le accresciute richieste da parte degli insediamenti dei coloni israeliani in Cisgiordania. Israele mantiene il controllo completo delle sorgenti d’acqua condivise con i palestinesi e impedisce qualsiasi perforazione di pozzi senza un permesso; “B’Tselem” ricorda che l’accesso all’acqua senza discriminazioni è un diritto umano fondamentale riconosciuto dalla normativa internazionale.
[CO]

Fonte: Misna – 2/7/2008 9.12

Foto: Atef Abu A-Rob, B’Tselem
Crisi idrica ad Anin, distretto di Jenin, estate 2006.

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