Il 21 luglio scorso, degli estremisti musulmani hanno appiccato il fuoco a un centro comunitario cristiano in Malesia. Quel sabato mattina, i membri della chiesa di Marthoma hanno ritrovato la loro chiesa completamente distrutta. I custodi dell’edificio hanno notato che due finestre erano state rotte e delle bombe molotov sono state scoperte lì vicino. I danni sono stimati a 300.000 ringgits (560.000 franchi francesi).
Il Sultanato del Brunei teme la preghiera
06.07.2001 – (Portes Ouvertes) – Dallo scorso dicembre, decine di responsabili cristiani del sultanato del Brunei sono stati convocati negli uffici del Dipartimento della Sicurezza Interna (DSI). Una quindicina di poliziotti di Bandar Seri Bagwan ha interrogato tutti i pastori, gli anziani, i responsabili di gruppi di giovani e i monitori di scuola domenicale. Sono stati trattati bene e generalmente incoraggiati a “continuare a fare buone opere”.
Arresti di cristiani in Cina popolare
Il 27 maggio scorso, 35 cristiani appartenenti ad una chiesa domestica nella città di Dongsheng (Mongolia interna) sono stati arrestati mentre si riunivano per un culto.
20 dei detenuti sono stati poi liberati dopo aver pagato una multa di 200 RMB. Erano accusati di aver assistito ad una riunione religiosa illegale.
Messico: evangelici intimati a cambiare fede
Le autorità municipali di tre città messicane hanno recentemente ordinato ai cristiani evangelici di cambiare fede e di tornare alla religione tradizionale, oppure di subirne le conseguenze. Le tre città sono situate in differenti Stati del Messico.
La città di San Nicolas Ixmiquilpan si trova nello stato centrale di Hidalgo. Il comune ha fissato il termine ultimo del 1mo giugno affinché 230 cristiani evangelici rinuncino alla loro fede, se no saranno espulsi dalle loro case. Questo caso ha trovato larga eco nella stampa della capitale, Città del Messico. Le autorità federali e quelle dello Stato non sono riuscite a risolvere il conflitto.
Turkmenistan: Shaguildy Atakov
18.05.2001 – (Portes Ouvertes) – Shaguildy Atakov è ancora in una prigione di alta sicurezza a Turkmenbashi. Le autorità gli hanno proposto di espatriare negli Stati Uniti con la sua famiglia, ma lui ha rifiutato. Sua moglie Goulia, a cui era stata fatta la stessa proposta, aveva anche lei rifiutato. Convocati insieme sono ancora una volta rimasti sulle loro posizioni.