Francesco Toppi: I discepoli antichi a Gerusalemme avevano smesso di lavorare perché ritenevano che il ritorno di Cristo fosse imminente

Francesco Toppi: I discepoli antichi a Gerusalemme avevano smesso di lavorare perchè ritenevano che il ritorno di Cristo fosse imminente

Introduzione

Francesco Toppi, ex presidente delle ADI, ha scritto: ‘Un altro esempio molto citato è quello dell’entusiastico esperimento della chiesa di Gerusalemme, quando ‘…. tutto era comune fra loro’ (Atti 4:32). Quei cristiani attendevano con così tanto ardore l’imminente ritorno di Cristo che avevano smesso di lavorare. Esaminati, però, i mezzi di sussistenza, dovettero tutti tornare alle proprie attività secolari, eccezion fatta per gli apostoli ingaggiati a tempo pieno nella missione. Infatti, in seguito non si parlerà mai più di ‘comunanza dei beni’, ma di offerte per sostenere l’opera missionaria cristiana’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, pag. 35-36). Fu dunque un errore quello di mettere in comune i beni, errore prodotto dalla errata convinzione che il ritorno di Cristo fosse imminente, e difatti sempre Toppi facendo un paragone tra i primi Pentecostali Italiani in America e gli antichi discepoli del Signore afferma che ‘era tale l’attesa dell’imminente Ritorno del Signore e l’urgenza di raggiungere con il messaggio dell’Evangelo il maggior numero degli italiani dovunque vivessero, che tutto il resto era considerato superfluo. Avevano commesso, nel loro fervore, lo stesso errore temporale dei discepoli di Gesù, i quali il giorno dell’ascensione del Signore avevano interpretato come l’attesa di giorni le parole degli angeli: ‘Uomini di Galilea, perché state a guardare verso il cielo? Questo Gesù, che vi è stato tolto ed elevato in cielo, ritornerà nella medesima maniera in cui lo avete visto andare in cielo ….. Così avevano messo in comune i loro beni nell’attesa del Suo ritorno. Nei momenti di grande fervore spirituale si fanno degli errori simili, ma poi lo Spirito Santo illumina sulle Scritture ed allora si scopre che quando nel Nuovo Testamento si parla di ‘ultimi giorni’ bisogna ricordare che ‘per il Signore un giorno è come mille anni e mille anni sono come un giorno’ (Francesco Toppi, Luigi Francescon, ADI-Media, Roma 2007, pag. 59).

Confutazione

Questo insegnamento è falso. Non è affatto vero che i credenti della Chiesa primitiva avevano smesso di lavorare perchè aspettavano da un giorno all’altro o in brevissimo tempo il ritorno di Cristo perchè essi sapevano che il Suo ritorno non era imminente. Come facevano a saperlo? C’erano gli apostoli con loro che li ammaestravano e gli dicevano che quel giorno sarebbe venuto solo dopo che si sarebbero adempiuti determinati avvenimenti e segni. A tale riguardo si leggano il capitolo 24 di Matteo, il capitolo 13 di Marco e il capitolo 21 di Luca per capire quale era l’insegnamento che gli apostoli per lo Spirito rivolgevano ai santi di Gerusalemme.

E diciamo pure che gli apostoli non poterono interpretare le parole degli angeli: “Questo Gesù che è stato tolto da voi ed assunto in cielo, verrà nella medesima maniera che l’avete veduto andare in cielo” (Atti 1:11) nella maniera che dice Toppi, perché poco prima Gesù aveva detto loro: “Ma voi riceverete potenza quando lo Spirito Santo verrà su voi, e mi sarete testimoni e in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e Samaria, e fino all’estremità della terra” (Atti 1:8). Come avrebbero infatti potuto pensare di rendere testimonianza alla resurrezione di Cristo in Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria, e fino alle estremità della terra, nell’arco di non molti giorni? E’ assurdo solo pensarlo. E come avrebbero potuto interpretare le parole degli angeli in quella maniera, quando Gesù aveva detto loro che la fine verrà quando il Vangelo sarà stato predicato in tutto il mondo, secondo che disse: “E questo evangelo del Regno sarà predicato per tutto il mondo, onde ne sia resa testimonianza a tutte le genti; e allora verrà la fine” (Matteo 24:14)? Anche qui è assurdo solo pensarlo. Toppi invece non solo lo pensa ma lo dice pure, dimostrando così ancora una volta di non conoscere le Scritture.

E poi si tenga anche presente che la Scrittura dice che “ogni anima era presa da timore” (Atti 2:43) il che esclude che dei credenti timorati di Dio potessero lasciare il loro lavoro per mettersi ad aspettare il ritorno di Cristo. Ma poi che senso avrebbe avuto lasciare il lavoro per aspettare il ritorno di Cristo? Non potevano forse aspettarlo continuando a lavorare come sempre?

Ma oltre a ciò è impensabile una simile cosa sapendo che essi attendevano del continuo all’insegnamento degli apostoli che erano uomini pronti a riprendere e a stroncare sul nascere una simile tendenza. Ma allora a che cosa era dovuta questa comunanza dei beni praticata da quei credenti? Essa era dovuta all’amore di Dio che era stato sparso nei loro cuori per lo Spirito, amore che li spingeva a mettere in comune con gli altri i beni che essi possedevano. Proprio quello che manca oggi purtroppo nella maggior parte delle Chiese. Oh piacesse a Dio che in seno alle Chiese di Dio qui in Italia ci fosse quell’amore genuino che regnava in seno alla Chiesa di Gerusalemme dopo la Pentecoste! Che meraviglioso sarebbe vedere di nuovo dei fratelli mettere a disposizione dei loro fratelli quello che hanno e non chiamare più ‘mio’ quello che essi hanno!

Giacinto Butindaro

 

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ADI: il digiuno è un fatto superato

ADI: il digiuno è un fatto superato

Introduzione

Francesco Toppi, nel suo libro A Domanda Risponde, alla domanda ‘Il digiuno è una pratica evangelica?’, risponde dicendo tra le altre cose: ‘Gesù stesso presenta il tema del digiuno sotto una luce nuova, quando afferma: ‘Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro?” (Marco 2:19; Matteo 9:15, 16; Luca 5:34). La presenza dello Sposo, Cristo Gesù, e l’annuncio dell’Evangelo escludono totalmente ogni possibile valore meritorio e preparatorio attribuibile [al] digiuno …. Uno studioso afferma: ‘Con Gesù il digiuno è un fatto superato. Infatti, dal primo secolo non abbiamo notizie di cristiani che si siano sottoposti volontariamente al digiuno. Le lettere del Nuovo Testamento non ci spendono sopra una parola’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. II, pag. 28-29,32). Dunque, niente premeditato digiuno sotto il Nuovo Testamento, per le ADI. E’ vero che nella stessa risposta non è del tutto escluso il digiunare da parte del credente, ma tutti i discorsi sono volti a scoraggiare i credenti dal digiunare con premeditazione, nel senso che sono volti a indurre il credente a non decidere di astenersi dal mangiare e dal bere per uno o due o tre giorni (o anche di più se Dio lo sospinge), in quanto il digiuno non costituisce una opera meritoria davanti a Dio. Toppi infatti dice per esempio che i cristiani praticano il digiuno ‘quasi inconsapevolmente, quando credono di dover trascorrere un periodo di preghiera senza essere interrotti da pensieri secondari’ (Ibid., pag. 32).

Confutazione

Le ADI errano grandemente ancora una volta per mancanza di conoscenza.

Innanzi tutto vediamo se Gesù ha presentato il digiuno sotto una luce nuova. Nel suo insegnamento Gesù Cristo ha fatto capire chiaramente che non solo è normale per un suo discepolo digiunare, ma anche che il digiuno costituisce anche una opera meritoria, in quanto fa parte della giustizia personale di ogni Cristiano ed è quindi un atto di mortificazione che ha una ricompensa da Dio. Ascoltate le parole del Maestro: “Guardatevi dal praticare la vostra giustizia nel cospetto degli uomini per esser osservati da loro; altrimenti non ne avrete premio presso il Padre vostro che è nei cieli. ….. E quando digiunate, non siate mesti d’aspetto come gl’ipocriti; poiché essi si sfigurano la faccia per far vedere agli uomini che digiunano. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma tu, quando digiuni, ungiti il capo e lavati la faccia, affinché non apparisca agli uomini che tu digiuni, ma al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa” (Matteo 6:1, 16-18). Ora, io dico, ma se Gesù ha detto che se noi digiuniamo seguendo le sue istruzioni, Iddio ce ne darà una ricompensa, ciò vuol dire che un qualcosa di meritorio il digiuno ce lo ha, altrimenti non avrebbe senso parlare di ricompensa da parte di Dio per chi digiuna. Non vi pare che le parole di Cristo siano di una chiarezza cristallina? Ecco perché Francesco Toppi si è ben guardato dal citarle nella sua risposta. Ora, non mi venite a dire che si è dimenticato di farlo, perché questa omissione è assolutamente voluta dato che alla domanda se il digiuno è una pratica evangelica non si può non rispondere citando le suddette parole di Gesù sul digiuno. Parole che vi ricordo sono messe assieme a queste altre che riguardano l’elemosina e la preghiera: “Quando dunque fai limosina, non far sonar la tromba dinanzi a te, come fanno gl’ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere onorati dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma quando tu fai limosina, non sappia la tua sinistra quel che fa la destra, affinché la tua limosina si faccia in segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. E quando pregate, non siate come gl’ipocriti; poiché essi amano di fare orazione stando in piè nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per esser veduti dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d’essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Non li rassomigliate dunque, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate. Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà anche in terra com’è fatta nel cielo. Dacci oggi il nostro pane cotidiano; e rimettici i nostri debiti come anche noi li abbiamo rimessi ai nostri debitori; e non ci esporre alla tentazione, ma liberaci dal maligno. Perché se voi perdonate agli uomini i loro falli, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà i vostri falli” (Matteo 6:2-15). Avete notato che anche per chi fa l’elemosina in segreto, e prega in segreto, c’è una ricompensa da parte di Dio? Dunque, non vedo perché si dovrebbe sotto il Nuovo Testamento incoraggiare l’elemosina e la preghiera, ma non il digiuno; come non vedo perché si possono definire pratiche evangeliche l’elemosina e la preghiera, ma non il digiuno; quando in base alle parole di Cristo Gesù sono tutte e tre parte della nostra giustizia, che vi ricordo deve superare quella degli scribi e dei Farisei se vogliamo entrare nel regno dei cieli (cfr. Matteo 5:20).

E poi, come si fa, leggendo le suddette parole di Gesù sul digiuno, a dire che i discepoli di Cristo praticano il digiuno ‘quasi inconsapevolmente’, quando è evidente che essi invece lo praticano in maniera del tutto consapevole, in quanto così hanno deliberato in cuor loro? Non è forse questo che si evince anche da queste parole scritte nel libro degli Atti degli apostoli: “E mentre celebravano il culto del Signore e digiunavano, lo Spirito Santo disse: Mettetemi a parte Barnaba e Saulo per l’opera alla quale li ho chiamati. Allora, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani, e li accomiatarono” (Atti 13:2-3), ed anche da quest’altre: “E fatti eleggere per ciascuna chiesa degli anziani, dopo aver pregato e digiunato, raccomandarono i fratelli al Signore, nel quale aveano creduto” (Atti 14:23)? Ma che va cianciando dunque Francesco Toppi?

Ma veniamo alle parole di Gesù citate da Toppi “Possono gli amici dello sposo digiunare, mentre lo sposo è con loro?” (Marco 2:19) per sostenere che il digiuno non ha alcun valore meritorio. Ora, è evidente che se fosse così come dice Toppi, le parole di Gesù Cristo citate sopra a proposito del digiuno (Matteo 6:1, 16-18) sarebbero in contrasto con queste altre di Marco. Il fatto è però che Toppi si è ‘dimenticato’ di citare il resto delle parole di Gesù che sono le seguenti: “Finché hanno con sé lo sposo, non possono digiunare. Ma verranno i giorni che lo sposo sarà loro tolto; ed allora, in que’ giorni, digiuneranno” (Marco 2:19, 20). Ho messo dimenticato tra virgolette, perché anche in questo caso è stata una dimenticanza voluta, dato che se Toppi avesse aggiunto queste altre parole, non avrebbe potuto sostenere la sua tesi. Dunque, Gesù disse che sarebbero venuti i giorni che lo sposo sarebbe stato tolto ai suoi discepoli, e allora in quei giorni essi avrebbero digiunato. A quali giorni si riferiva Gesù? Certamente a quelli che sarebbero intercorsi tra la sua morte e la sua resurrezione, ma anche a quelli che sarebbero venuti dopo che sarebbe stato tolto da loro ed assunto in cielo (Atti 1:11). Il fatto di dire poi da parte di Toppi ‘La presenza dello Sposo, Cristo Gesù, e l’annuncio dell’Evangelo escludono totalmente ogni possibile valore meritorio e preparatorio attribuibile [al] digiuno’, è chiaramente un sofisma, perché il Signore Cristo Gesù non è presente con noi, cioè noi non abbiamo Gesù in mezzo a noi come lo avevano i suoi discepoli, perché siamo assenti da Lui, infatti Paolo dice: “Noi siamo dunque sempre pieni di fiducia, e sappiamo che mentre abitiamo nel corpo, siamo assenti dal Signore” (2 Corinzi 5:6). Dunque, lo scopo che si è prefissato Toppi impostando in questa maniera questa parte del discorso con la prima parte di Marco 2:19, è evidente: distogliere il lettore dalla verità.

Per quanto riguarda infine la citazione di quello studioso, secondo cui le lettere del Nuovo Testamento non spendono una sola parola sul digiuno, vorrei ricordare che l’apostolo Paolo nella sua seconda epistola ai santi di Corinto cita i digiuni a cui lui e i suoi collaboratori si erano sottoposti quando dice: “Noi non diamo motivo di scandalo in cosa alcuna, onde il ministerio non sia vituperato; ma in ogni cosa ci raccomandiamo come ministri di Dio per una grande costanza, per afflizioni, necessità, angustie, battiture, prigionie, sommosse, fatiche, veglie, digiuni; per purità, conoscenza, longanimità, benignità, per lo Spirito Santo, per carità non finta; per la parola di verità, per la potenza di Dio; per le armi di giustizia a destra e a sinistra, in mezzo alla gloria e all’ignominia, in mezzo alla buona ed alla cattiva riputazione; tenuti per seduttori, eppur veraci; sconosciuti, eppur ben conosciuti; moribondi, eppur eccoci viventi; castigati, eppur non messi a morte; contristati, eppur sempre allegri; poveri, eppure arricchenti molti; non avendo nulla, eppur possedenti ogni cosa!” (2 Corinzi 6:3-10). Ora, se Paolo e i suoi collaboratori si raccomandavano come ministri di Dio anche per digiuni, vuol dire che il digiuno aveva un valore per gli apostoli. E Paolo menziona i suoi digiuni anche quando dice sempre ai Corinzi: “…. spesse volte nei digiuni …” (2 Corinzi 11:27), che lui metteva tra le cose che concernevano la sua debolezza di cui egli si gloriava nel Signore (2 Corinzi 11:30). Dunque, lo studioso citato da Toppi, si sbaglia pure lui grandemente.

Fratelli, digiunate, naturalmente seguendo scrupolosamente le parole di Cristo sul come digiunare, e ne avrete del bene, o meglio sarete ricompensati da Dio. Questo ve lo dico innanzi tutto in base a quello che ha detto Cristo, e poi in base alla mia esperienza personale.

Giacinto Butindaro

 

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Per le ADI è lecito andare alla messa funebre per i propri familiari o parenti cattolici romani: per la BIBBIA invece NO

via Chi ha orecchi da udire oda by butindaro on 6/6/10


Le ADI permettono a quei loro membri a cui muore un coniuge o un genitore o un parente cattolico romano di partecipare al rito funebre cattolico romano, che prevede quanto segue: ‘Il giorno del funerale viene eseguita la Messa da Requiem: il corpo è trasportato dal luogo della veglia alla chiesa e le campane suonano con una tonalità molto grave e profonda per radunare la comunità al triste evento. Il corpo viene posto con la testa verso l’altare, la bara è ricoperta di fiori e contornata da ceri. Il sacerdote, vestito di nero e con una sciarpa viola, spolverizza la bara con acqua santa, chiede che sia dato il riposo eterno al defunto e che sia assolto da ogni peccato. Si prega affinché venga accolto nel regno di Dio e si raccomanda la sua anima ai santi del Paradiso. La Messa funebre comprende preghiere, letture delle Scritture, una omelia, l’eucaristia, canti per la resurrezione del corpo di fronte al Salvatore. Al termine della funzione, il sacerdote passa due volte intorno alla salma con acqua santa ed incenso’.

 

Ora, ai credenti nelle ADI non viene detto assolutamente nulla di contrario alla loro partecipazione alla messa funebre, anzi c’è il beneplacito dei pastori. Dirò di più, i pastori ADI esortano vivamente i credenti a partecipare alla messa funebre affermando che ciò va fatto per dare una buona testimonianza! Che direbbero infatti i Cattolici romani nel caso dei membri delle ADI si rifiutassero di partecipare alla messa funebre celebrata a pro di un coniuge o un loro genitore o zio o nonno Cattolico romano? Certamente essi direbbero che i membri delle ADI non sono dei buoni Cristiani!!
Io dico dunque ai pastori ADI: ‘Ravvedetevi. Ma sapete cosa è la messa? Sapete che la messa pretende di essere la ripetizione del sacrificio espiatorio di Cristo? Sapete che viene celebrata sia per i vivi che per i morti, per i loro peccati? Ma vi rendete conto che permettere a dei credenti di presenziare a questa funzione religiosa è molto grave, perché si permette loro di partecipare ad una opera infruttuosa delle tenebre? Ma non sapete voi che la Scrittura afferma: “Non siate dunque loro compagni; perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce (poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità), esaminando che cosa sia accetto al Signore. poiché egli è disonesto pur di dire le cose che si fanno da costoro in occulto” (Efesini 5:7-12)? Vedete, la buona testimonianza un figliuolo di Dio la dà proprio astenendosi dal fare quello che voi gli suggerite di fare, cioè non partecipando in nessuna maniera alla messa! Ed invece, voi che avete fatto? Avete messo sottosopra il consiglio di Dio!!

 

Ma allora ditemi un po’ questo: ‘Ma allora se un credente ha una madre che è una strega facente parte di una setta satanista o è una che professa la religione induista e questa muore, egli che deve fare?’ Seguendo il vostro modo di ragionare, egli dovrebbe partecipare alla funzione religiosa satanista o induista! E per quale ragione? Sempre naturalmente per dare una buona testimonianza!!’ Ma vi rendete conto che principio diabolico avete introdotto nella Chiesa dell’Iddio vivente? Se infatti la cosa è valida nel caso muoia un proprio parente cattolico romano, perché mai non dovrebbe essere altrettanto valido nel caso il parente che muore è un satanista o un induista?

 

A voi pastori ADI vi ricordo che 50 anni fa nelle ADI i credenti che avevano dei parenti cattolici romani, quando questi morivano non ci pensavano neppure ad andare alla messa funebre, perché questo avrebbe significato compromettere la loro buona testimonianza nel paese! Mi ha raccontato una sorella che a quel tempo viveva a Collesano (PA), che nei luoghi di culto della Chiesa Cattolica Romana i credenti non mettevano piede per nessun motivo, neppure quando moriva un loro parente! Era del tutto normale agire così, e i Cattolici Romani non domandavano loro neppure la ragione per cui non ci andavano, perché sapevano che gli ‘Evangelisti’ quelle cose non le facevano. Ed ella mi ha pure detto che quando in quel paese si tenevano delle processioni i credenti per andare al locale di culto facevano un giro più lungo proprio per evitare di assistere a quelle cose o di farsi vedere dai cattolici romani nel mezzo di quelle processioni!! Adesso invece voi li invogliate a recarsi nei luoghi di culto della chiesa cattolica romana, che sono alberghi di demoni e templi di idoli!! In verità non avete sapienza; e che sapienza potete avere voi che avete rigettato la Parola di Dio?

 

Ah, lo so, voi ricorrete alla Parola di Dio per giustificare questa vostra posizione, infatti dite: ‘Ma è scritto che l’idolo è nulla nel mondo (cfr. 1 Corinzi 8:4)!’ Strano, per davvero quello che dite, ma allora come mai per gli stessi pastori ADI 50 anni fa recarsi ad una messa funebre significava dare una cattiva testimonianza perché si partecipava ad una opera infruttuosa delle tenebre?

 

E poi, se è vero che l’idolo è nulla è altresì vero che i sacrifici che vengono offerti agli idoli sono offerti ai demoni (cfr. 1 Corinzi 10:20). Come è altresì vero che se un credente che ha conoscenza si reca in un tempio di idoli, il credente che non ha conoscenza vedendolo sarà incoraggiato a recarvisi e quindi gli sarà di intoppo, secondo che è scritto: “Se alcuno vede te, che hai conoscenza, seduto a tavola in un tempio d’idoli, la sua coscienza, s’egli è debole, non sarà ella incoraggiata a mangiar delle carni sacrificate agl’idoli? E così, per la tua conoscenza, perisce il debole, il fratello per il quale Cristo è morto. Ora, peccando in tal modo contro i fratelli, e ferendo la loro coscienza che è debole, voi peccate contro Cristo” (1 Corinzi 8:10-12).

 

In questo caso, se un Cristiano va alla messa funebre, sarà di intoppo sia a quei credenti deboli, che magari ancora non sanno qual è la differenza che c’è tra la messa cattolica romana e la cena del Signore che celebriamo noi, e sia ai Cattolici Romani perché con il suo esempio mostrerà loro che non c’è nessun male nella messa, e quindi in ambedue i casi incoraggerà il suo prossimo a partecipare ad una funzione religiosa che è un oltraggio al sacrificio di Cristo. La Scrittura dice chiaramente: “Non siate d’intoppo né ai Giudei, né ai Greci, né alla Chiesa di Dio” (1 Corinzi 10:32). Dunque, pastori ADI abbandonate questa vostra posizione che è d’intoppo sia a credenti che increduli.

 

E poi dico, ma come fate ad avere questa attitudine quando sul vostro Manuale dal titolo Culti e Sette a proposito della messa si legge: ‘… la messa lascia pochissimo spazio alla Parola di Dio, quasi nessuno spazio …. Appare evidente, a chi ha letto i Vangeli, come né la forma, né gli scopi della messa siano in armonia con il messaggio biblico e con lo spirito dell’Evangelo’ (pag. 88). Appare evidente dunque, a chi legge queste vostre parole, che siete doppi nel parlare, perché da un lato riprovate la messa e poi incoraggiate i vostri membri ad andarci in talune occasioni!!

 

Ma c’è qualcosa d’altro da dire, e cioè che nelle ADI se un credente va alla messa funebre o anche alla messa di un matrimonio di un suo parente cattolico romano, nessuno – compreso il pastore – si permette di fiatare, mentre se si reca dietro invito al culto (non sto parlando né di culto per il funerale di qualcuno e neppure del culto dove qualcuno si sposa, ma semplicemente di una riunione di culto) presso il locale di culto di una chiesa pentecostale non ADI (preciso, una Chiesa magari che è molto simile a livello dottrinale a quelle delle ADI) allora subito si levano delle voci contrarie, con il pastore in testa. Come? Dai Cattolici Romani egli può andare, ad assistere ad una funzione che pretende di essere la ripetizione del sacrificio di Cristo (espiatorio per i peccati dei vivi e dei morti), dove viene perpetuato il culto dei morti, dove ci sono idoli di ogni genere, mentre da altri evangelici pentecostali no!! Ecco cosa si è costretti a vedere nelle ADI! E’ una vergogna tutto ciò, uno scandalo.

 

Giacinto Butindaro

     

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    ADI: la preghiera del Padre nostro non è più una preghiera da rivolgere a Dio

    ADI: la preghiera del Padre nostro non è più una preghiera da rivolgere a Dio

    Introduzione

    Francesco Toppi, ex presidente delle Assemblee di Dio in Italia, ha scritto: ‘… il ‘Padre nostro’ era una preghiera per il periodo precedente alla morte, risurrezione e glorificazione di Gesù Cristo’ (Francesco Toppi, A Domanda Risponde, Vol. I, Roma 2004, Seconda Edizione, pag. 164).

    In altre parole, il ‘Padre nostro’ non è più una preghiera da dire a Dio, e questo perché nel libro degli Atti ogni qual volta c’è un riferimento alla preghiera non è mai menzionata questa specifica preghiera insegnata da Gesù (Ibid., pag. 163).

    Confutazione

    Ora, è vero che negli Atti, come anche nelle epistole, non è mai menzionata la preghiera del ‘Padre nostro’, ma arrivare per questo alla conclusione che essa non va più detta così come è scritta, la ritengo una cosa sbagliata. Perché si fanno passare le parole di Gesù “voi dunque pregate così …” (Matteo 6:9), come parole ormai sorpassate. Come parole che si riferivano solo al periodo precedente alla sua morte, il che non può essere vero. E poi, se fosse vero quello che dicono le ADI in merito alla preghiera del Padre nostro, allora dovremmo concludere pure che il luogo dove Gesù disse ai suoi discepoli di andare a pregare al Padre loro, era solo per quel periodo. Che disse Gesù prima di dire ‘voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli …’? “E quando pregate, non siate come gl’ipocriti; poiché essi amano di fare orazione stando in piè nelle sinagoghe e ai canti delle piazze per esser veduti dagli uomini. Io vi dico in verità che cotesto è il premio che ne hanno. Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l’uscio fa’ orazione al Padre tuo che è nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, te ne darà la ricompensa. E nel pregare non usate soverchie dicerie come fanno i pagani, i quali pensano d’essere esauditi per la moltitudine delle loro parole. Non li rassomigliate dunque, poiché il Padre vostro sa le cose di cui avete bisogno, prima che gliele chiediate” (Matteo 6:5-8). Ora, io domando: ‘E’ lecito fare passare queste parole di Gesù per parole valide solo per il periodo precedente alla sua morte? Io dico di no.

    Dunque, quando un credente prega in privato chiuso nella sua cameretta (e perché no? anche pubblicamente), può tranquillamente dire il ‘Padre nostro’. E’ una preghiera tuttora valida ed efficace se detta con fede. Certo, non dobbiamo prenderla come una sorta di ‘formula magica’, e neppure dobbiamo metterci a ripeterla e ripeterla meccanicamente come fanno i Cattolici Romani, pensando di essere esauditi perché la diciamo tante volte; ma se noi la diciamo con umiltà e fede, di certo Dio ascolterà il nostro grido e ce ne darà la ricompensa.

    Infine vorrei dire che il fatto che questa preghiera insegnata da Gesù non sia menzionata negli Atti, come neppure nelle epistole, non significa necessariamente che non veniva detta dai santi, anche perché gli apostoli sicuramente la insegnavano perché Gesù, poco prima di essere assunto in cielo, aveva loro detto: “Andate dunque, ammaestrate tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28:19-20). Dunque, dobbiamo credere che la preghiera del ‘Padre nostro’ facesse parte dell’insegnamento degli apostoli. Gesù disse loro infatti: “… tutte quante le cose che v’ho comandate”, e quando Gesù aveva detto: “Voi dunque pregate così ….”, aveva dato loro un comando, e non un consiglio.

    Vedete, quello che mi fa arrabbiare, quando sento questi discorsi vani fatti dai pastori ADI, che vanno ad annullare la preghiera del Padre nostro, è che l’unica preghiera insegnataci da Gesù viene fatta passare per una preghiera oramai sorpassata, semplicemente perché non se ne fa menzione negli Atti e nelle epistole, mentre le preghiere (come pure le lodi e le invocazioni) rivolte allo Spirito Santo così tanto diffuse nelle ADI – ma assolutamente assenti in tutta la Bibbia – vengono fatte passare per preghiere spirituali, per preghiere efficaci, per preghiere da fare. E guai a chi fa notare loro che in tutta la Bibbia non esistono preghiere e cantici rivolti allo Spirito Santo!! Si attira la loro ira, e la loro inimicizia. Giudicate voi stessi fratelli quello che vi dico.

    Sono veramente indignato – ed assieme a me ci sono tanti altri indignati – nel sapere che nelle ADI sono andati ad annullare anche la preghiera del ‘Padre nostro’. Sono andati a ‘toccare’ pure questa parte dell’insegnamento di Cristo. E’ vergognoso e scandaloso! Questo sta ancora una volta a dimostrare che non c’è timore di Dio agli occhi loro. Io mi domando: ‘Ma dove trovano questa arroganza per dire queste menzogne contro la verità?’ Ma veramente non temono proprio i castighi di Dio queste persone. Ma questo non significa però che essi non si abbatteranno su di essi.

    Fratelli che frequentate Chiese ADI vi rinnovo l’esortazione a rigettare ogni falso insegnamento che vi è stato trasmesso dai vostri pastori, perchè se continuate a professare le falsità che vi trasmettono anche voi ne porterete la pena.

    Giacinto Butindaro

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    Legalismo? Risposta all’accusa di essere dei legalisti lanciataci da molti

    Legalismo? Risposta all’accusa di essere dei legalisti lanciataci da molti

    Fratelli nel Signore, come voi sapete da parte di molti credenti si sono levate delle voci contro di noi, voci che ci accusano di legalismo, e quindi di essere dei legalisti. Mi sono trovato dunque costretto a scrivervi, affinché possiate riconoscere che alla luce della Scrittura queste accuse sono false.

    Prima di rispondere alle loro accuse però, voglio spiegarvi cosa intende la Bibbia per legalismo, perché altrimenti non potrete capire il grave errore che fanno i nostri accusatori.

    Ora, ‘legalismo’ non è una parola presente nella Bibbia, ma è stata coniata da taluni per indicare quella corrente di pensiero eretica, che è sempre emersa qua e là in mezzo alla Chiesa sin dai giorni degli apostoli, secondo cui la salvezza si ottiene per opere, ossia che la giustificazione si ottiene osservando la legge di Mosè, e quindi osservando precetti come il sabato, le feste giudaiche, la circoncisione, la decima, e i precetti sui cibi impuri, e così via.

    Nel Nuovo Testamento abbiamo quattro chiare prove di legalismo propagato in mezzo ai santi da taluni.

    La prima è nel capitolo 15 degli Atti secondo che è scritto: “”Or alcuni, discesi dalla Giudea, insegnavano ai fratelli: Se voi non siete circoncisi secondo il rito di Mosè, non potete esser salvati. Ed essendo nata una non piccola dissensione e controversia fra Paolo e Barnaba, e costoro, fu deciso che Paolo, Barnaba e alcuni altri dei fratelli salissero a Gerusalemme agli apostoli ed anziani per trattar questa questione. Essi dunque, accompagnati per un tratto dalla chiesa, traversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei Gentili; e cagionavano grande allegrezza a tutti i fratelli. Poi, giunti a Gerusalemme, furono accolti dalla chiesa, dagli apostoli e dagli anziani, e riferirono quanto grandi cose Dio avea fatte con loro. Ma alcuni della setta de’ Farisei che aveano creduto, si levarono dicendo: Bisogna circoncidere i Gentili, e comandar loro d’osservare la legge di Mosè. Allora gli apostoli e gli anziani si raunarono per esaminar la questione. Ed essendone nata una gran discussione, Pietro si levò in piè, e disse loro: Fratelli, voi sapete che fin dai primi giorni Iddio scelse fra voi me, affinché dalla bocca mia i Gentili udissero la parola del Vangelo e credessero. E Dio, conoscitore dei cuori, rese loro testimonianza, dando lo Spirito Santo a loro, come a noi; e non fece alcuna differenza fra noi e loro, purificando i cuori loro mediante la fede. Perché dunque tentate adesso Iddio mettendo sul collo de’ discepoli un giogo che né i padri nostri né noi abbiam potuto portare? Anzi, noi crediamo d’esser salvati per la grazia del Signor Gesù, nello stesso modo che loro. E tutta la moltitudine si tacque; e stavano ad ascoltar Barnaba e Paolo che narravano quali segni e prodigi Iddio aveva fatto per mezzo di loro fra i Gentili. E quando si furon taciuti, Giacomo prese a dire: Fratelli, ascoltatemi. Simone ha narrato come Dio ha primieramente visitato i Gentili, per trarre da questi un popolo per il suo nome. E con ciò s’accordano le parole de’ profeti, siccome è scritto: Dopo queste cose io tornerò e edificherò di nuovo la tenda di Davide, che è caduta; e restaurerò le sue ruine, e la rimetterò in piè, affinché il rimanente degli uomini e tutti i Gentili sui quali e invocato il mio nome, cerchino il Signore, dice il Signore che fa queste cose, le quali a lui son note ab eterno. Per la qual cosa io giudico che non si dia molestia a quelli dei Gentili che si convertono a Dio; ma che si scriva loro di astenersi dalle cose contaminate nei sacrifici agl’idoli, dalla fornicazione, dalle cose soffocate, e dal sangue. Poiché Mosè fin dalle antiche generazioni ha chi lo predica in ogni città, essendo letto nelle sinagoghe ogni sabato. Allora parve bene agli apostoli e agli anziani con tutta la chiesa, di mandare ad Antiochia con Paolo e Barnaba, certi uomini scelti fra loro, cioè: Giuda, soprannominato Barsabba, e Sila, uomini autorevoli tra i fratelli; e scrissero così per loro mezzo: Gli apostoli e i fratelli anziani, ai fratelli di fra i Gentili che sono in Antiochia, in Siria ed in Cilicia, salute. Poiché abbiamo inteso che alcuni, partiti di fra noi, vi hanno turbato coi loro discorsi, sconvolgendo le anime vostre, benché non avessimo dato loro mandato di sorta, è parso bene a noi, riuniti di comune accordo, di scegliere degli uomini e di mandarveli assieme ai nostri cari Barnaba e Paolo, i quali hanno esposto la propria vita per il nome del Signor nostro Gesù Cristo. Vi abbiam dunque mandato Giuda e Sila; anch’essi vi diranno a voce le medesime cose. Poiché è parso bene allo Spirito Santo ed a noi di non imporvi altro peso all’infuori di queste cose, che sono necessarie; cioè: che v’asteniate dalle cose sacrificate agl’idoli, dal sangue, dalle cose soffocate, e dalla fornicazione; dalle quali cose ben farete a guardarvi. State sani. Essi dunque, dopo essere stati accomiatati, scesero ad Antiochia; e radunata la moltitudine, consegnarono la lettera. E quando i fratelli l’ebbero letta, si rallegrarono della consolazione che recava. E Giuda e Sila, anch’essi, essendo profeti, con molte parole li esortarono e li confermarono” (Atti 15:1-32).

    Come si può vedere, alcuni avevano cominciato ad insegnare che si viene salvati mediante la circoncisione e l’osservanza della legge di Mosè, e questo creò non poco turbamento negli animi dei discepoli perché questo significava sovvertire il Vangelo di Cristo, secondo cui si viene salvati per grazia soltanto mediante la fede in Cristo. E allora gli apostoli e gli anziani si radunarono a Gerusalemme per discutere la questione e, sospinti dallo Spirito, non acconsentirono a mettere sui Gentili il giogo della legge: cioè non gli imposero di farsi circoncidere, di osservare il sabato, le feste giudaiche, la decima, la legge sui cibi impuri, e così via, ma solo di astenersi dalla fornicazione, dalle cose sacrificate agli idoli, dalle cose soffocate, e dal sangue. In questa maniera evitarono che i Gentili fossero messi sotto il pesante giogo della legge di Mosè, e fu quindi salvaguardata la libertà in Cristo che i credenti tra i Gentili avevano ricevuto mediante il Vangelo.

    La seconda è trascritta nella lettera ai Galati, quando Paolo ricorda quanto gli era accaduto a Gerusalemme: “Poi, passati quattordici anni, salii di nuovo a Gerusalemme con Barnaba, prendendo anche Tito con me. E vi salii in seguito ad una rivelazione, ed esposi loro l’Evangelo che io predico fra i Gentili, ma lo esposi privatamente ai più ragguardevoli, onde io non corressi o non avessi corso in vano. Ma neppur Tito, che era con me, ed era greco, fu costretto a farsi circoncidere; e questo a cagione dei falsi fratelli, introdottisi di soppiatto, i quali s’erano insinuati fra noi per spiare la libertà che abbiamo in Cristo Gesù, col fine di ridurci in servitù. Alle imposizioni di costoro noi non cedemmo neppur per un momento, affinché la verità del Vangelo rimanesse ferma tra voi” (Galati 2:1-5)

    Anche qui notate che qualcuno cercò di imporre la circoncisione della carne a qualcuno che non era Giudeo di nascita, ma gli apostoli si opposero strenuamente, perché cedere a quella imposizione avrebbe equivalso a mettere il Vangelo sottosopra e ricadere sotto la schiavitù della legge perdendo la libertà in Cristo.

    La terza prova è trascritta sempre nella lettera ai Galati, ed è quella che ebbe come protagonista negativo l’apostolo Pietro: “Ma quando Cefa fu venuto ad Antiochia, io gli resistei in faccia perch’egli era da condannare. Difatti, prima che fossero venuti certuni provenienti da Giacomo, egli mangiava coi Gentili; ma quando costoro furono arrivati, egli prese a ritrarsi e a separarsi per timor di quelli della circoncisione. E gli altri Giudei si misero a simulare anch’essi con lui; talché perfino Barnaba fu trascinato dalla loro simulazione. Ma quando vidi che non procedevano con dirittura rispetto alla verità del Vangelo, io dissi a Cefa in presenza di tutti: Se tu, che sei Giudeo, vivi alla Gentile e non alla giudaica, come mai costringi i Gentili a giudaizzare? Noi che siam Giudei di nascita e non peccatori di fra i Gentili, avendo pur nondimeno riconosciuto che l’uomo non è giustificato per le opere della legge ma lo è soltanto per mezzo della fede in Cristo Gesù, abbiamo anche noi creduto in Cristo Gesù affin d’esser giustificati per la fede in Cristo e non per le opere della legge; poiché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata. Ma se nel cercare d’esser giustificati in Cristo, siamo anche noi trovati peccatori, Cristo è egli un ministro di peccato? Così non sia. Perché se io riedifico le cose che ho distrutte, mi dimostro trasgressore. Poiché per mezzo della legge io son morto alla legge per vivere a Dio.  Sono stato crocifisso con Cristo, e non son più io che vivo, ma è Cristo che vive in me; e la vita che vivo ora nella carne, la vivo nella fede nel Figliuol di Dio il quale m’ha amato, e ha dato se stesso per me. Io non annullo la grazia di Dio; perché se la giustizia si ottiene per mezzo della legge, Cristo è dunque morto inutilmente” (Galati 2:11-21).

    Dunque, l’apostolo Pietro ad Antiochia ad un certo punto si era messo ad imporre l’osservanza della legge ai Gentili, e quindi ad insegnare che la giustificazione si ottiene per mezzo delle opere della legge. Egli – dice Paolo – era da condannare per questo, e riuscì a trascinare dietro a sé altri credenti, e Paolo allora lo riprese davanti a tutti, ribadendo che l’uomo è giustificato soltanto per mezzo della fede senza le opere della legge, altrimenti la grazia di Dio sarebbe annullata in quanto Cristo sarebbe morto inutilmente.

    La quarta prova la troviamo scritta ancora nella lettera ai Galati, ed è costituita dai Galati stessi che erano rimasti ammaliati da taluni che volevano sovvertire l’evangelo di Cristo, e che erano riusciti a fargli osservare i precetti della legge per essere giustificati appunto mediante la legge. Ecco alcune delle parole che l’apostolo gli scrisse e che attestano ciò: “Io mi maraviglio che così presto voi passiate da Colui che vi ha chiamati mediante la grazia di Cristo, a un altro vangelo. Il quale poi non è un altro vangelo; ma ci sono alcuni che vi turbano e vogliono sovvertire l’Evangelo di Cristo …… O Galati insensati, chi v’ha ammaliati, voi, dinanzi agli occhi de’ quali Gesù Cristo crocifisso è stato ritratto al vivo? Questo soltanto desidero saper da voi: Avete voi ricevuto lo Spirito per la via delle opere della legge o per la predicazione della fede? Siete voi così insensati? Dopo aver cominciato con lo Spirito, volete ora raggiungere la perfezione con la carne? ….. In quel tempo, è vero, non avendo conoscenza di Dio, voi avete servito a quelli che per natura non sono dèi; ma ora che avete conosciuto Dio, o piuttosto che siete stati conosciuti da Dio, come mai vi rivolgete di nuovo ai deboli e poveri elementi, ai quali volete di bel nuovo ricominciare a servire? Voi osservate giorni e mesi e stagioni ed anni. Io temo, quanto a voi, d’essermi invano affaticato per voi. …. Ecco, io, Paolo, vi dichiaro che, se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà nulla. E da capo protesto ad ogni uomo che si fa circoncidere, ch’egli è obbligato ad osservare tutta quanta la legge. Voi che volete esser giustificati per la legge, avete rinunziato a Cristo; siete scaduti dalla grazia. Poiché, quanto a noi, è in ispirito, per fede, che aspettiamo la speranza della giustizia. Infatti, in Cristo Gesù, né la circoncisione né l’incirconcisione hanno valore alcuno; quel che vale è la fede operante per mezzo dell’amore. Voi correvate bene; chi vi ha fermati perché non ubbidiate alla verità? Una tal persuasione non viene da colui che vi chiama. Un po’ di lievito fa lievitare tutta la pasta.” (Galati 1:6-7; 3:1-3; 4:8-11; 5:2-9).

    Dunque, quando viene detto che i Galati erano stati trascinati da taluni dietro il legalismo, questo è vero. Ma è evidente che cosa si deve intendere per legalismo, cioè la dottrina secondo cui la giustificazione si ottiene per le opere della legge di Mosè, infatti i Galati si erano messi a farsi circoncidere, ad osservare giorni, mesi, stagioni ed anni. Questa dottrina fu condannata da Paolo perché rende vana la croce di Cristo, e quindi il sacrificio espiatorio di Cristo. E si badi che non importa se questo insegnamento viene trasmesso da dei Giudei increduli, o da Giudei o Gentili che hanno già creduto, perché esso è falso, in quanto la Bibbia dice che “il giusto vivrà per la sua fede” (Habacuc 2:4), e non per le opere della legge. In quanto la legge fu data per dare conoscenza del peccato (Romani 3:20), e affinchè il peccato abbondasse (Romani 5:20). Ecco dunque perché per le opere della legge nessuna carne sarà giustificata nel cospetto di Dio (Romani 3:20; Galati 2:16).

    Ma i nostri accusatori, pur sapendo che noi non insegniamo ai santi: ‘Se voi non osservate la legge di Mosè non potete essere salvati!’, ci accusano ugualmente di legalismo, insinuando che noi insegnando e ordinando determinate cose scritte nel Nuovo Testamento e vietandone delle altre scritte sempre nel Nuovo Testamento, facciamo praticamente la stessa cosa di coloro che insegnano l’osservanza della legge o di parte di essa per ottenere la salvezza.

    A questo punto, quindi, stabilito che cosa è veramente il legalismo, bisogna cominciare a prestare molta attenzione a cosa dicono, e come lo dicono, coloro che ci accusano di legalismo. I loro discorsi sono più o meno questi: ‘Voi siete occupati con le cose esteriori, e date molta importanza a certi insegnamenti e divieti del Nuovo Testamento, come se avessero valore in sé stessi, quando per Dio nulla ha valore al di fuori della verità. E poi voi, avendo una mente legalistica, siete ossessionati del continuo dal dover decidere ciò che è giusto o sbagliato. E questo lo fate usando anche la legge!’ Dunque, i nostri accusatori, tirano fuori degli insegnamenti e dei divieti trascritti nel Nuovo Testamento a cui noi teniamo. E quali sono questi insegnamenti e divieti che farebbero di noi dei legalisti, al pari di coloro che ai giorni degli apostoli volevano sovvertire il Vangelo di Cristo? Adesso li vedremo.

    L’insegnamento secondo cui la donna quando prega o profetizza si deve coprire il capo con un velo: “Ma io voglio che sappiate che il capo d’ogni uomo è Cristo, che il capo della donna è l’uomo, e che il capo di Cristo è Dio. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, fa disonore al suo capo; ma ogni donna che prega o profetizza senz’avere il capo coperto da un velo, fa disonore al suo capo, perché è lo stesso che se fosse rasa. Perché se la donna non si mette il velo, si faccia anche tagliare i capelli! Ma se è cosa vergognosa per una donna il farsi tagliare i capelli o radere il capo, si metta un velo. Poiché, quanto all’uomo, egli non deve velarsi il capo, essendo immagine e gloria di Dio; ma la donna è la gloria dell’uomo; perché l’uomo non viene dalla donna, ma la donna dall’uomo; e l’uomo non fu creato a motivo della donna, ma la donna a motivo dell’uomo. Perciò la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende. D’altronde, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo senza la donna. Poiché, siccome la donna viene dall’uomo, così anche l’uomo esiste per mezzo della donna, e ogni cosa è da Dio. Giudicatene voi stessi: E’ egli conveniente che una donna preghi Iddio senz’esser velata? La natura stessa non v’insegna ella che se l’uomo porta la chioma, ciò è per lui un disonore? Mentre se una donna porta la chioma, ciò è per lei un onore; perché la chioma le è data a guisa di velo. Se poi ad alcuno piace d’esser contenzioso, noi non abbiamo tale usanza; e neppur le chiese di Dio” (1 Corinzi 11:3-16). Chi ha detto queste parole? L’apostolo Paolo, dunque lo stesso apostolo che come abbiamo visto prima si oppose al legalismo che ai suoi giorni alcuni cercarono di diffondere in mezzo alla Chiesa. Quindi, se Paolo che conosceva bene cosa fosse il legalismo, affermava che “la donna deve, a motivo degli angeli, aver sul capo un segno dell’autorità da cui dipende” e questo è il velo, è evidente che questo comandamento, perché di un ordine si tratta, non faceva parte di quei comandamenti che taluni diffondevano per far ricadere i santi sotto il giogo della legge. Non vi pare? Altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto.

    L’insegnamento secondo cui la donna deve adornarsi con verecondia e modestia, e quindi non in maniera lussuosa, provocante, e indecente, cioè con pantaloni, minigonne, vesti attillate, scollate, trasparenti, gioielli addosso, e cose simili. Vediamo cosa dice il Nuovo Testamento: “Le donne si adornino d’abito convenevole, con verecondia e modestia: non di trecce e d’oro o di perle o di vesti sontuose, ma d’opere buone, come s’addice a donne che fanno professione di pietà” (1 Timoteo 2:9-10), ed anche: “Il vostro ornamento non sia l’esteriore che consiste nell’intrecciatura dei capelli, nel mettersi attorno dei gioielli d’oro, nell’indossar vesti sontuose, ma l’essere occulto del cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello spirito benigno e pacifico, che agli occhi di Dio è di gran prezzo. E così infatti si adornavano una volta le sante donne speranti in Dio….” (1 Pietro 3:3-5). Ora, come potete vedere sia Paolo, che era l’apostolo dei Gentili, che Pietro che era l’apostolo dei circoncisi, insegnavano la medesima cosa sull’ornamento esteriore della donna. Dunque anche in questo caso non ci si trova davanti a insegnamenti legalisti, cioè che tendono a portare i credenti sotto la legge di Mosè, e ad annullare la grazia di Dio.

    Il divieto per la donna di insegnare, e perciò di fare il pastore o l’anziano. Vediamo anche qui cosa dice il Nuovo Testamento. “La donna impari in silenzio con ogni sottomissione. Poiché non permetto alla donna d’insegnare, né d’usare autorità sul marito, ma stia in silenzio. Perché Adamo fu formato il primo, e poi Eva; e Adamo non fu sedotto; ma la donna, essendo stata sedotta, cadde in trasgressione; nondimeno sarà salvata partorendo figliuoli, se persevererà nella fede, nell’amore e nella santificazione con modestia” (1 Timoteo 2:11-15). Anche qui troviamo un comando dato da Paolo, che è quello dato alla donna di imparare in silenzio, e un divieto, cioè quello di insegnare. Possiamo parlare di comandamenti che se osservati riportano sotto la schiavitù della legge? No.

    Il divieto di evangelizzare tramite scene teatrali, mimi, pupazzi, musica rock e cose simili. Come evangelizzavano gli apostoli? Prendiamo per esempio l’apostolo Paolo. Da quello che troviamo scritto nel Nuovo Testamento, egli usava solo un metodo di evangelizzazione sia verso i Giudei che verso i Gentili, che era quello della predicazione della croce fatta con ogni franchezza, come si conviene, ed infatti era per questo che esortava i santi a pregare per lui “acciocché mi sia dato di parlare apertamente per far conoscere con franchezza il mistero dell’Evangelo, per il quale io sono ambasciatore in catena; affinché io l’annunzî francamente, come convien ch’io ne parli” (Efesini 6:19-20). E questo perché il Vangelo non va predicato con sapienza di parola, o mediante la sapienza di questo mondo, affinché la croce di Cristo non sia resa vana. Paolo dunque non cambiava il suo metodo di evangelizzare a secondo che evangelizzava i Giudei o i Gentili. Ed oltre a ciò non usava altri mezzi, all’infuori della predicazione della croce. Eppure anche a quel tempo esistevano il teatro, la musica mondana, e le buffonerie! Perché allora Paolo, come anche gli altri apostoli, non adottarono altri metodi di evangelizzazione? Perché essi credevano fermamente che l’Evangelo è potenza di Dio per ognuno che crede, e che coloro che Dio ha ordinato a vita eterna crederanno appunto tramite la predicazione del Vangelo! E quindi si limitavano ad annunciare agli uomini il Vangelo secondo l’esempio che aveva loro lasciato Gesù Cristo, pienamente persuasi e fiduciosi che Dio avrebbe concesso il ravvedimento e la fede a coloro che Egli aveva eletti fin dalla fondazione del mondo. Ricordatevi poi che la predicazione di Paolo era spesso accompagnata da segni e prodigi fatti nel nome di Gesù, che erano la testimonianza che Dio aggiungeva a quella degli apostoli per confermare la sua Parola. E questi segni e prodigi servivano anche per attirare le anime. Purtroppo però oggi in molte Chiese manca proprio questa fiducia, come anche la franchezza e la potenza di Dio, e allora ricorrono a moderne tecniche di evangelizzazione, che sono ormai dei veri e propri spettacoli mondani, che non hanno nulla di diverso da quelli organizzati dai pagani, tranne che cambia il tema. E quindi assistiamo alla profanazione del messaggio del Vangelo, perché si unisce il sacro al profano, invece di tenere le due cose ben separate. Il messaggio della croce viene presentato sotto forma di scene teatrali e mimi, o tramite clown e pupazzi, e quindi non con ogni franchezza ma in maniera tale che la rappresentazione deve essere interpretata, e oltre a ciò presentando il Vangelo in questa maniera lo si riduce ad una sorta di favola o storiella, perché il messaggio viene spogliato della sua gravità e della sua potenza. E poi che dire dei vari tipi di musica moderna, che vengono usati per portare il Vangelo ai giovani? Anche qui assistiamo ad una unione tra sacro e profano, che non deve esistere.

    Il divieto di andare al cinema, al teatro, nelle spiagge e piscine (per prendersi la tintarella e farsi il bagno), allo stadio e nelle sale da ballo; come anche il divieto di giocare la schedina, il lotto, e di fare altre cose sconvenienti. Ma nel Nuovo Testamento non è forse scritto: “Non siate dunque loro compagni; perché già eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Conducetevi come figliuoli di luce  (poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà e giustizia e verità), esaminando che cosa sia accetto al Signore. E non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre; anzi, piuttosto riprendetele” (Efesini 5:7-11), ed ancora: “Poiché la grazia di Dio, salutare per tutti gli uomini, è apparsa e ci ammaestra a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, per vivere in questo mondo temperatamente, giustamente e piamente” (Tito 2:11-12)? Dunque, anche in questo caso, è fuori luogo parlare di divieti che hanno a che fare con la legge di Mosè, e quindi di divieti che fanno ricadere i santi sotto la legge di Mosè.

    Ora, è evidente dunque che anche questi comportamenti esteriori hanno importanza per Dio, altrimenti nella Bibbia non ci sarebbero scritte queste cose, che fanno parte della verità che è in Cristo. Ma i nostri accusatori negano che queste cose hanno valore in sé stesse, e affermano nella pratica che per Dio non hanno alcun valore perché si collocano al di fuori della verità. Essi dunque mentono contro la verità che è in Cristo, e di queste menzogne si devono ravvedere. Su questo non c’è il minimo dubbio.

    Ecco dunque perché teniamo a queste cose, perché fanno parte del consiglio di Dio, cioè delle cose utili a noi figliuoli di Dio, che dobbiamo mettere in pratica per santificarci. E sì, perché anche queste cose fanno parte della santificazione, che non è solo interiore, ma anche esteriore. Già, la santificazione, di cui i nostri accusatori dimenticano l’importanza. Ma io vorrei dire a costoro: ‘Ma non sapete voi che non solo nell’Antico Testamento, ma anche nel Nuovo Testamento, grande importanza e rilievo sono dati alla santità di Dio e alla nostra santificazione che deve tendere appunto alla santità di Dio, secondo che è scritto: “Ma come Colui che vi ha chiamati è santo, anche voi siate santi in tutta la vostra condotta; poiché sta scritto: Siate santi, perché io son santo” (1 Pietro 1:15-16)? E come possiamo essere santi se non osservando i comandamenti dati da Cristo mentre era sulla terra, e poi tramite gli apostoli dopo la sua assunzione? Ma non diceva forse Paolo nella prima lettera ai Corinzi: “Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo sono comandamenti del Signore” (1 Corinzi 14:37), e tra i comandamenti scritti in questa epistola c’è proprio anche quello sul velo? E non disse forse a Timoteo: “Ordina queste cose e insegnale” (1 Timoteo 4:11), e tra le cose che egli doveva ordinare c’era pure l’ornamento verecondo e modesto della donna e il divieto di insegnare per la donna? E non diceva, sempre Paolo, ai Filippesi: “Siate miei imitatori, fratelli, e riguardate a coloro che camminano secondo l’esempio che avete in noi” (Filippesi 3:17), ed anche: “Le cose che avete imparate, ricevute, udite da me e vedute in me, fatele; e l’Iddio della pace sarà con voi” (Filippesi 4:9)? Per cui siccome Paolo non ricorreva a mimi, scene teatrali, pupazzi, clown, e cose simili, per trasmettere il Vangelo, anche noi non dobbiamo fare uso di questi mezzi perché ci basta la predicazione del Vangelo fatta con lo Spirito Santo, gran pienezza di convinzione e potenza, come peraltro bastava agli apostoli.

    Dunque, sappiate fratelli, che queste cose le applichiamo perché vogliamo essere santi, come Dio ci ha comandato, e in questa maniera piacere a Dio, e sì perché santificandoci si piace a Dio, mentre se ci si conforma al mondo si dispiace a Lui. Non dice forse Giacomo ai santi: “O gente adultera, non sapete voi che l’amicizia del mondo è inimicizia contro Dio? Chi dunque vuol essere amico del mondo si rende nemico di Dio” (Giacomo 4:4)?

    Ci accusano poi di essere ossessionati dal dover decidere ciò che è giusto o sbagliato. Ora, ossessionati non lo siamo, ma certamente siamo occupati a discernere il bene dal male, per approvare le cose migliori, al fine di piacere al Signore con tutta la nostra condotta. Ma non hanno mai letto che dobbiamo esaminare ogni cosa, ritenere il bene ed astenerci da ogni apparenza di male (1 Tessalonicesi 5:21-22); e che dobbiamo condurci come figliuoli di luce esaminando che cosa sia accetto al Signore (Efesini 5:9-10), e che dobbiamo intendere bene quale è la volontà del Signore (Efesini 5:17)? Quindi il nostro esaminare le cose che si dicono e fanno in mezzo alla Chiesa, per stabilire se esse sono giuste o sbagliate, è un comportamento giusto nel cospetto di Dio. Perfettamente in armonia con la Parola di Dio. Ma evidentemente ciò non fa parte del comportamento dei nostri accusatori. Loro infatti sono occupati non ad esaminare ogni cosa, ma ad accettare ogni cosa come buona e lecita; tanto ‘Dio guarda al cuore’!

    Vorrei poi dire ai nostri accusatori che ci accusano di usare anche la legge per avvalorare le nostri posizioni, che l’apostolo Paolo dice che “la legge è buona, se uno l’usa legittimamente, riconoscendo che la legge è fatta non per il giusto, ma per gl’iniqui e i ribelli, per gli empî e i peccatori, per gli scellerati e gl’irreligiosi, per i percuotitori di padre e madre, per gli omicidi, per i fornicatori, per i sodomiti, per i ladri d’uomini, per i bugiardi, per gli spergiuri e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina, secondo l’evangelo della gloria del beato Iddio, che m’è stato affidato” (1 Timoteo 1.8-11). Dunque, quel ‘e per ogni altra cosa contraria alla sana dottrina’ vuol dire che noi possiamo usare la legge per dimostrare che una certa cosa è contraria alla sana dottrina, che è quella dottrina che insegnava appunto Paolo. Che andate cianciando dunque, o sprezzatori?

    Ma che hanno fatto costoro con questi discorsi? Hanno finito con l’incoraggiare la fratellanza a darsi al peccato. E per rendersi conto di ciò basta frequentarli un po’ di tempo. Sono persone ambigue, astute, senza amore per la giustizia, poco amore per la verità, disinteresse per la santità. E non è poco.

    E noi con queste persone non possiamo andare d’accordo, non possiamo camminare. Qui non si tratta di dare personali interpretazioni di quel che è giusto o sbagliato, ma di dire che la Bibbia approva o non approva una determinata cosa. Facciamo alcuni esempi: il comando di mettersi il velo per le donne non è frutto di una nostra interpretazione personale, il divieto di mettersi minigonne e altri vesti indecenti non è frutto di una nostra interpretazione personale, come anche il divieto per la donna di insegnare. Qui ci troviamo davanti a comandamenti di Dio, che però i ribelli e i contenziosi vorrebbero con la loro astuzia far credere che si tratta di nostre interpretazioni personali. Ma ormai è manifesto che le interpretazioni personali sono le loro, sì proprio le loro, infatti tramite di esse essi hanno eliminato questi comandamenti di Dio. E per avere fatto questo porteranno la loro pena. Ecco perché non possiamo camminare con questi credenti, perché hanno annullato la Parola di Dio con i loro vani ragionamenti. Noi vogliamo essere compagni di coloro che temono Dio, e quindi di coloro che rispettano i comandamenti di Dio.

    I nostri accusatori arrivano a dire di noi che noi non possiamo progredire spiritualmente. Al che io dico che costoro sono persone che se si conoscono bene, c’è da scappare da loro, perché hanno finito con l’approvare un po’ tutto il marcio e tutta l’immondizia che c’è nelle Chiese; persone che vendono la verità per un piatto di lenticchie; persone che per piacere agli uomini non annunziano tutto il consiglio di Dio. Andate, andate a vedere la vita privata dei predicatori che ci accusano di legalismo, e scoprirete che o hanno l’amante o sono o separati, o finanche divorziati e risposati, o hanno delle mogli sensuali, maldicenti e superbe, o hanno figli ribelli dati alla dissolutezza, che si comportano peggio di tanti figli di persone del mondo. E poi essi sono amanti del denaro, dei piaceri della vita, del lusso, e ricorrono alla menzogna e alla frode, e fanno ogni tipo di compromesso a danno della Parola di Dio pur di raggiungere i loro fini.

    E poi proprio loro ci dicono questo? Ma esaminate le vostre vie, e abbandonate le vie malvagie che state percorrendo, e tornate alla purità e semplicità rispetto a Cristo.

    Ci accusano poi anche di essere spietati verso quei credenti che non si attengono a questi insegnamenti. Falso. Noi li ammoniamo ed esortiamo nel Signore coloro che ancora non osservano questi comandamenti, ma non ci mostriamo spietati verso di loro condannandoli; lungi da noi il fare questo. E se qualcuno si mostra spietato verso questi fratelli, viene lui stesso ammonito da noi. Ed oltre a ciò, siamo pronti a perdonare chi si ravvede dalle sue vie malvagie, e torna al Signore. Eccome se siamo pronti a perdonarlo. Guai a noi se non lo facessimo.

    Che dire poi a proposito della loro accusa secondo cui possediamo una mente farisaica? Diciamo che la mente farisaica è quella che pensa a come annullare la Parola di Dio, infatti i Farisei ai giorni di Gesù avevano annullato la Parola di Dio, secondo che disse loro Gesù: “Voi, lasciato il comandamento di Dio, state attaccati alla tradizione degli uomini. E diceva loro ancora: Come ben sapete annullare il comandamento di Dio per osservare la tradizione vostra! Mosè infatti ha detto: Onora tuo padre e tua madre; e: Chi maledice padre o madre sia punito di morte; voi, invece, se uno dice a suo padre od a sua madre: Quello con cui potrei assisterti è Corban, (vale a dire, offerta a Dio), non gli permettete più di far cosa alcuna a pro di suo padre o di sua madre; annullando così la parola di Dio con la tradizione che voi vi siete tramandata. E di cose consimili ne fate tante!” (Marco 7:8-13). E qui se c’è qualcuno che ha la mente farisaica sono proprio coloro che ci accusano di essere dei Farisei, perché sono proprio loro che annullano la Parola mediante dottrine di uomini. Basta sentirli parlare del velo, dell’ornamento esteriore della donna, del mettersi ad insegnare da parte della donna, e di altre cose, per capire che sono proprio loro quelli che hanno la mente dei Farisei. Noi semmai ci studiamo di attenerci alla dottrina di Dio, ed esortiamo gli altri a fare lo stesso, senza andare al di là di ciò che è scritto per non gonfiarsi d’orgoglio esaltando l’uno a danno dell’altro.

    Ma proseguiamo con le loro accuse. Essi dicono che noi prendiamo piacere nella controversia. Ora se per controversia si intende la contesa, non amiamo affatto contendere; se invece si intende l’apologetica allora sì, ci compiacciamo in essa perché mediante l’apologetica si difende la verità, che oggi tante Chiese sprezzano e calpestano.

    E andiamo avanti, ci accusano pure di avere ‘lasciato il giogo di Cristo per un giogo di schiavitù alla legge’. Anche in queste parole non c’è nulla di vero perché noi abbiamo ancora sul nostro collo il giogo di Cristo che è leggero. Semmai sono loro che hanno rinunciato al giogo di Cristo perché hanno deciso di conformarsi al presente secolo malvagio. O sprezzatori, ma non lo sapete che i comandamenti che dava Paolo fanno parte della legge di Cristo, sotto la quale ci troviamo noi ora, secondo che egli disse: “Benché io non sia senza legge riguardo a Dio, ma sotto la legge di Cristo” (1 Corinzi 9:21), e dunque essi fanno parte del giogo di Cristo? Come potete dunque accusarci di avere lasciato il giogo di Cristo e di non dimorare nella grazia di Dio? Parlate come se noi fossimo tornati a servire i poveri elementi del mondo, quando invece osserviamo la parola di Cristo trasmessaci dagli apostoli. E’ veramente assurdo quello che dite.

    E poi proprio voi che ci accusate dicendo queste cose, siete tra coloro che insegnate e ordinate la decima, che non fa parte della legge di Cristo ma della legge di Mosè e in quanto tale non più obbligatoria da dare, anche perché la decima va data ai Leviti e voi non siete dei Leviti! Siete voi dunque che portate le anime sotto la legge di Mosè e non noi. Ma il precetto mosaico della decima vi è molto caro, lo sappiamo, perché siete assetati di denaro, perché vi siete messi a servire Mammona. E dunque vi fa estremamente comodo insegnarlo!

    Essi ci dicono anche che noi abbiamo messo Dio in una scatola, e dicono un’altra cosa non vera, perché noi riteniamo che Dio fa tutto quello che vuole e come vuole. Ma badate, questo non significa che Dio autorizzi a creare confusione e baldoria in mezzo alla sua casa, a creare suggestione, spettacoli teatrali, concerti di musica rock, buffonerie varie, e altre cose simili, perché in questo non vediamo l’opera di Dio ma del diavolo, cioè l’opera di seduzione del serpente antico. Certo, Dio è in grado di convertire il male in bene, ma questo non ci autorizza a tollerare o incoraggiare il male. I nostri accusatori parlano così, cioè usando questa metafora del ‘mettere Dio in scatola’, perché siccome sono volutamente andati al di là di quello che è scritto, hanno dovuto inventarsi qualche sofisma per giustificare le loro pratiche e usanze non bibliche.

    E’ evidente dunque che alla luce della Scrittura, l’accusa mossaci di essere dei legalisti è falsa.

    Concludo quindi, fratelli, mettendovi in guardia da tutti coloro per i quali il legalismo è l’osservanza dei comandamenti che ci ha dato Gesù Cristo il Figlio di Dio, sia nei giorni della sua carne, che tramite gli apostoli dopo la sua assunzione. Perché costoro sono i peggiori nemici della Chiesa, perché hanno introdotto e continuano a introdurre in mezzo alla fratellanza la dissolutezza; sì, perché nella pratica costoro fanno della libertà una occasione alla carne ed esortano ad usare la libertà qual manto che copre la malizia. E per giustificare la loro ribellione, che fanno? Ricorrono al sofisma del ‘legalismo’, per far credere che noi siamo pericolosi per la Chiesa nell’avere assunto queste posizioni, in quanto portiamo le anime lontane dalla grazia e sotto la legge. Invece sono loro che portano le anime lontano dalla grazia di Dio, in quanto le portano nella dissolutezza, spingendole così alla ribellione contro Dio. E difatti le parole e la vita di costoro testimoniano che sono dei ribelli.

    Sì, costoro, parlano di Gesù, dicono che dobbiamo portare il Vangelo al mondo, ma quando si affronta il tema della osservanza dei comandamenti di Cristo in vista della nostra santificazione, allora ti si rivoltano contro come delle bestie feroci. Ma Gesù bisogna non solo predicarlo, ma anche amarlo, e si dimostra il proprio amore verso Gesù Cristo osservando i suoi comandamenti, secondo che Egli disse: “Chi ha i miei comandamenti e li osserva, quello mi ama” (Giovanni 14:21), e i Suoi comandamenti non sono gravosi, almeno per noi, perché vedo che per i nostri accusatori sono gravosissimi, tanto che li soffocano.

    La realtà è che i nostri accusatori hanno rigettato parte del consiglio di Dio, in quanto fanno parte di coloro che non sopportano la sana dottrina, che hanno distolto le orecchie dalla verità e si sono volti alle favole (2 Timoteo 4:4), e quindi se la prendono con noi che vogliamo attenerci a tutto il consiglio di Dio e non solo ad una parte. Ma porteranno la pena della loro ribellione, anzi già molti di loro la stanno portando. Stanno mietendo quello che hanno seminato.

    Quanto a voi fratelli, che volete piacere a Dio in tutta la vostra condotta, vi esorto a perseverare nelle cose che avete imparato e nelle quali siete stati confermati. Nessuno vi seduca con vani ragionamenti.

    La grazia del Signore Gesù sia con voi

    Giacinto Butindaro

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