Il 1° settembre, le piogge torrenziali che sono cadute sul Burkina Faso hanno lasciato senza casa 150.000 persone. Molti hanno visto le loro case crollare o essere spazzate via dalle acque. Il bisogno di cibo e di acqua potabile è urgente. Inoltre, si teme una recrudescenza della malaria e la diffusione di malattie diarroiche.
A Ouagadougou, le organizzazioni cristiane partner del S.E.L. (associazione protestante di solidarietà internazionale) sono state immediatamente operative per assistere le vittime. 20.000 euro sono già stati stanziati dall’organizzazione francese, ma un appello è stato lanciato per finanziare i bisogni più urgenti.
150 mila sfollati nella capitale, si teme l’emergenza umanitaria
Fonte foto: ami
A pochi giorni dall’alluvione che ha colpito il Burkina Faso, nella capitale Ouagadougou si contano i danni: 7 morti, 150 mila sfollati, ponti e strade distrutte. La testimonianza diretta di un cooperante di una organizzazione non governativa.
Continua a piovere in Burkina Faso a pochi giorni dall’alluvione che ha pesantemente colpito la capitale Ouagadougou, provocando sette morti e lasciando senza casa 150 mila persone. A preoccupare, soprattutto, sono le condizioni delle dighe che se non dovessero reggere all’insistenza della pioggia provocherebbero una nuova inondazione della città, con almeno tre metri di acqua che si riverserebbero per le strade.
«Al momento la situazione è abbastanza sotto controllo, la violenza dell’acqua caduta nei giorni scorsi sembra cessata ma lo stato d’ansia dovuto alla tenuta degli argini delle dighe sta minando la tipica flemma burkinabé». Il racconto è di Marco Alban, responsabile dei progetti di cooperazione decentrata in Burkina per l’ong Lvia di Torino, rientrato nella capitale burkinabé, dove ad accoglierlo ha trovato uno scenario piuttosto disastroso.
I danni dell’alluvione, ha raccontato Alban, hanno riguardato per lo più le infrastrutture cittadine, con ponti che sono saltati, strade rese impraticabili e la centrale elettrica che non riesce a funzionare a pieno regime. A destare maggiore preoccupazione, tuttavia, sono le condizioni della popolazione: secondo dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari umanitari, 150 mila persone non hanno più una casa e ora sono accolte soprattutto nelle scuole, ritardando così l’avvio del nuovo anno scolastico a Ouagadougou.
«Ad essere colpiti sono stati in particolar modo i quartieri più poveri, dove le abitazioni sono costruite con un impasto di terra e sterco animale (il “banco”), che con la pioggia si scioglie letteralmente – ha proseguito Alban – L’alluvione dei giorni scorsi le ha praticamente spazzate via e se pensiamo che in ogni casa abitano 10-15 persone possiamo immaginare le dimensioni dell’emergenza attuale».
Sul fronte degli aiuti umanitari, in Burkina Faso è scattata sin da subito una grande raccolta fondi a livello nazionale e internazionale. Secondo il governo burkinabé, i danni provocati dall’alluvione ammontano a 47 miliardi di franchi Cfa, circa 71 milioni di euro. Fino a ieri, secondo quanto riportato dal sito inondationsauburkina.net, sono stati raccolti quasi 1,3 milioni di euro. Particolarmente attiva, a tal proposito, si è rivelata la cinemateca di Parigi che ha deciso di intervenire in prima persona per salvare le pizze originali dei film custodite alla Cineteca africana di Ouagadougou, che rischiano di andare perdute sempre per via dell’acqua che si è abbattuta sulla struttura. Per quanto riguarda l’Italia, infine, il comune di Ouagadougou ha inviato una richiesta d’aiuto ufficiale alla città d Torino; anche la Regione Piemonte, a quanto si è appreso, metterà a disposizione dei fondi, mentre nel resto del paese sono diverse le ong che hanno attivato un numerosi conto corrente per l’invio di aiuti economici.
(danilo giannese)
In Burkina Faso, alcuni anni fa, a fine dicembre fu portato all’ambulatorio un bambino di dieci anni che era stato morsicato da un serpente. Questo bambino veniva alle nostre riunioni e faceva dieci chilometri a piedi per venire in chiesa. I suoi genitori erano non credenti e non volevano che il loro bambino andasse a pregare e cantare a Gesù.