[Foto] Kenya: La moglie del pastore della Chiesa delle Assemblee di Dio di Kiambaa sul luogo del massacro

Lucy Wanjiru Mburu, moglie del pastore Stephen Mburu, sul luogo del massacro
Photo: (BEN CURTIS/Associated Press)

Lucy Wanjiru Mburu, 36 anni, moglie del pastore Stephen Mburu della Chiesa delle Assemblee di Dio che è stata incendiata uccidendo oltre 30 persone, se ne va dopo essere tornata sulla scena del massacro per salvare il salvabile dei beni che sono stati lasciati a Eldoret, Kenya, lunedì 7 gennaio 2008.

Fonte: Kenya360.net

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Kenya: Notizie dalle Assemblee di Dio – Aggiornamento del 10 gennaio 2008

(…) I responsabili di zona e i pastori delle Assemblee di Dio da tutte le parti del paese informano che 9 distretti e 298 chiese sono stati colpiti dalla violenza che ha fatto seguito alle recenti elezioni nazionali. Da dati affidabili risulta che 64,159 membri di chiesa delle Assemblee di Dio sono rimasti senza casa e 298 chiese hanno dovuto interrompere i culti in quanto i loro membri sono fuggiti.
98 chiese sono state danneggiate e non sono piu’ utilizzabili e 15 di esse sono state totalmente rase al suolo dal fuoco.

I responsabili della chiesa di Kiambaa, situata a poca distanza da Eldoret, ci confermano che 50 persone son state bruciate vive o picchiate a morte da una folla inferocita mentre cercavano di scappare dalla chiesa in fiamme, come vi avevamo annunciato la settimana scorsa. Di un centinaio di persone seriamente ferite, 16 di esse, per lo piu’ bambini, hanno bruciature sopra il 90% del loro corpo. Il Pastore della chiesa, Stephen Mburu è stato colpito 6 volte alla testa con dei machete. Uno di questi colpi gli ha lacerato la bocca, infliggendogli una grossa ferita e facendogli saltare i denti frontali. Ora si trova in ospedale e sua moglie, Lucy, con i suoi 6 figli rimangono accanto a lui.
Vi chiediamo di pregare per loro. (…)

Traduzione dall’inglese di Pietro Arnese

L’articolo completo in inglese lo trovate qui

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Kenya: Unicef lancia allarme, senza casa più di 100 mila bambini


(ASCA-AFP) – Nairobi, 18 gen – Piu’ di 100 mila bambini in Kenya sono rimasti senza casa dopo gli ultimi scontri innescati dalle proteste post-elettorali. La maggior parte di loro hanno assistito impotenti alla distruzione dei propri villaggi andati in fumo nei combattimenti tra manifestanti dell’opposizione e polizia, altri sono stati testimoni delle morti dei propri cari. Questo il grido d’allarme lanciato dalle Nazioni Unite. ”L’UNICEF ha stimato che almeno 100 mila bambini hanno perso le proprie case in Kenya da quando, il 30 dicembre, e’ stato annunciato il risultato delle elezioni presidenziali”, si legge in un comunicato stampa rilasciato dall’agenzia. ”Dall’inizio della crisi sono circa 75 mila bimbi che stanno vivendo negli oltre 100 campi ‘profughi’ situati vicino alle chiese o alle stazioni di polizia”, aggiunge l’UNICEF. L’agenzia spiega che mentre le scuole stanno riaprendo in tutto il Paese, sono ancora pochi gli alunni che sono tornati in classe, questo perche’ molti di loro si trovano lontano dalle loro case o perche’ i loro genitori temono per la loro vita. Secondo l’UNICEF, il trauma subito da questi bambini, e’ profondo e sconcertante proprio perche’ la maggiorparte di loro hanno visto in faccia la brutalita’ della violenza. (Piu’Europa). red/cam/alf

Fonte: Asca

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Kenya: La famiglia della sorella Elen scampata al massacro

Peter, un fratello Keniano che frequenta la comunità evangelica di Marchirolo (Varese) ci ha raccontato che la famiglia di sua sorella Elen, che abita a circa 3 chilometri dal luogo di culto delle Assemblee di Dio che è stato incendiato e presso il quale sono stati massacrati alcune decine di credenti, è scampata al massacro.
Si trovavano in casa quando una turba di uomini appartenenti alla tribù opposta hanno devastato la casa a fianco e scatenato la loro furia omicida contro i membri di essa, ma poi arrivati davanti alla casa di sua sorella (che fa parte della tribù che era ed è tuttora oggetto degli attacchi) hanno preferito passare oltre.
Una potente liberazione operata da Dio a loro favore. A Dio sia la gloria.

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Kenya: Violenze etniche? A Eldoret “squadracce” pagate per uccidere

Poco più di 10 euro per ogni abitazione kikuyu distrutta e 20 euro circa per ogni persona uccisa: sarebbe questo il tariffario offerto da un non meglio precisato politico locale al gruppo armato organizzato che tra il 31 dicembre e il 2 gennaio ha creato il caos intorno alla città di Eldoret, ovest del Kenya, prendendo di mira case, fattorie e chiese alla periferia della cittadina. Lo hanno riferito alla MISNA fonti locali, precisando che le voci in circolazione già nei primi giorni delle violenze (vedi archivio MISNA) starebbero raccogliendo continue conferme, al punto che sarebbero stati anche individuati i presunti mandanti degli episodi più violenti dei disordini che in Kenya hanno seguito l’annuncio dei risultati delle presidenziali. “Si stima che intorno a Eldoret siano entrati in azione circa 2000 giovani. Nella zona in cui vivo, alla periferia est della città, c’era un gruppo di 500 ragazzi, tutti molto ben organizzati e provenienti da altre zone del paese” dice la fonte della MISNA. Secondo le informazioni raccolte, gli attacchi sarebbero stati pianificati attentamente e le violenze avrebbero risparmiato la città di Eldoret sia per la presenza di un numero maggiore di forze di sicurezza, sia perché la maggior parte dei componenti dell’etnia kikuyu (la stessa a cui appartiene il presidente Mwai Kibaki, la cui rielezione è stata contestata) risiede nelle ‘periferie’ rurali intorno al centro abitato. “La dimensione politica delle violenze e il coinvolgimento diretto di alcuni controversi personaggi che hanno pagato queste squadracce fa temere che episodi come quelli dei giorni scorsi si possano ripetere nuovamente. Per questo è importante che le autorità locali avviino un’inchiesta quanto prima” aggiunge l’intervistato, di cui manteniamo l’anonimato per questioni di sicurezza. “Quello che è successo nella Rift Valley è stato dipinto come una primitiva e iraconda sollevazione di una comunità etnica contro l’altra (…) ma dalle nostre indagini sembra che si sia trattato dell’attività di una milizia organizzata. Di una violenza diretta e ben pianificata” ha detto alla stampa locale e internazionale, Muthoni Wanyeki, la presidente della Commissione dei diritti umani keniana (Kenyan Human Rights Commission, Khrc), un’organizzazione non governativa locale. La Wanyeki ha citato l’esempio della chiesa pentecostale data alle fiamme a Kyambaa, una decina di chilometri alla periferia di Eldoret, nella quale hanno trovato la morte una cinquantina di persone delle 200 che si erano rifugiate nel luogo di culto. “C’era un gruppo che controllava la chiesa e poi un altro che gli ha dato il cambio. Riteniamo che si sia trattato di un attacco organizzato perché gli aggressori lavoravano a gruppi di 10-15 persone che si alternavano” ha aggiunto la presidente della Khrc, anticipando che ulteriori elementi a conferma di questa ipotesi sono stati inseriti in un rapporto consegnato alla commissione governativa, Kenya National Commission on Human Rights (Knchr), e che dovrebbe essere diffuso la prossima settimana. “I campi di addestramento di queste milizie sono stati identificati, così come alcuni dei mandanti delle violenze” ha aggiunto in conclusione Muthoni Wanyeki. Secondo stime correnti, ancora parziali e sicuramente ‘prudenti’, le violenze della scorsa settimana hanno provocato, nella sola area di Eldoret, la morte di oltre 130 persone, il ferimento di oltre un migliaio e la fuga di quasi 100.000.(a cura di Massimo Zaurrini)
[MZ]

Fonte: Misna – 11/1/2008 17.20

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