La Bibbia come racconto di valore storico

In una tavoletta d’argilla, materiale usato come supporto scrittorio che s’incideva quando non era ancora asciutto, risalente al 595 a.C. è racchiusa un’ulteriore prova del fatto che la Bibbia non è una storia di pura fantasia. Inciso a caratteri cuneiformi compare il nome di un funzionario al servizio del re babilonese Nabucodonosor citato anche dall’Antico Testamento (cfr. Geremia cap.39).

La scoperta è di quelle rivoluzionarie in quanto per la prima volta un documento storico prova l’esistenza di una persona comune nominata dalla Bibbia. A farla è stato un professore dell’Università di Vienna, giunto nella capitale britannica per un viaggio di ricerca. Lo studioso in questione è uno dei pochi al mondo a saper decifrare senza problemi la scrittura cuneiforme, ossia la più antica forma di scrittura conosciuta: diffusa in Medio Oriente tra il 3200 a.C. e il II secolo d.C., è stata impiegata per scrivere ben 15 lingue diverse, tra cui il babilonese, l’assiro e l’ittita.

La tavoletta, di proprietà del British Museum dal 1920, venne trovata a fine Ottocento nei pressi dell’antica città di Sippar, a circa due chilometri dall’attuale capitale irachena. Secondo il professore viennese, è stata preservata così bene che gli sono bastati soltanto pochi minuti per leggerne l’iscrizione. Le poche righe contenute nel frammento largo appena 5,5 cm raccontano del “capo degli eunuchi Nebo-Sarsekim” e di un suo generoso dono al tempio babilonese di Esangila. Lo stesso personaggio compare anche nel libro di Geremia (cfr.39:3), che attesta la presenza di Sarsechim nel 587 a.C., quando “Nabucodonosor re di Babilonia venne con tutto il suo esercito contro Gerusalemme e la cinse d’assedio” (Geremia 39:1).

È un’ulteriore dimostrazione, qualora ve ne fosse stato bisogno, che la Bibbia non è un’invenzione. La scoperta è interessante non solo per i credenti ma anche per gli storici. Una tavoletta che riporta un atto di commercio è diventata una testimonianza fondamentale per l’Antico Testamento.

Il reperto fa parte di una collezione di oltre centomila pezzi esaminati ogni giorno da studiosi provenienti da tutto il mondo. Nonostante sia stata sotto gli occhi degli esperti per oltre ottant’anni, nessuno si era mai accorto dell’importanza storica del suo contenuto. La scoperta è già stata classificata tra “le più importanti degli ultimi cento anni” per quel che riguarda l’archeologia biblica.

Tratto da: Cristiani Oggi, 16-31 luglio 2007, pag. 6

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