Talebani: “Non uccideremo altri ostaggi” sudcoreani

Il portavoce dei rapitori fa sapere che non verranno condotte altre esecuzione prima dell’atteso incontro diretto con la delegazione di Seoul. Appello di 50 leader cristiani e buddisti per la liberazione degli ostaggi “senza condizioni”.

Kabul – I talebani non uccideranno altri ostaggi sudcoreani finché non si terrà l’atteso faccia-a-faccia con la delegazione di Seoul. Lo ha reso noto oggi il portavoce degli “studenti coranici”, Qari Yousef Ahmadi. Intanto aumentano gli appelli dei leader religiosi in sud Corea che pregano per la salvezza dei 21 rapiti ancora in vita.

I talebani hanno più volte minacciato di uccidere i volontari cristiani sudcoreani, in ostaggio dal 19 luglio scorso, se le loro richieste non verranno rispettate. Rapitori e autorità coreane hanno deciso di incontrarsi per sbloccare la crisi, ma finora non sono riusciti ad accordarsi su un luogo ritenuto sicuro per entrambe le parti. Per facilitare le trattative, il governo di Seoul ha ordinando il rientro delle Ong coreane presenti in Afghanistan; mentre già il mese scorso aveva emesso il divieto per i suoi cittadini di recarvisi. Secondo Ahmadi, la partenza delle organizzazioni di aiuti sudcoreane dal Paese contribuirà in modo positivo ai negoziati per la liberazione degli ostaggi; il ritiro della presenza di Seoul dall’Afghanistan rientra nelle richieste dei talebani insieme al rilascio di alcuni guerriglieri detenuti in basi americane.

Il 7 agosto circa 50 leader religiosi sudcoreani, buddisti e cristiani, hanno firmato un appello in cui si auspica la salvezza dei rapiti “senza condizioni e senza ulteriori vittime”. I volontari sudcoreani sequestrati il mese scorso a sud di Kabul erano 23, di cui 16 donne, tutti appartenenti alla chiesa presbiteriana di Saemmul; due sono stati uccisi nei giorni subito successivi al sequestro. I firmatari dell’appello rappresentano 6 associazioni religiose buddiste e cristiane: la Catholic National Federation for Justice, la Korea Christian Action Organization, il Committee for Justice and Peace of the National Council of Churches in Korea, il Religion Environment Forum, la Won Buddhist Association for Social Reform e la Jungto Society of Buddhism.

Fonte: AsiaNews/Agenzie – riprodotto con autorizzazione

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