1. Ho sentito dire a Francesco Toppi durante una predicazione mandata in onda su RadioEvangelo: ‘Dio non è un Dio di vendette, Dio è un Dio d’amore’; è vero?
Innanzi tutto va detto che questa sua dichiarazione è confermata da queste parole che lui ha scritto nel suo libro A domanda risponde: “L’idea di un Dio vendicatore, pronto a giudicare e a condannare, è prettamente umana ed è retaggio di una concezione superstiziosa e pagana. Essa rivela l’assoluta ignoranza di chi non conosce il proprio Creatore e Salvatore’ (Francesco Toppi, A domanda risponde, vol. 2, Roma 1993, pag. 186).
In secondo luogo va detto che questo è falso perché il nostro Dio, il Padre del nostro Signore Gesù Cristo, è anche un Dio di vendette in altre parole Egli è anche un vendicatore. Questo è quello che la Scrittura attesta in maniera chiara. Ma rivolgiamoci subito alla Scrittura per vedere quando essa definisce Dio un Dio di vendette.
Partiamo dall’Antico Testamento. Dio dice nella legge: “A me la vendetta e la retribuzione, quando il loro piede vacillerà!’ Poiché il giorno della loro calamità è vicino, e ciò che per loro è preparato, s’affretta a venire” (Deut. 32:35), ed anche: “… farò vendetta de’ miei nemici e darò ciò che si meritano a quelli che m’odiano” (Deut. 32:41). Mosè dice dunque: “Nazioni, cantate le lodi del suo popolo! poiché l’Eterno vendica il sangue de’ suoi servi, fa ricadere la sua vendetta sopra i suoi avversari, ma si mostra propizio alla sua terra, al suo popolo” (Deut. 32:43). Ci sono molti altri passi dell’Antico Patto che in una maniera o l’altra parlano del fare vendetta da parte di Dio; tra di essi voglio solo citare questo scritto nel libro del profeta Nahum: “L’Eterno è un Dio geloso e vendicatore; l’Eterno è vendicatore e pieno di furore; l’Eterno si vendica dei suoi avversari, e serba il cruccio per i suoi nemici” (Nahum 1:2), e quest’altro scritto nei Salmi: “O Dio delle vendette, o Eterno, Iddio delle vendette, apparisci nel tuo fulgore!” (Sal. 94:1).
Veniamo ora al Nuovo Testamento: ci sono due passi in particolare che attestano la medesima cosa, e cioè che Dio è un vendicatore, il primo è il seguente e fa parte di un discorso di Gesù: “Quando vedrete Gerusalemme circondata d’eserciti, sappiate allora che la sua desolazione è vicina. Allora quelli che sono in Giudea, fuggano a’ monti; e quelli che sono nella città, se ne partano; e quelli che sono per la campagna, non entrino in lei. Perché quelli son giorni di vendetta, affinché tutte le cose che sono scritte, siano adempite. Guai alle donne che saranno incinte, e a quelle che allatteranno in que’ giorni! Perché vi sarà gran distretta nel paese ed ira su questo popolo. E cadranno sotto il taglio della spada, e saran menati in cattività fra tutte le genti; e Gerusalemme sarà calpestata dai Gentili, finché i tempi de’ Gentili siano compiuti” (Luca 21:20-24). Il secondo passo si trova nella prima epistola di Paolo ai Tessalonicesi e dice: “Perché questa è la volontà di Dio: che vi santifichiate, che v’asteniate dalla fornicazione, che ciascun di voi sappia possedere il proprio corpo in santità ed onore, non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani i quali non conoscono Iddio; e che nessuno soverchi il fratello né lo sfrutti negli affari; perché il Signore è un vendicatore in tutte queste cose, siccome anche v’abbiamo innanzi detto e protestato” (1 Tess. 4:3-6).
Come dunque si può constatare la Scrittura attesta in maniera eloquente e potente che il nostro Dio è un vendicatore che fa quindi le sue vendette. Ma d’altronde, se non fosse così, come potrebbe la stessa Scrittura affermare che Dio è giusto? Non potrebbe, quindi la vendetta si rende necessaria a Dio per manifestare la sua giustizia che è eccelsa. Siamo contenti di avere un Dio vendicatore, oltre che pietoso e misericordioso; siamo contenti perché sappiamo che lui ci farà giustizia dei torti che riceviamo sia da parte di credenti che di non credenti facendo ricadere il male sopra chi lo ha fatto. Certo, Dio dà talvolta a chi fa torto anche il tempo di pentirsi; ma una cosa è certa, se egli non si pente il giudizio di Dio gli piomberà addosso.
Nessuno si illuda, Dio vendica sia credenti che increduli da ogni torto che subiscono. Egli è il Giusto, a Lui sia la gloria ora e in eterno. Amen.
Ma c’è qualcosa d’altro che è necessario dire in questa occasione, e cioè che oggi molti predicatori amano presentare solo alcune virtù di Dio, e precisamente il suo amore, la sua bontà, la sua fedeltà, la sua misericordia e la sua compassione, tralasciando volontariamente di parlare della sua giustizia che si manifesta con le sue vendette, che spesso sono immediate come nel caso di Anania e Saffira che per avere mentito allo Spirito Santo furono fatti morire immediatamente (cfr. Atti 5:1-11), e come nel caso del re Erode che quando i Tiri e i Sidoni cominciarono a gridare: ‘Voce di un dio, e non d’un uomo’ fu colpito all’istante da un angelo del Signore perché non aveva dato a Dio la gloria e morì roso dai vermi (cfr. Atti 12:20-23). Ovviamente lo scopo è quello di non spaventare l’uditorio; i credenti non devono essere presi dal timore di Dio, non devono tremare al solo pensiero che Dio li può punire immediatamente, anche con la morte se lo decreta, per dei loro misfatti, per le loro ribellioni, per la loro caparbietà di cuore. No, i credenti devono pensare solo all’amore di Dio, alla sua compassione, alla sua misericordia! E così i credenti che ascoltano costoro si fanno un’idea di Dio tutta loro personale, che riflette quella del loro pastore che amano ascoltare. E ovviamente quando costoro che sono abituati a sentire parlare solo dell’amore di Dio e della sua misericordia incontrano un credente che parla anche delle vendette di Dio, allora costui passa per un credente superstizioso, paganizzato da chissà quale idea! Fratelli, nessuno vi seduca con i suoi vani ragionamenti; investigate diligentemente le Scritture e vedrete da voi stessi che Dio è un vendicatore.
2. ….. Caro scrittore, mi viene un dubbio, ma hai mai ascoltato più prediche di diversi pastori A.D.I?…..
2. Devo solo, per correttezza nei vostri confronti e per amore di franchezza, esprimervi il mio sereno disaccordo su una domanda letta nella sezione Domande e Risposte, in particolare quella alla voce A.D.I. Le mie perplessità sono essenzialmente due: 1) La domanda posta mette in evidenza una frase tratta da una predica, estrapolandola totalmente dal proprio contesto. Anche la citazione dal libro ‘A domanda risponde’ non tiene conto che essa è parte di una risposta a una domanda, tra l’altro non riportata, con la quale si voleva mettere in evidenza che l’aspetto di Dio a cui dobbiamo guardare con maggiore fiducia, è il Suo amore, che consente a chiunque si pente, si ravvede e crede in Cristo di ottenere salvezza, indipendentemente dalla gravità delle proprie colpe. Penso che ogni testo fuori dal proprio contesto possa lasciare il campo a qualunque interpretazione. Non so se la persona che ha posto la domanda abbia provato a chiedere direttamente al fratello Toppi la spiegazione di questa frase, se non l’ha fatto penso che ha commesso un errore a chiedere a un altro (con tutto il rispetto e la stima fraterna) prima di chiedere al diretto interessato. Non conosco la predica in oggetto, ma più volte ho sentito il fratello Toppi predicare che chi non si converte dalla propria vita di peccato, soffrirà per l’eternità pene reali in un luogo eternamente separato da Dio il quale farà vendetta di tutte le iniquità che gli uomini hanno commesso garantendo una Giustizia perfetta a seguito di un Giudizio insindacabile. Questo per sottolineare che certamente il fratello Toppi non rifiuta l’idea che Dio è un Dio di vendette (e come potrebbe, i testi riportati nella vostra risposta sono magistralmente chiari), probabilmente (l’avverbio deriva dal fatto che non ho parlato direttamente con Toppi e posso quindi solo fare una deduzione sulla scorta della mia conoscenza che ho di lui) voleva mettere in evidenza, e in tal caso concordo pienamente con lui, che la caratteristica più importante e a cui l’uomo deve guardare con piena fiducia è l’Amore di Dio, anche se c’è da parte di ognuno di noi la consapevolezza che chi rigetterà tale amore, rifiutandone il frutto più glorioso, l’opera e la persona di Cristo Gesù, non potrà far altro che subire un giudizio dal quale scaturirà un verdetto di colpevolezza seguito da una pena eterna. 2) Non sono d’accordo con la scelta del titolo di questa domanda, A.D.I. Per chi non conosce questo movimento, del quale tutto si può dire tranne che rifiuta la dottrina del Giudizio di Dio, potrebbe sembrare che esso rifiuta la realtà biblica della punizione divina e della giustizia divina: ciò non è assolutamente vero. Inoltre riporto queste parole: ‘No, i credenti devono pensare solo all’amore di Dio, alla sua compassione, alla sua misericordia! E così i credenti che ascoltano costoro si fanno un’idea di Dio tutta loro personale, che riflette quella del loro pastore che amano ascoltare. E ovviamente quando costoro che sono abituati a sentire parlare solo dell’amore di Dio e della sua misericordia incontrano un credente che parla anche delle vendette di Dio, allora costui passa per un credente superstizioso, paganizzato da chissà quale idea! Fratelli, nessuno vi seduca con i suoi vani ragionamenti; investigate diligentemente le Scritture e vedrete da voi stessi che Dio è un vendicatore’. Caro scrittore, mi viene un dubbio, ma hai mai ascoltato più prediche di diversi pastori A.D.I.? Mi sembrerebbe strano se tu, avendone ascoltato una sola sull’Amore di Dio, o peggio ancora, non avendone ascoltata mai una (spero di no e che non sia tutto partito solamente da quella domanda), penseresti che essi sostengono che Dio è un vecchio barbuto bonaccione che un giorno perdonerà tutto dispensando fiori e pacche sulle spalle. Se lo pensi devo dirti che sei in errore, non abbiamo mai sostenuto una tale cosa. Dovresti venire nella mia comunità e sentire alcuni passaggi del pastore sulle pene eterne che a volte ti fanno saltare dal banco. L’accostamento della domanda al nome A.D.I. mi sembra quasi come andare al ristorante, leggere male il menù, uscire senza mangiare dicendo poi che il cibo non era buono. Ti saluto augurandomi che tu apprezzi questo chiarimento che ho sentito di dover dare, sperando che tutto sia nato solamente da una tua parziale conoscenza delle dottrine predicate dal fratello Toppi, e più in generale dai pastori delle A.D.I. Dio vi benedica
Risposta
Vorrei dirti alcune poche cose, la prima cosa è che in quella mia risposta non ho per nulla attribuito nè a Toppi e neppure alle ADI la dottrina che Dio alla fine perdonerà tutti e non condannerà nessuno alle pene eterne. Sarei uno stolto se lo avessi fatto perchè so perfettamente quello che i pastori delle ADI insegnano a riguardo della salvezza, del giudizio eterno e delle pene eterne. Io lo so che nelle ADI viene insegnato che coloro che non si saranno ravveduti e non avranno creduto nel Signore saranno puniti per l’eternità. Anche se devo dirti a proposito del giudizio di Dio contro i peccatori dopo morti, che mi lascia alquanto perplesso quello che viene insegnato nelle ADI a proposito del fuoco dell’inferno che viene definito metaforico e non letterale (Toppi e tanti altri lo dicono, non so tu). In sostanza, nelle ADI viene insegnato che il fuoco dell’inferno, vedi per esempio il fuoco di cui parlò Gesù nella storia del ricco e del Lazzaro, non è un vero fuoco!!! Ho sentito personalmente io Francesco Toppi fare simili affermazioni durante una sua predicazione messa in onda su RadioEvangelo!! E quindi, anche il fuoco eterno di cui si parla nell’Apocalisse non è un vero fuoco!! Ma c’è altro da dire, e che a quanto pare nelle ADI c’è chi pensa che anche l’oro della Nuova Gerusalemme non sia da intendere letteralmente ma solo in maniera metaforica: mio fratello molti anni fa poco dopo che si convertì si trovò al funerale di un credente e stando vicino ad un famoso pastore delle ADI, non immaginando minimamente quello che costui gli avrebbe detto di lì a poco, cominciò nella sua semplicità a dirgli: ‘Il fratello adesso cammina per strade d’oro, tocca il muro di diaspro ecc.!’, ed ecco la risposta del pastore delle ADI: ‘Rimarrei molto deluso se le cose fossero così!’ e poi gli disse altre cose che nella sostanza si possono riassumere in questa frase: ‘Le cose stanno scritte così solo per far capire ma non sono realmente così!’ al che mio fratello aprì la bocca e gli disse: “Quel che è scritto è scritto!’. Mio fratello rimase a dir poco stupefatto di quelle affermazioni, e la stessa cosa dicasi dei miei genitori e di me che però a quel funerale non ero presente!! A proposito pensi anche tu che il fuoco dell’Ades e quello dello stagno ardente di fuoco e di zolfo, e l’oro della Nuova Gerusalemme, non siano da intendersi letteralmente ma solo in maniera metaforica? Vorrei una tua risposta a tale riguardo. E proprio assurdo pensare e dire simili cose sia riguardo al fuoco dell’inferno che all’oro della Nuova Gerusalemme!! Ma perchè il fuoco dell’Ades e quello della Geenna sono diventati tutto di un botto metaforici? Evidentemente per non spaventare troppo i peccatori. Non so nella tua comunità quello che viene insegnato e detto a riguardo, certo è però che in tante comunità delle ADI queste sono cose che vengono dette e insegnate. Il serpente è veramente sempre all’opera!!!
Ma veniamo ora alla mia risposta che hai letto sul sito. Ma l’hai letta attentamente? Quello che di falso ho attribuito a Toppi è questo e cioè la negazione che Dio sia pronto a giudicare e a condannare, e la cosa è differente. Ascolta le sue parole: ‘L’idea di un Dio vendicatore, pronto a giudicare e a condannare, è prettamente umana ed è retaggio di una concezione superstiziosa e pagana. Essa rivela l’assoluta ignoranza di chi non conosce il proprio Creatore e Salvatore’ (Francesco Toppi, A domanda risponde, vol. 2, Roma 1993, pag. 186). Ma cosa ci vuole a capire queste parole così chiare? Rimango veramente meravigliato nel sentirti parlare in quella maniera. Ma torniamo al punto capitale delle cose; la Scrittura insegna che Dio punisce ANCHE qui e ora i caparbi, i ribelli, i peccatori, l’esempio del re Erode e di Anania e Saffira, nel Nuovo Testamento, sono estremamente chiari. Perchè allora questo non viene detto e predicato dai pulpiti? Perchè non viene detto che Dio fa morire dei credenti ancora oggi perchè amano mentire? Sì, la menzogna è molto diffusa nelle Chiese, e a capo di questi amanti della menzogna ci sono tanti pastori che con la loro lingua usano frode!!! La doppiezza anche, e ripeto anche, nelle ADI è all’ordine del giorno, noi ne abbiamo le prove inequivocabili!! Pastori che dicono una cosa, e un minuto dopo la rinnegano e ti accusano di averli capiti male, di averli fraintesi!! Pastori che privatamente dicono una cosa e pubblicamente un altra! Ma Dio è giusto e a suo tempo punisce questi amanti della menzogna!! Ah, sì al locale di culto, tutti dicono che bisogna dire la verità, che Dio ama la sincerità di cuore, ma fuori dal locale di culto, la Parola di Dio è calpestata, disprezzata, non esiste. Sono duro e crudo, lo so, ma le cose stanno così. Degli scandali perpetrati da questi pastori oramai la lista è lunghissima!! Ma proseguiamo; perchè non viene detto che Dio punisce coloro che pensano di potere scoprire la loro nudità andando a mettersi mezzi nudi al mare per prendersi la tintarella? Perchè non viene predicato in mezzo alle ADI che dato che il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo esso non può essere profanato andando a scoprirlo sulle spiagge dei mari? Perchè? Forza, rispondimi. Ti pare un comportamento sano quello di portare tua moglie o tua figlia al mare e farla mettere in mutande e reggiseno davanti agli occhi di tutti coloro che sono lì presenti??? E magari al locale di culto le fai andare con la gonna lunga, e dici loro che devono vestirsi in maniera vereconda e modestia per onorare la sana dottrina!!! Che ipocrisia, che inganno, che contraddizione!! E dove avviene tutto ciò? Strano ma vero, in mezzo alle chiese pentecostali, comprese le comunità delle ADI. Ma che significa che ognuno di noi deve possedere il proprio corpo in santità ed onore non dandosi a passioni di concupiscenza come fanno i pagani perchè Dio è un vendicatore in tutte queste cose (cfr. 1 Tessalonicesi 4:4-6)? Nella pratica che significa tutto ciò? Te lo dico io se ancora non lo hai capito, e cioè che coloro che pensano sia una cosa giusta andare al mare a mettersi mezzi nudi, a contemplare la nudità altrui, per contaminarsi a piene mani, saranno puniti da Dio, lui sa come e quando farlo, ma lo fa, e qui, adesso. Allora, fratello, vengono dette queste cose nella tua comunità? se vengono dette sono contento, ma se anche nella tua comunità, con il pastore in testa ve ne andate a prendere la tintarella con le vostre mogli, le vostre figlie, le vostre sorelle e madri, sappiate che vi attirate l’ira di Dio che non lascerà impunita questa vostra passione ingannatrice e di concupiscenza. Tu forse mi dirai: ‘Ma che vai dicendo, fratello?’ Ma non ti pare di esagerare?’ No, non mi pare proprio. Le cose purtroppo stanno così anche nelle ADI. Una volta anche nelle ADI chi si permetteva di andare a mettersi mezzo nudo al mare, veniva subito ammonito; ora invece lo si fa testimoniare liberamente per dire ai fratelli che sulla spiaggia del mare le benedizioni di Dio erano abbondanti! Loro vanno nelle tende dei peccatori, vanno a divertirsi, vanno a pascersi lo sguardo della nudità altrui e si contaminano, e poi vengono fatti testimoniare e tutti alla fine dicono: ‘Amen!’, il che significa che tutti sono d’accordo. Non c’è niente di male!!! Ma il male c’è, ma loro sono ciechi e non lo vedono. Ma io dico a costoro che Dio è santo ed è un vendicatore, e si vendica di quei credenti che si abbandonano anche a questa concupiscenza. Allora, fratello, vengono rivolte queste esortazioni nelle ADI? Per ciò che ne so, no. Anzi, ti posso dire che coloro che le rivolgono o si permettono di rivolgerle, sono attaccati in maniera violenta, disprezzati, calunniati, dai credenti, da Varese ad Agrigento, ANCHE nelle ADI è purtroppo così. I credenti ribelli e caparbi vogliono sentire parlare sempre della benignità e delle compassioni di Dio, e sono accontentati abbondantemente. Ma chi li avverte delle vendette di Dio? I pastori delle ADI? A me non pare, forse ce ne sarà qualcuno che io non conosco che dice queste stesse cose che dico io, ma in linea generale i credenti non vengono assolutamente messi in guardia dalle vendette di Dio che si abbatteranno su di loro a motivo di questa loro condotta indegna e ribelle.
Ecco perchè l’idea di un Dio vendicatore pronto a giudicare non è per nulla presentata ai credenti dai pastori delle ADI, perchè in primo luogo essi stessi che dovrebbero pascere il gregge dando l’esempio si corrompono non santificandosi nella loro vita quotidiana, e tanto è vero che in maniera sfacciata e arrogante dicono di andare al mare ad abbronzarsi! E le pecore gli vanno dietro, tutte in fila a loro danno. Ma nessuno rientra in sè stesso, dicendo: ‘Ma dove sto andando? Che sto facendo?’ Non conviene quindi presentare Dio anche come un vendicatore pronto a giudicare i ribelli, è ovvio questo, fin troppo ovvio! Ma il discorso potrei estenderlo alle minigonne, ai trucchi, agli orecchini, alle calze a rete, alle camicie trasparenti, ecc., che nelle ADI vengono permesse e tollerate, tanto che quando si entra in uno di questi locali di culto non pare proprio di essere tra dei Pentecostali. Vengono ammonite le sorelle in maniera chiara e franca che quelle cose se le devono togliere di dosso perchè non si addicono a donne che fanno professione di pietà? Viene detto loro che Dio è pronto a vendicarsi anche di quelle sue figliuole che non vogliono ubbidirgli? Il mio discorso è semplice, molto semplice. Quindi, al bando tutti quei discorsi di tanti pastori, che hanno come scopo quello di non impaurire i credenti caparbi di cui sono pieni anche i locali di culto delle ADI ed evitare che non tornino più, cosa che ‘danneggerebbe’ la cassa delle offerte!!
Ed allora per concludere; si parli dal pulpito dell’amore di Dio, della sua misericordia, della sua fedeltà e della sua bontà, ma si parli anche della sua giustizia e quindi anche delle sue vendette che si manifestano contro tutti quei credenti che amano il mondo, si corrompono, mentono, fanno torti a non finire ad altri fratelli, ecc. A proposito, di torti fatti ai fratelli, so di casi in cui nelle ADI sono stati minacciati di denuncia certi credenti che non volevano lasciare il locale di culto intestato alle ADI nelle mani degli aventi diritto, cioè dell’Ente Morale. E a capo di coloro che volevano sporgere denuncia c’era naturalmente il presidente delle ADI!! Bella testimonianza dinnanzi a quelli del mondo, proprio bella!! Ecco le cose che mi fanno indignare, ecco le cose che mi fanno infuriare, vedere che i fratelli si denunciano e minacciano altri credenti di portarli in giudizio davanti agli infedeli!! Ma perchè non patiscono qualche torto? Perchè non patiscono piuttosto qualche persecuzione? Ma chi tuona nelle ADI, dal pulpito, contro queste ingiustizie, contro queste iniquità? Chi avverte il popolo e i capi del popolo delle punizioni divine che riceveranno prontamente se non si convertono dalle loro vie malvagie? Chi? Chi? Ma proseguo, recentemente ho saputo da un mio zio che è nelle ADI da tantissimi anni, che adesso nelle ADI viene permesso ai credenti che hanno dei genitori non credenti cattolici che sono morti di andare alla messa funebre; non viene detto loro assolutamente nulla, anzi c’è il beneplacito del pastore. Vergogna, vergogna, ma sapete cosa è la messa? Sapete che la messa pretende di essere la ripetizione del sacrificio espiatorio di Cristo? Sapete che viene celebrata sia per i vivi che per i morti, per i loro peccati? Ma vi rendete conto che permettere a dei credenti di presenziare a un simile atto abominevole, è molto grave?! Allora, chi avverte questi credenti che non devono andare per nessuna ragione a questa funzione religiosa? Nessuno, nessuno, ecco la risposta. Ma Dio è amore, perdona, è compassionevole, continuano SOLTANTO a sentire questi credenti dal pulpito. Ma chi dice che Dio è un vendicatore pronto a punirli? Nessuno. Quindi, fratello, tu puoi girarla come vuoi la cosa, certo è però che i fatti parlano molto più chiaro di quanto fanno le parole nelle ADI. E il tutto fa parte di una linea ben definita, noi oramai la conosciamo questa linea o questa piega che hanno preso le ADI.
Ti ho parlato apertamente, rifletti a quello che ti ho detto.
3. …. posso considerare fratelli/sorelle i credenti di altre confessioni cristiane (per esempio: gli appartenenti alla chiesa della Riconciliazione, chiesa dei fratelli, battisti etc…?
3. Ti scrivo per porti una domanda che secondo il mio parere è un pò delicata. Circa due mesi e mezzo fa una sorella di un’altra Chiesa ADI ha preso a frequentare una Chiesa della Riconciliazione senza mai abbandonare la chiesa d’origine. Il pastore (che è lo stesso sia della mia comunità che della sua) è venuto a conoscenza di questo fatto e piano piano ha cominciato a toglierle gli incarichi che aveva in chiesa (suonava, era monitrice per la scuola domenicale). Alla fine questa sorella ha cominciato a sentirsi come un’esclusa, era vista male, ed ha definitivamente lasciato l’ADI frequentando con regolarità l’altra Chiesa. Un giovedì durante la preghiera ed anche di domenica nel culto, il pastore ha parlato male di questa Chiesa ora frequentata da questa sorella ed ha criticato ovviamente anche lei. Ieri sera anche io ed un’altra sorella siamo andate (e non per la prima volta) in questa Chiesa dove ho respirato sana fede. Diverse volte dai discorsi del pastore ho inteso che lui non considera fratelli altri credenti di altre chiese (una volta parlandoci disse che in un paese dove c’è stato il terremoto non c’erano credenti, poi ho scoperto che c’erano dei membri della Chiesa dei fratelli). Spero di aver esposto chiaramente la storia. Ora la mia domanda è: posso considerare fratelli/sorelle i credenti di altre confessioni cristiane (per esempio: gli appartenenti alla Chiesa della Riconciliazione, Chiesa dei fratelli, Battisti ecc…)? Ti sarei grata se potessi rispondere a questo mio quesito. Sono certa che anche questa volta, esattamente come le altre, mi darai una risposta esauriente che dissiperà i miei dubbi.
Risposta
Sorella nel Signore, la risposta è che tu puoi anzi devi considerare come fratelli e sorelle i credenti di altre denominazioni evangeliche come la Chiesa della Riconciliazione, la Chiesa dei fratelli, la Chiesa Battista, la Chiesa Presbiteriana, la Chiesa Metodista, ecc. Nota bene che ho detto ‘i credenti di altre denominazioni evangeliche’, perché in mezzo alle denominazioni evangeliche ci sono tanti che ancora non sono nati di nuovo e quindi non sono dei nostri fratelli. E bada bene che questo discorso vale anche per le ADI, nel senso che anche nelle ADI devi considerare fratelli e sorelle solo coloro che sono nati di nuovo e quindi che sono sicuri del perdono dei loro peccati e di avere la vita eterna. Tu dirai: ‘Ma allora nei locali di culto delle ADI ci sono anche dei perduti?’ Certo che ci sono, esattamente come nelle altre denominazioni evangeliche pentecostali e non.
Il fatto che ci siano pastori nelle ADI che non considerano fratelli i credenti di altre Chiese è una opera della carne, è una forma di settarismo condannato da Dio, un qualcosa che contrasta e contrista lo Spirito Santo perché Dio non ha riguardi personali, per Lui chiunque ha invocato il Signore è stato salvato, chiunque ha creduto in Gesù Cristo ha ottenuto la remissione dei peccati ed ha la vita eterna. Non importa in quale denominazione evangelica si trovano, Dio li conosce, essi sono da lui conosciuti ed amati. E quindi noi non possiamo disconoscerli e sprezzarli; guai a noi se lo facciamo! Per altro non mi è nuovo quello che mi dici; lo so che nelle ADI ci sono alcuni pastori che dicono simili cose. Vedi, per molti nelle ADI, se in un paese c’è solo una Chiesa Metodista, o solo una Chiesa Battista (o finanche solo una Chiesa Pentecostale non ADI), ancora non c’è la testimonianza del Vangelo in quel luogo, e perché? Perché non c’è una comunità delle ADI!!! Falso, assolutamente falso, perché anche queste Chiese proclamano il Vangelo della Grazia e tramite la loro predicazione ci sono persone che il Signore salva. Occorre ricordare a costoro che prima che sorgesse il Movimento Pentecostale, il Vangelo era ugualmente predicato, e c’erano tanti credenti in tutto il mondo. Tanti di coloro che in America ricevettero il battesimo con lo Spirito Santo erano Metodisti, Battisti, della Chiesa del Nazareno, dell’Esercito della salvezza ecc. Erano dei credenti che bramarono il battesimo con lo Spirito e lo ricevettero, ma ancora prima di riceverlo erano dei credenti. Il battesimo non li rese più salvati di prima. Quindi non si capisce come si possano fare affermazioni come: ‘I credenti delle altre chiese non sono fratelli!’ Allora non sono salvati? E allora vanno all’inferno! Ma come si può affermare ciò? Costoro in verità sono settari, e porteranno la pena del loro settarismo.
Con questo discorso però non voglio affatto sottacere che in queste altre denominazioni evangeliche vengono insegnate delle dottrine false, o vengono incoraggiati dei comportamenti sbagliati. No, questo neppure bisogna farlo, per amore del Signore. I battisti, come anche quelli della Chiesa dei Fratelli, rigettano il battesimo con lo Spirito e il parlare in lingue e dicono che lo Spirito non distribuisce più i suoi doni, e insegnano pure che ‘una volta salvati sempre salvati’; i metodisti, come anche i presbiteriani, praticano il battesimo dei bambini. Per citarti solo alcuni pochi esempi. Per quanto riguarda le altre chiese pentecostali che non fanno parte delle ADI, bisogna riconoscere che in molti casi vengono incoraggiati comportamenti sbagliati (come per esempio la ‘santa risata’, ed altre strane manifestazioni come il soffiare sulle persone per fare loro ricevere lo Spirito Santo, o lo spingere per fare cadere a terra coloro che vanno avanti affinché si preghi su di loro), come anche vengono diffuse dottrine false, ed anche vengono scoraggiati i credenti dal procacciare la santificazione (alle donne viene permesso di vestirsi come vogliono, con minigonne, vesti attillate, orecchini, ecc; e poi ai credenti vengono tranquillamente permesse certe concupiscenze mondane). Quindi è bene stare attenti e non lasciarsi trascinare dietro queste cose sbagliate. In riferimento alla Chiesa della Riconciliazione stai attenta perché io so che è una Chiesa coinvolta nell’ecumenismo con i Carismatici cattolici, il pastore Traettino (il fondatore e presidente della suddetta denominazione) è promotore di incontri ecumenici. Ad un incontro organizzato dai Carismatici cattolici – di alcuni anni fa – dove c’erano semplici cattolici romani, preti e frati, oltre ad avere predicato (ma non un messaggio di ravvedimento ai cattolici romani affinchè si convertano dagli idoli all’Iddio vivente e vero) ha portato pure una croce in processione!! Stai dunque molto attenta sorella, e non lasciarti ingannare dall’apparenza. Non sto dicendo che la Chiesa della Riconciliazione non predica il Vangelo o che non ci sono fratelli nel loro mezzo, ma sto solo mettendoti severamente in guardia da essa perché nel frequentarli potresti ritrovarti all’improvviso a braccetto con i Cattolici Romani che come tu sai predicano un altro Vangelo perché insegnano che l’uomo è salvato per opere e non per grazia. Stai dunque molto attenta.
Voglio infine dirti quanto segue: non è che nelle ADI non ci siano false dottrine insegnate, o comportamenti sbagliati incoraggiati. No, per esempio nelle ADI vengono insegnate le seguenti falsità: la gap-theory, che il fuoco dell’inferno non è letterale ma simbolico, che la descrizione della nuova Gerusalemme fatta da Giovanni nell’Apocalisse non è da intendersi letteralmente ma simbolicamente; che quando la chiesa è radunata il parlare in altra lingua più l’interpretazione corrisponde ad una profezia cioè ad un parlare rivolto agli uomini (quando invece non è così perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio); che Dio non ha predestinato alcuni alla salvezza e altri alla perdizione, rigettano quindi il proponimento dell’elezione di Dio che dipende non dalle opere ma dalla volontà di Colui che chiama, in altre parole loro dicono che il destino l’uomo se lo costruisce lui con le sue mani, con le sue decisioni, non è che Dio fa sì che alcuni credano e altri invece non credano perché dipende dall’uomo la salvezza e non da una decisione di Dio presa prima della fondazione del mondo e mandata poi da Lui ad effetto: viene poi insegnato che la decima i credenti la devono pagare. Per quanto riguarda i comportamenti sbagliati, viene permesso in alcuni casi il matrimonio quando uno dei due è divorziato con il proprio coniuge ancora in vita; viene permesso a credenti che hanno i genitori Cattolici Romani e che muoiono cattolici di andare alla messa funebre per i loro genitori (e come tu sai la messa pretende di essere la ripetizione del sacrificio di Cristo offerto per la propiziazione dei peccati dei vivi e dei morti che sarebbero in purgatorio, quindi è un’abominazione); in alcuni casi viene permesso alla donna di insegnare, vengono fatte fare le scene teatrali ai bambini (mentre agli adulti viene detto che non le devono fare per evangelizzare, bene io dico, ma come possono vietarlo agli adulti quando loro stessi permettono ai bambini di imparare l’arte della recitazione da piccoli?); e poi non parliamo della televisione, dell’andare al mare a mettersi mezzi nudi, anche queste cose sono permesse e tollerate. Tuttavia va detto che queste medesime cose le si ritrovano pure in molte Chiese pentecostali non facenti parti delle ADI ma di altre denominazioni pentecostali.
Dunque, sorella, è chiaro che stando così le cose devi stare attenta a non accettare la falsità e la menzogna non importa da chi viene propagata. Devi essere prudente, e non lasciarti sedurre da vani ragionamenti, non importa chi li faccia, ripeto non importa chi li fa.
4. ….. Cari fratelli io desidero sapere se sto sbagliando nel restare in questo coro, perché se stiamo partecipando ad un’opera non approvata da Dio, io ne desidero sapere prima di tutto il perché BIBLICAMENTE, e poi lasciare il coro, in base a questi motivi. ….
4. Pace cari fratelli. Sono un giovane fratello ….. e frequento una comunità ADI ad Avellino, e vi scrivo perché ho bisogno di alcune risposte secondo la Parola di Dio. Vi prego di aiutarmi, se potete. La mia domanda è questa: è peccato che un uomo non credente, che non frequenta mai le riunioni di culto, che non prega mai, che non è battezzato in acqua e tantomeno in Spirito Santo, diriga un coro di lode nella comunità durante i culti? Se è peccato, io desidererei sapere il perché con la Parola di Dio. Ho bisogno di sapere se DIO approva il nostro coro formato in questa maniera o no. Desidero sapere se basta il fatto di avere un sentimento sincero nel nostro cuore nel lodare il Signore, anche se il direttore del coro non è credente, oppure se la Parola di Dio non è affatto d’accordo con quello che il pastore permette nel coro, e che quindi non basta il nostro buono sentimento ma ci vorrebbe l’ubbidienza alla Sua Parola perché quel servizio resoGli Gli sia gradito. Quest’uomo che dirige il coro è un maestro di musica molto competente, scrive delle basi musicali bellissime, ha dei mezzi straordinari per ascoltare la musica, ma non è credente. Non è uno di noi, non viene mai ai culti, sono 18 anni che è in questa comunità, e non si è mai convertito. Tuttavia gli si permette, come gli si è sempre permesso, di dirigere il coro della comunità, non soltanto durante le prove del coro, ma anche durante i culti, che sono gli unici culti ai quali il direttore viene. Cari fratelli io desidero sapere se sto sbagliando nel restare in questo coro, perché se stiamo partecipando ad un’opera non approvata da Dio, io ne desidero sapere prima di tutto il perché BIBLICAMENTE, e poi lasciare il coro, in base a questi motivi. Spero di essere stato chiaro nel presentarvi il mio dubbio ed il mio problema. Confido in una vostra risposta chiara con la Bibbia, perché è di quella che ho bisogno e non sono riuscito ancora a trovarla precisa e spiegata bene. Attendo una vostra risposta. Vi ringrazio tanto, spero che mi vogliate essere d’aiuto cari fratelli, sono molto confuso a riguardo, che Dio vi benedica molto, a presto.
Risposta
Fratello, pace. Non lo sai che ad un non credente non è permesso ricoprire alcun ufficio o incarico nella Chiesa dell’Iddio vivente perché non è un membro del corpo di Cristo? Il non credente è un corpo estraneo all’assemblea dei santi, egli non ha nulla a che spartire o a che fare con i santi, come si può affidargli un incarico? Se una persona non è dei nostri, come si può affidargli sia pure solo la direzione di una corale in una Chiesa che ha come obbiettivo di innalzare lodi a Dio e guidare la comunità nella lode? Ascolta attentamente quello che dice la Scrittura a proposito di coloro che ricevettero dal re Davide l’incarico di cantare gli inni sacri nella casa di Dio e dei loro ‘direttori’: “Poi Davide e i capi dell’esercito appartarono per il servizio quelli de’ figliuoli di Asaf, di Heman e di Jeduthun che cantavano gl’inni sacri accompagnandosi con cetre, con saltèri e con cembali; e questo è il numero di quelli che furono incaricati di questo servizio. Dei figliuoli di Asaf: Zaccur, Josef, Nethania, Asarela, figliuoli di Asaf, sotto la direzione di Asaf, che cantava gl’inni sacri, seguendo le istruzioni del re. Di Jeduthun: i figliuoli di Jeduthun: Ghedalia, Tseri, Isaia, Hashabia, Mattithia e Scimei, sei, sotto la direzione del loro padre Jeduthun, che cantava gl’inni sacri con la cetra per lodare e celebrare l’Eterno. Di Heman: i figliuoli di Heman: Bukkija, Mattania, Uzziel, Scebuel, Jerimoth, Hanania, Hanani, Eliathak, Ghiddalthi, Romamti-Ezer, Joshbekasha, Mallothi, Hothir, Mahazioth. Tutti questi erano figliuoli di Heman, veggente del re, secondo la promessa di Dio, di accrescer la potenza di Heman. Iddio infatti avea dato a Heman quattordici figliuoli e tre figliuole. Tutti questi erano sotto la direzione dei loro padri per il canto della casa dell’Eterno, ed aveano dei cembali, dei saltèri e delle cetre per il servizio della casa di Dio. Eran sotto la direzione del re, di Asaf, di Jeduthun e di Heman. Il loro numero, compresi i loro fratelli istruiti nel canto in onore dell’Eterno, tutti quelli cioè ch’erano esperti in questo, ascendeva a dugentottantotto” (1 Cronache 25:1-7). Come puoi vedere tutti coloro che ricevettero l’incarico di cantare le lodi di Dio erano tutti Leviti, cioè membri del popolo d’Israele, come pure erano Leviti coloro che li dirigevano nella lode (cfr. 2 Cronache 5:12), cioè Asaf, Heman e Jeduthun i quali erano per altro profeti (cfr. Matteo 13:35; 2 Cronache 29:30; 35:15; 1 Cronache 25:5) e quindi uomini che profetizzavano per lo Spirito e avevano sogni e visioni. Nessuno straniero ricevette l’incarico di dirigere la lode della casa dell’Eterno. Ora, siccome sotto la grazia, l’Israele di Dio è formata da tutti coloro che sono nati da Dio, ossia da tutti coloro che sono stati circoncisi della circoncisione di Cristo, è evidente che non si possono prendere degli incirconcisi di cuore e affidargli l’incarico di dirigere dei santi nella lode a Dio. Coloro che sotto la grazia sono chiamati ad offrire un sacrificio di lode a Dio sono un real sacerdozio, una gente santa, una generazione eletta, e quindi chiunque non è un sacerdote di Cristo, chiunque non è un santo, chiunque non è un eletto, non può essere posto a dirigere la lode a Dio.
Se dunque un pastore permette che un non credente ricopra un incarico nella Chiesa sbaglia grandemente, questa cosa deve essergli fatta notare immediatamente affinché tolga quest’incarico all’infedele.
Risposta del fratello
Caro fratello, pace. In passato molti credenti hanno cercato di fargli notare questa cosa, sono state tenute riunioni svariate, il pastore una volta ha anche ammesso che questo non è biblico, ma poi in seguito ha detto di non ricordarsi di averlo detto, cioè lo ha rinnegato. Poi c’erano anche dei fratelli che erano in grado di dirigere questo coro, ma alcune persone nel coro non li hanno voluti, perché non erano logicamente all’altezza tecnica del maestro di musica. Il pastore ha ascoltato il parere di questi pochi che all’interno del coro volevano quest’inconvertito, e non quelli che hanno cercato di fargli notare la cosa CON LA PAROLA. Tutto questo succede perchè quelli che vogliono questo maestro di musica sono FIGLI SUOI, e loro amici…insomma io credo che ci sia stata parzialità da parte del pastore, riguardo alla decisione di non permettere più a quell’uomo di dirigere il coro, probabilmente il pastore lo hanno plagiato. Molti in passato, vista la decisione del pastore di far rimanere quell’uomo alla direzione, hanno lasciato il coro, in segno di testimonianza, ed adesso io ed un altro giovane fratello, che da un anno siamo in questo coro, sapute le cose accadute nel passato, siamo andati dal pastore per cercare di fargli notare che non era biblico che un inconvertito diriga un coro nei culti, e che svolga un servizio per il Signore. Ma il pastore ci ha risposto che quell’uomo non svolge nessun servizio, siamo soltanto noi a svolgerlo il servizio, e che per adesso c’è bisogno di lui nel coro, perchè non c’è nessun altro a poterlo dirigere. Anche questo non è vero poichè c’erano invece alcuni fratelli che per anni hanno preso lezione di direzione di coro ed erano in grado, ma il pastore ci ha detto che quei fratelli non avevano voglia di continuare, e che non c’erano soldi per le spese delle lezioni. Ma non è vero, in quanto che io adesso mi sono proposto per prendere lezioni, e mi hanno detto che va bene, soltanto che adesso il maestro del coro ha detto che i brani che facciamo sono troppo difficili, e che li deve dirigere per forza lui. Cioè mi ha fatto capire che io non dirigerò questi brani. Io so anche che nel coro molti non vogliono che sia un altro a dirigere, in quanto che questo direttore è molto competente tecnicamente, ed un altro bravo come lui non è facile trovarlo in quanto alla tecnica, perchè lui ha studiato per anni e anni al conservatorio, dove anche insegna. Hanno rifiutato fratelli che erano in grado di dirigere, anche se non bravi tecnicamente come lui, ed hanno voluto lui. Chi ha insistito in particolare sono i figli del pastore, ed il pastore non ha ascoltato chi gli faceva notare l’incoerenza con la Parola, ma quelli che volevano quel maestro, essendosi convinto che è indispensabile, e che lui non svolge un servizio nella Chiesa, ma che è stato assoldato solo per far cantare il coro in maniera ottima, e più corretta tecnicamente. Spero che tu abbia capito il punto di vista del pastore, lui non ritiene che sia peccato permettere a quell’uomo di dirigere il coro, si è convinto di questo per i motivi che già ti ho spiegato. Io non so come regolarmi fratello, dammi qualche consiglio, che devo fare secondo te? E’ vero invece che è peccato che quell’uomo diriga? E’ vero che quell’uomo sta svolgendo un servizio nella Chiesa anche se non è credente? Perchè il pastore dice che non lo sta svolgendo? Qual è il comportamento che mi suggerisce il Signore secondo la Sua Parola? Che devo fare? Se non mi fanno neanche prendere lezioni di direzione come devo comportarmi? Attendo tue risposte, grazie molto davvero, il Signore ti benedica. PACE
Mia replica
Alla luce di quanto mi hai detto, io se fossi al tuo posto, uscirei dal coro immediatamente.
Sua risposta
Grazie della tua risposta ancora una volta. Ti volevo chiedere se puoi motivarmi la tua ultima risposta più chiaramente, in modo che io abbia chiaro in mente con la Parola perchè tu usciresti dal coro immediatamente. Spero di esserti stato chiaro, e di non starti scocciando con questa questione. Ho bisogno di un ulteriore chiarimento sulla tua risposta, nel senso che ti ho detto. Spero ancora una volta nella tua pazienza. Grazie molto, Dio ti benedica, pace.
Mia risposta finale
Io me ne uscirei perchè non ammetto che un incredulo mi guidi o partecipi con me in una qualsiasi attività spirituale compiuta alla gloria di Dio.
La Scrittura dice: “Non vi mettete con gl’infedeli sotto un giogo che non è per voi; perché qual comunanza v’è egli fra la giustizia e l’iniquità? O qual comunione fra la luce e le tenebre? E quale armonia fra Cristo e Beliar? O che v’è di comune tra il fedele e l’infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gl’idoli? Poiché noi siamo il tempio dell’Iddio vivente, come disse Iddio: Io abiterò in mezzo a loro e camminerò fra loro; e sarò loro Dio, ed essi saranno mio popolo” (2 Corinzi 6:14-16) Non è abbastanza chiaro che noi non possiamo metterci a servire Dio assieme a persone che non sono il tempio di Dio? Come fai dunque a metterti assieme a qualcuno che non è nato da Dio? Se dunque non hai nessuna comunione spirituale con questo direttore di coro, o va via lui (cosa molto difficile perchè il pastore lo appoggia) o vai via te, non puoi stare assieme ad un infedele sotto un giogo che non è per i santi.
La grazia sia con te
5. …. Nella comunità che frequento (ADI), durante il momento della preghiera comunitaria, ogni volta che un fratello parla in lingue ad alta voce, colui che traduce conclude sempre con la formula “così dice il Signore”, facendo credere così che è Dio che parla alla comunità o a colui che ha “profetizzato”, attraverso la sua stessa bocca. Ma dov’è che il Nuovo Testamento cita episodi del genere? Non è il credente che parla a Dio, quando parla in lingue? In questo caso le presunte traduzioni sono una presa in giro?….
5. Cari fratelli, pace del Signore. La mia domanda riguarda il parlare in lingue. Sono convertito a Cristo da poco più di 2 anni. Non ho ricevuto ancora il battesimo con lo Spirito Santo, ma questo non mi preoccupa; so bene che Gesù sa quando sarà il momento opportuno. Ultimamente mi è sorto un dubbio che diventa sempre più pressante. Nella comunità che frequento (ADI), durante il momento della preghiera comunitaria, ogni volta che un fratello parla in lingue ad alta voce, colui che traduce conclude sempre con la formula “così dice il Signore”, facendo credere così che è Dio che parla alla comunità o a colui che ha “profetizzato”, attraverso la sua stessa bocca. Ma dov’è che il Nuovo Testamento cita episodi del genere? Non è il credente che parla a Dio, quando parla in lingue? In questo caso le presunte traduzioni sono una presa in giro? Non oso chiedere questa cosa al pastore, perché tanto lui risponderebbe in modo da cascare in piedi. Quando gli chiesi, dopo aver letto un vostro articolo, perché cantiamo rivolgendoci direttamente allo Spirito Santo e perché tanti (compreso lui) pregano rivolgendosi anche allo Spirito Santo, mi rispose che è corretto e che ci sono dei passi (che, stranamente, non ricordava) dai quali si capisce che si può fare: è stata una risposta un pò confusa e per nulla soddisfacente, comunque ho voluto passarci sopra, tanto io non sono tenuto a fare per forza come fanno gli altri. Un’altra domanda un pò spinosa ma meno importante riguarda l’abbigliamento in comunità. Nella Bibbia è scritto chiaramente che l’uomo deve vestire da uomo e la donna da donna. Io, pur essendo un uomo (38 anni), non sono maschilista né femminista, ma cerco sempre di vedere le cose in maniera obbiettiva. E’ vero che i pastori hanno deciso tante cose, nelle loro riunioni, per il bene della comunità e per evitare, a detta di loro, alcuni tipi di problemi, anche se queste cose, nella Bibbia, non sono neppure minimamente implicite: ad esempio la disposizione separata dei fratelli dalle sorelle, il santo bacio alla fine del culto che deve essere tra credenti dello stesso sesso, quando San Paolo non ha specificato questa cosa; ovviamente a me non cambia alcunché, sono solo riflessioni. La mia perplessità è circa l’obbligo per le donne di indossare la gonna. Ho saputo che il pastore ha ripreso alcune sorelle perché venivano in comunità con i pantaloni, neanche attillati. Tantissimi punti della Bibbia, soprattutto del Nuovo Testamento, sono eterni ed immutabili, ma riguardo l’abbigliamento come la mettiamo? Se esso è una variabile alla quale possiamo tranquillamente adattarci con le trasformazioni che ha subìto e che subirà nel tempo, allora oggi i pantaloni sono anche un indumento femminile e quindi non c’è alcunché di male se la donna cristiana li indossa, anche in comunità; se invece deve essere un punto fermo e rigido, bisogna ricordare non solo che la Bibbia non dice quale abbigliamento deve usare l’uomo e quale la donna, ma che neppure ai tempi di Gesù esistevano i pantaloni, perché sono stati inventati diversi secoli dopo, quindi neppure l’uomo cristiano di oggi dovrebbe indossarli, né in comunità né altrove, ma dovrebbe mettere semplicemente una veste e grezzi indumenti di pelle. Oltre al fatto che le sorelle giovani, ed anche meno giovani, fuori dal locale di culto usano spesso i pantaloni. Una sorella mi ha detto che è una regola per creare un certo ordine nel locale di culto e che questo non significa che fuori non li possano indossare. Allora mi chiedo perché dovrebbe sembrare un disordine se alcune sorelle indossano la gonna ed altre i pantaloni; l’importante è, secondo me, che sia un abbigliamento decoroso e non volgare. I fratelli non indossano mica tutti giacca e cravatta. Non è perché voglio essere un ribelle, ma mi sembrano delle regole inutili e ridicole, che non c’entrano alcunché con la fede e non servono a forgiare il buon cristiano. Vorrei sapere qual’è la vostra posizione al riguardo. Spero che possiate rispondermi prima possibile, soprattutto alla prima domanda: è importante per poter decidere come muovermi. Al limite preferisco non frequentare alcuna comunità, piuttosto che assistere a prese in giro. Il Signore mi capirebbe. Buon proseguimento e buona crescita nelle vie del Signore. Pace e Dio vi benedica.
Risposta
Fratello nel Signore, pace. Secondo la Parola di Dio, chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Corinzi 14:2), per cui è evidente che quando il parlare in altra lingua viene interpretato la direzione di esso non è diversa. Voglio dire che se un fratello rivolge a Dio una preghiera o un cantico o un ringraziamento (perché in una di queste cose consiste il suo parlare in lingua – vedi 1 Corinzi 14:15-18), l’interpretazione non può consistere in un messaggio di esortazione o di consolazione rivolto alla chiesa (ossia in una profezia) ma consisterà in una preghiera o in un cantico o un ringraziamento. Alla luce di ciò dunque non si può accettare una profezia come interpretazione. Purtroppo, fratello, questo insegnamento è ignorato dalla maggior parte delle Chiese Pentecostali, per cui si sente il consueto ‘così parla il Signore’ dopo il parlare in lingue. Io ho scritto parecchio su questo argomento. Qui di seguito ti metto alcuni dei miei scritti su questo argomento che ti saranno utili a capire l’errore in cui sono caduti tanti fratelli. E spero che tu li faccia leggere a più fratelli possibili per il loro bene.
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Dalle Domande e Risposte
● Ma il parlare in lingue più l’interpretazione costituisce una profezia?
No, non costituisce una profezia e questo perché dato che – come abbiamo visto precedentemente – chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio, è ovvio che anche l’interpretazione corrisponderà ad un parlare a Dio e non ad un parlare agli uomini. Se tu dici in inglese: ‘Praise the Lord’ (tradotto in italiano ‘Lode al Signore’) come farà chi interpreta a dire che tu hai detto: ‘Così parla l’Eterno: ‘Non temere, io sono con te’? Non potrà. Non ti pare? Come si può dunque interpretare una preghiera, un salmo, o un rendimento di grazie rivolto a Dio, con un messaggio rivolto agli uomini?
● Quando si parla in lingue chi è che parla, il credente? e perché parla a se stesso? perché attraverso il parlare in lingue si edifica se stesso e cosa avviene?
Certamente chi parla in altre lingue è il credente; i seguenti passi biblici lo attestano chiaramente: “E tutti furon ripieni dello Spirito Santo, e cominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi” (Atti 2:4), ed anche: ” … li udivano parlare in altre lingue … ” (Atti 10:46), ed ancora: “… chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio … ” (1 Cor. 14:2), per citare alcuni dei tanti passi. Va tuttavia detto che nonostante sia il credente a parlare in altra lingua, le parole sono pronunciate mediante lo Spirito Santo che è in lui e che lo sospinge a proferire quelle parole sconosciute. Quando per esempio il giorno della Pentecoste i circa centoventi furono ripieni di Spirito Santo è detto che cominciarono a parlare in altre lingue “secondo che lo Spirito dava loro d’esprimersi”. Quindi quelle espressioni che essi proferirono venivano dallo Spirito di Dio. In altre parole il credente si mette a parlare mediante lo Spirito di Dio. Che sia così è confermato dal fatto che Paolo nell’esortare a pregare in altra lingua dice: ” … orando in ogni tempo, per lo Spirito, con ogni sorta di preghiere e di supplicazioni ….” (Ef. 6:18), e Giuda: “… pregando mediante lo Spirito Santo … ” (Giuda 20). Ecco perché il credente ripieno di Spirito Santo è sicuro di proferire parole sante e giuste quando prega in altra lingua, perché sa che esse vengono proferite dallo Spirito di Dio che è santo. Ho detto ‘dallo Spirito’ perché la Scrittura dice anche: “Parimente ancora, lo Spirito sovviene alla nostra debolezza; perché noi non sappiamo pregare come si conviene; ma lo Spirito intercede egli stesso per noi con sospiri ineffabili; e Colui che investiga i cuori conosce qual sia il sentimento dello Spirito, perché esso intercede per i santi secondo Iddio” (Rom. 8:26-27). Come potete vedere in queste parole è detto che è lo Spirito che prega o intercede. Per essere completi però su questo punto occorre dire anche che c’è anche una parte compiuta dallo spirito dell’uomo in questo pregare infatti Paolo dice: “Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa” (1 Cor. 14:14). Quindi lo Spirito Santo prega insieme con il nostro spirito.
Ora, vengo al secondo quesito. In base a quanto dice Paolo il parlare in altra lingua è rivolto a Dio e non agli uomini, egli dice infatti che chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio (cfr. 1 Cor. 14:2). Non abbiamo forse visto poco fa che chi parla in altra lingua prega Dio? Quindi nel caso il parlare in altre lingue sia interpretato, l’interpretazione che ne verrà fuori non consisterà in una esortazione rivolta a tutti i presenti o solo a qualcuno dei presenti, ma in una preghiera (o in un cantico spirituale o in un ringraziamento rivolto a Dio). Ovviamente anche nel caso il parlare in lingue non fosse interpretato la direzione di quel parlare è sempre verso Dio. Naturalmente questo significa implicitamente che il credente che parla in altra lingua non parla a se stesso.
Come si spiega allora il fatto che Paolo dica che se nella chiesa dopo che hanno parlato in altra lingua due o tre e non c’è chi interpreta “si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio” (1 Cor. 14:28)? Si spiega così: quel parlare a se stessi e a Dio non è da intendersi come un parlar in lingue perché se è vero che nel caso del parlare a Dio il parlare in lingue potrebbe pure starci, non potrebbe invece starci nel parlare a se stessi perché altrimenti Paolo si sarebbe contraddetto. Il credente dunque in questo caso deve – sottovoce – parlare nella sua lingua conosciuta sia a se stesso che a Dio.
Vengo adesso al terzo quesito. Chi parla in altra lingua edifica se stesso perché fa una cosa giusta, santa, e pura, mediante lo Spirito di Dio. Quando diciamo che egli edifica se stesso vogliamo dire che egli si fortifica tramite questa esperienza spirituale, ossia egli acquisisce nuove forze. Per usare un termine di paragone terreno (con tutti i suoi limiti naturalmente), è come se il credente in quel momento ricaricasse le batterie che si erano un po’ scaricate. E questo ‘ricaricamento’ egli lo sente in maniera reale. D’altronde se ci sentiamo ricaricati, spiritualmente parlando, dopo avere pregato e cantato a Dio nella nostra lingua, non ci si deve sorprendere che questo ‘ricaricamento’ avvenga anche nel caso il pregare e il cantare a Dio siano effettuati in altra lingua.
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Da ‘I doni dello Spirito Santo’
● La profezia, la diversità delle lingue e l’interpretazione delle lingue
Esamineremo questi tre doni alla luce di quanto Paolo dice nel capitolo 14 della prima epistola ai Corinzi. L’apostolo Paolo dice quale dono spirituale i credenti devono ricercare per primo, e cioè quello di profezia infatti dice di desiderare “principalmente il dono di profezia” (1 Cor. 14:1). Perché proprio questo e non il dono della diversità delle lingue (ossia la capacità di parlare più lingue straniere) per esempio? Paolo lo spiega poco dopo. “Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri. Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione. Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Cor. 14:2-5). Ecco spiegato dunque perché la profezia è da preferirsi alle lingue (come dono naturalmente). Perché mentre chi parla in altra lingua parla a Dio (ovviamente anche chi parla in una sola lingua straniera perché non ha il dono della diversità delle lingue, parla a Dio) perché nessuno lo capisce e proferisce misteri, e affinché la chiesa intenda quello che egli ha detto e ne riceva edificazione c’è bisogno di qualcuno che ha il dono dell’interpretazione che interpreti il suo parlare straniero; chi profetizza parla agli uomini un linguaggio di edificazione, consolazione ed esortazione che siccome è proferito nella lingua capita da tutti non ha bisogno di essere interpretato ed edifica la chiesa. Come abbiamo visto Paolo dice che vorrebbe che tutti parlassero in altre lingue, ma molto più che tutti profetassero perché chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue (per la ragione addotta prima). Ma questa superiorità cessa di esistere se chi parla in altre lingue interpreta pure infatti Paolo dice: “A meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione”. Perché quel “a meno che”? Perché nel caso chi parla in altre lingue interpreta, pure la chiesa intenderà quello che lo Spirito ha detto in altre lingue tramite di lui a Dio, e ne riceverà edificazione. Facciamo un esempio esplicativo: mettiamo il caso che in mezzo all’assemblea un fratello preghi in altra lingua a Dio chiedendogli di liberare il fratello Tizio in Costa d’Avorio da degli uomini malvagi che si accingono ad ucciderlo a motivo della sua fede, e che dopo avere così pregato interpreti la preghiera rivolta in altra lingua. Che accadrà nell’assemblea? Che i credenti potranno dire ‘Amen’ a quella preghiera perché avranno capito in che cosa essa consisteva. E naturalmente essi tutti riceveranno grande edificazione nel sapere che lo Spirito per bocca di quel credente ha interceduto per un figliuolo di Dio a loro sconosciuto che si trova in una nazione di un altro continente. Nel caso invece il parlare in altre lingue consisteva in un cantico a Dio allora la chiesa capirà le parole di quel cantico spirituale. Ecco dunque perché la chiesa ne riceverà edificazione dall’interpretazione delle lingue. Non è come alcuni credono, per mancanza di conoscenza, che le lingue più interpretazione è una profezia cioè un parlare agli uomini, per questo la chiesa ne riceverà edificazione. Perché l’edificazione non si riceve esclusivamente sentendo proferire un messaggio di esortazione, consolazione ed edificazione rivolto agli uomini, ma pure sentendo una preghiera o un cantico (in questo caso interpretati da un’altra lingua). Questo è fuori di dubbio. Ora, Paolo dopo avere detto a meno che egli interpreti affinché la chiesa ne riceva edificazione dice: “Se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato. Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me. Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza” (1 Cor. 14:6-15). Queste parole dell’apostolo hanno l’evidente scopo di far capire ai credenti che il parlare in altra lingua in mezzo all’assemblea non sarà di alcuna utilità agli altri se non è accompagnato dall’interpretazione. In altre parole, il parlare in altra lingua privo dell’interpretazione è come una tromba che da un suono sconosciuto; è come qualcuno che parla una lingua barbara di cui non si capisce niente. Giova sì a chi parla in altra lingua perché lo edifica (lo edifica non perché capisce quello che dice, ma perché parla per lo Spirito), ma non giova alla chiesa perché essa non intende quello che viene detto. Ecco perché Paolo dice: “Perciò chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare” (al fine di poter edificare la chiesa, oltre che se stesso). Perché se io prego in altra lingua prega il mio spirito ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Allora che devo fare, io che prego in altra lingua? domanda Paolo. Pregherò in altra lingua (con lo spirito) ma interpreterò pure (pregherò anche con l’intelligenza); salmeggerò (alcune versioni hanno canterò) in altra lingua (con lo spirito) ma interpreterò pure il mio salmeggiare (salmeggerò con l’intelligenza). Questo affinché la chiesa ne riceva edificazione. E subito dopo Paolo dice: “Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua” (1 Cor. 14:16-19). Paolo in altre parole dice: nel caso invece tu non fai come ti dico io, cioè nel caso tu preghi o salmeggi in altra lingua senza darne l’interpretazione come potrà chi ti ascolta dire ‘amen’ al tuo rendimento di grazie (si noti che Paolo, parlando così, conferma che il credente quando parla in altra lingua si rivolge a Dio anche quando si trova assieme ad altri credenti)? Non potrà; certo tu farai un bel rendimento di grazie ma l’altro non sarà edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi, ciononostante nella chiesa preferisco dire cinque parole comprensibili che diecimila in altra lingua. E poi egli dice: “Fratelli, non siate fanciulli per senno; siate pur bambini quanto a malizia, ma quanto a senno, siate uomini fatti” (1 Cor. 14:20). Come dire, nella semplicità siate come i bambini, ma non siate bambini quanto a intelligenza, siate invece uomini fatti quanto a intelligenza. A questo punto Paolo cita queste parole pronunciate da Dio per mezzo di Isaia: “Egli è scritto nella legge: Io parlerò a questo popolo per mezzo di gente d’altra lingua, e per mezzo di labbra straniere; e neppur così mi ascolteranno, dice il Signore” (1 Cor. 14:21). E poi dice: “Pertanto le lingue servono di segno non per i credenti, ma per i non credenti: la profezia, invece, serve di segno non per i non credenti, ma per i credenti. Quando dunque tutta la chiesa si raduna assieme, se tutti parlano in altre lingue, ed entrano degli estranei o dei non credenti, non diranno essi che siete pazzi? Ma se tutti profetizzano, ed entra qualche non credente o qualche estraneo, egli è convinto da tutti, è scrutato da tutti, i segreti del suo cuore son palesati; e così, gettandosi giù con la faccia a terra, adorerà Dio, proclamando che Dio è veramente fra voi” (1 Cor. 14:22-25). Quel “pertanto” dopo quelle parole di Isaia stanno a confermare che in base a ciò che Dio disse tramite Isaia le lingue sono di segno agli increduli e non ai credenti, mentre la profezia è di segno ai credenti. Ecco perché Paolo dice che se entra qualche non credente e sente tutti parlare in lingue dirà che siamo dei pazzi, mentre se tutti profetizzano il non credente avrà i pensieri del suo cuore palesati e riconoscerà che Dio è in mezzo a noi. Ma allora che cosa si deve fare? Paolo risponde: “Quando vi radunate, avendo ciascun di voi un salmo, o un insegnamento, o una rivelazione, o un parlare in altra lingua, o una interpretazione, facciasi ogni cosa per l’edificazione. Se c’è chi parla in altra lingua, siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti; e se non v’è chi interpreti, si tacciano nella chiesa e parlino a se stessi e a Dio. Parlino due o tre profeti, e gli altri giudichino; e se una rivelazione è data a uno di quelli che stanno seduti, il precedente si taccia. Poiché tutti, uno ad uno, potete profetare; affinché tutti imparino e tutti sian consolati; e gli spiriti de’ profeti son sottoposti a’ profeti, perché Dio non è un Dio di confusione, ma di pace” (1 Cor. 14:26-33). In relazione alle lingue diciamo che, se c’è chi parla in altra lingua devono parlare in lingue solo due o al massimo tre, e uno dopo l’altro, e uno deve interpretare; ma se non c’è chi interpreta, coloro che parlano in altre lingue devono farlo sottovoce e non a guisa di tromba. I profeti, i quali hanno il dono di profezia, parlino; anche qui però due o tre al massimo, e gli altri esaminino le profezie. Nel caso però viene data una rivelazione ad un profeta che sta seduto il precedente si deve tacere. La conclusione del discorso di Paolo è questa: “Se qualcuno si stima esser profeta o spirituale, riconosca che le cose che io vi scrivo son comandamenti del Signore. E se qualcuno lo vuole ignorare, lo ignori. Pertanto, fratelli, bramate il profetare, e non impedite il parlare in altre lingue; ma ogni cosa sia fatta con decoro e con ordine” (1 Cor. 14:37-40). Le cose sono chiare, le parole di Paolo sono dei comandi del Signore. Dunque, il profetare deve essere bramato, il parlare in altre lingue non deve essere impedito, ma tutto deve essere fatto con decoro e con ordine.
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Dal mio libro confutatorio ‘Le Chiese pentecostali antitrinitarie e i Branhamiti’
(I pentecostali unitariani, come tu sai, sono contro la Trinità, però sul parlare in lingue e l’interpretazione hanno la medesima dottrina di molti Pentecostali trinitariani)
IL PARLARE IN ALTRE LINGUE E L’INTERPRETAZIONE
La dottrina unitariana
Nel suo libro dal titolo Spiritual Gifts, David K. Bernard parlando delle lingue e dell’interpretazione afferma quanto segue: ‘Noi possiamo definire il dono delle lingue come il dono di una espressione soprannaturale in una o più lingue sconosciute a chi parla. Noi possiamo identificare tre usi delle lingue nella chiesa del Nuovo Testamento: come il segno iniziale del battesimo dello Spirito Santo, in devozioni personali, e come una espressione pubblica che deve essere interpretata. Il processo fisico e spirituale è lo stesso in ognuno dei casi, ma lo scopo e l’effetto sono differenti…’ (David K. Bernard, Spiritual Gifts, pag. 185). Nel prosieguo della sua spiegazione, nel parlare delle lingue come segno del battesimo con lo Spirito, l’autore dice però che ‘strettamente parlando, noi non dovremmo usare il termine ‘dono delle lingue’ per questo primo uso; esso è piuttosto un segno che accompagna il dono dello Spirito Santo’ (David Bernard, op. cit., pag. 186). E questo perché ‘il dono dello Spirito Santo è per tutti i credenti. Per contrasto, non ognuno eserciterà il dono delle lingue per l’edificazione del corpo’ (ibid., pag. 186). Sempre su questo soggetto egli risponde a coloro che negano che il battesimo con lo Spirito Santo debba essere accompagnato dal segno delle lingue prendendo le parole di Paolo: “Parlan tutti in altre lingue?” (1 Cor. 12:30), e dice che Paolo scrisse a dei credenti ripieni di Spirito i quali erano stati tutti battezzati con lo Spirito e avevano parlato in lingue almeno una volta. Paolo ‘non insegnò che alcuni di loro non avrebbero mai parlato in lingue, ma egli spiegò che non tutti avrebbero esercitato il dono pubblico delle lingue nella vita della congregazione, e che quando alcuni lo facevano dovevano seguire certe direttive’ (ibid., pag. 187). Passando poi a parlare del secondo uso delle lingue Bernard dice che ‘esso è nella personale devozione per l’edificazione privata’ (ibid., pag. 188), e cita a sostegno 1 Corinzi 14:4-5 e 14:14-15, e dice: ‘E’ utile pregare e cantare in lingue…’ (ibid., pag. 188). Arriviamo ora al terzo uso delle lingue; ecco cosa dice David Bernard: ‘Dio alcune volte parla alla chiesa per mezzo dei doni delle lingue e dell’interpretazione combinati. Il primo dono, le lingue, arresta l’attenzione e rivela che Dio sta cercando di comunicare con l’uditorio. Poiché esso è così miracoloso e spettacolare, esso è spesso proprio efficace nel raggiungere i non credenti che sono presenti. Il secondo dono, l’interpretazione, rivela il vero messaggio che Dio desidera comunicare’ (ibid., pag. 192,193). Stando così le cose l’autore giunge alla conclusione che il dono di profezia ‘è l’equivalente delle lingue seguite dall’interpretazione’ (ibid., pag. 204). A proposito di questo terzo uso delle lingue chiamato dono delle lingue vi faccio notare che per Bernard esso si differenzia dal parlare in lingue di quando si viene battezzati con lo Spirito non perché è la capacità di parlare più di una lingua straniera ma perché è la capacità di parlare in altra lingua pubblicamente quando occorre farlo in due o al massimo in tre per attirare l’attenzione della congregazione e aspettare che qualcuno interpreti. Egli fa notare infatti che sia il giorno della Pentecoste, che a casa di Cornelio, che ad Efeso coloro che si misero a parlar in lingue lo fecero tutti assieme e nessuno interpretò le lingue o cercò di farlo; mentre in 1 Corinzi Paolo dice che in una congregazione solo due o tre devono parlar in lingue e ciascuno nel suo turno per aspettare poi l’interpretazione.
Confutazione
Siamo d’accordo che il battesimo con lo Spirito Santo è accompagnato dal segno del parlare in altra lingua, perché questo è quello che insegna il libro degli Atti degli apostoli. Siamo d’accordo che le parole di Paolo ai Corinzi che non tutti parlano in altre lingue (cfr. 1 Cor. 12:30) non significano affatto che il battesimo con lo Spirito non debba essere accompagnato dal parlare in lingue perché lui parlava a dei credenti che parlavano in lingue perché erano stati battezzati con lo Spirito Santo e in quelle parole lui fece riferimento al dono della diversità delle lingue. Ma a questo punto è bene dire che il dono della diversità delle lingue è la capacità data al credente dallo Spirito Santo di parlare in più lingue straniere mai imparate, non importa se in privato o in pubblico. In altre parole il credente che riceve dallo Spirito Santo questo dono viene messo in grado di pregare e cantare in più lingue sia quando è da solo che quando è riunito assieme ad altri credenti. Per cui il credente in linea di massima potrebbe ricevere questo dono spirituale sia quando viene battezzato con lo Spirito Santo (non importa se sarà da solo o in compagnia) o dopo che è stato battezzato con lo Spirito Santo (non importa se sarà da solo o assieme ad altri). Dire quindi che l’esercizio pubblico del parlar in altra lingua (cioè durante le riunioni della chiesa) che ha bisogno di essere interpretato costituisce il dono delle lingue di cui parla Paolo ai Corinzi, mentre il parlare in altra lingua di coloro che vengono battezzati con lo Spirito Santo e si mettono tutti assieme a parlare in altra lingua (come a Pentecoste, a casa di Cornelio e ad Efeso) non è il dono delle lingue perché in questi casi non si devono seguire le direttive di Paolo ai Corinzi: “Siano due o tre al più, a farlo; e l’un dopo l’altro; e uno interpreti” (1 Cor. 14:27), è qualche cosa che non corrisponde al vero. Lo ripeto in altri termini questo concetto perché desidero che vi sia reso il più chiaro possibile. Chi ha il dono delle lingue non si differenzia da chi non ce l’ha per il fatto che egli parla in altra lingua pubblicamente quando si raduna la chiesa e lo deve fare seguendo le direttive di Paolo ai Corinzi citate prima, mentre l’altro non fa questo uso delle lingue essendo che fa uso delle lingue solo nel privato. Ma egli si differenzia da chi non ha il dono della diversità delle lingue perché è in grado per lo Spirito di parlare più lingue straniere; o dal preciso momento quando è stato battezzato con lo Spirito o da qualche tempo dopo; e sia in privato che in pubblico. Certo, è innegabile che quando più credenti ricevono lo Spirito Santo contemporaneamente come nel caso dei discepoli a Pentecoste, o di Cornelio e dei suoi, o dei discepoli ad Efeso, essi cominciano a parlare in altre lingue tutti assieme. Questo però non significa che non ci sia il bisogno di interpretare quello che essi dicono in altre lingue al fine che i credenti presenti che li ascoltano ne ricevano edificazione, perché quel parlare in altra lingua è pur sempre un parlare per lo Spirito Santo.
Veniamo adesso alla direzione del parlare in altra lingua. Da quello che dice David Bernard quando un credente parla in altra lingua da solo prega e canta a Dio, mentre quando lo fa in pubblico (cioè secondo lui quando usa il dono delle lingue) il parlare è rivolto agli uomini per cui l’interpretazione sarà un messaggio di Dio nella lingua della chiesa diretto alla chiesa radunata; cosicché il dono delle lingue + l’interpretazione consiste ad una profezia. Anche questo non è vero perché dalle parole di Paolo sul parlar in lingue non emerge affatto questa distinzione di direzione e neppure che il parlar in lingue + l’interpretazione costituisca una profezia. Vediamo cosa dice Paolo a riguardo. Paolo dice ai Corinzi: “Procacciate la carità, non lasciando però di ricercare i doni spirituali, e principalmente il dono di profezia. Perché chi parla in altra lingua non parla agli uomini, ma a Dio; poiché nessuno l’intende, ma in ispirito proferisce misteri. Chi profetizza, invece, parla agli uomini un linguaggio di edificazione, di esortazione e di consolazione. Chi parla in altra lingua edifica se stesso; ma chi profetizza edifica la chiesa. Or io ben vorrei che tutti parlaste in altre lingue; ma molto più che profetaste; chi profetizza è superiore a chi parla in altre lingue, a meno ch’egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione” (1 Cor. 14:1-5). Si noti innanzi tutto come Paolo esorti a procacciare la carità, senza per questo tralasciare di ricercare i doni spirituali. E poi che tra i doni spirituali da ricercare lui metta al primo posto il dono di profezia e non il dono delle lingue. Perché questo? Lo spiega subito dopo dicendo “poiché chi parla in altra lingua non parla agli uomini ma a Dio… chi profetizza invece parla agli uomini”. Ecco il motivo dunque, perché mentre chi parla in altra lingua parla a Dio e non agli uomini, chi profetizza parla agli uomini. E poi perché chi parla in altra lingua edifica se stesso, mentre chi profetizza edifica la chiesa. Ecco perché lui dice che vorrebbe che tutti parlassero in altre lingue, ma molto più che profetassero, perché chi profetizza è superiore a chi parla in altra lingua proprio per la direzione che ha il parlare. Ma questa superiorità permane fino a che chi parla in altra lingua non interpreta pure, infatti Paolo dice: “A meno che egli interpreti, affinché la chiesa ne riceva edificazione”. Cosa significa questo? Che se chi parla in altra lingua interpreta quello che dice, la chiesa sarà edificata come è edificata quando qualcuno profetizza, perché intenderà quello che è stato detto in altra lingua, e potrà dire ‘Amen’. Evidentemente anche quando il parlar in altra lingua sarà interpretato esso sarà sempre rivolto a Dio e non agli uomini, per cui non potrà essere una profezia. La chiesa sarà sì edificata dall’interpretazione, ma questa edificazione deriverà dal fatto che essa intenderà la preghiera o il rendimento di grazie o il cantico rivolto a Dio. Facciamo un esempio: un credente viene sentito parlare in altra lingua durante la riunione, segue l’interpretazione secondo la quale il credente ha pregato Dio di supplire ad uno specifico bisogno di un credente africano di cui viene fatto anche il nome che abita in una città del Sudan. Non dirà forse la chiesa ‘Amen’, perché avrà inteso in che cosa consisteva quel parlar in altra lingua e sarà quindi edificata nel constatare come lo Spirito conosce ogni cosa di tutti? Invece nel caso il parlar in altra lingua non sarà interpretato la chiesa non sarà edificata; sarà edificato il credente ma non l’assemblea. Nel caso specifico sopra menzionato, la chiesa non saprà che cosa il credente ha chiesto a Dio per cui quel parlare sarà senza significato per essa (ma non per Dio naturalmente). Ecco perché Paolo nel prosieguo del suo discorso mette molta enfasi sull’interpretazione delle lingue. Ascoltiamo quello che egli dice: “Infatti, fratelli, s’io venissi a voi parlando in altre lingue, che vi gioverei se la mia parola non vi recasse qualche rivelazione, o qualche conoscenza, o qualche profezia, o qualche insegnamento? Perfino le cose inanimate che dànno suono, quali il flauto o la cetra, se non dànno distinzione di suoni, come si conoscerà quel ch’è suonato col flauto o con la cetra? E se la tromba dà un suono sconosciuto, chi si preparerà alla battaglia? Così anche voi, se per il vostro dono di lingue non proferite un parlare intelligibile, come si capirà quel che dite? Parlerete in aria. Ci sono nel mondo tante e tante specie di parlari, e niun parlare è senza significato. Se quindi io non intendo il significato del parlare, sarò un barbaro per chi parla, e chi parla sarà un barbaro per me. Così anche voi, poiché siete bramosi de’ doni spirituali, cercate di abbondarne per l’edificazione della chiesa. Perciò, chi parla in altra lingua preghi di poter interpretare; poiché, se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio, ma la mia intelligenza rimane infruttuosa. Che dunque? Io pregherò con lo spirito, ma pregherò anche con l’intelligenza; salmeggerò con lo spirito, ma salmeggerò anche con l’intelligenza. Altrimenti, se tu benedici Iddio soltanto con lo spirito, come potrà colui che occupa il posto del semplice uditore dire ‘Amen’ al tuo rendimento di grazie, poiché non sa quel che tu dici? Quanto a te, certo, tu fai un bel ringraziamento; ma l’altro non è edificato. Io ringrazio Dio che parlo in altre lingue più di tutti voi; ma nella chiesa preferisco dir cinque parole intelligibili per istruire anche gli altri, che dirne diecimila in altra lingua” (1 Cor. 14:6-19). Si noti come Paolo in queste parole scoraggi il parlare in altre lingue privo dell’interpretazione quando la chiesa è radunata per il semplice motivo che esso non sarebbe di alcuna utilità alla raunanza. Ma si noti come anche nel caso il parlar in altra lingua fosse privo della relativa interpretazione, esso sarebbe sempre rivolto a Dio. Queste espressioni: “Se prego in altra lingua, ben prega lo spirito mio”, “io pregherò con lo spirito”, “salmeggerò con lo spirito”, “tu benedici Dio soltanto con lo spirito”, “al tuo rendimento di grazie”, “tu fai un bel rendimento di grazie”, lo confermano pienamente. Dunque anche quando la chiesa è radunata chi parla in altra lingua si rivolge a Dio e non solo quando è da solo. Non importa se chi parla in altra lingua ha il dono della diversità delle lingue o meno, il suo parlare per lo Spirito sarà sempre rivolto a Dio. Detto questo è evidente che dire che il parlare in altre lingue o il dono delle lingue + l’interpretazione costituisce il dono di profezia non può essere vero.
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Per ciò che riguarda l’abbigliamento femminile, siamo contro l’indossare i pantaloni da parte della donna sia nel locale di culto che fuori, e questo perché il pantalone maschilizza la donna, cioè la fa sembrare più maschio che donna. Non importa se attillati o no, i pantaloni addosso ad una donna la maschilizzano. Alla donna si addice la gonna, lunga naturalmente e non corta. Vedi, fratello, quando si parla dei capi di abbigliamento occorre sempre esaminare bene le loro caratteristiche per stabilire se possono essere indossati, vale a dire bisogna anche vedere se un capo d’abbigliamento femminile fa apparire o no una donna più uomo, e se un capo d’abbigliamento per uomo fa apparire l’uomo più femmina. Per cui, io uomo non posso indossare un capo d’abbigliamento che mi effeminizza, come una donna non può indossare qualche cosa che la maschilizza.
Infine ti voglio dire di continuare a frequentare la comunità di cui sei membro con il desiderio di mettere in guardia i fratelli e le sorelle da tutte le cose false che vengono fatte passare per vere. E tra queste cose false c’è la falsificazione dell’interpretazione delle lingue. Se poi facendo questo, ti espelleranno, allora cerca un’altra comunità pentecostale. Stai saldo nella fede, temi Dio e sii zelante nelle opere buone. Fammi sapere come andranno le cose tue.
6. …. E’ sbagliato pensare che in questo modo nelle ADI si limiti l’azione dello Spirito nei singoli, che si dispongono all’insegnamento della Parola ai frequentatori delle scuole domenicali, cioè basando le proprie risorse sull’uso di editoria piuttosto che della guida personale dello Spirito? Non è in uso lo stesso sistema per la conduzione delle comunità? Quanto ancora di genuino è rimasto nelle ADI?….
6. Caro Butindaro, mi dispiace usare un tono polemico ma dopo aver letto (non in modo approfondito per mancanza di tempo) gli scritti di Roberto Bracco sono amareggiato nel considerare come le ADI stiano viaggiando verso un atteggiamento che oltre a chiuderle verso tutti, indipendentemente se vivono la SANA DOTTRINA oppure no, le porta verso uno stato di professionalità pari a quello della chiesa Cattolica Romana, con una propria editoria la cui pubblicità campeggia puntualmente nelle riviste ufficiali interne con relativi prezzi delle pubblicazioni (definiti contributi consigliati, quasi per voler legittimare il commercio editoriale ma senza destare scandalo apponendo la dicitura prezzo per gli articoli messi in vendita). Nelle chiese organizzate gerarchicamente come le ADI si fa uso di mezzi di insegnamento calendariali come ad esempio i cosiddetti “manuali delle scuole domenicali”, che da decenni vengono consigliati, dunque obbligatoriamente utilizzati contemporaneamente in tutte le comunità come le ADI, i quali spesso recano nella versione “per l’insegnante” suggerimenti per stimolare emotivamente i più giovani per coinvolgerli nella lezione oppure a fare delle puntuali offerte in danaro con modi molto discriminanti (ad esempio per i più piccoli c’è una specie di tabellina dove appuntare se il singolo partecipante in quel giorno ha versato l’offerta oppure no). Che fine hanno poi fatto le riunioni di una volta che avevano il solo scopo dell’edificazione e non la raccolta di danaro facendo leva sempre più spesso sull’emotività nei momenti particolari di Benedizione, per fare aprire i portafogli al di là delle proprie possibilità o intenzioni, sull’esempio dei ben più preparati “evangelisti” americani? E’ sbagliato pensare che in questo modo nelle ADI si limiti l’azione dello Spirito nei singoli, che si dispongono all’insegnamento della Parola ai frequentatori delle scuole domenicali, cioè basando le proprie risorse sull’uso di editoria piuttosto che della guida personale dello Spirito? Non è in uso lo stesso sistema per la conduzione delle comunità? Quanto ancora di genuino è rimasto nelle ADI?
Risposta
Fratello nel Signore, che ti dirò?
Certamente questo commercio di Bibbie, di libri di dottrina e di edificazione vari, presente nelle ADI è qualcosa che non si addice ai santi, è qualche cosa che disonora la sana dottrina di Dio. E’ un commercio anche se adesso viene apposta la dicitura ‘contributo consigliato’ al posto della dicitura ‘prezzo’. Quella di mettere la scritta del contributo consigliato è stata una maniera per non fare apparire il loro commercio un vero commercio, ma è evidente che alla luce della Scrittura anche questo è commercio. Speriamo che le cose migliorino, e che un giorno capiscano che questo loro commercio non è affatto buono.
Per ciò che concerne gli usi dei manuali per l’insegnante anche questa la ritengo una cosa che non si addice ai santi, perché credo che chi presiede per fare la scuola domenicale debba insegnare quello che Dio gli mette in cuore di insegnare in quel particolare giorno. Non importa se l’insegnamento viene rivolto a dei bambini, o a degli adulti, chi presiede ad insegnare deve affidarsi interamente a Dio chiedendogli di fargli insegnare in quel particolare giorno quello che Lui vuole, e non quello che gli altri vogliono. Questo non significa che chi deve insegnare non possa suddividere un insegnamento in più parti, nel senso che non possa tenere una serie di insegnamenti su un certo argomento nello spazio di un mese e così via, no, lo può fare, ma deve fare il tutto guidato da Dio, e non da manuali. Per altro, ho visto che questi manuali, per alcuni sono comodi perché così non hanno affatto bisogno di prepararsi, meditando e pregando, per lo studio, perché devono semplicemente leggere dal manuale la lezione. Quindi, il manuale in alcuni casi porta alla pigrizia spirituale: che bisogno c’è infatti di passare ore in preghiera, o meditando la Scrittura, se tutto quello che si deve dire è già scritto in un manuale. Quindi, certamente, in questa maniera si limita l’opera e la guida dello Spirito Santo nel ministro che deve insegnare la Parola di Dio.
Anche il fatto di apporre su una tabella se il piccolo che ha partecipato alla scuola domenicale ha versato o meno la sua offerta, non la ritengo una cosa che si addice ai santi. Perché mettere chi non ha dato? Per farlo vergognare? O per ricordargli che la prossima volta deve dare l’offerta? Si rimane veramente indignati nel vedere queste cose. Ricordo che molti anni fa su una pubblicazione delle ADI vidi niente di meno messi in ordine i nomi di tutti coloro che avevano mandato delle offerte alle ADI (non ricordo per quale ragione); c’erano sia i nomi dei fratelli che l’ammontare che avevano dato, ovviamente erano messi in ordine decrescente (se non ricordo male perché sono passati molti anni ormai) per cui quelli che avevano spedito più denaro erano ai primi posti, e quelli che avevano dato meno in basso. Io e mio fratello rimanemmo sconcertati nel vedere questa cosa. In questa maniera non si vuole far altro che sollecitare (in maniera subdola) chi ha dato poco o pochissimo, a dare la volta successiva molto di più per poter ricoprire una posizione preminente o comunque non disonorevole. Io personalmente non farei mai una simile cosa.
Il fatto poi di sollecitare a dare per l’opera di Dio facendo leva sempre più spesso sull’emotività nei momenti particolari di Benedizione, per fare aprire i portafogli al di là delle proprie possibilità o intenzioni, sull’esempio dei ben più preparati “evangelisti” americani, anche questa cosa non la ritengo si addice ai santi. Questa è astuzia, non si può definire in altra maniera. Ma d’altronde alcuni nelle ADI dicono che dobbiamo essere astuti come i serpenti, per cui non mi meraviglio più di tanto di questo comportamento.
Che cosa è rimasto allora di genuino nelle ADI? Ritengo poco. Molte predicazioni, molti discorsi sulle cose di Dio, sono artificiosi, sono tutte cose preparate con l’ausilio di un manuale o ripetute per sentito dire o niente di meno che lette da un foglio svolazzante che talvolta qualche colpo di vento improvviso porta via dal pulpito con grande imbarazzo del predicatore. Manca la pienezza di convinzione, manca la potenza, manca anche la chiarezza molte volte. Ho sentito spesso parlare in maniera ambigua, tanto da non capire cosa il predicatore volesse dire su una certa cosa. Non parliamo poi di esortazioni mirate, come per esempio quella rivolta alle sorelle di non mettersi minigonne, gonne con spacchi, gonne attillate, trucchi, orecchini, e così via. Sono quasi del tutto scomparse. Se poi andiamo all’esortazione di non andare al mare a mettersi mezzi nudi, qui si assiste a questo e cioè che la cosa è al contrario incoraggiata in svariate maniere. E guai a coloro che si permettono di levare la voce contro questo malcostume!! Verranno ingiuriati, derisi, e messi in un cantuccio.
Infine una cosa, la mancanza di genuinità sia nel parlare che nel comportamento non è qualcosa presente solo nelle ADI, nelle altre denominazioni pentecostali, è la stessa cosa. Anche nelle Elim, nella Chiesa Apostolica, nella Chiesa del Vangelo Quadrangolare, e in altre denominazioni, c’è questa mancanza di genuinità, di purità, di potenza, e di chiarezza. Il commercio per esempio è rampante anche in queste denominazioni pentecostali, le predicazioni sono anche qui spesso senza potenza, senza franchezza, ed anche qui non ci sono esortazioni contro certe concupiscenze mondane, come contro l’andare al mare, o come contro le minigonne, gli orecchini, le collane, i trucchi, e così via. Poi, per ciò che concerne la raccolta di denaro, anche qui assistiamo allo stesso spettacolo indecoroso.
Va tuttavia detto che ci sono, anche se in numero sempre più minore, sia nelle ADI che nelle altre denominazioni pentecostali, fratelli e sorelle che non si conformano a certi comportamenti sbagliati, a certi modi di fare scandalosi, perché sono semplici, umili, e saggi. Ti posso assicurare che costoro soffrono nel vedere e sentire certe cose, nella stessa maniera che soffro io o soffri tu.
7. Carissimo Giacinto allegata troverai la busta usata da una chiesa ADI per raccogliere decime e offerte. Cosa ne pensi?

Poche parole di commento, io riprovo questo metodo per raccogliere denaro presente nelle ADI, sia perchè la raccolta include la decima che sotto la grazia non va imposta ai santi, e sia perchè sulla lettera occorre specificare sia la data che il proprio nome e cognome cosa questa che permette al pastore e agli anziani di tenere sotto controllo i credenti, o meglio le entrate provenienti dai credenti, insomma in questa maniera si può stilare un registro di chiesa in cui trascrivere periodicamente esattamente quanto uno ha o non ha dato, se le sue offerte e decime sono aumentate o meno con il tempo o si sono mantenute stabili, e così via. Ma Gesù non ci ha forse detto che quando facciamo elemosina, la nostra sinistra non deve sapere quello che fa la nostra destra affinchè la nostra elemosina sia fatta in segreto (cfr. Matteo 6:2-4)? Con questa lettera invece quello che fa la nostra destra viene apertamente fatto conoscere, capisco che magari questo avviene contro la propria volontà, ma avviene, e questo va evitato perchè quando si da bisogna cercare di non fare suonare la tromba per far vedere o sapere quando e quanto si da. Qui in effetti chi da viene costretto a suonare la tromba, e questo devo dire non può che rattristare chi ha un cuore onesto e sincero. E poi con questo metodo si può anche far vergognare un credente che magari per svariate circostanze della sua vita in un certo periodo può dare poco. Non solo, con questo metodo si possono pure incoraggiare gli ipocriti che ci sono nei locali di culto, perchè essi non aspettano altro di mettersi in mostra, di innalzarsi, di farsi vedere, di suonare la tromba per qualsiasi cosa fanno, per innalzarsi sugli altri e così via. Gente carnale questa che cammina secondo i desideri della carne, pieni di vanagloria e di arroganza, che così in questa maniera possono acquistare prestigio agli occhi del pastore o degli anziani della Chiesa, che naturalmente avranno un occhio di riguardo (checché se ne dica) nei confronti di quelli che danno più degli altri. E non solo, aggiungo che il pastore può essere anche condizionato per ciò che concerne la predicazione, perchè sapendo che certi credenti di cui sa il nome e cognome anche se si comportano male danno ‘molto’ cercherà con le sue predicazioni di non contristarli a ravvedimento, non cercherà di riprenderli come meritano in maniera chiara e precisa, per paura di perdere le loro abbondanti entrate, e ti posso assicurare che questo è quello che accade quando il pastore è corrotto. Il rischio di non vedere più le offerte e le decime di questi moderni Farisei è concreto, reale, e lo condizionerà. Non c’è dubbio su questo. Già questo avviene in comunità che non usano questo stratagemma, figuriamoci in quelle dove questo stratagemma è presente e collaudato!!!
Ecco perchè la maniera migliore per raccogliere denaro in seno alla Chiesa è quella di porre una scatola nel locale di culto dove i credenti sono chiamati a versare quanto hanno deliberato in cuore loro, secondo la prosperità concessagli dal Signore, perchè in questa maniera si evita di far conoscere al pastore o agli anziani quanto il singolo credente ha dato. Questa è la maniera di raccogliere denaro che fu usata ai giorni di Joas, re di Giuda, quando questo re decise di restaurare la casa dell’Eterno che prima che lui diventasse re era stata saccheggiata e profanata. Ecco quello che si legge nella Scrittura: “Il re dunque comandò che si facesse una cassa e che la si mettesse fuori, alla porta della casa dell’Eterno. Poi fu intimato in Giuda e in Gerusalemme che si portasse all’Eterno la tassa che Mosè, servo di Dio, aveva imposta ad Israele nel deserto. E tutti i capi e tutto il popolo se ne rallegrarono e portarono il danaro e lo gettarono nella cassa finché tutti ebbero pagato. Or quand’era il momento che i Leviti doveano portar la cassa agl’ispettori reali, perché vedevano che v’era molto danaro, il segretario del re e il commissario del sommo sacerdote venivano a vuotare la cassa; la prendevano, poi la riportavano al suo posto; facevan così ogni giorno, e raccolsero danaro in abbondanza. E il re e Jehoiada lo davano a quelli incaricati d’eseguire i lavori della casa dell’Eterno; e questi pagavano degli scalpellini e de’ legnaiuoli per restaurare la casa dell’Eterno, e anche de’ lavoratori di ferro e di rame per restaurare la casa dell’Eterno. Così gl’incaricati dei lavori si misero all’opera, e per le loro mani furon compiute le riparazioni; essi rimisero la casa di Dio in buono stato, e la consolidarono. E, quand’ebbero finito, portarono davanti al re e davanti a Jehoiada il rimanente del danaro, col quale si fecero degli utensili per la casa dell’Eterno: degli utensili per il servizio e per gli olocausti, delle coppe, e altri utensili d’oro e d’argento. E durante tutta la vita di Jehoiada, si offrirono del continuo olocausti nella casa dell’Eterno” (2 Cron. 24:8-14). Ovviamente in queste Scritture si parla di tassa, perchè il re si rifaceva alla legge di Mosè, ma noi non siamo più sotto la legge. Nel tempio di Gerusalemme ai giorni di Gesù era in questa maniera che si raccoglievano le offerte dei Giudei (cfr. Mar. 12:41).
Concludo dicendo questo: di alcune specifiche parole di Gesù a taluni pastori, ANCHE nelle ADI, oggi non importa proprio nulla, ecco perchè la semplicità ormai è quasi scomparsa ANCHE nelle ADI. Questo mi dispiace molto. Ma tu te lo immagini Gesù o gli apostoli del Signore agire in questa precisa maniera della lettera con tanto di nome e cognome per raccogliere le offerte dei credenti di allora? In verità questo metodo (e non è il solo) non fa parte di ‘tutto l’Evangelo’ che le ADI dicono di proclamare. E’ qualcosa di estraneo, qualcosa che non si addice ai santi, qualcosa di riprovevole, qualcosa che per certo porta gli infedeli a biasimare la dottrina di Dio.
Condividerei il metodo della lettera, se nella lettera non ci fossero sia le diciture Offerta e Decima che lo spazio riservato al nome e al cognome, se perciò si trattasse di una semplice lettera che permette a chi da l’offerta di rimanere anonimo (per cui è raccomandabile che la lettera sia poi posta dall’offerente in una apposita scatola posta nel locale di culto). Ma così come è non la posso condividere. Io sono persuaso infatti che sia nel dare da parte dei credenti per i vari bisogni presenti nella Chiesa che nel ricevere le offerte da parte dei ministri di Dio, ci deve essere la massima prudenza per evitare che qualcuno abbia qualcosa da ridire sul metodo usato per raccogliere denaro per l’opera di Dio in mezzo alla Chiesa dell’Iddio vivente, colonna e base della verità.
Butindaro Giacinto, Domande e Risposte (Volume 1). Roma 2006. Pagine 471. Vedi l’indice del libro