Il Roraima è il più evangelico degli Stati della Federazione brasiliana

Il Roraima, al confine con il Venezuela e la Guyana, è il più evangelico dei 26 stati brasiliani, constata il Ministério de Apoio com Informação (Mai) sulla base dei dati del censimento del 2010, condotto dall’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica (IBGE).

Su una popolazione di 421.400 abitanti, il 50,8% è legato ad una chiesa evangelica. Le Assemblee di Dio, la più grande denominazione evangelica del paese, è anche la prima nello Stato, dove è stabilita dal 1915, e conta oggi 368 luoghi di culto.

via noticiascristas.com

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Referendum popolare sull’upupa come simbolo d’Israele

Potrebbe essere l’upupa il nuovo simbolo nazionale d’Israele. Lo ha annunciato oggi il presidente, Shimon Peres, formalizzando i risultati di un referendum popolare al quale, in vista delle celebrazioni del 60/o anniversario della fondazione dello Stato ebraico, hanno partecipato nei mesi scorsi oltre 150mila israeliani. L’avvenimento desta qualche curiosità poichè l’upupa è indicato nel testo della Bibbia – con l’aquila e il pellicano – fra gli uccelli le cui carni ”non possono essere mangiate” in quanto impure.

Fonte: PeaceReporter – 29.5.2008 16:20:00 – riprodotto con autorizzazione

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Gli ebrei in Israele e nel mondo: dati e andamenti

Sessant’anni dopo la costituzione dello Stato d’Israele, la rappresentanza ebraica nel paese è cambiata vistosamente da quella che era nel 1948, con gli ebrei in Israele che ammontano ora a quasi il 41% dell’ebraismo mondiale.
Approssimativamente, dopo la seconda guerra mondiale e la Shoà rimanevano nel mondo 11 milioni di ebrei, contro i 16,5 milioni di prima della guerra. Oggi la cifra si aggira intorno a poco più di 13 milioni.

Secondo i dati forniti dal prof. Sergio Della Pergola dell’Avraham Harman Institute of Contemporary Jewry dell’Università di Gerusalemme, ripristinare il numero di ebrei perduti nella Shoà è stato un processo lento, e anche se i dati riflettono il recupero e la crescita dell’ebraismo mondiale e della popolazione ebraica in Israele, le cifre sono ancora ben lontane da quelle di prima della guerra.

Oggi, circa 5,5 milioni di ebrei vivono in Israele, oltre ai 300.000 non ebrei (imparentati con ebrei) immigrati grazie alla Legge del Ritorno soprattutto dall’ex Unione Sovietica. Il numero di ebrei che vivevano in Israele alla vigilia della nascita dello Stato d’Israele nel 1948 era di soli 650.000. Il numero di ebrei in Israele si è quindi moltiplicato quasi otto volte negli ultimi sessant’anni: un fenomeno quasi senza eguali in altri paesi. Ciò riflette in parte l’immigrazione in Israele, in parte il tasso di natalità naturale. Tuttavia, nel frattempo, il numero di ebrei nella Diaspora si è ridotto di circa il 30% sia a causa dell’immigrazione in Israele, che dei processi di assimilazione e dell’età.

A parte Israele, dove la percentuale di popolazione ebraica mondiale è cresciuta dal 6% nel 1948 a circa il 41% nel 2008, i paesi dell’Europa occidentale e nord America sono compresi tra le regioni in cui è stato registrato qualche aumento della popolazione ebraica (tra l’8 e l’11%), mentre l’Oceania è la regione con il più alto tasso di crescita, pari al 188%.
Un altro fatto interessante che emerge dai dati è che il numero degli ebrei in Germania è aumentato di quattro volte in meno di due decenni.

Il prof. Della Pergola suggerisce che la tendenza demografica attuale potrebbe causare un ulteriore aumento nella proporzione dell’ebraismo mondiale che vive in Israele, mentre il numero di ebrei nella Diaspora potrebbe diminuire. Tuttavia, osserva anche che vi è chi sostiene che interventi nell’economia e nell’istruzione – come il rafforzamento dell’identità ebraica nei giovani – potrebbero avere un impatto sui tassi di matrimoni e di natalità, e causare quindi un bilancio più positivo nella tendenza demografica dell’ebraismo mondiale.

(Da: Università di Gerusalemme, Dept. of Media Relations, 06.05.08)

Fonte: Israele.net

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Algeria: studioso, repressione anti-cristiani evidenzia chiusura su liberta’ di culto

Parigi, 28 mag. -(Aki) – Il ripetersi di episodi contro sacerdoti e fedeli cristiani in Algeria mostra “la mancanza di rispetto per la libertà di culto e una propensione a non accettare la libertà religiosa”: la denuncia arriva da Gilles Manceron, esperto in storia del colonialismo francese. Secondo Manceron, vice presidente della Lega per i Diritti Umani e direttore della rivista Hommes & Libertés, “gran parte dell’opinione pubblica algerina pone l’accento sulle libertà religiose”, ma l’elemento nuovo è il fatto che “le pressioni contro i cristiani sembrano essere sostenute dalle autorità con la scusa della predicazione evangelica”. Ma questa, ha precisato lo storico, e’ solo “una giustificazione per reprimere la presenza” del cristianesimo in Algeria. Fra gli episodi piu’ recenti l’arresto operato dalle autorità algerine di sei giovani convertiti al Cristianesimo, che rischiano due anni di carcere.

Fonte: Adnkronos

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