Le pressioni massoniche su Alcide De Gasperi e le rassicurazioni da lui date

La Massoneria smascherata – Indice > L’ombra della massoneria sulle Assemblee di Dio in Italia (ADI) > Massoni e amici della Massoneria nei rapporti tra ADI e Governo Italiano > Frank Bruno Gigliotti, Charles Fama, Patrick J. Zaccara, e Francis J. Panetta, del Comitato per la Libertà Religiosa in Italia > Quello che ha fatto il massone Frank B. Gigliotti per le ADI > Fece scrivere gli articoli della Costituzione Italiana che assicurano la libertà religiosa >  Le pressioni massoniche su Alcide De Gasperi e le rassicurazioni da lui date

Ma proseguiamo il nostro discorso sul coinvolgimento dei massoni nella promulgazione della Libertà religiosa in Italia. E’ fuor di dubbio che i protestanti d’America che nel dopoguerra lottavano per la libertà religiosa in Italia, a dirigere i quali c’erano i massoni, si fecero sentire da Alcide De Gasperi quando questi visitò l’America nel Gennaio 1947, mentre l’Assemblea Costituente preparava la Costituzione della Repubblica Italiana. E De Gasperi li aveva rassicurati, in quanto Giuseppe Brusasca, democristiano, sottosegretario agli Esteri in quasi tutti i governi De Gasperi, ebbe a dichiarare questo episodio che risale al gennaio 1947: «A New York, nel gennaio 1947, una delegazione di pastori protestanti gli chiese quale sarebbe stato il trattamento della Costituzione della Repubblica italiana per le confessioni non cattoliche. La risposta che egli dette fu di piena soddisfazione per tutti i convenuti. Uno di essi particolarmente soddisfatto lasciò uscire gli altri e si congedò da De Gasperi dicendogli: “Presidente, domani lei farà la sfilata d’onore sulla Quinta Strada; dopo la cattedrale di San Patrizio vedrà un piccolo tempio: in esso al suo passaggio un pastore protestante pregherà Dio perché protegga il cattolico capo del governo italiano… » (http://www.30giorni.it/articoli_id_4157_l1.htm).

La delegazione di pastori protestanti che incontrò De Gasperi a New York nel Gennaio del 1947, era formata da sette pastori che rappresentavano il Federal Council of the Churches of Christ in America (il Consiglio Federale delle Chiese di Cristo negli USA) che peraltro era fortemente colluso con la Massoneria. Essa era composta da Robert Warren Anthony; Roswell P. Barnes, Robbins W. Barstow, il vescovo metodista Bromley Oxnam, Frederick L. Fagley, O Frederick Nolde, e George P. T. Sargent. Come potete vedere, tra di essi troviamo un potente massone, ossia il vescovo metodista Bromley Oxnam che fu il presidente del Federal Council of Churches dal 1944 al 1946 e che era un 32° del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Quei Protestanti lo incalzarono sulla libertà religiosa per i Protestanti in Italia, e discussero con lui degli aiuti all’Italia. Era presente all’incontro anche l’ambasciatore italiano negli USA Alberto Tarchiani. In un memorandum quei pastori affermarono: ‘I provvedimenti per la libertà religiosa nella nuova costituzione costituiranno un gran fattore nel determinare l’attitudine del nostro popolo verso l’Italia. A causa del nostro interesse nello sviluppo dell’ordine internazionale e nella promozione del rispetto per i diritti dei nostri fratelli Protestanti in Italia, noi seguiremo diligentemente gli eventi nella vostra nazione’ (cfr. The Berkshire County Eagle, 15 Gennaio 1947, pag. 25; The New York Times, 15 Gennaio 1947 – vedi foto). Dunque da parte di quei Protestanti fu esercitata pressione su De Gasperi, con questa minaccia velata: ‘Se non concederai la piena libertà religiosa ai nostri fratelli Protestanti, scordati gli aiuti americani per la ricostruzione dell’Italia’!

Peraltro, lo stesso ambasciatore Alberto Tarchiani era pienamente consapevole di questa ‘minaccia’ da parte americana, infatti il giorno stesso che De Gasperi arrivò negli Stati Uniti per chiedere aiuti per la ricostruzione dell’Italia, cioè il 5 Gennaio 1947, Tarchiani lo fece subito presente questo ai membri della delegazione italiana negli USA, infatti afferma: ‘Stimo mio dovere avvertire nel modo più esplicito, perchè non vi siano equivoci o illusorie aspettazioni, che l’aiuto americano è indissolubilmente coordinato con lo sviluppo della legislazione e della pratica democratica in Italia. Movimenti rivoluzionari, di destra e di sinistra, e forme dittatoriali farebbero cessare ogni intervento amichevole degli Stati Uniti nei nostri riguardi. L’America, per quanto ho potuto intendere e mi consta, non vuole immischiarsi nello svolgersi della nostra politica interna, ma non darà aiuti a nessun governo che non proclami e rispetti i principi della più aperta democrazia …’ (Alberto Tarchiani, America-Italia: Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti, pag. 30-31).

 

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I due articoli che confermano la pressione su De Gasperi da parte di una delegazione di protestanti nel gennaio 1947

 

A proposito di quell’incontro avuto da Alcide De Gasperi nel Gennaio 1947 (precisamente il giorno 13) a New York con quei rappresentanti del Consiglio Federale delle Chiese negli USA è molto interessante quello che dice l’ambasciatore Alberto Tarchiani nel suo libro America-Italia: Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti: ‘Il Presidente sta ancora un paio d’ore in piedi, ad accogliere omaggi e a rispondere ai complimenti e agli auguri. Verso le 7, all’albergo, riceve i rappresentanti del Concilio Federale delle Chiese Protestanti, che gli presentano un ‘memorandum’ di apprezzamento, di saluto, di augurio per l’opera sua in Italia e in America, e gli domandano di adoperarsi a che la libertà religiosa e intellettuale sia da noi stabilita e assicurata non solo in principio, ma nella pratica. De Gasperi spiega quali siano le garanzie costituzionali progettate, e certamente adottate in seguito, per la libertà di culto e di pensiero. Dà ogni assicurazione per il rispetto effettivo della legge, che sarà la più ampia possibile, ammettendo l’esercizio di ogni credo ispirato ad ideali ed a pratiche che non turbino l’ordine pubblico e non offendano la decenza. Il Vescovo e i pastori che rappresentano le denominazioni cristiane in America si dichiarano profondamente soddisfatti delle parole del Presidente e dello spirito di sana umanità ed equità da cui è animato. Accennando al rispetto per la Chiesa Cattolica in questo paese, e alle relazioni di buon vicinato che hanno con essa, esprimono i più ardenti voti per l’Italia, che hanno aiutata ed intendono aiutare, sia con le opere di assistenza, sia con la solidarietà spirituale. Il colloquio, ispirato a concetti e sentimenti elevati, e alle più oneste e franche intenzioni pratiche, ha dato al Primo Ministro un’altra sensazione di questa complessa e diversissima America. Un’esperienza fuggevole purtroppo – perchè tutte le brevi ore del Presidente sono vertiginose, – ma anch’essa utile per la conoscenza diretta di persone e di problemi che, dalla lontana e un pò isolata Italia, non si possono vedere sinteticamente chiari. Ci sono state qui polemiche circoscritte e azioni quasi ufficiali delle supreme autorità protestanti per assicurare la libertà religiosa in Italia, e impedire il ripetersi di certi lievi e passeggeri incidenti avvenuti nel Sud della penisola. Mi sono spesso occupato della questione, con attivo scambio di carte tra Washington e Roma, e molte telefonate in America. Una breve, leale conversazione con De Gasperi, ha dato subito ai rappresentanti del Concilio l’impressione netta della buona fede e della volontà di bene, senza meschinità e senza secondi fini. Nei limiti della legge, la più comprensiva possibile ai nostri giorni, i culti avranno libertà piena d’azione, tanto se saranno seguiti dalla immensa maggioranza, quanto se saranno praticati da piccole minoranze di italiani’ (Alberto Tarchiani, America-Italia: Le dieci giornate di De Gasperi negli Stati Uniti, pag. 112-113).

Ritengo che le parole dell’ambasciatore descrivano molto bene come andarono le cose. Peraltro notate come i rappresentanti del Consiglio Federale ci tennero a far presente a De Gasperi che le Chiese Protestanti in America avevano buoni rapporti di vicinato con la Chiesa Cattolica Romana, come dire insomma che non si doveva preoccupare per l’Italia perchè anche là sarebbe stata la stessa cosa. E difatti a distanza di decenni possiamo vederli questi buoni rapporti di vicinato tra la Chiesa Cattolica Romana e le Chiese Evangeliche in Italia, comprese quelle delle ADI.

Anche il 20 Marzo 1947 De Gasperi tranquillizzerà i Protestanti Americani, affermando: ‘Ai protestanti d’America daremo una nuova assicurazione che la piena libertà e la piena eguaglianza è garantita a tutte le minoranze religiose’ (La Stampa, 3 Aprile 1947, pag. 3).

Inoltre poco tempo dopo, cioè nell’Aprile 1947, mentre Frank Gigliotti e Fama erano in Italia, essi incontrarono De Gasperi (dopo avere incontrato Carlo Sforza, il Ministro degli Affari Esteri, che era massone e che fu quello che gli suggerì e organizzò l’incontro con De Gasperi) per presentargli varie questioni riguardanti la libertà religiosa ma con particolare insistenza, specialmente da Gigliotti, la questione del Movimento Pentecostale, e a tal riguardo ricevettero promettenti assicurazioni.

Su un articolo del St. Petersburg Times del 30 Aprile 1947 (vedi foto), dove si parla di questo viaggio in Italia dei due, viene detto tra le altre cose che Gigliotti e Fama hanno riferito ai giornalisti che De Gasperi ha confermato il suo obbiettivo di dare a tutte le fedi la libertà di culto e di essere compiaciuti dell’attitudine di De Gasperi, il capo del Governo Italiano, in quanto egli è stato veemente nel denunciare la persecuzione contro i Pentecostali e ha chiesto a Fama e Gigliotti di fare in modo che i loro leaders gli riportassero direttamente qualsiasi molestia futura. Oltre a ciò, l’articolo afferma che Gigliotti e Fama hanno incontrato il Ministro dell’Interno Mario Scelba per cercare l’implementazione delle assicurazioni date dal Primo Ministro del Governo. Viene poi detto che i due si sono opposti all’inclusione dei Trattati Lateranensi e del Concordato del Laterano nella Costituzione Italiana, e ad un articolo della Costituzione che proibisce le società segrete e quindi è contro la Massoneria. I due poi dissero che De Gasperi aveva loro promesso che fino a che sarebbe stato lui a capo del Governo, lo Stato Italiano non avrebbe dichiarato alcuna guerra alla Massoneria! A proposito di questa pubblica protesta di Gigliotti e Fama contro l’inclusione dei Patti Lateranensi nella Costituzione Italiana (tramite l’art. 7, che era stato approvato dalla Costituente il 25 Marzo 1947), che portarono avanti durante il loro soggiorno in Italia, è interessante notare che il Vaticano reagì tramite l’Osservatore Romano il 16 aprile 1947, contestando a Fama e Gigliotti il diritto di accreditarsi come rappresentanti ed interpreti dei correligionari americani, ed esortandoli a lasciare che gli italiani risolvessero da sè i propri problemi religiosi (cfr. Mario Casella, Giornali Cattolici e Società Italiana, Edizioni Scientifiche Italiane, 1994, pag. 188).

 

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Quindi come potete vedere i due massoni, mentre peroravano la causa dei Pentecostali peroravano anche quella dei Massoni! D’altronde essi avevano giurato in loggia di aiutare e assistere i massoni in tutto il mondo. Ma questo alle ADI non interessava nulla!

Ora, De Gasperi non partecipò direttamente ai lavori della Costituente, ma li seguì molto da vicino, e sebbene dall’esterno, contribuì con la forza delle sue idee e l’autorevolezza delle sue proposte, a determinare il contenuto della Costituzione. Tanto è vero che nella seduta del 25 Marzo 1947 tenne un importante discorso all’Assemblea Costituente dal titolo ‘Stato e Chiesa’ in cui disse tra le altre cose questo:

‘DE GASPERI. E veniamo alla questione delle minoranze. È stato parlato di menomazione morale di minoranze religiose. Noi, se è necessario, al momento opportuno siamo disposti a votare con voi per togliere dal codice penale qualsiasi umiliazione alle minoranze. (Applausi al centro).

Riguardo ai cosiddetti culti minoritari, aggiungo che non solo aderisco al pensiero di devozione e di ammirazione per le vittime delle minoranze, sia israeliti, sia valdesi, pensiero espresso dall’onorevole Pajetta Gian Carlo, ma dico che questo non è un pensiero di tolleranza, di collaborazione con le minoranze che mi viene in questo momento per ragioni di opportunità, ma è mia profonda convinzione.

L’onorevole Calamandrei si è riferito al mio viaggio in America e alle dichiarazioni che ho fatto, o che avrei fatto, al direttorio delle Chiese protestanti o delle Chiese non cattoliche. Difatti, in una riunione importante, questi venerandi signori mi espressero la loro preoccupazione, chiedendo se noi intendevamo di inserire nella Costituzione la garanzia della libertà religiosa per il culto delle minoranze. E poi aggiungevano, con molta cortesia, alcune obiezioni riguardo al trattato, dicendo: ma, come fate a garantirci questa libertà? Ed io ho detto, e mi pareva in quel momento essere interprete, più di quello che non sono, del paese: badate, in Italia vi sono molti che criticano sia il contenuto sia l’origine del trattato; però esso ha rappresentato la chiusura di un periodo che è costato all’Italia tante umiliazioni e tante rovine, e anche coloro che non sono d’accordo voteranno e accetteranno.

Una voce a sinistra. No, no. (Commenti).

DE GASPERI. Mi sono sbagliato se ho abbondato; però credo di averlo fatto con senno politico, ed aggiungo che oggi ai protestanti d’America deve giungere la nostra nuova assicurazione che in quest’articolo e nell’articolo 16 è garantita piena libertà, piena eguaglianza, e che non vi è da temere, da parte nostra, nessuna persecuzione, nessun ritorno ai tempi superati.

I Patti lateranensi tengono conto della realtà storica, ma non limitano la libertà per i non cattolici.

Alla fine della discussione, un venerando pastore, rettore di una chiesa vicina, che si vedeva dal grattacielo, mi disse: «Ho sentito il suo discorso. Quando passa dinanzi a quella chiesa ricordi che là dentro c’è un’anima che prega per lei e per l’Italia». Ho sentito profonda commozione da questa promessa di preghiera che andava al Padre comune da uno che non è legato dal vincolo di religione con la Chiesa cattolica. E mi sono detto, perché è la verità, che tollerante è e deve essere chi crede. Lo scettico non dà nulla, non sacrifica nulla del suo per la convivenza sociale e per la carità cristiana. (Applausi al centro – Commenti a sinistra – Interruzione dell’onorevole Tonello). Credo solo di poter pronunciare con la stessa forza le convinzioni mie che sono venute non soltanto dalla educazione familiare, ma attraverso una lotta per riconquistare la fede, e venute soprattutto dall’esperienza di uomo politico e di uomo di Stato. Su questa esperienza fatta qui e in altri paesi mi sono fatta la convinzione che senza la fede e senza la morale evangelica le nazioni non si salvano, siano o non siano socialiste. (Vivissimi applausi al centro e a destra – Commenti a sinistra).

TONELLO. Cosa c’entra questo col Vangelo? (Commenti – Rumori).

DE GASPERI. Amici, siamo in un momento di grande solennità e di grande responsabilità che non può venire menomato da qualche benevola interruzione dell’amico Tonello; siamo in un momento in cui noi costituenti della Repubblica italiana dobbiamo votare nell’interesse della nazione e nell’interesse della Repubblica. Dobbiamo votare in modo che sia fatto appello al mondo libero degli Stati, al mondo che anche io so e dico che ci guarda. Il mondo che ci guarda si preoccupa che qui si crei una Costituzione di uomini liberi; il grande mondo cattolico si preoccupa che qui la Repubblica nasca in pace e in amicizia col pontefice romano, il quale durante la guerra rivendicò la dignità umana contro la tirannia e stese le mani protettrici sui perseguitati di tutte le nazioni e di tutte le fedi e in modo particolare su coloro a cui si è riferito l’amico Lami Starnuti. (Vivissimi applausi al centro – Interruzioni a sinistra).

Amici, si è accennato qui alla comunanza che ci ha uniti nel momento del combattimento tra uomini di diversi partiti e qui ci sono parecchi che con me hanno trascorso un periodo insieme nel sottosuolo, come si usava dire. Ma c’è un fatto ancora più grandioso, ed è che nei momenti più difficili, nei momenti delle persecuzioni, soprattutto il Capo della religione cattolica ci ha aiutato a salvare protestanti e israeliti. Ma c’è ancora di più: in certi conventi erano ammassati e nascosti cattolici, protestanti ed ebrei insieme. Si trovavano uniti la sera, nei momenti tragici e nei momenti delle minacce, da una preghiera suprema che è quella del Padre nostro comune. Questa è la nostra forza: se in Italia creeremo una norma di tolleranza per tutti, ma soprattutto una norma in cui si riconosca questa paternità comune che ci protegge e che protegga soprattutto la nazione italiana. (Vivissimi, prolungati applausi al centro e a destra)’ (http://www.degasperi.net/ – A. De Gasperi, Discorsi parlamentari, Roma, Camera dei Deputati, 1985, Vol. I, pag. 229-234).

E quindi De Gasperi contribuì ad inserire la libertà religiosa per le minoranze religiose in Italia, mantenendo così le assicurazioni date ai protestanti in America prima e poi personalmente ai massoni Gigliotti e Fama, e per fare questo – pur essendo lui un cattolico – entrò un pò in conflitto con il punto di vista del Vaticano che era ancora improntato al confessionalismo di Stato in materia di rapporti tra Stato e Chiesa Cattolica, e concesse al Vaticano meno di quello che quest’ultimo avrebbe voluto fosse introdotto nella Costituzione Italiana. Questo è confermato da una lamentela che fece il De Gasperi personalmente al nunzio papale in Italia mentre al Parlamento si discutevano gli articoli della Costituzione. Rivela questa lamentela l’informatissimo gesuita Giovanni Sale nel suo libro Il Vaticano e la Costituzione: ‘…. De Gasperi si lamentò con il nunzio in Italia, mons. Borgongini Duca, che alcune posizioni della Santa Sede in materia di libertà religiosa, di Stato confessionale e di difesa a oltranza del Concordato, in particolare di quelle norme considerate da molti anacronistiche, sarebbero state difficilmente difendibili in un’assemblea composta per buona parte da partiti sia di sinistra sia di destra non troppo disposti ad accogliere il punto di vista cattolico. Non si può ottenere interamente – disse con estrema franchezza De Gasperi al Nunzio – tutto ciò che la Chiesa chiede in materia di religione, «non si può non ammettere la libertà di pensiero, la libertà di coscienza, la libertà di religione’ (Giovanni Sale, Il Vaticano e la Costituzione, Jaca Book, 2008, pag. 151). Il che equivaleva a dire che non solo i Protestanti, ma anche i massoni dovevano avere la libertà religiosa!

Anche perchè c’era la pressione degli Americani – ossia della Massoneria americana con a capo l’agente della CIA Frank Gigliotti, dico io – e quindi bisognava ammettere certe cose a favore delle minoranze religiose, come per esempio la libertà di propaganda che il Vaticano non voleva che fosse inclusa nell’articolo 19 (che nel progetto di Costituzione era l’articolo 14). Fu lo stesso De Gasperi a dire questo a Borgongini Duca, nunzio vaticano in Italia, durante un incontro al Viminale, infatti in una relazione di questo importante prelato, che porta la data del 5 Marzo 1947, leggiamo: ‘Dopo di ciò, ho preso io l’offensiva, incominciando dall’articolo 14 del Progetto di Costituzione, il quale afferma «la libertà di propaganda della propria fede religiosa». Ho richiamato i precedenti della legislazione italiana per infrenare il proselitismo delle sette, che costituisce un’insidia alla fede altrui in Italia, ove non abbiamo bisogno di missioni protestanti per conoscere il Vangelo. Ho citato il caso degli orfani di padre e di madre, che diverranno preda dei ricchi pastori, come la poveraglia ignorante, che si venderà al primo venuto. Ho accennato al caso del proselitismo nelle caserme tra le reclute militari e simili. Ho sostenuto che non si può lasciare nel Progetto la libertà di proselitismo; non si deve far nascere il caso di coscienza, posto che si esige (art. 51) «un giuramento di fedeltà alla Costituzione». Un cattolico non potrà giurare fedeltà ad un documento, che contiene errori ed eresie. Il Presidente ha preso alcuni appunti su quanto venivo dicendogli. Mi ha confessato che veramente anche il Trattato di Pace con l’Italia (Partie II – Clauses Générales art. 15) nell’enumerazione delle varie libertà non è elencata esplicitamente la libertà di proselitismo. Quando egli mi ha detto che purtroppo l’Italia si trova sotto la pressione alleata e che certe ammissioni bisogna tollerarle ed intenderle come meglio si può secondo retta dottrina, gli ho risposto con le parole, che disse S. Agostino ai cattolici, i quali, mantenendo la propria fede, si accomodavano alla terminologia dei pagani: «fidem teneant linguam corrigant». Una Costituzione che porta la firma di 207 deputati democristiani, non deve contenere errori di dottrina’ (Giovanni Sale, op. cit., pag. 252-253). E quindi le proteste e le pressioni messe in atto dalla massoneria portarono dei frutti evidenti a favore della libertà religiosa in Italia.

D’altronde De Gasperi riteneva che la Massoneria era «il terzo partito invisibile», e aveva coniato il seguente motto: ‘Sapere che esiste, ma non parlarne mai e avere almeno due ministri massoni nei governi che si formano’ – motto con cui ha risposto l’ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel suo libro Fotti il Potere alla domanda: ‘Presidente, la massoneria è in grado di influenzare la politica?’ – per indicare che la Massoneria può sempre tornare utile e quindi è meglio allearsi con essa che evitarla o guerreggiarla. E difatti De Gasperi nei suoi governi di ministri massoni ne ebbe. Facciamo degli esempi.

Nel suo primo governo (10 dicembre 1945- 1 luglio 1946) ebbe Mario Cevolotto come ministro dell’Aeronautica; Luigi Gasparotto come Ministro per l’Assistenza Postbellica; Epicarmo Corbino come Ministro del Tesoro; Manlio Brosio come Ministro della Guerra; Enrico Molè come Ministro della Pubblica Istruzione.

Nel secondo governo (13 luglio 1946- 28 gennaio 1947), ebbe Cipriano Facchinetti come Ministro della Guerra; e Epicarmo Corbino come Ministro del Tesoro. A proposito di Cipriano Facchinetti, nell’ottobre 1946 scelse l’Inno di Mameli – scritto dal massone Goffredo Mameli – come inno per il giuramento delle Forze Armate e da lì rimase poi come Inno provvisorio della nuova Repubblica fino ad oggi.

Nel Terzo Governo (2 febbraio 1947 – 31 maggio 1947) ebbe Luigi Gasparotto come Ministro della Difesa, e Carlo Sforza come Ministro Affari Esteri.

Nel Quarto Governo (31 maggio 1947 – 23 maggio 1948) ebbe Carlo Sforza agli Affari Esteri; Cipriano Facchinetti al Ministero della Difesa; Cesare Merzagora come Ministro del Commercio con l’Estero; Guido Corbellini, Ministro dei Trasporti; Randolfo Pacciardi e Giuseppe Saragat come Vicepresidenti del Consiglio dei ministri.