Razzismo: rimane grave piaga sociale in Europa

BRUXELLES – Sono ancora molti i paesi dell’Ue che “puntano i piedi nell’applicazione della direttiva sull’uguaglianza razziale” e questo significa che non hanno organismi specializzati per assistere le vittime o che non hanno applicato sanzioni efficaci come deterrente contro la discriminazione razziale. Non è un quadro incoraggiante quello messo a fuoco dall’Agenzia per i diritti fondamentali in Europa, che ha presentato oggi al Parlamento europeo la sua relazione sul razzismo e la xenofobia, la prima ad includere dati e informazioni raccolti in tutti i 27 paesi dell’Ue.

Pur in presenza di difficoltà statistiche per la mancanza di uniformità nella raccolta di dati ufficiali in tutti i paesi Ue sulla violenza razzista, il rapporto segnala che “rimane una grave piaga sociale”. Fra il 2000 e il 2005 o 2006 sono otto su undici i paesi nei quali si è registrato un trend di crescita del fenomeno. Sono Francia, Germania, Danimarca, Irlanda, Polonia, Slovacchia, Finlandia e Gran Bretagna.

In crescita significativa il fenomeno dell’antisemitismo in Francia, dove il rapporto segnala anche un trend di aumento dei crimini razzisti con motivazioni politiche di estrema destra, insieme alla Germania.

Solo tre i paesi hanno fatto registrare un trend negativo degli episodi o delle violenza razziste (repubblica ceca, Austria e la Svezia).

Il rapporto segnala l’importanza che siano previste e applicate sanzioni rigorose per agire come deterrente. In questo campo il panorama europeo va da un estremo all’altro. Dai paesi, come l’Italia, dove le sanzioni sono praticamente inesistenti, alla Gran Bretagna dove un caso di discriminazione per motivi razziali ha portato ad un risarcimento di un milione e 462 mila euro.

Fonte: SwissInfo/SDA-ATS – 27 agosto 2007 – 20.41

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