Israele: Un’ebrea messianica al Concorso Biblico Nazionale

[…] La giovane Bat-El Levi (17 anni e mezzo) è la figlia del pastore dell’assemblea messianica di un villaggio della Giudea, che è anche in servizio nell’Aeronautica Militare.
Questa ragazza è stata accettata, dopo diverse prove di selezione, per partecipare al Concorso Biblico Nazionale che si svolge ogni anno in occasione di ‘Yom Ha’Azmaut’: giorno dell’indipendenza di Israele, il prossimo giovedì (n.d.r. domani), questo concorso sarà ritrasmesso in diretta sulla prima rete della TV israeliana.
La maggior parte dei partecipanti sono adolescenti che provengono da yeshivot (scuole religiose ebraiche).
Bat-El invece studia in una scuola laica e ciò che è più grave agli occhi dei religiosi è che lei è messianica, quindi riconosce Yeshua come Messia e Figlio di Dio.
Una parte della comunità religiosa ha portato il caso davanti al tribunale, accusando la giovane di non essere ebrea.
Il tribunale ha considerato pienamente ebrea la ragazza e non ha visto alcun motivo per impedirle di partecipare al concorso.
I religiosi sono molto scontenti e vogliono continuare la loro lotta per impedire alla giovane messianica di partecipare al concorso. […]

Fonte: Judaisme Messianique

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Gli ebrei che credono in Gesù possono immigrare in Israele

di Johannes Gerloff

GERUSALEMME – Gli avvocati degli ebrei messianici in Israele considerano come una grande vittoria legale una decisione della Corte Suprema di Israele che, a dire il vero, non è una decisione. «Mettetevi d’accordo, e noi benediremo la vostra unione», hanno detto gli alti giudici dello Stato ebraico alle parti in causa a metà aprile, e il Ministero degli Interni ha ritirato una sua disposizione. Adesso niente più ostacola l’immigrazione in Israele di ebrei che credono in Gesù.
Gli avvocati Juval Grajevsky e Calev Myers hanno rappresentato dodici ebrei messianici in un processo modello contro il Ministero degli Interni dello Stato d’Israele. A loro era stata negata la cittadinanza israeliana perché credono in Gesù di Nazaret come il Messia d’Israele promesso nell’Antico Testamento. La maggior parte di loro ha ricevuto dal Ministero degli Interni israeliano uno scritto in cui si dice che non riceveranno la cittadinanza israeliana perché sono missionariamente attivi. Ad una delle richiedenti è stato comunicato che le sue attività missionarie sono indirizzate “contro gli interessi dello Stato d’Israele e del popolo ebraico”. Gli accusati hanno rigettato queste accuse come false e hanno ribattuto che l’attività missionaria non costituisce un motivo giuridico per impedire a un ebreo l’immigrazione in Israele.
Nello Stato ebraico può immigrare chiunque è ebreo. Originariamente i padri fondatori dello Stato volevano garantire asilo ad ogni persona che era stata perseguitata dai nazisti, e de facto si erano regolati secondo le leggi razziali di Norimberga del Terzo Reich. La legge del ritorno di Israele concede quindi il diritto di cittadinanza israeliana anche a persone che secondo la tradizione ebraica non sono propriamente ebrei. Secondo questa norma originaria, può diventare israeliano ogni persona che può dimostrare di avere almeno un nonno ebreo.
Secondo la legge rabbinica, invece, è ebreo chi ha una madre ebrea o si è convertito all’ebraismo seguendo il rito ebraico-ortodosso. In seguito è stata aggiunta una clausola secondo cui può immigrare in Israele soltanto chi non ha cambiato religione, cosa che negli anni passati ha sollevato un certo fermento soprattutto negli ebrei che credono in Gesù. Il Ministero degli Interni dello Stato d’Israele, che per anni è stato nelle mani di ebrei ortodossi, aveva deciso, in virtù di questa aggiunta, di poter impedire l’immigrazione nello Stato ebraico d’Israele dei cosiddetti “ebrei messianici”.
Gli ebrei che credono in Gesù sono considerati dagli ebrei ortodossi come traditori che hanno voltato le spalle al loro popolo. Gli ebrei messianici, invece, per la loro autocomprensione, vogliono dichiarare consapevolmente la loro nazionalità ebraico-israeliana e continuare a credere in Gesù come Messia d’Israele. Per questo molti si allontanano deliberatamente dalle chiese tradizionali cristiane, fanno circoncidere i loro figli e celebrano le feste ebraiche invece delle festività cristiane. Grajevsky e Myers sono convinti che l’esito del processo contro il Ministero degli Interni davanti alla Corte Suprema di Gerusalemme costituisca un passo decisivo sulla via dell’equiparazione della comunità ebraico-messianica all’interno del mondo ebraico.
Come un altro successo in questa direzione può essere considerata la pubblicazione di un articolo dell’edizione di Pasqua del quotidiano israeliano Maariv. Elemento scatenante dell’articolo è stato l’attacco dinamitardo che alla fine di marzo, proprio durante la festa di Purim, è stato indirizzato contro la famiglia ebreo-messianica Ortiz nell’insediamento israeliano Ariel, non lontano dalla città dell’Autonomia palestinese Nablus, nel cuore della biblica Samaria. L’esplosivo, camuffato come regalo di Purim, è esploso quando il quindicenne Ariel Ortiz voleva aprire il pacco con la scritta “Buona Festa”. Il ragazzo è rimasto gravemente ferito.
Il quotidiano popolare ha presentato questo attacco in un ampio contesto di difficoltà che gli ebrei credenti in Gesù subiscono da parte di ebrei ortodossi, soprattutto in Arad e Beer Sheba, nel nord del deserto del Negev. Nelle sue ricerche il giornalista del Maariv ha voluto interrogare anche l'”altra parte”, cioè gli ebrei ortodossi. In un primo momento è stato scambiato da questi per un ebreo messianico e insultato nel più osceno dei modi – cosa che lui ha citato letteralmente in lingua inglese. L’articolo si chiude con una preghiera di ebrei messianici: “Padre nostro celeste, aiutaci ad amare coloro che ci odiano. Aiuta Ami Ortiz e guariscilo. Proteggi i soldati israeliani e fa’ che non ci sia nessun attentato in questa festa di Pasqua. Nel nome di Gesù. Amen.”
(Israelnetz Nachrichten, 21 aprile 2008 – trad. www.ilvangelo.org)

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Cisgiordania – Attentato contro una famiglia ebrea messianica: un adolescente gravemente ferito

Vigilia di Purim. Un adolescente di 15 anni della città di Ariel in Cisgiordania ha aperto un pacco che pensava essere uno di quei regali che si mandano tradizionalmente in occasione della festa. Era un pacco bomba. L’adolescente, gravemente ferito, è stato trasportato all’ospedale Beillison di Petah Tikva. L’operazione è durata tutta la notte, ma i medici hanno dovuto procedere all’amputazione di una delle gambe, e lottano per salvare gli occhi. E’ arrivato all’ospedale in uno stato molto grave, la sua stessa vita era in pericolo.

Secondo la polizia, è più che probabile che il pacco bomba sia stato inviato a questa famiglia ebrea perché è messianica. I loro vicini raccontano che spesso sono stati molestati perché noti come ebrei che credono in Gesù.

I genitori, David e Lea, lavorano in ambiente palestinese. Hanno ricevuto minacce di morte da parte di musulmani che li accusano di fare opera missionaria. Inoltre, la coppia guida una piccola comunità ad Ariel di una dozzina di membri. Foto della loro famiglia sono circolate nel vicinato, in cui venivano denunciati come «pericolosi perché credenti in Gesù”.

Alcuni membri di comunità ebree messianiche sono sempre di più disturbati da ebrei ortodossi e da certe organizzazioni ebraiche, con incendi contro i loro luoghi di riunione come a Arad o a Gerusalemme, telefonate nel cuore della notte, lettere di minaccia, violenze verbali…

Avi, un ebreo messianico della regione di Tel Aviv, confida a Un écho d’Israèl : «Sappiamo tutti che prima o poi arrivano attentati di questo tipo, e li aspettiamo con una certa angoscia.» Questo ebreo messianico è stato costretto, circa quattro anni fa, a lasciare il moshav dove lui abitava con la sua famiglia. L’organizzazione ebrea ortodossa «Yad LeAhim» li ha denunciati ai responsabili del moshav come cristiani, e i loro figli sono stati immediatamente mandati via dalla scuola. «Non facciamo assolutamente opera missionaria, ma ci devono aver visti in un’assemblea messianica», spiega Avi. «Sappiamo di essere sorvegliati, ma crediamo che Israele è uno stato democratico e che la libertà di fede e di opinione non è qualcosa di fittizio.» Avi spera che la polizia riuscirà a trovare i colpevoli di questo atto, ma non si fa troppe illusioni: «Nessuno è stato mai condannato per aver molestato un ebreo messianico.»

(Un Echo d’Israèl, 21 marzo 2008 – trad. www.ilvangelo.org)

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Un adolescente ebreo messianico gravemente ferito da un pacco bomba

Un adolescente di 15 anni di una famiglia di ebrei messianici è stato gravemente ferito da un pacco bomba, mercoledì 19 marzo. Il pacco era stato spedito al domicilio della famiglia, nella colonia di Ariel in Cisgiordania.
Secondo il quotidiano Maariv, degli ebrei ortodossi avevano proferito minacce a questa famiglia di ebrei che credono nella messianità di Gesù Cristo.

Fonte: Christianisme Aujourd’hui e agenzie – riprodotto con autorizzazione

Medioriente, attentato a ebrei filo-cristiani

Ferito un colono. A Gerusalemme misure di sicurezza rafforzate per la Via Crucis

TEL AVIV – Abituati da tempo ad essere oggetto di pressioni verbali, gli “ebrei messianici” di Israele che riconoscono la divinità di Gesù sono ora costretti ad accrescere le misure protettive dopo che due giorni fa in una colonia della Cisgiordania una loro famiglia è stata oggetto di un grave attentato.
Sfruttando crudelmente l’atmosfera del Purim (il carnevale ebraico) qualcuno ha lasciato sull’ingresso dell’abitazione della famiglia Ortiz quello che sembrava essere un normale pacco-dono contenente dolciumi. Quando però il quindicenne Amiel l’ha aperto, è stato investito da una fortissima esplosione. In un primo momento nella città-colonia di Ariel, dove abitano, si è pensato ad un attentato palestinese. Ipotesi poi rientrata quando si è appreso che la vittima era un membro di una famiglia già attaccata verbalmente in passato da altri coloni perché ritenuta impegnata in “attività missionarie” cristiane. Amiel è stato ricoverato in ospedale privo di conoscenza e sottoposto ad un intervento chirurgico che si è prolungato per tutta la notte. A stento i medici sono riusciti ad evitare l’amputazione di una gamba. Ancora non è chiaro se il ragazzo abbia perso la vista.
Intanto, decine di migliaia di pellegrini cattolici si sono stipati ieri nelle anguste vie della Città Vecchia di Gerusalemme per partecipare alla tradizionale processione del Venerdì Santo che ricorda la crocifissione di Gesù. La polizia israeliana ha dovuto ricorrere a tutto il proprio personale per assicurare protezione sia ai pellegrini che affollavano Gerusalemme, sia a quanti festeggiavano il Purim nelle principali città israeliane.

Fonte: Corriere Canadese

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ISRAELE: Estremisti religiosi ebrei sospettati di aver incendiato una chiesa a Gerusalemme

L’incendio è stato appiccato nella notte tra martedì e mercoledì ad un tempio battista. Nessun danno alle persone, ma danni all’edificio che era stato riaperto nel 1993, dopo un altro incendio doloso. Nel quartiere vivono gruppi di ultra-ortodossi che tentano di imporre a tutti il loro modo di vivere.

Gerusalemme – La polizia israeliana non ha ancora individuato i responsabili dell’incendio che ha devastato la Chiesa battista a Rehov Narkiss, a Gerusalemme, ma la stampa israeliana punta unanimemente il dito su ambienti dell’estremismo religioso ebraico. Anche il pastore responsabile della chiesa incendiata, Charles Kopp, ha dichiarato di “non avere sospetti su qualcuno, ma erano sicuramente estremisti”. “Ogni società – ha aggiunto – ha i suoi fanatici e qui, in Medio Oriente, certo non mancano”.

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