26.11.1999 – (Portes Ouvertes) – L’8 ottobre, due cittadini delle Isole Comore sono stati condannati a diversi mesi di prigione perché possedevano dei video del film “Jesus”. Durante il processo sono stati riconosciuti colpevoli “di attività anti-islamiche” e di “turbamento dell’ordine pubblico”. Il procuratore di Stato ha affermato che il caso era “senza precedente” in questo paese strettamente musulmano. “Qui l’Islam è religione di stato e la libertà religiosa non è prevista dalla legge”, ha egli aggiunto.
Taki Islam è stato arrestato ad inizio ottobre in possesso di diverse cassette video del film “Jesus” in dialetto Shimaore. È stato condannato a diciotto mesi di prigione, di cui otto in libertà vigilata.
Ali Toibibou è stato arrestato a fine settembre nel suo domicilio, mentre guardava il video incriminato in compagnia di sua moglie e di alcuni amici. Tutta la letteratura cristiana presa nel suo domicilio durante l’irruzione di polizia gli è stata sequestrata. È condannato a otto mesi di prigione, di cui quattro in libertà vigilata.
Questi arresti fanno seguito ad una dichiarazione radiodiffusa del Gran Muftì il 27 settembre. Egli definiva “peccato” il fatto di visionare il film “Jesus”.
La maggior parte dei trecento cristiani comoriani sono di origine musulmana e si sono convertiti nel corso degli ultimi cinque anni. Minacce, botte, arresti e imprigionamenti fanno parte del costante maltrattamento da parte delle autorità civili e religiose per costringere questi convertiti a tornare all’Islam.
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