La Massoneria e il Fascismo

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Voglio parlare brevemente dei rapporti tra Massoneria e Fascismo perchè più in là nel libro accennerò alla persecuzione contro la Massoneria da parte del Regime Fascista.

La Massoneria inizialmente appoggiò il Fascismo; il massone antifascista Ubaldo Triaca ‘non ha dubbi sul determinante sostegno ripetutamente offerto dalla Massoneria al Partito nazionale fascista e a Mussolini in tutti i tornati più difficili della lunga via verso la conquista del potere’ (Aldo A. Mola, Storia della Massoneria Italiana, Tascabili Bompiani, Milano, VII edizione, 2008, pag. 501).

E questo appoggio era dovuto soprattutto al fatto che la Massoneria aveva in comune con il fascismo (il primo fascismo) l’anticlericalismo, infatti Benito Mussolini all’inizio della sua carriera mostrò un atteggiamento fortemente anticlericale (era conosciuto come uno ‘versato soprattutto in anticlericalismo’), scrivendo numerosi articoli contro la religione e contro la Chiesa Cattolica Romana, e il programma iniziale del partito fascista prevedeva l’espropriazione dei beni appartenenti alla Chiesa, infatti il Manifesto dei Fasci italiani di combattimento – che furono ufficialmente fondati il 23 marzo 1919, nella sala riunioni Circolo dell’Alleanza Industriale, in piazza San Sepolcro a Milano, messa a disposizione dall’Associazione lombarda degli industriali, presieduta da Cesare Goldmann, un industriale nonché massone di Palazzo Giustiniani – affermava: ‘NOI VOGLIAMO …. Il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense Vescovili, che costituiscono una enorme passività per la Nazione, e un privilegio di pochi’.

Punto questo che condividevano i massoni infatti lo storico Aldo Mola afferma: ‘Il movimento dei «fasci di combattimento» nacque sotto gli auspici della diretta presenza di massoni, bastevolmente inteneriti da quel passo del programma fascista in cui si chiedeva «il sequestro di tutti i beni delle Congregazioni religiose e l’abolizione di tutte le mense vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi»’ (Aldo Mola, Storia della Massoneria Italiana, pag. 485). E d’altronde tra coloro che collaborarono attivamente alla stesura del Manifesto dei Fasci Italiani di Combattimento c’era il massone Alceste de Ambris.

Un’altra ragione di questo appoggio della Massoneria al Fascismo fu la paura del bolscevismo: ‘Nel primo dopoguerra la massoneria, composta in prevalenza di elementi della piccola e media borghesia, sebbene si ispirasse a un patriottismo democratico di origine risorgimentale e coltivasse in larga misura propensioni progressiste, fu coinvolta dalla paura del bolscevismo e dall’ansia del ristabilimento dell’ordine. «Si spiega così come mai alcune logge vedessero con favore il movimento fascista fin dalle origini e molti massoni partecipassero a questo e poi al Pnf»’ (Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, pag. 327).

Il sostegno al Partito Fascista venne sia dalla Massoneria di Palazzo Giustiniani che da quella di Piazza del Gesù, i cui rispettivi Gran Maestri erano Domizio Torrigiani e Raoul Palermi.

Il deputato fascista Michele Terzaghi, massone del 33°, afferma: ‘Dall’atteggiamento delle due Massonerie dipese il fatto che alle elezioni del 1921 entrarono nel gruppo fascista della Camera alcuni fratelli di Piazza del Gesù. Esattamente cinque: Banelli, Bottai, Capanni, Farinacci, Terzaghi. Dei Giustinianei c’erano, ma in una forma molto coperta, soltanto Oviglio, Chiostri e Lanfranconi […]. Subito dopo le elezioni altri deputati fascisti entrarono a Piazza del Gesù: Acerbo, Sardi, Torre Edoardo, Bilucaglia e forse qualche altro che non rammento’ (Michele Terzaghi, Fascismo e Massoneria, Arnaldo Forni Editore, Ristampa Anastatica, 2010, pag. 42).

L’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Domizio Torrigiani il 19 ottobre del 1922 – quindi pochi giorni prima della Marcia su Roma – diramò una circolare nella quale il fascismo veniva giustificato come ‘rivolta necessaria’ e approvato quale ‘liberazione’ dalla confusione in cui versava il paese. Tuttavia Torrigiani avvertì: ‘Se si sopraffacesse la libertà, o se si menomassero le libertà singole, tutte essenziali, se si imponesse una dittatura, una oligarchia, tutti i Liberi Muratori sanno quale sarebbe il loro dovere: sanno che queste sono cose sacre per le quali la nostra tradizione gloriosa ed eroica c’insegna che si può vivere e si può morire’ (Aldo Mola, op. cit., pag. 504). Ci furono persino logge appartenenti al GOI che raccolsero denaro per sovvenzionare il Partito Fascista, per oltre tre milioni e mezzo, come ha affermato Eugenio Chiesa (in La mano nel sacco, Milano, Tarantola, 1946, pag. 120); ‘ma – dice lo storico Aldo Mola – sin dalle origini del movimento fascista Torrigiani aveva dovuto lamentare che a Milano i massoni raccoglievano ufficialmente soldi a nome delle Logge, malgrado il contrario avviso del G:. O:., che non avrebbe mai permesso una colletta pubblica‘ e poi lo stesso Chiesa esplicitamente scrisse che i finanziatori agirono ‘per conto loro proprio, alla insaputa dell’Ordine’ (Aldo Mola, Storia della massoneria italiana, pag. 508).

Raoul Palermi dal canto suo si adoperò per finanziare la marcia su Roma e andò ad incontrare Mussolini. Ecco cosa dice Michele Terzaghi: ‘Il Palermi si era adoperato efficacemente per il finanziamento della Marcia su Roma ed aveva offerto il credito delle sue relazioni internazionali. Andò alla stazione a ricevere Mussolini. Valendosi della circostanza che la Massoneria di Piazza del Gesù aveva il crisma del riconoscimento internazionale, e soddisfacendo nel medesimo tempo alla sua ostinatezza di mettersi sempre in contrasto con Palazzo Giustiniani, si offrì di tranquillizzare le potenze anglo-sassoni (Inghilterra e America particolarmente) circa la portata di quella che Mussolini imprudentemente chiamava rivoluzione. Consegnò a Mussolini il brevetto del 33° grado ad honorem, gli esibì la dichiarazione di principi contenuta nel manuale degli apprendisti, e su questa Mussolini appose di suo pugno: «Visto e approvato. B. Mussolini».’ (Michele Terzaghi, Fascismo e Massoneria, pag. 59-60). La stazione fu quella di Roma e l’incontro avvenne il 25 ottobre del 1922, e lì il Palermi garantì a Mussolini l’appoggio totale delle sue logge alla imminente marcia su Roma.

Il 28 ottobre 1922 ci fu la Marcia su Roma: alcune decine di migliaia di militanti fascisti si diressero sulla capitale rivendicando dal sovrano la guida politica del Regno d’Italia e minacciando, in caso contrario, la presa del potere con la violenza. Tra quei militanti fascisti c’erano anche tanti massoni, tra i quali i quadrumviri: ‘…. i quattro quadrumviri della marcia su Roma – Michele Bianchi, Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Italo Balbo – appartenevano anch’essi a logge massoniche’ (Fulvio Conti, Breve storia dell’anticlericalismo, in http://www.treccani.it/; cfr. Aldo Mola, Storia della Massoneria Italiana, pag. 505).

 

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Foto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Gran_Loggia_d’Italia_degli_Alam

 

Una volta salito al potere, Mussolini cominciò la sua marcia di avvicinamento alla Chiesa Cattolica Romana (che ricordiamo aiutò Mussolini ad andare al potere) che culminò nella stipulazione dei Patti Lateranensi nel 1929, vantaggiosi sia per Mussolini che per il Vaticano, ma soprattutto per il Vaticano. In questa marcia il Fascismo doveva impedire alla Massoneria di intromettersi nei piani del Governo, e quindi Mussolini cominciò a distanziarsi dalla Massoneria, e così il 15 febbraio 1923 nella sua quarta riunione, il Gran Consiglio del Fascismo dichiarò l’incompatibilità tra iscrizione al Partito Nazionale Fascista (PNF) e appartenenza alle Logge massoniche. Nonostante però questa sua opposizione alla Massoneria, Mussolini continuò a servirsi dei massoni che già collaboravano con lui e di altri ancora. Per esempio, si servì dell’economista Alberto Beneduce di cui lui aveva grande stima e che fu a capo dell’IRI.

Le logge cominciarono ad essere oggetto di atti ostili da parte degli squadristi nel luglio 1923, e poi all’inizio del 1924 ci fu una prima raffica di assalti e devastazioni. Il Regime fascista peraltro, essendosi eretto a strenuo difensore della Chiesa Cattolica, contestava alla Massoneria il suo anticlericalismo, infatti Rodolfo Briganti, rivolgendosi alla Massoneria, su ‘Critica Fascista’ scriveva: “Il Fascismo riprova questo spirito anticattolico per ragioni di ordine morale, storico, politico. Quel perfezionamento morale che la Massoneria italiana e mondiale dice di voler perseguire è compreso potenzialmente nella dottrina religiosa. La religione è parte inesauribile di ogni insegnamento etico che contribuisce a formare buoni cittadini plasmandoli al fuoco del giusto, del bello, dell’onesto” (citato in Fabio Venzi, Massoneria e fascismo. Dall’intesa cordiale alla distruzione delle Logge: come nasce una «guerra di religione», Editore Castelvecchi, 2008, pag. 51 – invece di ‘la religione è parte …’ nel documento che si trova in appendice a pag. 117 c’è ‘la religione è fonte …’).

Poi il 12 gennaio 1925 Mussolini presentò alla Camera un disegno di legge sulla disciplina di associazioni, enti e istituti e sull’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo stato, dalle amministrazioni comunali e provinciali e da istituti sottoposti per legge alla tutela dello stato e degli enti locali; disegno di legge che pur non nominando mai la massoneria era stato presentato dal Partito Fascista per mettere fuorilegge proprio la massoneria.

Infatti il deputato comunista Antonio Gramsci in un suo discorso alla Camera che tenne a maggio affermò: ‘Il disegno di legge contro le società segrete è stato presentato alla Camera come un disegno di legge contro la massoneria; esso è il primo atto reale del fascismo per affermare quella che il Partito fascista chiama la sua rivoluzione. Noi, come Partito comunista, vogliamo ricercare non solo il perché della presentazione del disegno di legge contro le organizzazioni in generale, ma anche il significato del perché il Partito fascista ha presentato questa legge rivolta prevalentemente contro la massoneria’, e ad un deputato che lo interruppe dicendogli ‘Parli della massoneria’ Gramsci rispose: ‘Volete che io parli della massoneria. Ma nel titolo della legge non si accenna neppure alla massoneria, si parla solo delle organizzazioni in generale’. E ad un giornalista che lo interrogò sulla natura e l’intenzione del disegno di legge, Mussolini rispose: ‘In Germania, in Inghilterra, in America i massoni sono una confraternita caritatevole e filantropica. In Italia, invece, i massoni costituiscono un’organizzazione politica segreta. Di più e di peggio, essi dipendono completamente dal Grande Oriente di Parigi. Io auspico che i Massoni italiani diventino quello che sono gli inglesi e gli americani: un’associazione fraterna apolitica di mutuo soccorso’ (in Aldo Mola, Storia della Massoneria italiana, pag. 536).

Il 19 Maggio 1925 venne approvato dalla Camera il disegno di legge, e successivamente, il 20 novembre 1925 esso fu approvato dal Senato. La legge fu pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 26 novembre, ed è passata alla storia come ‘la legge contro la massoneria’ perchè in essa la Massoneria veniva implicitamente definita ‘associazione segreta’ e così messa al bando. E in questa maniera quindi Mussolini si accattivò la benevolenza della Chiesa Cattolica Romana, nemica storica della Massoneria, che cercava degli alleati nella sua lotta secolare contro la Massoneria. La messa al bando della Massoneria quindi procurò al Fascismo una ulteriore patente di credibilità agli occhi della Chiesa papista. Peraltro, pur conoscendo le intenzioni di Mussolini in merito alla massoneria, la rivista dei gesuiti Civiltà Cattolica pochi mesi prima sembrò ricordare a Mussolini che la messa al bando della massoneria costituiva un elemento di successo per l’eventuale trattativa con la Santa Sede; ed infatti, scriveva: ‘… la massoneria anglo-americana, stretta d’intenti e di scopi con le varie sette protestanti e teosofiche, tenti, in Italia e negli altri Paesi cattolici d’Europa la medesima opera iniziale di proselitismo e di demolizione del sentimento cattolico e di snazionalizzazione che si sta compiendo con ingentissimi mezzi e, purtroppo, in molti luoghi con successo, conforme alle loro speranze, in tutti i Paesi cattolici dell’America latina»; e proseguendo chiedeva che la gente venisse informata «intorno a questi gravi pericoli che minacciano a un tempo gli interessi della fede e della Nazione, onde sappia riconoscere in coloro che vantano la privativa di sentimento di Patria, i veri traditori d’Italia e affinché, ciò che più preme, si prendano ad ora e tempo opportuni provvedimenti prima che i biechi maneggi della setta producono effetti irreparabili»’.

Il 22 novembre il Gran Maestro del GOI, Domizio Torrigiani, ordinò l’autodissoluzione delle logge italiane alla sua obbedienza e la ‘Rivista Massonica’ cessò le pubblicazioni. La persecuzione antimassonica proseguì per tutto il periodo della dittatura, tanto che Mussolini, rivolgendosi a un gruppo di federali, disse: ‘I massoni che sono in sonno potrebbero risvegliarsi. Eliminandoli si è sicuri che dormiranno per sempre’. Gli squadristi saccheggiarono le logge, e tanti massoni furono vittima di aggressioni da parte delle squadre fasciste. All’inizio del 1926, il governo Mussolini, acquisì Palazzo Giustiniani – la sede storica del Grande Oriente d’Italia – al demanio pubblico e ne concesse l’utilizzo al Senato. Torrigiani e tanti altri massoni vennero mandati al confino, mentre molti altri massoni intrapresero la via dell’esilio rifugiandosi soprattutto in Francia, dove nel 1930 a Parigi fu ricostituito il Grande Oriente d’Italia, che fu aiutato finanziariamente in particolar modo dai massoni italo-americani. La Massoneria comunque in Italia non scomparve, perchè continuò ad operare nella clandestinità (nel senso che comunque sia tanti massoni continuarono a riunirsi in maniera informale), e poi una parte dei Massoni entrarono nei Rotary Clubs che infatti subirono una rapida diffusione in quel periodo.

La Massoneria riprenderà ad operare apertamente e si ricostituirà una volta caduto il fascismo, e come vedremo dopo in questa opera di rifondazione ebbe un ruolo determinante un ‘pastore’ protestante italo americano, che era un potente massone.