L’Alleanza Evangelica Mondiale – World Evangelical Alliance (WEA)

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Le origini della World Evangelical Alliance (Alleanza Evangelica Mondiale) risalgono al 1846 con la fondazione in Inghilterra della Alleanza Evangelica, che nel 1951 cambiò nome in World Evangelical Fellowship (Comunione Evangelica Mondiale), e nel 2002 assumerà il nome che ha adesso cioè Alleanza Evangelica Mondiale.

Sul sito dell’Alleanza Evangelica Italiana (http://www.alleanzaevangelica.org/) leggiamo che ‘la WEA è una rete mondiale di 120 alleanze evangeliche nazionali e regionali, 104 ministeri organizzativi, e 6 ministeri speciali che servono la chiesa a livello mondiale. La WEA e le sue organizzazioni membro esistono per stabilire ed aiutare le alleanze evangeliche regionali e nazionali a promuovere nelle chiese locali e nelle organizzazioni cristiane quanto loro serve per mobilitarsi a fare discepoli in ogni nazione per Cristo’ e che la WEA oggi è ‘una struttura globale dinamica per l’unità e l’azione che abbraccia 160 milioni di cristiani evangelici in 111 paesi. Obiettivo centrale della WEA è quello di mettere in grado le comunità locali di credenti di fare discepoli di Cristo nella loro nazione’ […..] “Per nazioni di discepoli”, spiega il dott. Jun Vencer, il più recente direttore internazionale della WEA, “intendiamo quelle nazioni in cui esiste una crescente testimonianza cristiana, e si realizza una sempre più grande giustizia per tutti, la diminuzione della povertà e la condivisione di risorse umane”

La strategia della WEA per raggiungere questo obiettivo è fondata su tre elementi:

In primo luogo la WEA crede che la chiesa locale è lo strumento scelto da Dio per raggiungere con l’Evangelo il mondo non evangelizzato attorno a loro e che la più convincente espressione del regno di Dio siano credenti locali ripieni di Spirito Santo coinvolti a risolvere le problematiche presenti nel loro ambiente.

In secondo luogo, la WEA porta le diverse denominazioni cristiane ed altre organizzazioni cristiane a cooperare nel contesto di utili alleanze nazionali. In terzo luogo, la WEA serve come organizzazione ombrello per 120 alleanze regionali e nazionali sparse per il mondo. Così facendo, una delle funzioni primarie della WEA è quella di rafforzare evangelici che siano in pericolo di essere marginalizzati nel loro proprio paese. Gli evangelici in minoranza nell’Europa orientale, in Asia, ed in Africa, lottano per conseguire il riconoscimento ufficiale dai loro governi. Essi debbono sapere di non essere isolati, e che tutta la WEA sta al loro fianco nelle loro lotte. In questo modo, la discriminazione contro gli evangelici diventa non solo una questione nazionale, ma una questione di risonanza internazionale’.

Il quadro dirigenziale dell’Alleanza Evangelica Italiana è il seguente. Presidente: Roberto Mazzeschi (che appartiene alla Chiesa Apostolica in Italia, che quest’anno è entrata a far parte delle denominazioni evangeliche ad aver stipulato un’Intesa con lo Stato); Vice-Presidente: Leonardo De Chirico; Segretario generale: Gian Piero Marussich; Consiglieri: Kurt Jost, Giuseppe Rizza, Ettore Calanchi, Stefano Bogliolo, Samuele Russo, Antonino Moscato, Vincenzo Paci.

L’Alleanza Evangelica Mondiale però ha delle origini e collusioni massoniche, in quanto innanzi tutto uno – anzi secondo alcuni il principale – dei suoi fondatori (Donald Fraser, Thomas Chalmers, pag. 149), vale a dire il teologo scozzese Thomas Chalmers (1780-1847 – fondatore e capo della Chiesa Libera di Scozia sorta nel 1843, nonchè ‘padre’ della ‘gap-theory’), era un massone (William R. Denslow, 10,000 Famous Freemasons from A to J Part One, pag. 196 – vedi foto);

 

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in secondo luogo l’Alleanza Evangelica Mondiale nacque nel 1846 al quartiere generale della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, cioè presso la Freemason Hall di Londra, che è un tempio massonico – il che viene confermato sul sito della WEA (vedi la foto) – cosa questa che nel 1884 in Italia i Metodisti Episcopaliani, che erano fortemente legati alla Massoneria, facevano conoscere alle Chiese Protestanti in Italia tramite il loro giornale «La Fiaccola» per affermare che ‘il legame tra evangelismo e massoneria non [era] fenomeno solo italiano’ («La Fiaccola», n. 49, 1884, in Marco Novarino ‘Massoneria e Protestantesimo’, in Gian Mario Cazzaniga, Storia d’Italia, Annali, 21, La Massoneria, pag. 279); e poi l’Alleanza Evangelica Svizzera ebbe come co-fondatore il massone Henri Dunant (1828-1910) che ne fu segretario dal 1852 al 1859 (http://www.hls-dhs-dss.ch/textes/i/I43203.php).

 

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La pagina del sito della WEA dove viene detto che il raduno della svolta della WEA ebbe luogo nel 1846 presso la Freemason Hall di Londra

 

David, M. Howard nel suo libro The Dream That Would Not Die: The birth and growth of the World Evangelical Fellowship 1846-1986, afferma in merito alla nascita della Alleanza Evangelica: ‘Fu una vista impressionante. 800 Cristiani, che si erano riuniti nella Freemason Hall, in Great Queen Street, a Londra, nell’agosto 1846, stavano in piedi per stringersi la mano e cantare la Dossologia. Avevano appena votato di stabilire quella che è stata chiamata ‘una cosa nuova nella storia della Chiesa – una precisa organizzazione per l’espressione dell’unità tra Cristiani appartenenti a chiese differenti … La chiamarono ‘L’Alleanza Evangelica’ (David, M. Howard, The Dream That Would Not Die: The birth and growth of the World Evangelical Fellowship 1846-1986, The Paternoster Press, 1986, pag. 7).

La Freemason Hall è il quartiere generale di quella che è chiamata ‘la Madre di tutte le logge massoniche’, il quartiere generale della Massoneria Internazionale. Essa è stata costruita per promuovere gli ideali massonici, infatti è stata ‘dedicata agli scopi della Massoneria’. Ecco quello che si legge per esempio sul sito massonico ‘Freemasonry in Sheffield’ (La Massoneria a Sheffield – http://www.freemasonryinsheffield.com/):

 

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Non sorprende dunque vedere che anche questa organizzazione evangelica è molto ecumenica ed aperta al dialogo interreligioso: perchè anch’essa promuove gli ideali massonici. A tale proposito faccio presente che il 28 Giugno 2011 presso il Centro Ecumenico di Ginevra (Svizzera), è stato presentato un documento dal titolo ‘Christian Witness in a Multi-Religious World: Recommendations for Conduct’, ossia ‘La testimonianza Cristiana in un mondo multi religioso: raccomandazioni per la condotta’. Queste raccomandazioni sul comportamento rispettoso che devono tenere i missionari, gli evangelisti ed altri testimoni quando condividono la fede Cristiana sono state rilasciate dopo una serie di consultazioni durate cinque anni tra il Consiglio Mondiale delle Chiese (WCC), il Consiglio Pontificio per il Dialogo Interreligioso (PCID) della Chiesa Cattolica Romana e l’Alleanza Evangelica Mondiale (WEA). Geoff Tunnicliffe, il segretario generale dell’Alleanza Evangelica Mondiale, ha affermato: ‘Negli ultimi cinque anni noi stiamo costruendo un nuovo ponte’. ‘Il documento è un grande raggiungimento’, ha spiegato, in quanto esso rappresenta un accordo formale sull’ ‘essenza della missione Cristiana’, e nello stesso tempo dimostra che organismi cristiani diversi ‘sono capaci di lavorare assieme e parlare assieme’. In questo senso, dice lui, il rilascio di questo testo ‘è un momento storico’ nella ricerca dell’unità dei Cristiani. Il documento sulla testimonianza cristiana invita ad uno studio delle questioni della missione e del dialogo interreligioso, a costruire la fiducia e la cooperazione tra persone di tutte le religioni e la promozione della libertà religiosa dappertutto. I Cristiani sono incoraggiati a pregare per il benessere di tutti, a fortificare la loro identità religiosa e ad evitare di rappresentare erroneamente le credenze degli altri (notizie tratte da: http://www.oikoumene.org/)

 

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Da sinistra a destra: Cardinale Jean-Louis Tauran (PCID), Dr. Olav Fykse Tveit (WCC), Dr. Geoff Tunnicliffe (WEA)

 

La WEA ha anche attivato ‘una collaborazione «piena» e di sostanza con il movimento di Losanna’ (Relazione dell’Assemblea generale della World Evangelical Alliance (WEA) tenutasi a Pattaya in Tailandia dal 25 al 30 ottobre 2008).

Il Movimento di Losanna è quel Movimento che è nato nel 1974 con il cosiddetto Patto di Losanna che incita la Chiesa a scendere in politica (altra cosa dunque contraria alla sana dottrina), infatti al punto 5 si legge: ‘Poiché gli uomini e le donne sono fatti a immagine di Dio si ha che ogni persona, indipendentemente dalla razza, dalla religione, dal colore della pelle, dalla cultura, dalla classe sociale, dal sesso o dall’età, possiede un’intrinseca dignità in ragione della quale deve essere rispettata e servita e non sfruttata. Nell’affermare queste verità vogliamo anche esprimere il nostro pentimento sia per le nostre mancanze sia perché a volte abbiamo considerato l’evangelizzazione e la responsabilità sociale come due cose che si escludono a vicenda. Sebbene la riconciliazione tra persone non si identifichi con la riconciliazione con Dio, né l’azione sociale equivalga all’evangelizzazione o la liberazione politica alla salvezza, sosteniamo tuttavia che l’evangelizzazione e la nostra responsabilità socio-politica siano entrambe parte del nostro impegno cristiano. Entrambe sono espressioni necessarie delle nostre dottrine di Dio e dell’umanità, del nostro amore per il prossimo e della nostra ubbidienza a Gesù Cristo. Il messaggio di salvezza implica anche un messaggio di giudizio su ogni forma di alienazione, di oppressione e di discriminazione e noi non dovremmo temere di denunciare il male e l’ingiustizia ovunque si manifestino. Quando qualcuno riceve Cristo egli nasce di nuovo nell’ambito del suo regno e in questa nuova condizione deve cercare non solo di manifestare, ma anche di diffondere, nel contesto di un mondo malvagio, la giustizia di questo regno. La salvezza che proclamiamo dovrebbe trasformare noi stessi in tutte le nostre responsabilità personali e sociali. La fede senza le opere è morta.’