Paolo Paschetto al lavoro nella ‘casina delle streghe’

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Quella che in un articolo a firma di Jolanda Bufalini apparso su L’Unità Roma è stata definita ‘La Casina delle Streghe’ (Giovedì 4 Maggio 2006) non è altro che la Casina delle Civette, una casa che si trova nel parco di Villa Torlonia a Roma e che oggi è un museo, e che è una casa in stile liberty disseminata di simboli esoterici-occulti-massonici, soprattutto del simbolo della civetta. Ecco infatti alcune foto di questa casina, che rendono bene l’idea di quanto detto. Ma si tenga presente che al suo interno mancano diversi elementi tenebrosi e occulti che vi erano stati posti dal proprietario e che sono andati perduti. Veramente una villa inquietante a dire poco, sembra uno di quei castelli dove vengono ambientati film horror o che hanno a che fare con l’occultismo e la magia. E difatti gli esoteristi si sentono attirati ad essa.

 

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Ecco qualche breve cenno storico su questa casina tratto dall’articolo dal titolo ‘ La Casina delle Civette’ scritto dalla giornalista Flavia Capitani: ‘All’inizio era conosciuta come Capanna Svizzera, realizzata dall’architetto Giuseppe Jappelli nel 1840, ed era stata concepita come uno chalet rustico, per la struttura in tufo che la rendeva grezza, secondo i desideri del proprietario, Alessandro Torlonia. Figlio di Giovanni Torlonia, Alessandro si occupò di numerose trasformazioni per dare un aspetto meno ordinario alla struttura, e oltre alla Capanna, arricchì il giardino con viali serpentinati, laghetti e piante esotiche. Ma l’aspetto attuale, quello che vediamo noi oggi, è stato realizzato nel 1908 dal successore di Alessandro, Giovanni Torlonia Junior. Il principe Giovanni, oltre ad essere misantropo, nutriva un curioso interesse per l’esoterismo, e questo spiega perché nelle decorazioni interne ed esterne ci siano rappresentate, in numero cospicuo, le civette, da cui deriva la denominazione della Casina. Il principe fece di questo edificio la sua personale residenza, modificandola ulteriormente tra il 1916 e 1920 con l’inserimento di logge, porticati e articolazioni architettoniche, ed elementi decorativi che la rendono vivace e fiabesca [….] L’edifico, a partire dal 1944 con l’occupazione straniera, venne distrutto e quando il Comune di Roma, nel 1978 acquisì tutto il parco, edifici annessi, trovò una condizione disastrosa. Cominciarono i restauri nel 1992, terminati solo nel 1997, che hanno restituito a Roma e all’intero Lazio, una delle testimonianze, più affascinanti, della cultura liberty.’ (http://egolatina.it/news/2012/09/01/la-casina-delle-civette/). Giovanni Torlonia Junior (1873-1939) quindi era interessato all’esoterismo (e forse era anche massone), tanto da essere definito da molti una persona misteriosa e tenebrosa.

Ma c’è dell’altro, l’architetto Jappelli che l’aveva fatta costruire era un massone e la fece costruire con una chiara impronta massonica: ‘La Capanna Svizzera (divenuta poi, ai primi del Novecento, la Casina delle Civette) «assommava le caratteristiche delle settecentesche ‘laiteries’, (…), a quelle del rifugio solitario e romantico dall’apparenza primitiva e selvaggia» di un rustico romitorio (cfr. Campitelli 1997, pp. 32 sgg.). Il professor Gianni Eugenio Viola (2005) ha avuto modo di soffermarsi, di recente, anche sull’ «unico aspetto simbologicamente significativo (e non poco)» della originaria «Capanna Svizzera» dello Jappelli, consistente nella «costruzione ottagona poggiata in pianta e nell’alzato sulla ‘elle’ formata, perfettamente a squadra, dai due corpi dell’edificio», osservando che «è ben difficile che l’ottagono e la squadra collegati potessero nascere casualmente dalla mano dell’architetto (…) ove si ricordi (come il gruppo di studio di Storia dell’Architettura del Politecnico di Bari ha da tempo evidenziato) che fin dal 1806 lo Jappelli era stato iniziato nella loggia massonica della sua Venezia». Queste osservazioni assumono una rilevanza tale nel presente lavoro, che non potevano essere trascurate; e infatti

l’ottagono rappresenta simbolicamente la mediazione tra il quadrato e il cerchio, cioè tra la terra e il cielo. Le fonti battesimali sono assai sovente a base ottagona, o rette da strutture a otto colonnine (e si oppongono alla struttura esagona che allude alla sepoltura: quest’ultima, quando viene assunta nelle fonti allude alla morte del peccato preludio alla resurrezione nella luce della Grazia) (….). Infine va ricordato che l’otto e l’ottagono alludono alle misure del tempo e alle direzioni dello spazio (otto sono i bracci della rosa dei venti, e l’otto disteso è il simbolo dell’infinito). Quanto alla squadra, a parte ogni richiamo alla simbologia massonica, che qui potrebbe non essere improprio ricercare, non vi è dubbio che essa indichi la misura della terra, dello spazio. L’ottagono appoggiato alla squadra, e proprio nell’angolo interno, indica quindi simbolicamente l’unione del tempo e dello spazio.

Se questa è l’interpretazione simbologica «piuttosto agevole», «essa potrebbe prevedere anche una lettura della ‘capanna’ come luogo antico e tradizionale della iniziazione, simbolo della fragilità e della precarietà della umana natura terrena» (ib). Non c’è dubbio che quanto proposto dal professor Viola – considerare la «Capanna» come «luogo tradizionale della iniziazione» massonica – sia da accogliere come esatto, tanto più che questa lettura si collega perfettamente a quanto la «Capanna» intendeva richiamare tra i luoghi ariosteschi, cioè l’«Abitazione dell’Eremita» ….’ (Autiero Carlo, Un percorso semiotico nel parco romantico jappelliano, Editore Meltemi, 2006, pag. 54-55). Questa casa in effetti se si osserva attentamente sia all’esterno che all’interno ha un aspetto sinistro, direi inquietante. D’altronde se è stata considerata come luogo tradizionale della iniziazione massonica ….

 

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La forma a elle dell’edificio, e quindi la sua forma a squadra.

 

Tra gli artisti che lavorarono tra il 1916 e il 1920 al servizio di Giovanni Torlonia ci fu anche Paolo Paschetto, che nel 1920 realizzò alcune vetrate per la Casina delle Civette illustrando temi naturalistici con nastri, farfalle, e rose come si può vedere da queste foto.

 

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Come mai il proprietario della casa volle le rose? Perchè la rosa è un importante simbolo esoterico: ‘La rosa è il simbolo per antonomasia della realtà in divenire, della manifestazione in fieri. La rosa in Occidente ed il loto in Oriente hanno lo stesso significato, cioè la produzione della manifestazione. La rosa, per la sua forma, si ricongiunge ai significati simbolici del pentacolo e della stella a cinque punte. Infatti, la rosa a cinque petali rappresenta l’elevazione spirituale dell’uomo. In quanto tale, rappresenta l’evoluzione, la transizione dallo stato profano allo stato sacro. La rosa con otto petali è simbolo di rigenerazione; per questo venivano portate sulle tombe degli avi e offerte ai defunti’ (http://www.mitiemisteri.it/esoterismo/fiori/rosa.html). Dunque, in questo caso troviamo Paolo Paschetto in un ambiente massonico-esoterico, con persone strane legate all’occulto o all’esoterismo, a realizzare lavori che comunque sia sono legati all’esoterismo.