Frank Bruno Gigliotti, Charles Fama, Patrick J. Zaccara, e Francis J. Panetta, del Comitato per la Libertà Religiosa in Italia

La Massoneria smascherata – Indice > L’ombra della massoneria sulle Assemblee di Dio in Italia (ADI) >  Massoni e amici della Massoneria nei rapporti tra ADI e Governo Italiano  >  Frank Bruno Gigliotti, Charles Fama, Patrick J. Zaccara, e Francis J. Panetta, del Comitato per la Libertà Religiosa in Italia

Roberto Bracco li menziona facendo solo i loro cognomi

 

Nell’agosto del 1947 (proprio mentre a Napoli si teneva il 6° Convegno Nazionale, che fu una pietra miliare per la costituzione dell’organizzazione ‘Assemblee di Dio in Italia’, e quando ancora al Movimento Pentecostale non era ancora stata accordata la cosiddetta libertà di culto), sulla rivista Risveglio Pentecostale, uscì un articolo a firma di Roberto Bracco (che era direttore della rivista, nonchè segretario delle nascenti ADI) dal titolo ‘La libertà del movimento pentacostale in Italia’ in cui si legge tra le altre cose:

‘Questo argomento, oltre ad essere di vivo interesse per tutte le chiese della nostra nazione, suscita in questi giorni la più appassionata partecipazione da parte delle fratellanze estere e delle rappresentanze politiche di molte nazioni e di Enti e Comitati costituiti al preciso scopo di promuovere leghe per la tutela delle fondamentali libertà dell’uomo. In Italia, però, nonostante tante pressioni interne ed esterne, non si è potuta ancora raggiungere la tanto auspicata libertà. E’ intuibile il perchè del mancato raggiungimento di questa principalissima libertà umana ed è soprattutto intuibile se si considera che, in questo particolare periodo storico, tutte le cose della nazione seguono il corso delle interessate manovre politiche delle fazioni dei vari colori. Le nostre chiese, che si sono costantemente tenute al di fuori e al di sopra delle questioni politiche, e che per questo motivo sono state sempre vittime delle basse manovre di partiti al potere, riguardano anche al presente il corso degli eventi con l’occhio sereno della fede, continuando a sperare più che dalle pressioni interne ed esterne, da quella pressione che può venire dall’ALTO. Registriamo per la cronaca e per informarne i fratelli che desiderano seguire da vicino quanto è stato fatto, le seguenti principali pratiche: – Nel 1945, con domanda circostanziata e perfettamente documentata è stato chiesto al Ministero degli Interni il primo riconoscimento per un ministro di culto del nostro Movimento. Nel corso dell’anno successivo sono state operate pressioni mediante solleciti per l’evasione della pratica. – Nel 1946, informati che il Governo italiano, per accertare le origini e la posizione legale del nostro Movimento, aveva inviato esplicita richiesta di informazioni all’Ambasciatore presso il Governo degli Stati Uniti, Sig. Tarchiani, abbiamo fatto pressione presso il Comitato per la Tutela della Libertà Religiosa, con sede in New York, perchè fossero fornite ampie e dettagliate informazioni del Movimento Pentecostale. Il menzionato Comitato, nelle persone dei propri dirigenti Rev. Panetta e Rev. Zaccara, affidò l’incarico di presentare una chiara memoria al Rev. Dott. Gigliotti. La memoria venne presentata, accompagnata da una lettera personale, al Sig. Tarchiani. In pari tempo venne data pubblica conoscenza negli Stati Uniti di quanto presentato al nostro ambasciatore, e la memoria del Dott. Gigliotti, a cura di vari enti e di varie chiese di differenti denominazioni, venne stampata e diffusa nella considerevole quantità di quattro milioni di copie. – Nel 1947 hanno inizio in Italia i dibattiti alla Costituente; per l’occasione viene presentata una nostra memoria con l’esposizione della ingiusta posizione giuridica del Movimento e con la legittima rivendicazione dei diritti umani. Essa viene menzionata in alcune discussioni e la questione del Movimento Pentecostale viene presentata come la questione tipica relativamente alla libertà religiosa. Alcune rigorose misure di pubblica sicurezza provocano prima un intervento del nostro rappresentante, fratello U. N. Gorietti, presso le competenti autorità centrali e periferiche e poi una protesta inviata dallo stesso in lettera circolare a tutti gli esponenti del Governo. Viene data ospitalità alla lettera del fratello Gorietti su alcuni quotidiani. In coincidenza con gli avvenimenti di cui sopra giungono in Italia i Dottori Fama e Gigliotti, inviati in rappresentanza di vari Comitati per la tutela delle libertà umane. Essi prendono contatto con moltissime personalità del Governo e si incontrano anche con l’On. De Gasperi, Presidente del Consiglio. Presentano varie questioni inerenti alla libertà ma con particolare insistenza, specialmente dal Dott. Gigliotti, la questione del Movimento Pentecostale. In linea di massima ricevono promettenti assicurazioni, benchè la Presidenza del Consiglio si prenda cura di smentire pubblicamente le promesse fatte personalmente da De Gasperi e rese di pubblica ragione attraverso una intervista concessa dai Dottori Gigliotti e Fama ai giornalisti italiani’ (Risveglio Pentecostale, Anno 2, n° 2, Agosto 1947, pag. 12).

Chi erano questi dottori Gigliotti e Fama di cui vengono omessi VOLONTARIAMENTE E ASTUTAMENTE i nomi? Erano Frank Bruno Gigliotti e Charles Fama. Questo è attestato dalla rivista The Pentecostal Evangel delle Assemblee di Dio USA che pubblicarono la memoria di Frank Gigliotti, che era peraltro un pastore presbiteriano, ed anche la lettera personale che quest’ultimo scrisse all’ambasciatore Alberto Tarchiani (che fu ambasciatore negli USA dal 1945 al 1955, e sul quale Frank Gigliotti nel febbraio 1945 espresse questo giudizio: ‘..capace di vendere chiunque per i propri interessi’ giudizio che è riportato in un rapporto del OSS cioè del servizio segreto americano – http://www.fondazionecipriani.it/), lettera nella quale egli menziona anche Charles Fama definendolo il presidente nazionale dell’American Committee for Religious Freedom in Italy (cfr. The Pentecostal Evangel, 8 Febbraio 1947, pag. 6-7,11 – vedi foto), che era ‘il Comitato per la Tutela della Libertà Religiosa con sede in New York’ di cui parla Bracco, fondato nel 1943, infatti il reverendo Panetta di cui parla Roberto Bracco era il pastore protestante Francis J. Panetta che era segretario appunto dell’American Committee for Religious Freedom in Italy (cfr. The Herald Statesman, 17 Maggio, 1950); e il reverendo Zaccara era Patrick J. Zaccara che era anche lui tra i dirigenti del Comitato (ne era presidente assieme a Fama). Peraltro, va anche detto che in quella lettera personale di Gigliotti all’ambasciatore Tarchiani, Gigliotti dice che l’incarico di preparare quella memoria gli fu dato non solo dall’American Committee for Religious Freedom in Italy di cui era presidente nazionale Charles Fama, ma anche dal National Committee of Americans for Religious Emancipation di cui era presidente il senatore Olin D. Johnston, nonchè da un gruppo di Chiese pentecostali che si chiamava Evangelical Christian Pentecostal Churches of the United States and Foreign Lands alla cui guida c’era il pastore pentecostale Dominick Lisciandrello. Altra cosa da notare, pure Frank Gigliotti faceva parte dell’American Committee for Religious Freedom in Italy e assieme a Fama ne era un rappresentante ufficiale (cfr. Christian Science Monitor, 9 e 30 Aprile 1947).

Anche la rivista avventista Review and Herald – nel giugno 1947 -conferma questo (cfr. Vol. 124, No. 24, Giugno 1947, pag. 2 – vedi foto), specificando che Frank Gigliotti era segretario dei Citizens United for Religious Emancipation, e Charles Fama presidente dell’American Committee for Religious Freedom in Italy. Li chiama uomini di Chiesa, e dice che partendo da Roma per Washington (dopo avere soggiornato in Italia per due mesi per una loro indagine sulla situazione delle Chiese Protestanti in Italia che poi presentarono alle autorità degli USA) in riferimento alla persecuzione della ‘setta pentecostale’ in Italia, essi hanno dichiarato: ‘Noi lasciamo l’Italia convinti che gli Stati Uniti dovrebbero richiedere garanzie per quanto riguarda la libertà religiosa per il Movimento Pentecostale a Roma’.

 

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La notizia sulla rivista avventista Review and Herald del giugno 1947

 

Ma andiamo avanti, col dire che Frank Bruno Gigliotti e Charles Fama – come pure Patrick J. Zaccara e Francis J. Panetta – erano massoni, già proprio massoni.

 

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Da sinistra: Frank B. Gigliotti, Charles Fama, Patrick J. Zaccara e Francis J. Panetta

 

Frank Bruno Gigliotti (1896-1975), originario di San Bernardo (Catanzaro, Calabria), emigrò negli USA – in una piccola città della Pennsylvania – con sua madre vedova quando lui aveva quattro anni, e rimase orfano all’età di 10 anni. Si trovò allora un lavoro come assistente di un ipnotizzatore, ma mentre si trovavano nel Sud Dakota l’ipnotizzatore una notte lo abbandonò.

Il giovane Frank fu quindi adottato prima dagli Indiani Sioux del Sud Dakota, e poi dagli Indiani Cheyennes del Montana, e stette con loro. In seguito cominciò una carriera di successo come fantino, partecipando a molte corse di cavalli in molte parti degli USA ed anche all’estero, e guadagnando molti soldi. Poi all’improvviso un giorno, mentre si trovava in Canada, lui racconta che si convertì sentendo parlare un predicatore ad un angolo della strada. Smise dunque di fare il fantino, col proposito di voler vivere una vita migliore. Nel 1917 Gigliotti parte per partecipare alla I Guerra Mondiale, durante la quale in Francia viene ferito gravemente e quindi costretto a passare molti mesi in un ospedale. Le ferite di guerra gli causeranno una invalidità di circa il 50%. Nel 1919, finita la guerra, torna negli USA dove entra in un Istituto Biblico a New York. Preso il diploma nel 1921 viene chiamato dalla Chiesa Presbiteriana Italiana di Schenectady (NY) per diventarne il pastore, e nel 1922 si sposò. Una volta ordinato pastore, però mostrò una condotta indegna di un ministro del Vangelo, infatti i Presbiteriani lo ripresero perchè ‘trascurava i suoi doveri religiosi’ per darsi a organizzazioni fraterne, alla politica e ad altri ‘interessi esterni’, e due diaconesse della Chiesa lo accusarono di essere un tipo ‘marcio nel cuore’ e ‘biblicamente ignorante’ e si dimisero perchè affermarono che era impossibile lavorare con lui. La presenza di Gigliotti diventò dunque una cosa imbarazzante per la Chiesa Presbiteriana, che quindi nel 1924 lo persuase ad accettare di andare a studiare presso un Istituto Biblico di Roma (informazioni prese da The Fabulous Frank Gigliotti [Il Favoloso Frank Gigliotti], terza ristampa, La Mesa, California, s. d. [post 10 lug. 1950]; ; ‘Gigliotti, World War Hero, Attains Boyhood Ambition’ in The Billings Gazette, 9 Ottobre 1927, pag. 4; e da Robert R. Pascucci, Electric City Immigrants: Italians and Poles of Schenectady, N.Y., 1880-1930, State University of New York at Albany, Department of History, 1984, pag. 129-184, presente qua http://www.schenectadyhistory.org/). E così Gigliotti venne in Italia e frequentò il Collegio Metodista Internazionale di Monte Mario a Roma. Mentre studiava presso quell’Istituto Biblico, fondò la Legione Americana dei Veterani di guerra, per i quali fece approvare nel 1926 dal Congresso Americano una legge in favore dei Veterani di Guerra Americani in Europa che permise loro di tornare in America (cosa che fino ad allora non era stata loro permessa a motivo di una clausola presente nelle leggi per le immigrazioni che glielo impediva). E sempre nel 1926 Gigliotti ricevette un importante riconoscimento dallo Stato Italiano, quello di Commendatore della Corona d’Italia, che gli fu conferito alla presenza del Re Vittorio Emanuele III, di Benito Mussolini, ed altre importanti personalità politiche, per i suoi servizi al Governo Italiano e per quello che aveva fatto per i Veterani di Guerra (‘Gigliotti, World War Hero, Attains Boyhood Ambition’ in The Billings Gazette, 9 Ottobre 1927, pag. 4). Ecco perchè Gigliotti spesso veniva presentato come ‘il Commendatore Gigliotti’. Presa la laurea in teologia presso il Collegio Metodista di Roma nel 1928, tornò negli USA, dove fu pastore di una Chiesa nel Montana, poi di un’altra nell’Oregon, e poi pastore di una Chiesa Presbiteriana in California a Lemon Grove.

Gigliotti era un massone: quando nel 1946-47 entrò in contatto con le ADI era di sicuro già almeno maestro massone (3° grado), e nel 1971 ottenne il massimo grado, cioè il 33°. Che Gigliotti era un massone lo conferma Aldo Mola, storico della Massoneria, che lo chiama il ‘Fratello Frank Gigliotti’ (Aldo A. Mola, Storia della Massoneria Italiana, pag. 667 – vedi la foto in fondo al libro).

 

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Quando infatti morì nel 1975, i funerali di Gigliotti si svolsero a San Diego in un Tempio Massonico del Rito Scozzese sotto gli auspici della Loggia 736 di Lemon Grove. Ma per conoscere altri aspetti del profilo massonico di Gigliotti vedi più avanti. Gigliotti era anche un agente dei servizi segreti americani, ed anche qui vedi più avanti il suo profilo di agente segreto. Il presidente americano Franklin Roosevelt (1882-1945), massone del 32° grado, considerava Gigliotti ‘un uomo secondo il suo cuore’, e lo aveva soprannominato ‘Buddha’ (The Fabulous Gigliotti, pag. 5).

A proposito del primo giudizio dato da Roosevelt su Gigliotti, sono persuaso che anche per i dirigenti delle ADI fosse un uomo secondo il loro cuore.

 

Per quanto riguarda Charles Fama (1889-1959), originario di Mistretta (Messina), famoso medico di New York, pastore presbiteriano come Gigliotti, anche lui era massone in quanto lo storico Aldo Mola – in merito alle iniziative avviate da massoni italo-americani e loro simpatizzanti a favore degli antifascisti in esilio – afferma: ‘Per «creare una coscienza massonica italiana antifascista» – obbiettivo cui concorreva anche l’alto dignitario massonico Cowles da Washington – Charles Fama proponeva una azione su due livelli: la fondazione di un Concistoro di 32 ∴ grado, quale perno della riorganizzazione della famiglia massonica italiana in esilio, e la raccolta di fondi tra massoni e simpatizzanti da devolvere alla Concentrazione o a massoni in bisogno’ (Aldo Alessandro Mola, ‘La Massoneria e «Giustizia e Libertà», in AA.VV., Il Partito d’Azione dalle origini all’inizio della resistenza armata, Atti del Convegno (Bologna, 23-25 marzo 1984) promosso dalla F.I.A.P. e dall’Istituto di Studi Ugo La Malfa, Archivio trimestrale, 1985, pag. 323). Secondo un articolo apparso sul New York Times il 31 Agosto 1959 aveva il 32° grado e faceva parte dell’Ordine Sons of Italy.

In una lettera del 30 Ottobre 1930 scritta dal pastore metodista italo americano Arturo di Pietro (quando ancora era ‘profano’ in quanto fu iniziato alla Massoneria alla vigilia della sua morte) a Giuseppe Leti, già alto dignitario del GOI in Italia e figura molto importante della massoneria in esilio durante il regime fascista perchè fu tra coloro attorno a cui a Parigi si ricostituì il Grande Oriente d’Italia, leggiamo che Charles Fama era ‘un massone americano’ ed ‘il più leale e sincero amico della Massoneria Italiana’ (Ibid., pag. 364-365 – vedi foto).

 

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Anche il ‘reverendo’ Zaccara, menzionato da Bracco nell’articolo, era un massone, infatti si trattava di Patrick J. Zaccara (1909-1984), un pastore Presbiteriano, che faceva parte della Loggia Garibaldi No. 542 di New York, come risulta chiaramente sul sito della Loggia (http://garibaldilodge.com/ – foto a sinistra), e della quale faceva parte anche Frank Gigliotti. Anche su The Harlem Valley Times (9 Maggio 1957, pag. 7 – foto a destra) viene confermato che Zaccara era un massone. Peraltro, in merito alla Loggia Garibaldi, l’ex Gran Maestro del GOI Giuliano Di Bernardo parla di ‘mafia, infiltrata nella famosa loggia Garibaldi: un concentrato di esponenti dell’area grigia tra massoneria e malavita’ e dice: ‘Ricordo che una volta, quando andai in visita a quella loggia, pensai di avere intorno a me tutti i capi di Cosa nostra in America’ (in Ferruccio Pinotti, Fratelli d’Italia, pag. 36-37). Questo giusto per inquadrare meglio l’ambiente massonico in cui si muovevano i due ‘reverendi’ Gigliotti e Zaccara!

 

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A conferma che Patrick J. Zaccara era un massone c’è questo articolo apparso sul Reading Eagle del 28 Dicembre 1956, in cui si parla di un Banchetto tenuto da una loggia massonica, e durante il quale l’oratore principale è stato appunto Patrick J. Zaccara, gran cappellano della Gran Loggia dello Stato di New York, che ha sottolineato davanti ad una platea di oltre 500 persone l’importanza della fratellanza universale, che come sappiamo è uno dei principi della Massoneria.

 

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Nella foto da sinistra si vede Judson B. Severns, l’uscente venerabile maestro della Loggia 62, che consegna il Maglietto all’entrante venerabile maestro Lester E. Shoemaker. Quelli che osservano questa consegna sono Patrick J. Zaccara e James E. Bauer.

 

Su The Harlem Valley Times del 30 Novembre 1967 (pag. 11 – vedi foto) viene detto tra le altre cose che nel settembre 1967 Zaccara fu insignito del 33° grado della Massoneria, che è il più grande onore nella ‘Fraternità’.

 

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Zaccara era molto attivo nella Massoneria; le seguenti notizie apparse su alcuni giornali negli anni Sessanta lo confermano. Da sinistra: 1964, Zaccara fa un discorso a 419 Maestri Massoni; 1968, Zaccara tiene un discorso ad una celebrazione organizzata dall’Ordine massonico della Stella d’Oriente; 1966, in un tempio massonico Zaccara tiene un discorso dal titolo ‘Cattolicesimo Romano e Frammassoneria’.

 

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In un articolo apparso sul Millbrook Round Table del 9 Aprile 1964 (vedi foto), il cui titolo è ‘Zaccara dice ai Massoni: Noi dobbiamo vivere la Massoneria’, si parla di una riunione di oltre 500 Massoni a cui il Gran cappellano della loggia Patrick J. Zaccara ha fatto un discorso che aveva come tema il fatto che non bisogna solo parlare della Massoneria, ma bisogna anche praticarla! E badate che questo Zaccara è – come vedremo dopo – lo stesso con cui le ADI hanno collaborato in Italia nel dopoguerra!

 

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Per quanto riguarda il pastore protestante (della Chiesa Presbiteriana) Francis Joseph Panetta (nato nel 1874 e morto nel 1951), che era il segretario dell’American Committee for Religious Freedom in Italy, era pure lui un massone. Questo ci risulta in quanto su The New Age Magazine (che ora si chiama The Scottish Rite Journal of Freemasonry Southern Jurisdiction e che è una rivista ufficiale del Rito Scozzese Antico ed Accettato) v.58, 1950, a pag. 98 (vedi foto) si legge quanto segue: ‘Abbiamo ricevuto una lettera da Napoli, Italia, dal Rev. Francis J. Panetta, un Massone Italiano che vive a New York. Il Fratello Panetta visita la Casa del Tempio una volta ogni tanto e noi siamo sempre felici …’. Sappiamo inoltre che di sicuro tra il 1946 e il 1948 aveva il 3° grado (Maestro Massone).

 

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La visita in Italia di Francis J. Panetta a cui fa riferimento l’articolo è quella che Panetta fece in Italia nel 1949-1950 quando si trattenne in questa nazione per diversi mesi. L’House of the Temple che si dice che Panetta visitava una volta ogni tanto, è il Tempio del Rito Scozzese, che si trova a Washington e che è una costruzione ‘ricca di simboli egizi, costruito a imitazione del Mausoleo di Alicarnasso e progettato agli inizi del 1900 dall’architetto massone John Russell Pope. All’ingresso vi sono due sfingi egizie, che simboleggiano saggezza e potere. La sfinge della saggezza reca sul petto l’immagine di una dea egizia, forse Iside; mentre su quella del potere è inciso l’ankh (la cosiddetta chiave della vita) e il simbolo dell’ureo (decorazione a forma di serpente) che indica la discendenza solare dei faraoni. Nell’atrio vi sono due statue egizie di scribi seduti, collocate ai piedi di uno scalone cerimoniale’ (Da: Wikipedia). Ecco qua in questa foto l’House of the Temple.

 

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L’interno dell’House of Temple, con l’altare al centro

 

Oltre a ciò, per rendere più completo il quadro, dovete sapere che il senatore americano Olin D. Johnston (1896-1965) che era il Presidente della National Committee of Americans for Religious Emancipation, che incaricò F. Gigliotti di presentare quella memoria, era anche lui un massone. Lo troviamo infatti nel libro di William R. Denslow 10000 Massoni Famosi (cfr. William R. Denslow, 10,000 Famous Freemasons – vedi foto), dove viene definito membro del Rito Scozzese a Charleston, nella Carolina del Sud.

 

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