La confessione della specie, del numero e delle circostanze dei peccati è inutile

La Chiesa Cattolica Romana – Indice  >  I sacramenti  >  La penitenza (o confessione)  >  La confessione della specie, del numero e delle circostanze dei peccati è inutile

Secondo la Scrittura per otte­nere la remissione dei peccati da Dio non è affatto necessario specificare a Dio la specie, il numero e le circostanze dei peccati e di questo ne abbiamo una conferma nell’invocazione che il pubblicano fece nel tempio a Dio; egli disse solo: “O Dio, sii placato verso me peccatore”;[1] e Dio lo perdonò perché egli scese a casa sua giustificato.

Anche la parabola del figliuol prodigo conferma che la confessio­ne a Dio non ha bisogno della specificazione della specie, del numero esatto o approssimativo di essi, e delle circostanze dei peccati: il figliuol prodigo quando tornò dal padre gli disse: “Padre, ho peccato contro il cielo e contro te; non son più degno d’esser chiamato tuo figliuolo”,[2] e il padre lo perdonò perché disse ai suoi servitori di rivestirlo con la veste più bella, di mettergli un anello al dito, di calzarlo e di menare fuori il vitello ingrassato e di ammazzarlo per mangiarlo. Nessu­na confessione della specie e del numero e delle circostanze dei suoi peccati fu richiesta dal padre; eppure quel giovane aveva vissuto per molto tempo dissolutamente, aveva speso la sua so­stanza con le meretrici, e ne aveva di peccati e di particolari da raccontare. Non ci fu bisogno di manifestarli; così anche il peccatore che si accosta a Dio non ha bisogno di confessare a Dio tutte le circostanze di ogni suo peccato, perché Dio non glielo richiede. Che egli lasci i suoi iniqui pensieri, che egli creda con il suo cuore nel Vangelo; e allora egli otterrà misericordia da Dio il quale gli cancellerà tutti i suoi peccati e non si ricorderà più di essi!

Nel Vangelo troviamo anche che Gesù rimise i peccati a dei pecca­tori senza che loro gli avessero fatto la lista di tutti i pecca­ti che avevano commesso e le circostanze che li riguardavano, anzi, senza neppure che essi glieli avessero confessati. Alla donna colta in adulterio che i Farisei gli avevano menata Gesù disse: “Neppure io ti condanno; và e non peccar più”;[3] alla donna peccatrice che era in casa del Fariseo di nome Simone egli disse: “I tuoi peccati ti sono rimessi”,[4] perché questa si umiliò davanti al Signore anche piangendo; all’uomo paralitico che gli portarono gli disse: “O uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi”[5] senza che questo gli enumerasse tutti i suoi peccati e tutte le circostanze che li accompagnavano.

Infine Gesù ci ha detto, a noi suoi discepoli, di dire al Padre: “Rimettici i nostri debiti”,[6] senza specificare uno per uno i peccati e tutte le cose che concernono i nostri peccati, perché quello che Dio richiede da noi è che noi ci pentiamo sinceramente davanti a lui e gli chiediamo perdono.

 


[1] Luca 18:13

[2] Luca 15:21

[3] Giov. 8:11

[4] Luca 7:48

[5] Luca 5:20

[6] Matt. 6:12