Le decisioni dell’assemblea di Gerusalemme devono essere ancora osservate da tutti i santi di fra i Gentili

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L’insegnamento papista sopra esposto è falso; questo significa fare dire alla Parola di Dio quella che essa non dice. Ma che c’è da meravigliarsi di tutto ciò? La chiesa cattolica ci ha abituato a questo.

Quello che fa indignare è che la decisione di un’assemblea che sappiamo con certezza essere giusta perché fu lo Spirito Santo a fargliela prendere venga reputata sorpassata (è da tenere presente che molti teologi papisti per la fornicazione da cui bisogna astenersi secondo l’assemblea di Gerusalemme intendono il matrimonio tra parenti prossimi o tra consanguinei),[1] mentre le decisioni dei loro passati e più recenti concili pieni di intrighi di ogni genere e da dove sono scaturite eresie di ogni genere quelle vengono proclamate ai quattro venti come infallibili, come stabili nei secoli dei secoli e vengono accompagnate dagli anatemi contro chi ardirà trasgredirle o disconoscerle. Basta prendere il testo del conci­lio di Trento che viene ancora citato a più non posso per rendersi conto di questo. Ecco quello a cui si assiste nella chiesa cattolica!

Ma veniamo alla confutazione di quest’altra eresia della chiesa cattolica romana. Risponderemo punto per punto alle loro obbie­zioni per dimostrare quanto vane esse siano.

1) Queste misure disciplinari caddero da sé quando la fusione fra Giudei e Gentili fu completa.

Noi domandiamo: ‘E quando la fusione fu completa?’ E’ bene ricor­dare che la fusione tra Giudei e Gentili era già completa quando ci fu l’assemblea di Gerusalemme. Con ciò vogliamo dire che c’erano già chiese formate da Giudei convertiti e Gentili conver­titi che con la grazia di Dio andavano avanti nelle vie di Dio. E questo perché Cristo mediante la sua morte aveva fatto dei due popoli uno solo ed aveva abbattuto il muro di separazione che c’era tra Giudei e Gentili con l’abolire nella sua carne la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti. Non è che si dovette aspettare l’assemblea di Geru­salemme per vedere Giudei credenti e Gentili credenti andare d’accordo; perché questo accordo c’era già in Cristo: essi erano fratelli membri di uno stesso corpo. Ad Antiochia di Siria per esempio c’erano sia Giudei che Gentili che avevano creduto;[2] come anche ad Antiochia di Pisidia[3] ed Iconio[4] dove erano stati a predicare Paolo e Barnaba nel loro viaggio missionario.

Ma allora per quale ragione si riunì quell’assemblea a Gerusalemme? Perché dopo che Paolo e Barnaba erano tornati ad Antiochia dalla loro missio­ne in cui Dio aveva aperto la porta della fede ai Gentili, dei Giudei venuti dalla Giudea si misero a insegnare che senza la circoncisione secondo il rito di Mosè non si poteva essere salva­ti; al che ne nacque una grande discussione tra Paolo e Barnaba e costoro: il motivo è evidente. Insegnare la circoncisione signi­ficava annullare la grazia di Dio perché la salvezza non era più per grazia ma per opere. Fu deciso allora che Paolo e Barnaba e altri fratelli salissero a Gerusalemme per discutere la questione con gli apostoli e gli anziani. Allora in quell’incontro fu deciso che ai fratelli di fra i Gentili non si doveva imporre né la circoncisione e né l’osservanza della legge per esser salvati perché questo avrebbe significato tentare Dio, e porre sul collo dei discepoli un giogo pesante insopportabile al posto del giogo leggero di Gesù Cristo. Ma quantunque non fu imposta ai Gentili l’osservanza della legge per la loro salvezza, pure parve bene allo Spirito Santo imporre loro di astenersi dalla fornicazione, dove per fornicazione si intende il rapporto carnale illecito con una donna che non è la propria moglie,[5] dalle cose soffocate, dalle cose sacrificate agli idoli e dal sangue; che erano tutte cose che erano contenute nella legge di Mosè. Vorrei fare notare che queste prescrizioni furono deliberate dallo Spirito Santo innanzi tutto perché gli apostoli dissero: “E’ parso bene allo Spirito Santo ed a noi…”,[6] il che fa chiaramente capire che quelle prescrizioni non possono essere un giogo pesante per coloro che sono sotto la grazia, e difatti non lo sono. Noi Gentili di nascita non abbiamo nessuna difficoltà a riconoscerlo.

Va notato poi che il fatto che furono date ai Gentili solo queste prescrizioni contenute nella legge, non significa che altre pre­scrizioni come per esempio quella di non consultare gli spiriti, o gli indovini, ed altre di natura comportamentale o morale non dovessero essere osservate dai Gentili, ma solo che in quell’oc­casione lo Spirito Santo volle porre l’attenzione su quelle prescrizioni necessarie, probabilmente perché esse erano tra le più trasgredite fra i Gentili e perciò quando i Gentili si con­vertivano a Cristo erano tentati a continuare a trasgredirle con molta facilità.

Ma c’è ancora qualcosa da dire: Prendiamo anche solamente le prescrizioni che riguardano l’alimentazione, dato che alcuni commentatori cattolici intendono la fornicazione bandita dall’assemblea come la intendiamo noi e riten­gono perciò che il suo divieto sia ancora valido, per quale motivo oggi non dovrebbero essere più valide quando ancora oggi ci sono Giudei che credono e Gentili che credono e in qualsiasi Chiesa dove si trovano assieme possono sempre insinuarsi dei Giudei che dicono che se i Gentili non si fanno circoncidere e non osservano la legge di Mosè non possono essere salvati e si ripresenterebbero così le stesse circostanze che si verificarono ad Antiochia e a Gerusalemme? Non è forse questo un motivo per cui è errato ritenere cadute quelle prescrizioni dietetiche quando quelle stesse circostanze possono ripresentarsi in ogni tempo? Ed ancora: Ma perché ritenerle cadute quando ancora oggi molti tra i Gentili in tutto il mondo uccidono gli animali soffo­candoli, sacrificano carni e altri cibi agli idoli, e mangiano il sangue esattamente come facevano i Gentili ai giorni degli apo­stoli? E’ vero che quelle prescrizioni dietetiche furono date ufficialmente ai Gentili in quella circostanza particolare per appianare la via dato che era venuto a crearsi quel grave proble­ma ma forse che lo Spirito Santo volle dare quelle prescrizioni solo per un tempo in attesa di tempi ‘migliori’? Affatto; se fosse stato così lo avrebbe detto. Anche gli apostoli avrebbero sottolineato con forza che quelle prescrizioni dietetiche non avrebbero più avuto forza o ragione di essere quando Giudei e Gentili si sarebbero ben amalgamati. Ma ecco che sono arrivati i teologi cattolici romani e con un sofisma hanno cancellato la validità di quelle prescrizioni. Siamo fondamentalisti per loro perché interpretiamo la Scrittura in maniera fondamentalistica; ma se è per questo allora siamo in buona compagnia perché lo erano anche gli apostoli dei ‘fondamentalisti’. L’osservanza delle prescrizioni dietetiche date a Gerusalemme non è neppure qualcosa lasciata alla volontà dei credenti o come dicono altri ‘una questione di libertà cristiana’; perché esse non sono facoltative per cui chi vuole le può osservare e chi non vuole no; essa ci è imposta dallo Spirito Santo. Qui non si tratta di considerare personalmente la carne di coniglio impura e di astenersi da essa, o di non volere bere vino per delle opinioni personali, perché in questi casi uno è libero di agire in base alla sua convinzione personale e non deve essere giudicato (sempre che non lo imponga ad altri); qui si tratta di trasgredire dei comandamenti dati per mezzo dello Spirito Santo, che pur concernendo cibi sono molto importanti tanto che vengono messi assieme alla prescrizione di astenersi dalla fornicazione. Nessuno dunque vi inganni fratelli.

2) Quelle prescrizioni dietetiche avevano valore solo localmente.

E’ vero che la lettera che gli apostoli e gli anziani scrissero fu indirizzata ai fratelli di fra i Gentili che si trovavano in Antiochia, in Siria e in Cilicia perché così dice il testo;[7] ma questo non significa che il suo contenuto avesse valore solo per i credenti che abitavano in quelle zone. Sarebbe come dire che l’epistola di Paolo ai Colossesi era valida solo per i credenti di Colosse o quella ai Romani solo per i santi di Roma solo perché non c’è scritto che esse erano rivolte a tutti i santi sulla faccia della terra. E’ chiaro che quelle lettere furono scritte in una particolare circostanza a Chiese specifiche, ma il loro messaggio è valido per tutti i credenti di tutte le età: la stessa cosa va detta di quella lettera scritta a quei credenti di quelle zone sopra menzionate. E che sia così è con­fermato dal fatto che dopo che quella lettera fu portata ad Antiochia e letta là; quando Paolo e Sila partirono per visitare i fratelli nelle città dove erano stati precedentemente Paolo e Barnaba è scritto che “Passando essi per le città, trasmisero loro, perché le osservassero, le decisioni prese dagli apostoli e dagli anziani che erano a Gerusalemme”.[8] Per quali città? Derba, Listra, Iconio, Antiochia di Pisidia, ed altre che non facevano parte né della Siria e né della Cilicia che sono le zone di cui si parla nella lettera redatta da quei di Gerusalemme. Abbiamo un’ulteriore conferma che quelle prescrizioni erano valide anche per i credenti di altre zone nel fatto che nella Chiesa di Tiatiri vi era una donna di nome Jezabel che insegnava e seduceva i servitori del Signore affinché mangiassero cose sacrificate agli idoli,[9] e nella Chiesa di Pergamo quelli che professavano la dottrina di Balaam insegnando a mangiare le cose sacrificate agli idoli;[10] in ambedue questi casi il Signore riprova il mangiare le cose sacrificate agli idoli da parte di suoi discepoli. E badate che Tiatiri e Pergamo erano delle città dell’Asia,[11] e non della Siria o della Cilicia.

Le ragioni che adducono dunque i Cattolici per questo ‘cadere da sé’ delle prescrizioni dietetiche sono esse che non hanno forza, sono esse che non hanno ragione di essere. Ribadisco con forza che noi credenti in Cristo Gesù di fra i Gentili in ubbidienza allo Spirito Santo dobbiamo osservare e fare osservare ancora oggi le prescrizioni date per noi Gentili perché esse sono ancora valide, tali e quali come erano ai giorni dell’assemblea di Gerusalemme. Ma anche che in ubbidienza allo Spirito Santo dobbiamo rigettare tutti quei precetti dietetici e non dietetici che si oppongono alla Parola di Dio presi da tutti i concili della storia del cristianesimo, che sono tanti.

3) L’apostolo Paolo nelle sue epistole non si riferisce mai alle prescrizioni dietetiche dell’assemblea di Gerusalemme perciò esse debbono essere ritenute decadute. In particolare i sostenitori di questa tesi fanno presente il fatto che quando Paolo parla ai Corinzi delle cose sacrificate agli idoli egli permette ai credenti di quella città di mangiarle il che va apertamente contro il decreto di Gerusalemme.

Ma le cose non stanno affatto così; perché leggendo attentamente le parole di Paolo ai Corinzi su questa specifica questione si noterà che egli non voleva che i credenti mangiassero le cose sacrificate agli idoli. Per confermare ciò facciamo notare le seguenti affermazioni di Paolo.

-  “Alcuni, abituati finora all’idolo, mangiano di quelle carni com’essendo cosa sacrificata a un idolo; e la loro coscienza, essendo debole, ne è contaminata”.[12] Quindi nella Chiesa di Corinto c’erano alcuni credenti che continuavano a mangiare delle cose sacrificate agli idoli e la loro coscienza ne veniva contaminata da questo atto.

-  “Io dico che le carni che i Gentili sacrificano, le sacrificano ai demonî e non a Dio; or io non voglio che abbiate comunione coi demonî”;[13] quindi Paolo era persuaso che per un credente mangiare delle carni sacrificate agli idoli significava avere comunione con i demoni perché quelle carni erano contaminate.

Per quanto riguarda le affermazioni di Paolo secondo le quali i credenti potevano mangiare tutto ciò che vendevano al macello e tutto quello che veniva posto davanti a loro dagli increduli se invitati presso di loro,[14] diciamo questo: con esse Paolo non ha contrastato affat­to il decreto di Gerusalemme perché egli ha detto solo di mangia­re ciò che viene venduto al macello o che ci viene messo davanti da persone del mondo senza fare inchieste; notate il “senza fare inchieste”;[15] e quindi quand’anche quelle carni fossero state sacri­ficate agli idoli, noi non sapendo nulla di ciò, non abbiamo comunione con i demoni, perché ci accostiamo a quelle carni non come se fossero cose sacrificate agli idoli ma come un qualsiasi tipo di cibo.

Altra cosa invece è se noi sapendo che quelle carni sono sacrificate agli idoli ci accostiamo ad esse ritenendo che quelle carni se mangiate possano esserci di qualche utilità spirituale; allora in quel caso noi avremmo comunione con i demoni e provocheremmo Dio a gelosia. Perciò è sbagliato pensare che Paolo con quelle parole abbia voluto dimostrare che il decre­to di Gerusalemme riguardante le carni sacrificate agli idoli era stato solo circoscritto ad un tempo e ad un luogo.

 


[1] Nella Bibbia edizioni Paoline del 1990 nella nota di Atti 15:13-21 si legge infatti che per fornicazione si intende ‘i matrimoni tra consanguinei’. Il fatto quindi che essi ritengono decaduta anche l’ingiunzione di non sposarsi parenti stretti spiega il perché la chiesa cattolica ritiene che un nipote si può sposare sua zia, cosa questa condannata dalla legge di Dio (cfr. Lev. 18).

[2] Cfr. Atti 11:19-21

[3] Cfr. Atti 13:43,48

[4] Cfr. Atti 14:1

[5] Riteniamo comunque che anche lo sposarsi la propria sorella o la propria zia o nipote significa trasgredire la Parola di Dio.

[6] Atti 15:28

[7] Cfr. Atti 15:23

[8] Atti 16:4

[9] Cfr. Ap. 2:20

[10] Cfr. Ap. 2:14

[11] Cfr. Ap. 1:4,11

[12] 1 Cor. 8:7

[13] 1 Cor. 10:20

[14] Cfr. 1 Cor. 10:23-30

[15] 1 Cor. 10:25,27