Eritrea: ondata di arresti di credenti

container2_eritreaVenerdì scorso le forze di sicurezza eritree hanno arrestato altri 3 membri della Full Gospel Church di Asmara, portando a 13 le persone incarcerate negli ultimi 15 giorni e frequentanti la comunità del pastore Tewelde Hailom: il pastore stesso, fondatore della chiesa e oggi molto malato, rimane agli arresti domiciliari, piantonato da guardie (nella foto i famosi container dove vengono rinchiusi i credenti). I cristiani evangelici che quindi non si riconoscono nelle uniche 3 confessioni ammesse in Eritrea (Chiesa Cattolica, Ortodossa e Luterana), sono vittime di continui soprusi, vessazioni, incarceramenti, torture e sparizioni, considerati alla stregua di terroristi per il solo fatto di predicare il Vangelo di Cristo. Gli arresti non avvengono in modo casuale, non sono frutto di insensate azioni delle forze di sicurezza, ma si inseriscono in una precisa strategia di debilitazione, oppressione e annientamento della chiesa evangelica.
Ad essere arrestati sono solitamente i leader, per tagliare la testa al movimento cristiano, ritenuto un pericolo per la mascherata dittatura del presidente Isaias Afwerki. Questo presidente, amico dell’Italia e sostenuto dal nostro governo, si sta rivelando tra i più brutali persecutori di cristiani, grazie all’uso massiccio delle forze di sicurezza per pedinare, spiare, arrestare e torturare i credenti.

Mercoledì 14 ottobre sono partiti gli arresti senza mandato (una prassi di questo regime) nella chiesa Full Gospel Church di Asmara, a cui sono seguiti e seguiranno interrogatori brutali e incarceramenti senza veri processi. Le prime vittime sono state il pastore Samuiel Oqbagzi, assistente del pastore Tewelde Hailom, il collaboratore Gebreberhane Kifle e una donna Senait Tekle; due giorni dopo è stato il turno di un’altra donna della chiesa, Besrat Andamichel, assieme a 6 persone non identificate (purtroppo non è facile carpire le informazioni, dato che la collaborazione delle autorità è quasi inesistente). L’anziano pastore Hailom, nonostante le sue condizioni di salute, è stato comunque interrogato e, come si diceva, rimane agli arresti domiciliari.

Gli ultimi tre arrestati di cui abbiamo notizie sono Amanuiel Asrese, Musie Rezene e Yosief Admekome.
Amanuiel Asrese lavora per la Eritrean Water Resources come Financial Officer (reparto finanziario), è sposato e ha 6 figli. Anche Musie Rezene è sposato con 2 figli, mentre Yosief Admekome, secondo le informazioni raccolte, lavorerebbe per l’UNICEF-Eritrea.
Di tutte queste persone è facile perdere le tracce, non sappiamo in che carcere siano stati rinchiusi, dove siano stati portati dopo gli interrogatori, sappiamo solo che due di loro si trovano nella stazione di Polizia di Asmara numero 7.

Georgette Gagnon, direttrice per l’Africa di Human Rights Watch, la grande organizzazione indipendente che si batte per i diritti umani nel mondo, dichiara: “Il governo eritreo sta trasformando il paese in una gigantesca prigione”. Più di 2.800 persone (ma i dati non sono completi) agonizzano in prigione per il semplice fatto di non allinearsi alle confessioni cattolica, luterana e ortodossa: affrontano condizioni di sopravvivenza orribili, torture, inumani lavori forzati e scarsità di cibo, cure mediche e standard minimi sanitari. La maggior parte di loro finisce nel girone infernale del campo di concentramento Mitire Military Camp, appositamente adibito per i dissidenti cristiani. Abbiamo notizie di 10 decessi in questo campo.

Per approfondimenti, leggi anche il country profile di questo paese.

Fonte: Porte Aperte Italia

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