L’Erodion e la tomba di Erode nel deserto

L’Erodion fu identificato la prima volta con certezza nel 1838 dallo studioso americano Edward Robinson.

Dopo aver scalato la montagna e paragonato le sue osservazioni con quelle dello storico ebreo-romano Giuseppe Flavio del primo secolo, Robinson giunse alla conclusione che tutti quei dettagli non lasciavano dubbi che fosse l’Erodion, dove il tiranno giudeo trovò il suo ultimo riposo. L’osservazione di Robinson fu confermata verso la fine del medesimo secolo da Conrad Schick, il famoso architetto e archeologo tedesco che condusse ampi sopralluoghi a Gerusalemme e nelle zone circostanti.

Dove il re con precisione fu sepolto Giuseppe Flavio non lo dice.

Alla fine del 1800 la tomba di Erode è diventata uno dei trofei più contesi dell’archeologia biblica, e per più di un secolo gli archeologi perlustrarono la zona. Infine, nel 2007, Ehud Netzer della Hebrew University ha annunciato che dopo 35 anni di scavi archeologici e di ricerche ha trovato il luogo dove riposa Erode.

Jodi Magness, archeologa del Dipartimento di Studi Religiosi dell’Università del Nord Carolina a Chapel Hill, che ha scavato in altri siti dove sovrintendeva ai progetti di costruzione, ha dichiarato che in termini di ampiezza, qualità di decorazione e importanza di posizione, è difficile pensare ad ogni altra conclusione. Ken Holum, archeologo e storico dell’Università del Maryland, che ha curato la mostra itinerante smithsoniana “Il Sogno del Re Erode”, suggerisce di essere prudenti quando non c’è un’iscrizione che identifica o altri dettagli espliciti, anche se personalmente crede che Netzer abbia davvero scoperto la tomba di Erode.

L’Erodion non è solo un sito archeologico attivo ma anche, dalla fine degli anni ‘60, un parco nazionale.

All’inizio degli anni ‘80, prima che la prima intifada tramutasse la West Bank in campo di battaglia, Erodion attraeva circa 250.000 persone l’anno.

Ai piedi della montagna i resti di un complesso reale, conosciuto come la parte bassa dell’Erodion, si estendono per quasi 40 acri. Le abitazioni, i giardini e le stalle sono scomparsi ; la struttura più riconoscibile è un’immensa piscina, che misura 78,50 m 53,50 m, abbellita con un blocco centrale sporgente.

La fortezza una volta raggiungeva quasi i 35 m di altezza ed era circondata da doppie mura concentriche con quattro torri ai punti cardinali. Oltre ai quartieri residenziali, il palazzo più in alto aveva un triclinio e un bagno che si caratterizza per un soffitto a cupola di pietre grezze con oculus.

Oltre le mura si possono ammirare i villaggi arabi e gli insediamenti israeliani in tre direzioni. Ma verso est la coltivazione si ferma bruscamente non appena il deserto compare, svanendo alla vista del Mar Morto, e poi risalendo di nuovo seguendo le montagne della Giordania. Perché Erode avrebbe dovuto costruire una simile fortezza ai confini con il deserto ?

Il sito, tuttavia, aveva un’evidente valore strategico, di profondo significato per Erode. Nato intorno al 73 a.C., fu il governatore della Galilea quando, nel 40 a.C., i parti conquistarono la Giudea (poi sotto controllo romano) e nominarono un nuovo re, Mattatia Antigono. Erode, probabilmente più astuto che leale dichiarò alleanza a Roma e fuggì da Gerusalemme con più di 5.000 persone – la sua famiglia e un contingente di uomini – durante la notte.

Si racconta che, sovraccaricato sul terreno accidentato, il carro dove viaggiava la madre di Erode si ribaltò. Erode sguainò la sua spada e si sarebbe ucciso, se non avesse saputo che la madre era sopravvissuta. Allora ritornò alla battaglia e, come racconta Giuseppe Flavio, combattè perfettamente pronto alla guerra. Per rendere omaggio alla sua vittoria e allo scampato pericolo della madre, egli decise che avrebbe voluto essere sepolto in quel luogo. Erode cercò rifugio a Petra (nell’odierna Giordania) – capitale dei nabatei, la gente di sua madre – prima di dirigersi verso Roma. Tre anni dopo, con il sostegno di Roma, Erode conquistò Gerusalemme e divenne il re della Giudea. Sarebbe dovuto passare un decennio prima dell’inizio dei lavori al palazzo fortificato che avrebbero adempiuto la sua promessa. Erode deve aver pensato molto alla funzione dell’Erodion, alla mancanza di risorse d’acqua disponibili e alla distanza dell’altura da Gerusalemme (oggi a tre o quattro ore a cavallo). Il monarca predispose il luogo perché fosse alimentato da acqua di sorgente tramite un acquedotto di tre o quattro miglia, riportò il centro distrettuale all’Erodion (con tutto ciò che lo spostamento implicava) e si circondò di dieci venti famiglie di fiducia.

Netzer spiega che l’Erodion fu costruito per risolvere il precedente che Erode stesso aveva creato, quando aveva preso la decisione di essere sepolto nel deserto. La soluzione era di costruire un ampio palazzo che fosse una sorta di club ricreativo. La cima del palazzo poteva essere vista dai sudditi di Gerusalemme, mentre la più alta delle quattro torri offriva al re un’aria piacevole e un’affascinante veduta del suo dominio.

Gli scavi in corso condotti da Netzer hanno rilevato la notevole varietà di servizi che Erode fece costruire nel suo rifugio nel deserto, compreso un teatro che poteva accogliere fino a 450 spettatori. Netzer pensa che la struttura fu costruita per intrattenere Marco Agrippa, il secondo nel governo di Roma e suo stretto amico, che visitò l’Erodion nel 15 a.C. Nel palco reale, tutt’ora esistente, sedevano Erode e i suoi ospiti d’onore. I muri erano decorati con vividi dipinti a secco di paesaggi (colori applicati ad un intonaco asciutto, non umido). I colori, sebbene ora siano attenuati, sono ancora vibranti, e mostrano l’immagine di un animale, forse una gazzella, in movimento.

Intorno al 10 a.C., secondo Netzer, Erode seguì di persona la costruzione del suo mausoleo. Subito dopo il suo completamento, intraprese lo stadio finale della sua commemorazione che finì per aumentare il peso della montagna : le maestranze di Erode trasportarono all’Erodion terra e pietre dall’area circostante, versando tutto il materiale intorno alla cima. Anche con un’illimitata manodopera, deve essere stata un’impresa senza fine ammassare tutta quella terra di circa 23 m di altezza e amalgamarla con l’originaria pendenza come una collinetta di sabbia accuratamente levigata. L’intera montagna fu trasformata in un monumento sul modello di una piramide.

I confini della Giudea rimasero in pace durante il regno di Erode, permettendogli di intraprendere un ambizioso programma edilizio che avrebbe portato lavoro e prosperità alla regione. I maggiori progetti che portò a termine comprendono l’ineguagliabile Tempio di Gerusalemme, una stupenda residenza invernale a Gerico, due palazzi sulla cima di Masada e il porto di Cesarea. Un giardino di palazzo a Gerico fu posto in posizione elevata cosicché la gente che passava lungo il colonnato poteva ammirare il fogliame e i fiori a livello degli occhi.

Erode è ricordato molto più per la sua crudeltà e ossessività che per le sue imprese architettoniche. Fece torturare e uccidere membri della famiglia, servitori e guardie del corpo, senza parlare dei suoi nemici veri. Come ultimo atto di depravazione, Erode imprigionò tutti i notabili della Giudea, ordinando che fossero giustiziati il giorno della sua morte, perché il paese precipitasse nel lutto. Quando Erode morì a Gerico all’età di circa 69 anni i prigionieri furono rilasciati. Invece che in lutto, il paese fu in giubilo.

Giuseppe Flavio scrive che il corpo di Erode fu portato all’Erodion, dove, secondo le disposizioni lasciate per il suo decesso, fu sepolto. Il re defunto fu coperto di porpora, gli fu posto un diadema sul capo e al di sopra una corona d’oro, nella mano destra uno scettro. E così è cominciato un mistero che ha appassionato gli studiosi per secoli. Negli anni ‘60, Felicien de Saulcy, un esploratore francese, cercava la tomba di Erode sul blocco centrale sporgente nel centro dell’enorme piscina nella parte bassa dell’Erodion ; Padre Virgilio Corbo diresse uno scavo sulla cima dal 1963 al 1967 a nome dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. Nel 1983, una squadra diretta da Lambert Dolphin, geofisico della Silicon Valley, usò sonar e radar da roccia per individuare ciò che Dolphin pensava fosse una stanza di sepoltura nella base della torre più alta. Netzer non trovò i dati raccolti da Dolphin abbastanza convincenti da indurlo a distogliere i suoi sforzi da altri siti più promettenti – in particolare un edificio monumentale nel complesso più in basso. L’archeologo e altri sostengono che la sepoltura nella torre sarebbe stata impensabile, perchè la legge ebraica proibiva di seppelire i morti in luoghi abitati. Barbara Burrell, docente di studi classici all’Università di Cincinnati, scrisse nel 1999 che l’inumazione della salma di Erode all’interno del palazzo avrebbe provocato l’orrore di romani ed ebrei.

Netzer sorride quando ricorda che, nel periodo in cui indagava sulle cisterne e le gallerie all’Erodion agli inizi degli anni ‘70, in realtà lo faceva a meno di 3,5 m dalla tomba, che più tardi trovò a metà strada lungo il pendio a est. L’archeologo continuava a concentrare la sua attenzione ai piedi della montagna. Netzer crede che Erode originariamente intendesse essere sepolto nel complesso di edifici in basso, ma per ragioni sconosciute cambiò idea e scelse un altro posto. Nel 2005, dopo aver completato il suo lavoro nell’area bassa dell’Erodion senza aver trovato una camera di sepoltura, Netzer tornò ancora una volta ad interessarsi della montagna.

Nell’aprile del 2007 la sua squadra scoprì migliaia di frammenti di pietra calcarea rossa sepolti sul fianco della montagna. Vi erano conservate tante rosette delicate – un motivo comune sugli ossuari giudei e sui sarcofagi periodo erodiano. Riassemblando alcuni dei pezzi, Netzer concluse che erano tutto ciò che restava di un sarcofago lungo più di 2,85 m con una copertura a due spioventi. L’alta qualità della manifattura suggeriva che il sarcofago si adattava a un re. Inoltre, il grado di frammentazione induceva a pensare che qualcuno lo avesse ridotto in pezzi volutamente. Sulla base di monete e altri oggetti trovati nelle vicinanze Netzer suppone che la profanazione avvenne nel corso della prima rivolta ebraica contro i romani, dal 66 al 73 d.C. (come nota Kasher nella sua biografia, “Erode il Grande” era, per gli ebrei, un titolo ironico, per designare un monarca arrogante che disprezzava le leggi religiose del suo popolo).

Nelle due settimane in cui sono avvenuti i ritrovamenti dei frammenti delle rosette, gli scavatori hanno dissotterrato i resti di due sarcofagi in pietra calcarea bianca sparsi vicino alla tomba. Netzer crede che uno potrebbe aver conservato le spoglie della quarta moglie di Erode, Maltace, madre di suo figlio Archelao. Il terzo sarcofago potrebbe essere quello della seconda moglie di Archelao, che secondo le descrizioni di Giuseppe Flavio, probabilmente si chiamava Glaphyra. Gli scavatori hanno anche trovato alcuni pezzi di ossa sul luogo della tomba, sebbene Netzer sia scettico che un’analisi degli scarsi resti porterà a significative informazioni riguardo all’identità dei defunti sepolti all’Erodion.

Netzer riconosce che in mancanza di un’ulteriore prova, il sarcofago decorato con rosette non può essere attribuito a Erode in maniera definitiva. Duane Roller, professore emerito di greco e latino alla Ohio State University e autore del libro pubblicato nel 1998 The Building Program of Herod the Great, concorda che la tomba appartenga a qualche nobile, ma è convinto che il luogo di sepoltura di Erode sia alla base della torre principale sulla cima. Per dirne una, Roller nota la somiglianza della tomba con altre tombe prodotte in Italia in quel tempo.

La mancanza di un’iscrizione in particolare disorienta alcuni studiosi. David Jacobson, un ricercatore affiliato all’University College London e alla Palestine Exploration Fund, ritiene che un sarcofago di un personaggio importante avrebbe dovuto recare un’iscrizione, e porta come esempio quello della regina Elena di Adiabene, che fu ritrovato nel suo mausoleo reale a Gerusalemme. Altri, tra i quali Netzer, fanno notare che non era d’uso comune degli ebrei di quel tempo far incidere iscrizioni su un sarcofago. Sembra plausibile che l’Erodion stesso servisse da iscrizione, che l’intero edificio facesse mostra di sé.

Il luogo della sepoltura è piuttosto sobrio, ma la piattaforma che sosteneva il sarcofago reale allude alla magnificenza. E’ sistemato su uno strato pietroso, parzialmente scoperto e integro, le giunture tra i lisci conci bianchi (lastre di pietra quadrata) sono così raffinate da far pensare che furono tagliate da una macchina. Netzer ha anche trovato i pilastri dell’angolo (colonne costruite parzialmente nelle mura), che gli permettono di valutare che il mausoleo, protetto contro il lato della montagna, giaceva su una base di circa 10 x 10 m ed era alto quasi 29 m – l’altezza di un edificio di sette piani. La pietra con cui fu costruito era calcare bianco chiamata meleke (nome arabo che significa “regale”), la stessa pietra usata a Gerusalemme e nella vicina Tomba di Assalonne, che è probabilmente la tomba del re giudeo Alessandro Ianneo.

La pianta del mausoleo è simile a quella della Tomba di Assalonne, che risale al primo secolo a.C. ed è celebre per il suo tetto conico, un motivo visto anche a Petra. I resti della facciata del mausoleo sono composti da tre elementi di trabeazione classica : architravi (trave ornamentale sopra le colonne), fregi (fasce orizzontali sopra gli architravi) e le cornici (corona decorativa sulla cima degli edifici). Netzer ha anche trovato pezzi di cinque urne decorative. L’urna era un oggetto funerario adoperato in particolare a Petra.

Nonostante il lavoro ancora da fare – scavi, assemblaggi, pubblicazione dei dati – Netzer si dice gratificato da quanto ha appreso, da quello che egli definisce il “segreto” dell’Erodion : come Erode trovò il modo di mantenere il suo giuramento ed essere sepolto nel deserto.

Fonte: SBF Taccuino / Barbara Kreiger, Smithsonian.com (Luglio 2009)

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