Israele: Una giornalista spia gli ebrei messianici

di Michael Schneider

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La giornalista (al centro) finge di essere un'ebrea messianica

Ancora una volta gli ebrei messianici in Israele fanno titolo sui giornali. Questa volta nella forma di un articolo di otto pagine nel supplemento settimanale “7 Jamim” (“7 giorni”) del più grande quotidiano Yediot Ahronot, in cui si parla degli ebrei messianici di Tel Aviv. Il reportage è nato in circostanze molto discutibili e ha un tono molto negativo.

L’articolo è apparso all’inizio di agosto, un giorno prima di Tisha BeAv, giorno di lutto e digiuno in cui a dire il vero si dovrebbe manifestare l’amore per il prossimo in ricordo del fatto che la distruzione del secondo Tempio e di Gerusalemme avvenne a causa di “Sinat Chinam” (un odio immotivato, inteso come odio per il fratello).

Una giovane giornalista di nome Tehiah Barak ha vissuto per due mesi tra gli ebrei messianici in forma simulata. Ha operato con una fotocamera nascosta nella comunità Tifferet Yeshua (Gloria di Gesù) di Tel Aviv, il cui conduttore è Sorbo-Kam. La donna si è unita alle note azioni missionarie in strada dell’evangelista Jacob Damkani. Nessuno immaginava che lei in realtà stava spiando. Dopo un culto da lei indicato come carismatico, con molto parlare in lingue, in cui si parlava continuamente di “attacchi di Satana”, lei è andata nel panico. Nella notte ha chiamato il suo capo redattore. Ha detto che non ce la faceva più e che era in pericolo “di arrivare alla fede”.

Al suo reportage Barak ha dato come titolo “Il codice messianico”. Per potersi spacciare come credente si è inventata una storia di come “è arrivata alla fede”. Lei sapeva che tra i credenti bisogna sempre affrontare una cosa come questa. Si è anche appropriata del consueto modo di parlare degli ambienti messianici e del modo di comportarsi nella comunità. Nessuno si è accorto dell’imbroglio, al contrario, il suo nome, che significa “Risurrezione”, ha entusiasmato molti.

Fotografie di un “battesimo segreto” della comunità Tifferet Yeshua sulla spiaggia del Mediterraneo e distribuzioni di trattati tra gli israeliani, anche tra i soldati sul Golan, sono state presentate in grande formato. Molti frequentatori della comunità che vi si sono riconosciuti si sono sentiti choccati dopo la pubblicazione del reportage.

Ma Damkani si è espresso chiaramente: “Noi dobbiamo reagire come dice l’apostolo Paolo in Filippesi 1:12 [“Desidero che voi sappiate, fratelli, che quanto mi è accaduto ha piuttosto contribuito al progresso del vangelo”, ndt]. Considero l’articolo, nonostante le molte inesattezze e perfino le menzogne, come una grande benedizione. In questo modo molti israeliani arriveranno a sentire per la prima volta il messaggio di Gesù”.

E’ interessante notare che la reporter non ha praticamente detto niente sul messaggio neotestamentario, ma ha parlato soltanto del modo in cui “le anime israelitiche vengono prese nella rete di questo metodo”. Per esempio, come vengono distese sul pavimento delle foto di prostitute e qualcuno prega per loro. O il commento di Sorko-Ram quando una medusa si è avvicinata a un battezzando: “Guardate come Satana tenta fino all’ultimo di afferrarlo”.

All’inizio nelle comunità messianiche c’è stato qualche leggero segno di intimorimento. Ma la cosa è presto passata. Molti adesso pregano per Barak, affinché Dio la conduca al Messia Gesù, i cui discepoli lei ha messo pubblicamente in ridicolo. Naturalmente molti si sono affrettati a scrivere al giornale, presentando una replica da pubblicare nella pagina della posta dei lettori. Soltanto poche sono state pubblicate, e tra queste l’interessante commento di una lettrice non messianica che ha preso le difese degli ebrei messianici dicendo che sono buoni connazionali, che servono fedelmente lo Stato e sostengono l’esercito.

Fonte: (israel heute, ottobre 2008 – trad. www.ilvangelo-israele.it)

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